• 13 Aprile 2026 20:23

Seareporter.it

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L’energia pulita arriva dal mare, così i porti diventano i nuovi hub della sovranità energetica

Mentre la domanda elettrica globale corre, l’innovazione trasforma l’ormeggio da costo a risorsa: la tecnologia italiana che cattura la forza delle onde per alimentare le banchine e abbattere le emissioni.

La fragilità di un sistema economico legato a doppio filo ai combustibili fossili non è più soltanto un tema da convegno ambientale, ma una realtà tangibile che le recenti tensioni geopolitiche hanno imposto all’agenda di famiglie e imprese. La transizione verso le fonti rinnovabili si è trasformata, in tempi rapidissimi, da un imperativo ecologico a una stringente necessità di sicurezza e indipendenza nazionale. In questo contesto, governi e industrie sono oggi chiamati a una sfida senza precedenti: ripensare radicalmente il modo in cui l’energia viene prodotta, distribuita e consumata.

Le dimensioni di questa sfida sono delineate con chiarezza dal recente report Electricity 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Secondo i dati, la domanda elettrica globale è destinata a crescere mediamente del 3,6% all’anno fino al 2030, con un ritmo del 50% più veloce rispetto all’ultimo decennio. Si tratta di un incremento enorme, paragonabile all’aggiunta del fabbisogno di due intere Unioni Europee all’attuale sistema mondiale. Se da un lato le energie rinnovabili corrono veloci, dall’altro le infrastrutture elettriche tradizionali faticano a tenere il passo, ostaggio di reti spesso sature e sovraccariche che limitano l’integrazione di nuova energia pulita.

In questo scenario di urgenza, i porti stanno emergendo come i nuovi protagonisti della transizione energetica. Da semplici nodi logistici per il transito di merci e persone, gli scali marittimi si stanno trasformando in hub attivi capaci di produrre, stoccare e distribuire energia, alleggerendo così la pressione sulla rete nazionale. Non è un caso che l’efficienza energetica sia diventata la priorità assoluta per i gestori delle marine europee: secondo l’ESPO Environmental Report 2025, l’80% dei porti ha già fissato obiettivi concreti di decarbonizzazione. Tuttavia, il percorso verso l’autosufficienza deve fare i conti con ostacoli strutturali non trascurabili, come la saturazione degli spazi a terra e la crescente intensità delle mareggiate, che rendono difficile l’installazione di impianti tradizionali.

Proprio qui si inserisce l’innovazione tecnologica italiana guidata da realtà come  Seares, che ha saputo ribaltare la prospettiva tradizionale. Invece di subire la forza del mare come un elemento di disturbo o di usura, la tecnologia Seadamp Plus trasforma l’ormeggio stesso in una fonte di energia. Come spiega Giorgio Cucè, CEO di Seares, l’obiettivo è trasformare un elemento storicamente passivo e costoso in un centro di produzione di energia verde, sfruttando la forza cinetica del moto ondoso attraverso sistemi di “energy harvesting” perfettamente integrabili nelle linee di ormeggio esistenti.

Il sistema funziona come un ammortizzatore meccatronico intelligente in grado di convertire l’energia meccanica delle onde in elettricità pronta per alimentare i servizi portuali, l’illuminazione delle banchine o i sistemi di sicurezza. I dati confermano l’efficacia di questo approccio: ogni dispositivo è in grado di recuperare fino a 4 kW in condizioni meteomarine avverse, con una produzione stimata di 10 MWh di energia pulita lungo il suo ciclo di vita. Questo si traduce in un risparmio di circa 3–5 tonnellate di CO₂ per ogni unità installata, rendendo l’intera infrastruttura “net-positive” in pochi anni.

Oltre ai benefici energetici, questa soluzione risponde a criteri di sostenibilità totale. Realizzati con materiali riciclabili al 97% e fluidi biodegradabili, questi sistemi eliminano il rischio di dispersione di microplastiche e, a differenza delle grandi installazioni costiere, non richiedono iter autorizzativi complessi. Per completare il quadro, Seares ha progettato piattaforme galleggianti autosufficienti che integrano energia eolica, solare e marina, permettendo ai porti di accumulare elettricità in colonnine dedicate. “Nei porti, le onde non sono mai state viste come una risorsa, ma come una forza distruttiva da contrastare”, conclude Cucè. L’inversione di questa logica segna un passo decisivo verso un futuro in cui il mare non è più solo una via di comunicazione, ma il motore stesso della nostra indipendenza energetica.