• 7 Ottobre 2026 00:09

Seareporter.it

Quotidiano specializzato in politica dei trasporti marittimi

Riforma del Codice Doganale UE, la svolta per logistica ed e-commerce

Fino a 2,7 miliardi di euro l’anno di risparmi e un nuovo approccio basato sui dati. L’analisi di Simona Mellano di Nord Ovest S.p.A. sulle novità approvate dall’Unione Europea.

Cambia radicalmente il volto del commercio internazionale e della logistica europea. Con l’approvazione definitiva della riforma del Codice Doganale dell’Unione – sancita dal voto del Parlamento europeo il 16 settembre e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre – si apre una fase inedita per imprese e operatori del settore. Un passaggio epocale che punta a traghettare la gestione doganale direttamente all’interno dei processi aziendali, promettendo fino a 2,7 miliardi di euro l’anno di risparmi sui costi di compliance. A fare il punto sulle novità e sulle ripercussioni operative per il mercato è Simona Mellano, Responsabile del Reparto Consulting & Academy di Nord Ovest S.p.A., operatore di primo piano nelle spedizioni e nella logistica nazionale e internazionale.

A rendere indispensabile una riforma di questa portata sono anzitutto i numeri imponenti del comparto. L’Unione doganale gestisce annualmente flussi per oltre 4.300 miliardi di euro, pari a circa il 14% del commercio mondiale, registrando nel solo 2025 quasi 30,7 miliardi di euro di dazi riscossi. A mettere sotto scacco la tenuta del sistema è stata tuttavia la crescita esponenziale dell’e-commerce: gli articoli di basso valore importati nell’UE sono schizzati da circa 1,4 miliardi nel 2022 a ben 5,9 miliardi nel 2025, quadruplicando in appena tre anni, con una provenienza asiatica stimata al 93%.

Il vero nodo critico risiede nello squilibrio tra volumi e valore economico. Nel primo semestre del 2025, gli articoli low-value hanno costituito il 97,9% del totale delle importazioni contro appena il 2,1% del valore complessivo. Una mole immensa di singole spedizioni che ha costretto le autorità a riorganizzare le priorità operative. Tra le misure di maggiore impatto spicca l’introduzione di una nuova tassa di gestione europea per gli acquisti da e-commerce extra-UE, che i paesi membri inizieranno a riscuotere entro il 1° novembre 2026, andando ad affiancarsi al dazio fisso di 3 euro per categoria di prodotto già in vigore da luglio 2026. Contestualmente, le piattaforme di vendita online assumeranno la veste giuridica di veri e propri importatori, caricandosi della totale responsabilità doganale e di conformità delle merci.

Il nuovo impianto premia però la trasparenza attraverso lo status “Trust and Check”, pensato per garantire controlli agevolati e flessibilità di pagamento agli operatori virtuosi, affiancato dalla salvaguardia della qualifica AEO per le realtà più piccole. Di contro, il sistema sanzionatorio si irrigidisce, prevedendo multe fino al 6% del fatturato annuo delle importazioni nei casi più gravi. Sul fronte tecnologico e organizzativo, l’istituzione della European Union Customs Authority e del Customs Data Hub punta a superare la frammentazione storica dei 27 sistemi nazionali e delle oltre 100 interfacce informatiche, generando per le amministrazioni risparmi operativi IT superiori ai 2 miliardi di euro l’anno.

La vera trasformazione, tuttavia, sarà culturale e gestionale. Come evidenzia Simona Mellano, il baricentro si sposterà dal controllo fisico della singola spedizione all’analisi preventiva del rischio e alla qualità assoluta del dato. Classificazione, origine, valore e tracciabilità dovranno essere impeccabili. Per le imprese la preparazione non ammette ritardi: curare la qualità delle informazioni che alimentano la filiera trasformerà la compliance doganale da semplice e oneroso obbligo burocratico in una formidabile leva di competitività sul mercato globale.