• 31 Ottobre 2026 14:57

Seareporter.it

Quotidiano specializzato in politica dei trasporti marittimi

Naples Shipping Week tra vetrine e opacità

DiCatello Scotto Pagliara

Ott 26, 2026

La kermesse si apre tra protocolli e passerelle, ma mancano dati sui costi, risposte sull’impatto urbano e trasparenza verso l’informazione indipendente.

La settima edizione della Naples Shipping Week è ufficialmente iniziata, riempiendo le agende di convegni, tavoli tecnici, visite guidate e protocolli d’intesa triennali. Un grande dispiegamento di sigle, istituzioni e professionisti attorno alla magnifica cornice dell’economia del mare. Ma dietro la vetrina dei quaranta appuntamenti e delle lodi incrociate, la kermesse rischia di ridursi al solito esercizio di stile e di autoreferenzialità politica, lontana dai reali bisogni della città e degli operatori.

Mentre si celebrano i fasti della Blue Economy, la politica cittadina e le autorità portuali continuano a glissare sui nodi strutturali che strangolano Napoli. Si firmano accordi sulla transizione energetica e sulla digitalizzazione, ma mancano del tutto dati certi, scadenze verificabili e indicatori di impatto: quanti posti di lavoro stabili generano realmente queste iniziative? Quali sono le risorse economiche messe in campo dal Comune o dagli enti pubblici e qual è l’eventuale ritorno economico stimato per la città? Non viene inoltre chiarito se vi siano sponsorizzazioni private o fondi pubblici diretti a sostegno della manifestazione, così come mancano del tutto un bilancio consuntivo delle edizioni passate e KPI (Indicatori di Performance) misurabili per le partnership presentate.

A ciò si aggiunge il totale silenzio sull’impatto logistico e sulla vivibilità urbana: la kermesse coinvolge luoghi strategici dal centro storico alla Villa Comunale fino al Tribunale e alla Federico II, ignorando i contraccolpi sulla viabilità, sul traffico cittadino e sulla vita quotidiana dei residenti, in un evento fortemente elitario che tralascia il reale coinvolgimento popolare dei quartieri. Sul fronte ambientale, si parla ampiamente di “Blue Economy” e transizione energetica senza specificare impegni vincolanti, dati sulle emissioni del porto di Napoli o progetti concreti per la riduzione dell’inquinamento marittimo locale, riducendo la sostenibilità a una formula di stile priva di riscontri operativi.

Ancora una volta, l’evento si muove in una bolla elitaria e lontana dai cittadini, riducendo il mare a uno sfondo scenografico per convegni accademici. Un’autoreferenzialità che si riflette direttamente sulla gestione della comunicazione: mentre a Napoli si consumano passerelle istituzionali, agli organizzatori è evidentemente sfuggito un dettaglio fondamentale come la trasparenza, il pluralismo e il rispetto per il lavoro dell’informazione. La testata Seareporter, quotidiano specializzato nella politica dei trasporti marittimi, registra con rammarico la totale assenza di inviti o accreditamenti riservati alla propria redazione. In una kermesse che sbandiera parole d’ordine come digitalizzazione, apertura e confronto, si preferisce un racconto a senso unico, tenendo alla larga le voci indipendenti che ogni giorno analizzano, con competenza e spirito critico, i reali nodi politici ed economici del comparto. Celebrare la Blue Economy escludendo chi fa informazione tecnica e di settore dimostra, ancora una volta, come questi grandi eventi rischino di ridursi a vetrine per pochi intimi, lontani dal vero dibattito pubblico. Da parte nostra, continueremo a raccontare e a vigilare sulle dinamiche del settore marittimo con o senza il gradimento degli organizzatori e senza bisogno di pass ufficiali.