• 2 Novembre 2026 21:21

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Il futuro della logistica passa dai porti: snodi di competitività, transizione ecologica e centralità delle imprese

DiAlessandro Cerri

Nov 2, 2026

Un passaggio cruciale per il sistema marittimo-portuale italiano richiede una visione strategica lungimirante, capace di coniugare flessibilità operativa, investimenti tecnologici e la salvaguardia della pace sociale attraverso regole certe e condivise.

Nel cuore del Mediterraneo e all’interno di un dibattito di altissimo profilo come quello ospitato nella cornice della Naples Shipping Week, il confronto sul futuro della portualità italiana si arricchisce di riflessioni imprescindibili per la crescita economica del Paese. Il sistema dei porti e dei terminal italiani non è più soltanto un’infrastruttura di transito, ma il vero motore propulsivo dell’intera catena logistica ed energetica nazionale.

Intervenendo sul tema, il presidente di Uniport Legora De Feo ha evidenziato come le sfide che attendono il settore impongano un cambio di passo deciso. Da un lato la transizione ecologica e digitale, che vede i porti impegnati in prima linea nella riduzione delle emissioni, nell’elettrificazione delle banchine (cold ironing) e nello sviluppo dei corridoi verdi; dall’altro la necessità di garantire alle imprese terminaliste e agli operatori della logistica le condizioni normative ed economiche ideali per competere sui mercati internazionali.

Per fare dei porti italiani dei veri hub di eccellenza globale, secondo Legora De Feo occorre puntare su tre direttrici fondamentali:

  • Semplificazione e competitività: Sbloccare le potenzialità dei terminal richiede una forte riduzione degli oneri burocratici e una governance agile, capace di rispondere in tempo reale alle dinamiche dei traffici marittimi globali.

  • Investimenti mirati: Il supporto alle infrastrutture e all’innovazione tecnologica deve procedere di pari passo con la valorizzazione del capitale umano e la formazione di nuove competenze professionali specializzate.

  • Regole ed equilibrio: Il modello portuale italiano ha trovato storicamente la sua forza in un delicato equilibrio tra efficienza d’impresa, tutele del lavoro e stabilità sociale. Mantenere questo patto significa saper coniugare le giuste istanze di flessibilità operativa con la certezza e la dignità delle regole contrattuali, pilastri fondamentali per evitare contrapposizioni sterili e tutelare l’intero comparto.

La rotta tracciata per i porti italiani guarda a un futuro in cui la crescita economica, la sostenibilità ambientale e la modernizzazione delle banchine procedano finalmente all’unisono, confermando l’Italia come l’autentica porta d’accesso strategica per l’Europa e il Mediterraneo.

Di Alessandro Cerri

Alessandro Cerri (classe 1963, foggiano di nascita) è un giornalista specializzato nel settore marittimo e portuale. Il suo profilo si distingue per una formazione accademica eccezionalmente multidisciplinare: oltre alla laurea in Scienze dell'Amministrazione, ha conseguito la laurea in Conservazione dei Beni Culturali con specializzazione in Archeologia Subacquea, arricchendo ulteriormente il suo percorso con le lauree magistrali in Lettere Moderne e in Giurisprudenza. Questa combinazione di competenze gli permette di analizzare il mondo del mare sotto il profilo tecnico, legale e culturale.