Lo studio di T&E presentato all’Isola d’Elba fotografa una flotta nazionale vecchia e dannosa per la salute ma svela i miliardi di risparmio legati alla svolta green delle batterie
Portoferraio, Elba – L’Italia possiede una delle flotte di traghetti più vecchie e inquinanti d’Europa, ma ha anche una delle più grandi opportunità per guidare la rivoluzione green nei mari. Entro il 2035, ben l’80% delle navi che oggi collegano le coste e le isole italiane bruciando combustibili fossili potrebbe essere sostituito da modelli interamente elettrici o ibridi. Una svolta tecnologica che nel 76% dei casi risulterebbe persino più conveniente per le tasche degli armatori rispetto alla gestione dei motori tradizionali. Lo scenario emerge dal nuovo studio di T&E (Transport & Environment), la principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, presentato a Portoferraio, sull’Isola d’Elba, durante il convegno “Il Corridoio Blu”.
I dati raccolti dipingono un quadro allarmante per la salute pubblica e per l’ambiente. I traghetti italiani hanno un’età media di 33 anni, circa sette in più rispetto alla media continentale, e producono da soli 2,4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, una cifra che rappresenta il 40% delle emissioni totali di tutti i traghetti del Mar Mediterraneo. Il problema più grave riguarda l’inquinamento a ridosso delle coste: queste imbarcazioni trascorrono oltre 800mila ore l’anno vicine ai moli, spesso con i motori accesi da ferme, liberando nell’aria polveri sottili (PM2.5), ossidi di azoto e ossidi di zolfo. Maglia nera a Napoli, dove le emissioni di zolfo dei traghetti superano di quattro volte quelle prodotte da tutte le 500mila auto circolanti nel capoluogo. Una situazione critica che si ripete in altri snodi chiave come lo Stretto di Messina, Portoferraio, Piombino e Livorno. Sebbene l’introduzione dell’area protetta SECA nel Mediterraneo stia imponendo limiti più severi, gli analisti ricordano che solo l’elettrificazione può azzerare del tutto questi veleni.
La transizione verso le batterie conviene anche ai bilanci aziendali. Secondo le stime della ong, l’efficienza dei motori elettrici consentirebbe ai vettori marittimi di risparmiare complessivamente circa 1,7 miliardi di euro in trent’anni, abbattendo le spese operative del 20%. Questo passaggio metterebbe le compagnie al riparo dalle continue oscillazioni del prezzo del petrolio e cancellerebbe i costi legati alle sanzioni europee sulle emissioni. Un traguardo fattibile in tempi brevi per l’80% della flotta attiva su tratte brevi o medie. Resterebbe escluso solo un 20% di grandi navi impiegate su rotte lunghe e internazionali, come la Civitavecchia-Barcellona, per le quali le attuali tecnologie a batteria non sono ancora applicabili.
L’appello degli esperti punta a evitare scorciatoie che rischiano di rivelarsi costose e inefficaci. L’analisi boccia infatti l’ipotesi di affidarsi ai biocarburanti per ripulire i vecchi motori: una scelta che, rispetto all’elettrico, costerebbe al settore 1,7 miliardi in più e produrrebbe comunque 8,7 milioni di tonnellate di CO2 aggiuntive, senza risolvere l’inquinamento cittadino causato dalla combustione. Come spiegato da Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia, il Paese si trova di fronte a un’occasione d’oro in cui la tutela della salute, gli obiettivi sul clima e la convenienza economica degli armatori convergono verso la stessa rotta. Ora la palla passa alle istituzioni e alle imprese per trasformare i porti italiani da centri di inquinamento a modelli di turismo sostenibile.
