• 26 Settembre 2026 00:43

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Dragaggi portuali, il grido d’allarme di Assiterminal per garantire la competitività degli scali

Stefano Mordeglia a RemTech Expo chiede una programmazione pluriennale per superare gli interventi di emergenza e tutelare le infrastrutture

Il dragaggio dei fondali non rappresenta un semplice intervento tecnico o ambientale, ma costituisce una condizione operativa imprescindibile per garantire la sicurezza degli accosti, il rispetto dei contratti con le compagnie marittime e la tenuta competitiva del sistema portuale. Questo il messaggio chiaro lanciato da Stefano Mordeglia, Direttore Generale di SIGE, intervenuto in rappresentanza di Assiterminal durante la sessione tecnica dedicata a “Sedimenti, dragaggi e riuso” nell’ambito di RemTech Expo a Ferrara.

Secondo la visione espressa da Stefano Mordeglia, l’elemento determinante per un terminalista non è il dato teorico del fondale nominale, bensì la certezza della profondità effettivamente disponibile al momento dell’arrivo della nave. La mancanza di un solo metro di pescaggio può comportare conseguenze economiche gravissime, costringendo gli operatori a scaricare parte del carico, attendere i picchi di marea o, nei casi più critici, dirottare i mercantili verso altri scali. Per evitare queste criticità, Assiterminal sollecita le Autorità di Sistema Portuale a superare la logica dei singoli interventi di emergenza in favore di una pianificazione strutturale dotata di coperture finanziarie definite, autorizzazioni pluriennali e tempi certi.

Nel dibattito sulla riforma portuale all’esame del Parlamento, le aziende del settore chiedono che la semplificazione burocratica non trascuri la manutenzione ordinaria e tenga conto del fenomeno del gigantismo navale. L’approfondimento dei fondali deve infatti procedere di pari passo con la verifica della stabilità delle banchine, spesso realizzate diversi decenni fa e oggi sottoposte a sollecitazioni senza precedenti. La proposta dell’associazione di categoria prevede la creazione di un vero e proprio “fascicolo dell’accosto”, uno strumento condiviso tra concessionari ed enti pubblici basato su rilievi batimetrici ed ispezioni subacquee periodiche.

I modelli gestionali adottati nei principali hub del Nord Europa dimostrano come sia possibile trasformare la manutenzione dei fondali in un processo industriale ordinario. Tale approccio appare fondamentale per l’Italia, specialmente per la gestione dei porti-canale che necessitano di un regime di manutenzione continua. In questo scenario, la definizione preventiva della destinazione dei sedimenti — attraverso casse di colmata, ripascimenti o riuso circolare — risulta decisiva. Come ribadito da Stefano Mordeglia a conclusione del suo intervento, la chiarezza delle regole e la prevedibilità dei tempi d’escavo rimangono gli unici elementi che consentono agli operatori terminalistici di sottoscrivere nuovi contratti commerciali.