Mentre il manifatturiero frena, i settori ANIE chiudono il 2025 in crescita e rilanciano nel 2026 spinti da transizione digitale ed energetica.
Milano – Mentre l’industria manifatturiera nazionale attraversa una fase di prolungata debolezza, i comparti dell’elettrotecnica e dell’elettronica si confermano l’eccezione positiva del sistema Paese. Secondo l’ultima nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di ANIE Confindustria, a fronte di un manifatturiero che nel 2025 ha subito una flessione dello 0,5%, i settori rappresentati dalla Federazione hanno chiuso l’anno in netta controtendenza, registrando una crescita dell’1,8% nei volumi di produzione e dell’1,9% nel fatturato.
A guidare questa espansione è soprattutto l’elettronica, che segna un vivace +2,7%, seguita dall’elettrotecnica con un solido +1,5%. La spinta principale arriva dalla domanda interna (+3,1%), alimentata dagli investimenti nelle tecnologie per la transizione energetica e digitale, mentre i mercati esteri appaiono più vulnerabili a causa dell’instabilità geopolitica globale.
L’incertezza legata alle tensioni in Medio Oriente rappresenta oggi la sfida più complessa. Un’indagine condotta su un campione di aziende associate rivela che il 71% delle imprese opera sui mercati esteri e oltre la metà esporta verso le aree colpite dai conflitti. Le ripercussioni sono già tangibili sul fronte dei costi: il 62% delle aziende denuncia rincari nei trasporti, il 54% nelle materie prime e il 42% nell’energia. Tali fattori, uniti alle criticità logistiche che colpiscono il 40% del comparto, spingono le imprese verso una maggiore prudenza negli investimenti.
Il fattore tempo appare decisivo: se inizialmente le imprese prevedevano impatti contenuti, il protrarsi delle tensioni oltre i due mesi ha cambiato radicalmente le prospettive. Oggi, oltre l’80% delle aziende si aspetta effetti moderati o gravi, e per più della metà del campione l’orizzonte di continuità operativa senza nuovi scossoni è inferiore ai sei mesi. A rischio sono mercati di primaria importanza come quelli del Golfo (Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita in testa), dove l’export italiano è cresciuto del 60% dal 2019, raggiungendo i 2,6 miliardi di euro.
Nonostante le nubi all’orizzonte, i primi dati del 2026 offrono segnali di resilienza, con una produzione industriale in crescita del 2,4% su base annua. Renato Martire, Vice Presidente di ANIE con delega al Servizio Studi, sottolinea come il sistema industriale continui a mostrare solidità grazie al ruolo strategico delle tecnologie innovative. Tuttavia, Martire avverte che l’incremento dei costi e le tensioni nelle filiere rendono indispensabile un rafforzamento delle politiche industriali per sostenere la competitività e l’innovazione del settore, che da solo rappresenta oltre il 30% degli investimenti privati in ricerca e sviluppo in Italia.
