• 15 Ottobre 2026 23:02

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L’allarme di ASSOTIR sulla crisi del caro gasolio che mette a rischio l’autotrasporto italiano

L’associazione degli autotrasportatori chiede al Governo interventi strutturali un tavolo di confronto con i committenti e una decisa tassazione sugli extraprofitti delle grandi aziende energetiche

Roma – La morsa del caro carburanti non dà tregua e per il settore del trasporto merci su strada la misura è ormai colma. Le misure d’emergenza approvate finora dall’esecutivo sono servite soltanto a tamponare temporaneamente una situazione esasperata, ma ora si richiede un cambio di passo decisivo. Servono interventi strutturali e selettivi per sostenere le categorie più vulnerabili e chi utilizza il carburante per motivi professionali, un tavolo di confronto diretto tra i vettori e le aziende committenti e una reale tassazione degli extra-profitti accumulati dai colossi dell’energia. È questa la posizione netta espressa da ASSOTIR, l’associazione di categoria degli autotrasportatori, di fronte a un’impennata dei costi che rischia di paralizzare la logistica del Paese.

A tracciare il quadro di un’emergenza non più sostenibile è il Segretario Generale di ASSOTIR, Claudio Donati, che richiama l’attenzione sulle cifre dell’escalation. Se a marzo un litro di gasolio si attestava a 1,670 euro, a fine agosto ha raggiunto i 2,130 euro: un balzo di 46 centesimi che, sommato ai 14 centesimi dell’attuale sconto fiscale, porta l’incremento effettivo a 60 centesimi al litro. Si tratta di un rincaro di quasi il 40% nell’arco di soli sei mesi, con un prezzo finale al distributore sfiorato di 2,3 euro al litro. Per Claudio Donati è evidente che il sistema non possa reggere a lungo su questi livelli. Se lo Stato continuasse a farsi carico dell’emergenza con interventi tampone, entro la fine dell’anno l’esborso complessivo per le casse pubbliche si avvicinerebbe alla cifra record di 10 miliardi di euro.

Oltre alla tenuta della finanza pubblica, ad preoccupare sono gli effetti distorsivi che si sono generati lungo la filiera economica. In un mercato regolare, l’aumento dell’energia avrebbe dovuto comportare un adeguamento delle tariffe di trasporto stimabile attorno al 15%, con un impatto finale sui prezzi al consumo contenido entro lo 0,75%. Nella realtà dei fatti, rileva Claudio Donati, non si è verificato né l’uno né l’altro scenario. Le tariffe applicate dagli autotrasportatori sono rimaste in gran parte bloccate e, nei rari casi in cui sono state riviste, l’adeguamento ha coperto solo una minima quota dei costi reali. Al contrario, i prezzi al dettaglio dei beni di consumo sono saliti a doppia cifra, mentre i listini del gasolio hanno mostrato una rapidità estrema nel salire e una fortissima resistenza a scendere.

Per questa ragione, ASSOTIR ritiene indispensabile un coinvolgimento diretto ed effettivo della committenza. Secondo il Segretario Generale Claudio Donati, chi commissiona i trasporti non può sottrarsi alle proprie responsabilità ed evitare di farsi carico degli aumenti operativi subiti dai vettori. L’associazione sollecita quindi l’esecutivo a promuovere un tavolo d’emergenza per mettere a confronto autotrasportatori e committenti, superando i formalismi burocratici in attesa che si completi l’iter istituzionale della nuova Consulta.

Sulla stessa linea si inserisce la posizione espresso dalla Presidentessa Nazionale di ASSOTIR, Anna Vita Manigrasso, che chiede a Palazzo Chigi un approccio mirato e la riapertura del dialogo con i rappresentanti del settore, fondamentale per la stabilità dell’intera economia nazionale. Per Anna Vita Manigrasso occorre dare seguito agli impegni presi e destinare le risorse in modo efficiente. La proposta centrale per reperire i fondi necessari rimane il prelievo sugli extra-profitti realizzati dalle società energetiche durante la crisi. Per la Presidentessa di ASSOTIR, è doveroso che chi ha ottenuto guadagni eccezionali contribuisca a sostenere le attività più esposte, respingendo le tesi sui rischi di perdita di competitività per i grandi gruppi energetici, un rischio con cui i piccoli trasportatori italiani si trovano invece a fare i conti ogni giorno sul mercato.