• 7 Settembre 2026 02:09

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Vertenza Electrolux al MIMIT, la denuncia di USB contro delocalizzazioni e tagli

Il sindacato respinge il piano aziendale basato su esuberi inevitabili e lo svuotamento dei siti italiani chiedendo un intervento pubblico forte per difendere produzione e posti di lavoro.

Roma – Nuova fumata nera al tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux, riunitosi ieri presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). L’incontro, inserito nel percorso di confronto avviato dopo la presentazione del piano industriale del gruppo svedese – che prevede 1.700 esuberi a livello nazionale e lo smantellamento del polo di Cerreto d’Esi – si è trasformato in un duro braccio di ferro tra i vertici aziendali e i rappresentanti dei lavoratori. Al centro del dibattito ministeriale c’è stata l’analisi dettagliata, sito per sito, dei costi unitari, della pressione concorrenziale dei competitor del Far East e delle leve competitive quali energia, costo del lavoro, materie prime e l’impatto del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, noto come CBAM. Si è trattato nei fatti di una ricalibrazione tecnica che non ha però convinto le sigle sindacali.

La posizione dell’Unione Sindacale di Base (USB) è netta, poiché la discussione non può partire dal presupposto che i tagli e i sacrifici occupazionali siano inevitabili. Il sindacato ha denunciato un disegno di progressivo disimpegno industriale che prevede il trasferimento all’estero di produzioni storiche e strategiche. Nello specifico, la ristrutturazione delineata da Electrolux colpirebbe duramente i principali asset italiani con il trasferimento della metà dei piani cottura a gas di Forlì verso la Cina e lo spostamento della produzione delle lavasciuga di Porcia in Thailandia. Lo stabilimento di Cerreto d’Esi rimarrebbe inoltre privo di un piano credibile di riconversione o rilancio, venendo trattato di fatto come un ramo già compromesso. A fronte di questa contrazione, denunciano i delegati USB, le promesse di nuovi volumi o modelli sostitutivi in ingresso rimangono estremamente vaghe e relegate a tempistiche incerte, legate a progetti ancora in fase embrionale di studio.

Durante il tavolo al MIMIT, i rappresentanti di USB hanno sollevato con forza anche la questione finora rimasta in secondo piano del datacenter di Pordenone. Il sindacato ha denunciato un silenzioso ma costante svuotamento tecnologico del comparto IT, con il trasferimento di funzioni chiave verso partner esterni come Accenture e IBM Bangalore. La riorganizzazione prevede l’affidamento delle attività a consulenti indiani, lo spostamento delle assunzioni in India e Brasile, e la migrazione fisica dei server italiani verso il cloud di Microsoft a Francoforte entro il 2027. Di fronte a queste pesanti contestazioni, i manager di Electrolux si sono trincerati dietro la formula della riorganizzazione globale guidata dall’intelligenza artificiale, senza fornire garanzie occupazionali concrete per il personale di staff, già colpito dalla quota di esuberi prevista.

Per l’Unione Sindacale di Base, la difesa dell’occupazione non può essere subordinata alla semplice gestione dell’impatto sociale di decisioni già prese unilateralmente dalla multinazionale. Pur confermando la disponibilità a discutere di competitività, il sindacato chiede un cambio di passo immediato da parte del ministero. Se l’esecutivo intende sostenere il settore dell’elettrodomestico con incentivi su energia, materiali e innovazione, queste risorse pubbliche devono essere rigidamente vincolate al mantenimento della capacità produttiva, degli stabilimenti e delle competenze sul territorio nazionale. La battaglia di USB prosegue con un obiettivo chiaro, ovvero il blocco totale dei licenziamenti, lo stop alle delocalizzazioni e l’elaborazione di un piano industriale alternativo a tutela del lavoro italiano.