• 20 Maggio 2026 12:41

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Landini e Orsini uniti sulla sfida del debito comune europeo

Sindacati e industria chiedono a Bruxelles interventi strutturali sull’energia e una politica comune per frenare il declino produttivo.

Si è svolta ieri a Roma l’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’industria della CGIL, un appuntamento cruciale focalizzato sul futuro del sistema produttivo nazionale in una fase delicata, scandita dal rallentamento economico e dalle complesse transizioni industriali in atto. Il cuore dell’evento è stato il confronto diretto tra il segretario generale del sindacato, Maurizio Landini, e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Dal dibattito è emersa una diagnosi comune sulla gravità del contesto attuale, pur nel persistere di visioni differenti riguardo alle ricette da mettere in campo.

L’energia si conferma il fattore di pressione più critico per il comparto industriale. Con costi che in Italia continuano a viaggiare sopra la media europea, la competitività delle imprese manifatturiere — specialmente quelle energivore — risulta pesantemente compromessa. Entrambe le parti hanno dunque invocato con forza interventi strutturali definiti non più rinviabili per mettere in sicurezza il sistema.

Sul versante macroeconomico, Maurizio Landini ha posto l’accento sulla necessità di sospendere il Patto di stabilità, così da liberare risorse vitali per investimenti pubblici destinati a industria, innovazione e occupazione. Il leader della CGIL ha inoltre duramente criticato l’assenza di una politica industriale nazionale, individuata come una delle cause principali dell’indebolimento produttivo del Paese.

Il ruolo dell’Unione Europea è stato un altro punto cardine della discussione. Secondo quanto emerso, l’Europa è chiamata a rafforzare gli strumenti comuni per sostenere la transizione tecnologica e le filiere strategiche. In particolare, Landini e Orsini si sono trovati concordi sulla necessità di creare nuovo debito europeo, rilevando come l’attuale volume sia inferiore a quello statunitense. Una criticità accentuata dalla forza dell’euro rispetto al dollaro, che penalizzerebbe le imprese continentali in modo persino più incisivo rispetto ai dazi commerciali.

Al centro del dibattito è finita anche la competizione con la Cina, definita sleale in più passaggi. Anche in questo caso, l’appello è rivolto alle istituzioni comunitarie affinché intervengano a protezione della capacità produttiva del Continente. In chiusura, è stato ribadito il nodo degli investimenti e la necessità di politiche coordinate tra Roma e Bruxelles per evitare il rischio stagnazione, garantendo all’Italia la capacità di attrarre capitali e consolidare le proprie filiere per scongiurare un progressivo arretramento industriale.