Oltre 25 sindacati in rappresentanza di 113 scali in cinque continenti incrociano le braccia. In Italia stop di 24 ore e presìdi in nove porti chiave, in concomitanza con lo sciopero generale.
Una mobilitazione senza precedenti per estensione geografica e obiettivi strategici. Giovedì 30 ottobre i lavoratori di 113 porti in 22 Paesi e regioni, distribuiti su cinque continenti, daranno vita a una storica Giornata internazionale di lotta promossa da oltre 25 sindacati portuali. L’iniziativa punta i riflettori contro il traffico di armi negli scali marittimi e per denunciare lo sfruttamento sul lavoro, chiedendo condizioni di sicurezza e tutele adeguate.
Scioperi generali e blocchi nei porti di tutto il mondo
Le forme di protesta variano a seconda delle nazioni e delle sigle sindacali coinvolte. In Paesi come Francia, Italia, India, Grecia e Turchia sono stati proclamati scioperi prolungati di 24 ore, mentre in altre realtà come Marocco e Cipro le astensioni dal lavoro saranno mirate, con presìdi e manifestazioni organizzati direttamente nelle città portuali e nei terminal.
La mappa della protesta globale tocca i principali hub logistici del pianeta. In Australia scende in campo la Maritime Union of Australia a Melbourne, mentre nei Paesi Baschi il sindacato LAB mobilita gli scali di Bilbao e Pasaia. In Brasile partecipano FENCCOVIB e FNE a Espírito Santo e Itajaí, in Croazia l’organizzazione SSZLV è attiva a Vukovar, e a Cipro il sindacato SEGDAMELIN-PEO guida la protesta a Larnaca e Limassol. In Danimarca aderisce la 3F Dockers ad Aarhus e Copenhagen.
Una massiccia adesione si registra in Francia, dove la CGT Ports et Docks blocca ventisei scali, da Marsiglia a Le Havre, passando per Bordeaux, Calais e Nizza. In Germania il sindacato ver.di è presente ad Amburgo, mentre in Grecia le sigle ENEDEP e Piraeus Port Authority Dockworkers’ Union paralizzano i porti del Pireo, Salonicco, Patrasso e Alessandropoli. In India la federazione WTWFI coordina l’agitazione in undici porti strategici, tra cui Mumbai, Chennai e Visakhapatnam, e in Irlanda la SIPTU guida i blocchi a Cork e Dublino.
Il quadro internazionale comprende anche il Messico con l’Unión de Estibadores y Jornaleros a Veracruz, il Montenegro con le unioni del porto di Bar, il Marocco con l’ODT a Casablanca e Tangeri, e il Portogallo con la FNSTP attiva nelle Azzorre, a Sines e Funchal. In Slovenia partecipa la SŽPD a Koper, mentre in Spagna il fronte è composto da Coordinadora, TPA e SEPRA, mobilitati in quindici porti tra cui Barcellona, Valencia, Algeciras e Bilbao. Chiudono la mappa la Svezia con undici scali coordinati dal Svenska Hamnarbetarförbundet, la Turchia con Liman-İş a Mersin, Gemlik e Istanbul, la sezione ILWU Local 10 negli Stati Uniti a Oakland e San Francisco, e l’Uruguay con il sindacato SUPRA a Montevideo.
La situazione in Italia: presìdi e mobilitazione nei principali scali
Nel nostro Paese la giornata di mobilitazione dei portuali si inserisce nel contesto dello sciopero generale proclamato per il 30 ottobre. Le sigle sindacali di categoria ORSA Porti e USB hanno organizzato decine di manifestazioni e presìdi territoriali in tutta la penisola.
I porti italiani direttamente interessati dalle mobilitazioni specifiche di settore sono: Ancona, Civitavecchia, Genoa, Gioia Tauro, Carrara, Livorno, Bari, Ravenna e Trieste. L’obiettivo dei lavoratori italiani è unire la voce dei portuali alle rivendicazioni internazionali per la smilitarizzazione dei traffici marittimi e il rispetto dei diritti contrattuali e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
