Nove regole d’accesso dal 15 settembre con la trasmissione preventiva dei dati alla frontiera per aziende e trasportatori dell’Unione Europea
Rotterdam — Una rivoluzione digitale sulle procedure doganali rischia di cogliere impreparate migliaia di imprese europee ed italiane. Dal prossimo 15 settembre la Norvegia introdurrà Digitoll, il nuovo sistema informatico per la gestione delle importazioni che cambierà radicalmente le dinamiche del commercio transfrontaliero. Un passaggio chiave che riguarda da vicino il tessuto produttivo dell’Unione Europea, che nel 2025 ha esportato verso il Paese scandinavo merci per circa 64 miliardi di euro, posizionando Oslo al settimo posto tra i mercati di destinazione extra-UE. Particolarmente solido è anche l’interscambio con l’Italia, la cui quota di export verso il mercato norvegese ha raggiunto nello stesso anno circa 3,5 miliardi di euro.
Nonostante l’imminenza della scadenza, l’allarme sulla mancanza di preparazione arriva da Customs Support Group, operatore indipendente europeo leader nei servizi di sdoganamento. Secondo la società, molte aziende continuano a sottovalutare la portata delle nuove norme e i tempi ristretti per adeguarsi alla prima fase obbligatoria. Il calendario della riforma si articola in due momenti fondamentali: il 15 settembre 2026 scatta l’obbligo di trasmissione digitale dei dati, mentre dal 1° marzo 2027 anche la bolla doganale dovrà essere presentata contestualmente o prima del passaggio della merce al confine. Sempre da marzo 2027 verrà definitivamente abolito l’attuale regime di trasporto diretto, che finora consentiva in presenza di determinati requisiti di consegnare la merce al destinatario e perfezionare le pratiche doganali nei dieci giorni successivi.
Le nuove tempistiche imporranno un coordinamento preventivo molto più stringente tra esportatori, vettori, importatori e doganalisti. Come sottolineato da Knut Espen Johansen, Managing Director di Customs Support Group Norway, l’impatto non sarà confinato ai soli operatori locali, ma coinvolgerà le filiere logistiche dell’intero continente. Per la Norvegia, l’operazione rappresenta una sorta di mini-Brexit, imponendo la revisione strutturale di processi commerciali consolidati nel giro di pochi mesi.
Al centro di questo nuovo assetto figurano soprattutto i trasportatori, che assumono una diretta responsabilità legale nei confronti delle autorità doganali norvegesi per la comunicazione preventiva dei dati sul mezzo di trasporto, sul conducente, sui dettagli del carico e su luogo e orario stimato di transito alla frontiera. Resta invece in capo all’importatore o al proprietario delle merci la responsabilità della dichiarazione doganale vera e propria. Questo scambio massivo e tempestivo di informazioni rischia di trasformarsi in un collo di bottiglia: dati incompleti o errati si tradurranno in sanzioni e fermi al confine.
Ad oggi i numeri evidenziano un ritardo preoccupante. Sebbene la piattaforma Digitoll sia già operativa su base volontaria, a metà del 2026 appena il 25-30% dei flussi di merci su gomma diretti in Norvegia veniva elaborato tramite il nuovo canale, con percentuali ancora più basse nei settori marittimo, aereo e ferroviario. Kristoffer Eriksen, Senior Customs Consultant di Customs Support Group Norway, ha evidenziato come la criticità principale risieda proprio nella scarsa consapevolezza dei vettori esteri, che movimentano una quota determinante dell’export destinato alla Norvegia.
La riforma scandinava s’inserisce peraltro in un macro-trend globale. Come spiegato da John Wegman, CEO di Customs Support Group, le procedure doganali in Europa stanno smettendo di essere un mero adempimento burocratico posto al termine della catena logistica per trasformarsi in un prerequisito informativo da pianificare fin dall’origine del viaggio. Per le aziende impegnate nei mercati internazionali diventa quindi fondamentale gestire la trasparenza e la velocità dei flussi di dati lungo l’intera catena di approvvigionamento.
