La deputata PD critica l’ok della Conferenza delle Regioni e lancia l’allarme sul rischio di commissariamento per lo scalo di Trieste
La nuova riforma sulla governance della portualità italiana continua a sollevare accese polemiche nel panorama politico e istituzionale. A margine del parere positivo espresso a maggioranza dalla Conferenza delle Regioni sul decreto firmato dall’esecutivo, si registrano dure prese di posizione da parte dell’opposizione. Tra le voci più critiche si leva quella di Debora Serracchiani, deputata del Partito Democratico, che punta il dito contro l’approccio adottato dalle istituzioni centrali, accusate di ignorare sistematicamente le istanze dei territori e dei principali soggetti portatori di interessi.
Secondo la parlamentare dem, un intervento normativo che crea una spaccatura così profonda tra le autonomie locali nasce da presupposti errati. A suo avviso, la volontà di proseguire a tappe forzate starebbe prevalendo su un confronto aperto e di merito, imponendo un’allineamento alle logiche di maggioranza a scapito del dialogo. La critica si estende anche alle scelte delle singole amministrazioni locali, con un richiamo specifico alla posizione assunta dal Friuli Venezia Giulia. L’esecutivo regionale guidato da Massimiliano Fedriga avrebbe infatti disatteso, secondo l’esponente dell’opposizione, le indicazioni approvate all’unanimità dal Consiglio regionale a difesa e tutela dello scalo giuliano.
Il nodo centrale della contestazione riguarda la futura stabilità degli approdi nazionali. Il timore sollevato è che il provvedimento possa spalancare le porte a una stagione di commissariamenti per la portualità italiana, esponendo in particolare la realtà di Trieste al concreto pericolo di perdere l’autonomia e la gestione diretta dei propri asset strategici e più competitivi.
