Davide Falteri sollecita un intervento immediato per rilanciare la portualità italiana e potenziare i valichi alpini
I livelli storicamente bassi del fiume Reno stanno mettendo a dura prova la navigazione commerciale e la tenuta delle catene di approvvigionamento europee. Particolarmente critica appare la situazione all’altezza del collo di bottiglia di Kaub, dove numerose chiatte sono state costrette a ridurre drasticamente i volumi di carico trasportati e diversi armatori hanno preferito sospendere completamente le tratte. Una paralisi fluviale che, tuttavia, secondo la visione di Davide Falteri, Presidente di Federlogistica, va letta ben oltre la semplice contingenza meteorologica.
Dietro la notizia, precisa Falteri, emergono quattro nodi sistematici drammaticamente sottovalutati. In primo luogo, le dinamiche climatiche e i problemi di sicurezza lungo le arterie di mobilità – come già dimostrato dal canale di Panama – si confermano in grado di stravolgere assetti consolidati a livello globale. A questo si affiancano le conseguenze di politiche infrastrutturali di corto respiro e l’innescarsi di una silenziosa “guerra tra poveri” all’interno del continente europeo, duramente colpito dal calo produttivo in settori chiave. D’altro canto, questa crisi rischia di schiudere per i sistemi portuali del Mediterraneo un’opportunità storica per intercettare i flussi commerciali storicamente egemonizzati dagli scali del Nord Europa. Per sfruttare questa finestra occorrono però scelte rapide e la consapevolezza che i collegamenti tra il centro continentale e le sponde dell’Alto Tirreno e dell’Alto Adriatico soffrono già di una congestione al limite del collasso lungo le direttrici alpine, sia stradali che ferroviarie.
Gli stravolgimenti geopolitici e climatici, osserva ancora il numero uno di Federlogistica, non rappresentano più una situazione temporanea ma il nuovo contesto strutturale in cui la logistica e le imprese manifatturiere sono costrette ad agire. Sebbene l’impennata dei costi di trasporto avesse già fornito ampi segnali di avviso, le capacità di reazione del sistema italiano continuano a muoversi con tempi ingiustificabilmente lenti, legati sia alla burocrazia delle istituzioni sia a una parte del mondo imprenditoriale rimasta ancorata a schemi obsoleti.
La risposta per l’Italia deve quindi trasformarsi in una strategia concreta per offrire al mercato svizzero ed europeo una valida alternativa verso sud. Gli scali liguri di Genova e La Spezia possiedono tutte le carte in regola per affermarsi come porta d’accesso naturale per l’Europa centrale. Tuttavia, ribadisce in conclusione Falteri, per cogliere l’occasione non bastano gli proclami: occorrono maggiore capacità ferroviaria, la rapida operatività del Terzo Valico, terminal efficienti, dogane snelle e servizi ad alta specializzazione dedicati al trasporto di merceologia complessa, come i prodotti chimici, farmaceutici o a temperatura controllata.
