Il presidente di UNIPORT fa il punto sul futuro della portualità: dalla riforma della governance alle grandi opere strategiche, fino alle sfide per la competitività della filiera marittima.
Nonostante un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche, i porti italiani continuano a mostrare segnali di resilienza e ripresa. Ma per trasformare questa tenuta in una crescita stabile e competitiva, la rotta deve cambiare. Ne abbiamo parlato con Pasquale Legora De Feo, Presidente di UNIPORT, che all’Assemblea Pubblica dell’associazione ha tracciato le priorità per il futuro del settore.
Presidente Legora De Feo, i dati dei traffici marittimi mostrano segnali incoraggianti, dalle crociere ai container. Qual è lo stato di salute attuale della nostra portualità?
I porti italiani stanno dimostrando ancora una volta una straordinaria resilienza, confermando la centralità strategica del Mediterraneo nonostante la crisi nel Golfo Persico e le pressioni sul commercio internazionale. Registriamo segnali di forte ripresa nel primo semestre, con il settore crocieristico che punta a superare i 15 milioni di passeggeri e una buona tenuta del comparto container. Tuttavia, per continuare a crescere non bastano la capacità imprenditoriale e gli investimenti privati: abbiamo urgente bisogno di un sistema pubblico capace di accompagnare lo sviluppo con efficienza, rapidità e certezza delle regole.
A proposito di sistema pubblico, uno dei nodi centrali è la riforma della governance portuale. Quali sono le vostre richieste in merito?
Condividiamo pienamente quanto sostenuto dal Vice Ministro Edoardo Rixi sulla necessità di dotare il Paese di una struttura centrale forte che consenta di realizzare le infrastrutture strategiche in tempi certi e faciliti il reperimento delle risorse, anche attraverso i capitali privati. Questa struttura dovrà sostenere, e non sostituire, le Autorità di Sistema Portuale, che resteranno le amministrazioni deputate alla gestione e allo sviluppo del demanio. Ci auguriamo che l’iter di approvazione del disegno di legge recepisca questi obiettivi fondamentali.
Un altro tema cruciale riguarda le grandi opere e l’intermodalità. Quali sono gli interventi che non possono più attendere?
Dobbiamo dare tempi certi e rapidità di esecuzione alle grandi opere portuali, alla manutenzione e ai dragaggi. Penso a interventi fondamentali come la Diga di Genova, la Darsena di Levante a Napoli, la Darsena Europa di Livorno e il Molo VIII a Trieste. Si tratta di opere concepite anni fa il cui completamento permetterebbe ai porti di avviare una vera trasformazione a beneficio di tutta la comunità logistica e retroportuale. Programmazione portuale e logistica devono procedere di pari passo in un sistema integrato.
Sul fronte internazionale, pesa la questione della Direttiva ETS marittimo. Quali rischi corre il sistema italiano ed europeo?
L’attuale regime rischia di produrre effetti distorsivi gravissimi, penalizzando sia i collegamenti Ro-Ro/Pax con le grandi isole italiane sia le attività di transhipment, con il concreto pericolo di spostare traffici e investimenti verso porti di Paesi terzi. Proprio per questo, insieme ad Assoporti e alle altre associazioni del settore, abbiamo inviato una lettera congiunta agli eurodeputati italiani per richiedere deroghe mirate che escludano i collegamenti con le isole maggiori e neutralizzino l’impatto dei costi ETS sul trasbordo.
Chiudiamo con il lavoro portuale e il ricambio generazionale. Qual è la posizione di UNIPORT?
Guardiamo con attenzione alle sfide delle nuove tecnologie e della formazione, collaborando con istituti e ministeri per preparare le nuove generazioni. Sulla parte normativa, ci preoccupano alcuni emendamenti che potrebbero alterare i delicati equilibri raggiunti nel lavoro portuale. Siamo invece fortemente favorevoli a quelle misure, condivise dalle associazioni, che mirano a rendere finalmente attuabile la norma per il pensionamento anticipato dei lavoratori portuali e il riconoscimento delle attività usuranti, a prescindere dall’impresa in cui sono impiegati. Il porto che immaginiamo è un polo produttivo integrato, capace di creare sviluppo, occupazione e dialogo armonico con il territorio.
