• 2 Novembre 2026 14:29

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La nuova rotta del Mediterraneo tra i colossi portuali del Marocco e la sfida della cooperazione

L’ascesa di Tanger Med e Nador West Med ridisegna i traffici marittimi globali offrendo all’Italia una straordinaria occasione di sinergia industriale e ambientale

Il Mediterraneo dei porti ha un nuovo baricentro strategico, e la sua sponda meridionale corre veloce. L’ascesa dei grandi hub del Marocco — da Tanger Med a Nador West Med — ridisegna la geografia dei traffici marittimi globali, offrendo all’Italia e all’intero bacino una straordinaria occasione di cooperazione industriale, energetica e ambientale. È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Nazionale per la Tutela del Mare (ONTM), che guarda ai recenti sviluppi infrastrutturali marocchini non come a una semplice minaccia concorrenziale, ma come a una leva per un nuovo partenariato mediterraneo.

La leadership marocchina nei volumi di traffico è confermata dai dati: nel 2025 Tanger Med ha movimentato 11,1 milioni di teu (+8,4%) e toccato il record di 161 milioni di tonnellate (+13,3%), numeri supportati da oltre tremila ettari di aree industriali e logistiche. Un primato destinato a rafforzarsi ulteriormente con il progetto Tanger Med 3, che aggiungerà 1.200 metri di banchine e 4,5 milioni di container all’anno — con concessione a Maersk-A.P. Moller — puntando a scalare le classifiche mondiali dei porti. A questo si aggiunge la portata geopolitica ed economica di Nador West Med, colosso che unisce la movimentazione containerizzata a un imponente polo energetico dotato di terminal idrocarburi e di un impianto Gnl capace di gestire fino a 5 miliardi di metri cubi l’anno.

Questo disegno strategico — che comprende anche Casablanca e il progetto Dakhla Atlantique — testimonia come la crescita marocchina poggi su una visione sistemica in cui porti, industria, energia e formazione avanzano di pari passo. Una lezione di grande ispirazione, sottolineata dal Presidente di ONTM Roberto Minerdo, secondo cui l’Italia può dialogare da pari a pari mettendo in campo le proprie eccellenze.

Proprio in questa direzione si inserisce la firma del protocollo d’intesa tra l’ONTM e l’Organismo per le relazioni industriali e commerciali del Marocco in Italia. L’accordo, fortemente voluto e illustrato dal delegato per la portualità Sergio Prete e dal Direttore Generale Federico Pescetto, punta a trasformare la percezione della concorrenza in un terreno fertile di cooperazione. L’intesa si articola su quattro direttrici fondamentali: lo scambio di dati e buone pratiche sul monitoraggio ambientale e la gestione dei rifiuti portuali, la formazione congiunta sui nuovi mestieri del mare, l’accompagnamento delle imprese italiane interessate alle zone logistiche marocchine e lo sviluppo di iniziative di ricerca per la salvaguardia dell’ecosistema mediterraneo.

La transizione energetica, l’elettrificazione delle banchine in coerenza con la nuova area ECA per gli ossidi di zolfo attiva dal 1° maggio 2025, la sicurezza della navigazione nello Stretto di Gibilterra e lo sviluppo di competenze qualificate rappresentano le sfide condivise dalle due sponde. Per le aziende italiane, le grandi piattaforme marocchine non costituiscono soltanto dei competitor, ma si configurano come mercati strategici, catene di fornitura integrate e concrete opportunità di investimento. Unire la capacità d’investimento e la rapidità d’esecuzione del Marocco alle competenze industriali, tecnologiche e alla lunga tradizione marittima dell’Italia significa scegliere di governare insieme le dinamiche del mare nostrum, dimostrando che crescita dei traffici e tutela ambientale possono e debbono procedere di pari passo.