Al Senato della Repubblica si discute la nuova strategia nazionale sulle rotte polari in un contesto di tensioni globali e cambiamenti climatici
Roma – L’Artico non è mai stato così vicino al Mediterraneo, e l’Italia si muove per non farsi trovare impreparata di fronte a una rivoluzione geografica, economica e militare che ridisegnerà i flussi globali. È questo il forte messaggio emerso a Roma, nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica, durante il convegno istituzionale “La nuova strategia italiana per l’Artico: le rotte polari tra sicurezza globale e nuove dinamiche geopolitiche”, promosso su iniziativa del senatore Maurizio Gasparri. L’evento ha riunito i vertici della politica, delle autorità marittime e della diplomazia per analizzare l’impatto del nuovo Documento Strategico sull’Artico del Governo italiano. Lo scioglimento progressivo dei ghiacci causato dal riscaldamento globale sta trasformando il Grande Nord: quello che un tempo era un territorio dedicato quasi esclusivamente alla ricerca scientifica è oggi una delle frontiere geopolitiche più calde e contese del pianeta.
L’apertura della Northern Sea Route (la Rotta del Mare del Nord) rappresenta una rivoluzione epocale per il commercio mondiale, accorciando drasticamente i tempi di navigazione tra Europa e Asia rispetto alle rotte tradizionali. Una transizione che, tuttavia, minaccia direttamente la centralità commerciale dell’Europa meridionale. Sul punto è stato netto l’intervento di Matteo Paroli, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, il quale ha avvertito che se le grandi compagnie marittime preferiranno in massa il passaggio a Nord rispetto al Canale di Suez, il rischio di una marginalizzazione del Mar Mediterraneo diventerà concreto. Per rispondere a questa minaccia, il sistema portuale italiano – a partire dagli hub di Genova e Savona – sta puntando con forza sul potenziamento infrastrutturale, con investimenti strategici come la Nuova Diga Foranea e lo sviluppo dei collegamenti ferroviari dell’ultimo miglio. L’obiettivo è chiaro: mantenere i porti nacionais competitivi, rapidi ed efficienti per i mercati del centro e nord Europa, a prescindere da dove transiteranno i flussi globali.
La vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali ha trovato eco anche nelle analisi di altri corridoi marittimi cruciali. In un quadro geopolitico frammentato, il Dipartimento Esteri e Politiche Europee di Forza Italia ha promosso una riflessione speculare accostando la Via Artica allo Stretto di Hormuz, evidenziando come i colli di bottiglia del commercio mondiale siano strettamente interconnessi. Al dibattito ha preso parte anche ALIS (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile), rappresentata dal Vicepresidente e Direttore Generale Marcello Di Caterina che, nel suo ruolo di relatore, ha portato lo sguardo del settore privato e degli operatori logistici, sottolineando come l’instabilità delle rotte tradizionali mediorientali imponga alle imprese e alle istituzioni di valutare alternative stabili e sicure, per evitare che le tensioni geopolitiche regionali si traducano in shock economici e logistici per il sistema Paese.
Accanto alla dimensione economica, il tavolo del Senato ha affrontato la delicata gestione della sicurezza atlantica. Con il recente ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO e il congelamento delle attività del Consiglio Artico – dovuto alla rottura diplomatica con la Russia dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina – la mappa militare della regione è stata completamente ridisegnata. Il piano strategico nazionale, che vede il coinvolgimento diretto del Ministero degli Affari Esteri guidato da Antonio Tajani e del Ministero della Difesa guidato da Guido Crosetto, punta a sviluppare una solida capacità di consapevolezza dello scenario anche a latitudini elevate. La stabilità del polo, è stato ribadito, è ormai indissociabile dalla sicurezza del continente europeo. In questa partita, l’Italia può spendere l’esperienza di grandi player industriali strategici: da Eni per l’approvvigionamento energetico e le materie prime critiche, a Fincantieri per la costruzione di navi d’avanguardia in grado di operare nei mari ghiacciati, fino a Leonardo per la sorveglianza satellitare e le telecomunicazioni.
L’incontro ha infine riaffermato quello che storicamente rappresenta il principale avamposto dell’Italia nel Polo Nord: la ricerca scientifica. Grazie al lavoro d’eccellenza coordinato dal Ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Anna Maria Bernini, dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e dall’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), l’Italia mantiene dal 2013 lo status di Osservatore Permanente nel Consiglio Artico. Le attività della nave da ricerca Laura Bassi e delle basi scientifiche in Groenlandia e alle Isole Svalbard rimangono la leva fondamentale di una diplomazia della scienza capace di difendere un ecosistema vulnerabile e, al contempo, garantire al Paese un posto al tavolo dove si decidono i futuri equilibri del pianeta.
