Pirateria, d’Amico: “Insufficienti le difese passive”

Il presidente di Confitarma al World Shipping Congress di Atene
 
La pirateria somala ha assunto le modalità di un vero e proprio network industriale. In grado di coinvolgere una parte sempre maggiore della popolazione costiera e di gestire un’organizzazione complessa che prevede distribuzione degli utili, reti di intelligence, possibilità di accedere a tecnologie avanzate e ad armi di tutti i tipi. Con una catena di comando che fa partire gli ordini da Londra e Dubai. E la possibilità di generare guadagni ancor prima di un assalto ad una nave attraverso un meccanismo semplice quanto perverso: vendere agli “investitori” un riscatto “potenziale” che, lievitando nella fase di trattativa, genererà ampi margini di profitto. “E’ così che si spiega il drammatico aumento di violenza nei confronti degli ostaggi e l’aumento della durata media di detenzione, giunta fino a 180 giorni”.
Ad illustrare le rinnovate caratteristiche di un fenomeno che ha mostrato una “sorpendente velocità di reazione a tutte le misure intraprese da armatori, governi e organizzazioni internazionali” è stato Paolo d’Amico, presidente di Confitarma, in un intervento al World Shipping Congress di Atene sulle modalità con cui l’Italia sta affrontando il problema.
d’Amico, sottolineando come la guerra contro i pirati possa essere vinta solo “agendo sulla terraferma”, ha ripercorso brevemente la storia degli attacchi alle unità italiane. Dai primi rudimentali tentativi di assalto nel 2005 alla Cielo di Milano e alla Jolly Marrone, per cui fu necessaria una pronta manovra di evasione e l’uso di idranti, alla svolta del 2008, con lo spostamento degli attacchi nel Golfo di Aden e la necessità di una presenza militare internazionale nella zona. Fino al tentativo d’abbordaggio alla Montecristo, fallito grazie alla presenza a bordo di un “castello” (una zona fortificata di sicurezza) che ha permesso all’equipaggio di resistere e attendere l’arrivo dei militari italiani.
Una “partita a scacchi”, dunque, che secondo il presidente di Confitarma ha dimostrato “l’insufficienza dei sistemi di difesa passiva”. A fronte di rotte che si allontanano sempre più dalle coste africane – in alcuni casi anche di 700 chilometri, del filo spinato intorno alle aree più vulnerabili della nave, di dispositivi di difesa sonori, gli attacchi dei pirati si sono allargati anche nel “nord dell’Oceano Indiano, dove incrociano le rotte che collegano l’Estremo Oriente, il sud Africa, il Mediterraneo e i Paesi arabi”.   
Nasce da qui la convinzione, condivisa anche da Francia, Spagna, Germania, Regno Unito e Corea del Sud, della necessità di una presenza militare a bordo delle navi mercantili.
d’Amico, a questo proposito, ha illustrato le modalità  dell’accordo intercorso con la Marina Militare che garantisce la presenza a bordo di team specializzati al costo, a carico dell’armatore, di 4/5 mila euro al giorno, “in linea con le cifre richieste dal settore privato”.
“Dall’avvio del progetto – ha rilevato  – un numero significativo di navi ha aderito a quello che è ancora un work in progress. Gradualmente stiamo migliorando la logistica delle operazioni attraverso una rete di accordi diplomatici con tutti i Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano”.
E nonostante gli echi dello scontro Italia – India, sul presunto errore dei militari italiani a bordo della Enrica Lexie, d’Amico, pur sottolineando una preferenza per le squadre della Marina, non ha chiuso la porta all’utilizzo di personale armato privato, capace di garantire “una maggiore flessibilità nella deviazione di petroliere e bulkcarriers che, a differenza delle navi passeggeri, sono spesso soggette a cambiamenti improvvisi di rotta da parte dei noleggiatori”.  
Un desiderio che deve scontrasi però con “aspetti legali e normativi complessi” che competono al ministero degli Interni. “Speriamo – ha concluso – di completarli a breve”.

Trasporto marittimo. Accordo bilaterale Italia – Ucraina

Appoggio alle proposte italiane all’ITF
 
Un Accordo bilaterale per la navigazione e il trasporto marittimo è stato firmato a Roma dal vice ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Mario Ciaccia, e dal suo omologo ucraino vladimir Kornienko.
L’intesa, che punta a rilanciare e potenziare i traffici marittimi tra i due Paesi, è finalizzato al rafforzamento dei collegamenti tra l’Italia e il mar Nero e getta le basi per una migliore cooperazione nell’ambito di numerosi settori afferenti alle attività marittime e portuali.
“Con questa Intesa – ha dichiarato il vice ministro Ciaccia – si rafforzano le relazioni amichevoli esistenti tra i due Paesi, promuovendo la collaborazione nel settore della navigazione mercantile attraverso un quadro di regole complessivamente omogeneo. L’accordo – ha concluso Ciaccia – pone inoltre le basi per una maggiore cooperazione economica tra i nostri Paesi attraverso il potenziamento e lo sviluppo degli scambi commerciali”.  
Ciaccia e Kornienko hanno affrontato anche il tema del trasporto merci, concordando di sviluppare un utile scambio di esperienze tra i due Paesi al fine di conseguire un riequilibrio modale a favore del mezzo ferroviario.  Riguardo al settore dell’autotrasporto, il vice ministro Ciaccia ha sottolineato come l’Italia abbia già accordato all’Ucraina, per venire incontro alle sue richieste in vista dell’organizzazione del prossimo Campionato europeo di calcio, il rilascio per il 2012 di ulteriori 800 autorizzazioni bilaterali per il trasporto merci rispetto ai 15.800 permessi già stabiliti nell’ultima riunione della Commissione Mista tra i due Paesi, svoltasi a Roma ad aprile dello scorso anno. 
Il vice ministro Kornienko ha infine annunciato che l’Ucraina supporterà la proposta italiana per promuovere il trasporto combinato di veicoli stradali attraverso l’istituzione delle nuove autorizzazioni multilaterali CEMT per il trasporto intermodale di semirimorchi, presso l’International Transport Forum (ITF) – Conferenza Europea dei Ministri dei Trasporti.

Dragaggi, Assoporti: “Evitare ulteriori incertezze”

Critiche agli emendamenti sulla normativa SIN
 
Velocizzare e semplificare le procedure per le attività di dragaggio perché “ulteriori incertezze rischiano di metter fuori gioco la portualità italiana”.
Questa la posizione che il Consiglio Direttivo di Assoporti, riunitosi ieri pomeriggio a Roma, ha ribadito per bocca del Presidente Francesco Nerli.  
Sotto tiro gli emendamenti “di segno opposto alle necessità vitali della gran parte dei porti” presentati a un testo, contenuto nel decreto legge sulle liberalizzazioni, considerato già di per sé “una risposta parziale ed insoddisfacente”.
“Abbiamo elaborato – fa sapere Nerli – una ipotesi alternativa di quell’articolo che riteniamo adeguata alle esigenze e peculiarità dei nostri scali marittimi ed alla tutela dell’ambiente. Parlamentari dei diversi schieramenti hanno fatto proprio quel testo ed auspichiamo che anche il Governo intenda valorizzare il contributo offerto dalla portualità”.
Tra gli articoli del d.l. n.1/2012 ricade, in materia di dragaggi, il 48 che prevede per i SIN (Siti di Interesse Nazionale) che le operazioni possano essere svolte contestualmente alle operazioni del progetto di bonifica. Il progetto di dragaggio e l’eventuale progetto delle casse di colmate sarà presentato dall’autorità competente (Autorità Portuale o concessionario demaniale ad esempio) al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il quale dovrà valutarlo entro 30 giorni dal punto di vista tecnico-economico. Quindi sarà trasmesso al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che dovrà dare l’approvazione definitiva, entro 30 giorni dalla trasmissione.

Nautica. Per Assomarinas un “mare in tempesta”

Assemblea dell’associazione a Big Blue
 
Crisi economica, contenziosi amministrativi sui canoni demaniali, rinnovi delle concessioni. In più, “lo sconcerto creato dalla nuova tassa di stazionamento e dalla tensione che si è  sviluppata  nelle aspettative di modifica di tale gabella”. E’ un “mare in tempesta” quello descritto dal presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio, all’assemblea dell’associazione che riunisce i porti turistici nell’ambito della manifestazione Big Blue a Roma.
Perocchio ha criticato, in particolare, “la fame di introiti urgenti da parte di stato ed enti locali”. Un atteggiamento che “non giustifica l’assalto alla diligenza del Turismo nautico, settore questo che rischia un vero e proprio naufragio malgrado l’impegno profuso  da moltissimi “capitani coraggiosi” per incrementare l’industria turistica con l’infrastrutturazione e la realizzazione di servizi tecnico-nautici lungo le coste italiane”.
In un’atmosfera di grande preoccupazione per il futuro, l’indirizzo di saluto del ministro per il turismo Pietro Gnudi  sembra aver aperto una linea di credito nei confronti del settore. “La nautica – scrive il ministro – rappresenta un indicatore sensibile dell’andamento dell’economia e le istituzioni hanno il compito di favorire lo sviluppo e la crescita del settore anche in una congiuntura complessa come l’attuale in cui le esigenze di salvaguardia dei conti pubblici contribuiscono a mettere sotto pressione i margini delle aziende e degli operatori del comparto”. “Formazione e qualità” la ricetta indicata da Gnudi per “imprimere uno slancio al turismo nautico”.
Nel corso della manifestazione il Capo Gabinetto del ministero, Giuseppe Greco, ha analizzato i problemi  amministrativi e giuridici ancora irrisolti nel complesso rapporto che regola le competenze statali e  quelle regionali rinnovando l’impegno al completamento di una disciplina nazionale “relativa al rinnovo delle concessioni demaniali in relazione alla specificità del demanio costiero”.

Costituita l’associazione degli scali pugliesi Apulian Ports

Vendola: “Superare la conflittualità tra i porti”
 
“Occorre lasciarci alle spalle la logica provinciale della conflittualità intestina tra i diversi porti pugliesi e pensare ad un unico sistema portuale integrato per cui ogni porto rappresenta una specializzazione produttiva e quindi un potenziale di crescita economica rilevante”.  
Lo ha detto il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola intervenendo questa mattina, insieme all’assessore regionale ai Trasporti, Guglielmo Minervini, alla conferenza stampa di presentazione e costituzione di App, l’associazione Apulian Ports (terza in Italia) che, pur rispettando autonomie e prerogative specifiche, mette insieme le Autorità portuali di Brindisi, Taranto e Bari (del Levante con Barletta e Monopoli) per fare sistema e costruire una piattaforma comune.
“Il futuro reale è nella logica di sistema”, ha detto Vendola, ponendo come obiettivo strategico “una politica di intermodalità tra tutti i vettori trasportici all’altezza di un territorio che vuole essere la parte più attrezzata d’Europa a far vivere il Mediterraneo come un grande mercato oltre che come una grande civiltà”.
Sottolineando la funzione di indirizzo strategico delle Regione, Minervini ha illustrato le caratteristiche del sistema portuale pugliese che vanta, ad oggi, una movimentazione di 45 milioni di tonnellate di merce e 2,5 milioni di passeggeri. “In questo contesto di crisi – ha evidenziato l’assessore – con le difficoltà della Grecia che si affacciano sui nostri porti, è necessario uno scatto, occorre avere una capacità attiva di intercettare traffici anche attraverso azioni di marketing globale congiunto. Per questo APP farà il suo ingresso sulla scena internazionale già il prossimo mese di marzo al Sea Trade di Miami, la maggior fiera mondiale del settore crocieristico, con la partecipazione congiunta dell’Autorità portuale di Bari e Brindisi”. 
Apulian Ports, accanto al marketing internazionale, agirà come strumento per migliorare la qualità e lo standard dei servizi nell’ambito dei porti, affrontando, in modo sistemico sia il tema dei costi che quello dell’efficienza. Tale approccio riguarderà sia i servizi tecnico-nautici che il rapporto con tutti i diversi soggetti pubblici e privati che sono fondamentali per la sicurezza e la competitività dei porti. Altri ambiti di attività saranno l’innovazione tecnologica, i rapporti con le istituzioni internazionali e la cooperazione internazionale. Inoltre, APP vuole agire, in stretto rapporto con le istituzioni universitarie, come polo d’attrazione delle migliori intelligenze e dei migliori talenti anche a livello internazionale, capaci di dare un contributo al tema dello sviluppo e della crescita dei nostri porti e del nostro territorio. 
“L’associazione – ha ribadito Minervini – è un applicazione aperta alle integrazioni, ad esempio con Manfredonia, che appena finirà il commissariamento e avrà la sua autorità portuale potrà, se ne farà richiesta, essere integrata. Ma non precludiamo l’ingresso anche agli altri porti del Mezzogiorno, se vorranno entrare in questa ottica di sistema e realizzare insieme finalmente la piattaforma logistica del Mediterraneo che la nostra felice collocazione geopolitica ci chiama a svolgere”. Anche Vendola si è soffermato sul ruolo dei porti minori. “Il futuro di Manfredonia – ha affermato Vendola – è difficile definirlo in rapporto alla città stessa o alla sua storia ma se invece il sistema Puglia attribuisce specializzazioni produttive ad ogni singolo segmento, integrando tutte le nostre strutture portuali, la realtà che noi potremmo mettere a disposizione diventa ricca e attrattiva. I porti da soli hanno un futuro di solitudine e di depressione economica. Insieme invece possono diventare un trampolino di lancio per lo sviluppo futuro”. 
Un accenno infine ai 400 milioni sbloccati (con la nomina del commissario) per la realizzazione delle opere nel porto di Taranto. “Stiamo vedendo – ha concluso Vendola – le prospettive di modernizzazione scongelarsi e sappiamo che sono anche prospettive occupazionali rilevanti perché movimentare 400 milioni di euro nel porto di Taranto, in una fase dura e difficile come questa che stiamo attraversando, significa camminare verso un futuro migliore. Se poi tutto ciò accade in presenza di un cronoprogramma e della velocizzazione delle procedure, significa che stiamo andando verso la direzione giusta”.  

Porto di Taranto. Vendola soddisfatto per la nomina del Commissario

Sergio Prete guiderà un piano infrastrutturale da 400 milioni
 
È stata accolta con entusiasmo la nomina di Sergio Prete, attuale presidente dell’Ap di Taranto, a commissario “ad acta” per le opere relative al potenziamento infrastrutturale dello scalo pugliese.
“La nomina del Commissario – ha affermato il Presidente della Regione Puglia – con il decisivo contributo dei Ministri Passera e Barca, consentirà di realizzare in tempi celeri un’impressionante quantità di opere pubbliche che permetterà al porto di Taranto di diventare uno degli scali merci più attrattivi del Mediterraneo”. Finalmente, secondo Vendola “la prospettiva di una Puglia come piattaforma logistica del Mediterraneo e di Taranto come porto attrattivo del grande cabotaggio marittimo proveniente dal Canale di Suez, passa dalla retorica ai fatti. Si tratta di un passaggio storico che consente, peraltro, di cominciare a ridisegnare un futuro per la città di Taranto non esclusivamente legato alla grande industria manifatturiera”. Secondo il Presidente della Regione Puglia il provvedimento rassicura anche in ordine alla permanenza degli insediamenti della Taranto Container Terminal “che guadagnano una prospettiva più sicura di valorizzazione dello scalo”. “Taranto – ha concluso Vendola – con il suo porto e in connessione con l’aeroporto di Grottaglie, diventa così uno dei punti di forza non solo dell’Italia, ma dell’intero bacino del Mediterraneo. Tale sviluppo sarà ancora più certo quando, speriamo già dai prossimi giorni, dovessero giungere le garanzie sul rafforzamento del sistema dei trasporti su ferro sulla linea adriatica”.
Gli interventi strategici, sui quali il commissario “ad acta” avrà competenze specifiche, sono la nuova diga foranea di protezione del porto fuori rada di Taranto del valore di 32 milioni, il collegamento ferroviario del bacino logistico “porto di Taranto” con la rete ferroviaria nazionale per 35 milioni di euro, il dragaggio e la cassa di colmata per 79 milioni, la piastra logistica del valore di 219 milioni, l’allargamento strutturale della banchina di levante del molo San Cataldo per altri 35 milioni.
“Adesso – a confermato l’assessore regionali ai Trasporti Guglielmo Minervini – si potrà procedere speditamente verso la sottoscrizione del protocollo d’intesa con la stessa TCT, che vincolerà le parti al rispetto di impegni precisi per il rilancio dello scalo jonico”. Essenziali i lavori di dragaggio che permetteranno l’attracco di navi da 15 mila o 18 mila teu.  

Deficit logistico. Su strada i container Divella per il porto di Napoli

Tariffe ferroviarie alte, Iso sospende il collegamento con la Puglia
 
La chiamano “sovrattassa logistica”. È l’inefficienza distributiva che pesa sul sistema produttivo nazionale minandone alla base la competitività. Parte dagli scali, naturali luoghi d’arrivo e partenza della merce, e si evidenzia subito dopo. Con un gap fatto di ritardi infrastrutturali, burocratici e doganali. Mercati bloccato e tariffe alte.
Una distanza dal resto d’Europa che si manifesta, ad esempio, soprattutto quando si analizza la quantità di traffico movimentata dai nostri porti su ferrovia. L’Italia non solo movimenta mediamente meno dei principali Paesi con cui compete (9,9% rispetto al 15,7% della Francia e al 21,4% della Germania) ma arranca abbondantemente rispetto alla media europa (17%).
Il risultato è uno sbilanciamento della modalità di trasporto merci rispetto alla strada con costi maggiori in termini economici, ambientali e di salute. Senza contare, come è avvenuto recentemente, che uno sciopero del settore o difficili condizioni meteorologiche rischiano di bloccare l’intero Paese.
Una situazione deficitaria che tocca anche il porto di Napoli, naturale sbocco verso l’estero per la produzione di qualità proveniente dalla Puglia. E proprio sull’asse Campania-Puglia si registra l’ennesimo esempio della “sovrattassa logistica”. A denunciarla è stato Francesco Divella, amministratore delegato dell’azienda omonima, attiva da 120 anni nella produzione della pasta e marchio di punta del Made in Italy negli Stati Uniti.
Dall’inizio del 2012, infatti, i collegamenti ferroviari di container da e per lo scalo partenopeo – la via più conveniente per esportare in America dalla Puglia – sono stati sospesi da Iso, società cui Trenitalia aveva affidato il servizio, con un accordo che prevedeva la fornitura anche di vagoni e locomotore. Il motivo della disdetta, comune alla sospensione di altri collegamenti ferroviari e alla base della crisi di Ferport (la società partecipata, messa in liquidazione, che si occupava, tra l’altro, anche della movimentazione dei container della Divella all’interno dello scalo), i continui aumenti tariffari messi in opera da Trenitalia.
Il risultato: gli imprenditori della pasta – ma è anche il caso di altre aziende come Peroni, il distretto dei salotti o del marmo di Trani – sono tornati al trasporto su gomma. Con aggravi, visto anche la cancellazione del servizio MSC che collegava Bari con Gioia Tauro, di 300 euro a container: 150 mila al mese considerando una movimentazione media di 500 container, come nel caso della Divella.
Una situazione, considerando i fiumi di parole che si spendono sulla “buona logistica”, paradossale ma che non stupisce più di tanto. Venuti a mancare le sovvenzioni pubbliche che spesso garantivano la fattibilità dei convogli da e per il porto, Trenitalia è corsa ai ripari sfruttando la posizioni di vero e proprio dominus del settore, imponendo i propri prezzi.
Basti pensare che a tutt’oggi un qualsiasi treno merci privato deve essere non solo obbligatoriamente immatricolato da Fs ma anche superare, per muoversi, il “nulla osta” di Cargo, controllata di Trenitalia che pianifica e gestisce i carri merci.   

Coppa America. Si procede nonostante le polemiche

De Magistris: “Occasione per la città”
 
“La città si è lasciata ogni peso alle spalle e si sta dando un gran da fare per portare a termine nei tempi previsti i lavori necessari. Il progetto più importante, relativo all’allungamento del molo frangiflutti, è appena partito. Si tratta di un grande progetto da portare a termine in un lasso di tempo limitato: è per questo che è incoraggiante vedere i lavori progredire di giorno in giorno”.
A parlare è Peter Ansell, direttore delle operazioni a terra dell’America’s Cup Race Management,  ad una settimana dall’inizio dei lavori per le regate del prossimo 7 aprile.
Un evento che, stando alle indiscrezioni, costerà nel complesso circa 15 milioni di euro. Otto per le opere a terra e a mare, un milione per il restyling (parziale, visti i termini stretti delle operazioni) della Villa Comunale, un altro milione per pavimentazione, illuminazione e prima fase di una centrale di videosorveglianza.  
In attesa della chiusura per l’appalto relativo all’allestimento dell’area multifunzionale “Public Event Village” non si placano le polemiche sulla reale portata della manifestazione per la città. Durissimo l’attacco delle scrittore Raffaele La Capria che ha stigmatizzato in una lettera a Il Mattino la scelta di via Caracciolo per un evento, a sua detta sostanzialmente inutile,  che “arricchirà i soliti noti”.
Posizione che non smuove il sindaco De Magistris dalle sue convinzioni. “L’America’s Cup – ha affermato – è l’occasione che Napoli aspettava da tempo per rilanciare la sua immagine internazionale. Sono partiti i cantieri che realizzeranno i lavori necessari ad ospitare le regate nella meravigliosa cornice del lungo mare di via Caracciolo. La città si sta preparando al meglio all’evento: c’è grande entusiasmo e la voglia di partecipazione è palpabile. Sono certo – ha continuato – che questa kermesse non rappresenterà solo una manifestazione sportiva, ma sarà anche un volano per uno sviluppo concreto, dal turismo all’occupazione, e per dare visibilità allo scenario, già eccezionale, del lungo mare di via Caracciolo. Sarà l’occasione con cui tutti noi potremmo godere a pieno delle bellezze del mare, della spiaggia e del paesaggio che, insieme a tutta la città, saranno i protagonisti dell’appuntamento”.

Castellammare di Stabia. Preoccupa l’indotto Fincantieri

Problemi nell’erogazione della cassa integrazione
 
Preoccupazione per la mancata erogazione degli ammortizzatori sociali per le ditte dell’indotto Fincantieri di Castellammare di Stabia. La esprimono organizzazioni sindacali e il sindaco della città campana, Luigi Bobbio, che ha chiesto in una lettera alla prefettura di Napoli un incontro con “l’assessore regionale al Lavoro, la Provincia di Napoli, la direzione provinciale dell’Inps e Italialavoro”.
Sul piatto il destino di 36 ditte, tutte con meno di quindici dipendenti, che “da sole coprono la quasi totalità dell’indotto che ha chiesto la cassa integrazione in deroga”. “Il rischio – spiega la missiva – è che non sussistendo le condizioni di legge per l’erogazione della cassa integrazione ordinaria, si verserebbe in un’ipotesi di cassa integrazione ordinaria a zero ore che, quindi, verrebbe negata: conseguenza sarebbero i licenziamenti dei lavoratori”.
Per Bobbio questa situzione – nata dal parere negativo della commissione provinciale alle richiesta di cassa in deroga – comporterebbe una “aperta violazione non solo del protocollo d’intesa stipulato a Roma, e riguardante il cantiere di Castellammare di Stabia e il suo indotto, ma anche delle intese di tutela e salvaguardia dell’occupazione raggiunta in sede regionale sull’area di crisi torrese-stabiese”.
Nello stabilimento nel frattempo sono cominciate le operazione per lo studio di fattibilità per la realizzazione del bacino di carenaggio. Ingegneri e tecnici del Rina hanno cominciato le prime attività di misurazione e rilevamento ambientale.

Deiulemar. Maviglia: “Mettere a disposizione le risorse personali”

Ultimatum ai vertici della società entro il 24 febbraio, cinque indagati
 
“Metteremo a disposizione degli obbligazionisti i patrimoni personali”. L’impegno preso in gennaio da Michele Iuliano, a capo della Deiulemar fino allo scorso 3 febbraio, non è più eludibile. Ad esigere “i fatti”, entro il prossimo 24 febbraio, non solo i creditori ma l’amministratore unico della società, avv. Roberto Maviglia.
In una nota ufficiale Maviglia ha infatti chiesto “la formalizzazione dell’impegno, genericamente manifestato in pubbliche riunioni e ripreso da notizie stampa, di mettere a disposizione di Deiulemar Compagnia di Navigazione Spa le proprie risorse personali utili per consentire soluzioni finalizzate a dare ristoro ai creditori della società”.
Destinatari dell’ultimatum: Michele Iuliano, Giuseppe Lembo, Lucia Boccia e Maria Luigia Lembo, individuati come “soci fondatori ed altri soggetti che hanno partecipato al capitale sociale”. “La predetta richiesta, rispetto alla quale l’amministratore unico si riserva di individuare altri soggetti da chiamare ad assumere analoghi impegni formali – continua la comunicazione – rappresenta per la società un passaggio doveroso, ineludibile e non rinviabile sia per rispetto dei creditori coinvolti, sia al fine di valutare l’eventuale necessità di porre in essere azioni alternative volte ad incrementare la base patrimoniale a disposizione della Società per l’attuazione della migliore soluzione possibile”.
Un’accelerazione, in attesa del censimento delle cedole, da cui emergerà l’ammontare complessivo del debito (si parla di una cifra tra i 500 e gli 800 milioni), parallela a quella proveniente dalla procura di Torre Annunziata. Sergio Raimondi, pm titolare delle indagini, ha iscritto cinque nomi, appartenenti ai vertici societari e a dipendenti dell’azienda, nel registro degli indagati.
Già nei prossimi giorni potrebbero partire i primi interrogatori volti a gettare luce sulla destinazione dei soldi investiti da circa 13 mila famiglie.

Svimez. Filiere Territoriali Logistiche per rilanciare il Mezzogiorno

Retroporti, inland terminal, infrastrutture, produzione d’eccellenza
 
Sistemi logistici integrati nell’area mediterranea. La sfida del futuro per il Mezzogiorno passa innanzitutto da una distribuzione “a servizio non solo del sistema endogeno meridionale ed italiano” ma principalmente come funzione di “concentrazione e smistamento di traffico lungo le direttrici Asia-Europa e Asia-Medio Oriente-Nord-Africa”.
È una delle ricette illustrate dallo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) in un’audizione alla V Commissione Bilancio della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva preliminare all’esame della Comunicazione della Commissione europea “Analisi della crescita per il 2012”.
Con un Pil nazionale che nel 2012 dovrebbe registrare un calo del 1,5%, il 2% per il Sud Italia, Svimez ha sottolineato l’importanza strategica degli interventi di “completamento della grande accessibilità transeuropea”  come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la SS 106 Ionica, il sistema autostradale siciliano, l’Alta velocità/capacità Napoli-Bari, l’adeguamento dell’asse ferroviario Napoli-Reggio Calabria-Palermo/Catania facente parte del Corridoio I-TEN-T.
“Il settore del trasporto marittimo e della logistica portuale – spiega l’associazione – necessita in particolare di efficaci interventi di potenziamento della capacità competitiva del territorio e delle imprese fondati su moderni driver di sviluppo dell’economia globale che orientino e indirizzino i flussi in entrata ed in uscita verso gli sbocchi e le porte marittime dell’Italia meridionale sottoposte negli ultimi anni alla forte pressione competitiva esercitata dai porti del Nord-Africa”.
In questo quadro risulterebbe essenziale l’offerta di servizi logistici avanzati ed efficienti all’interno di filiere logistiche parallele a quelle produttive e mercantili: la cosiddetta Filiera Territoriale Logistica (FTL), nella definizione dello Svimez, “un’Area Vasta che disponga di un porto commerciale, di spazi retroportuali e di attività economiche che presentino un forte orientamento alle esportazioni”.  “Le attività presenti nell’Area – secondo una ricerca – potrebbero godere di notevoli vantaggi qualora le aree prossime ai porti fossero idoneizzate “a retroporti”, cioè ambiti attrezzati dal punto di vista infrastrutturale e collegati alle attività economiche presenti nell’area”.
A tal fine, aggiunge Svimez, “una condizione strutturale dovrebbe essere la istituzione di apposite zone defiscalizzate soprattutto in presenza di modelli IM-RIEM, cioè attività che importano via mare materie prime, semilavorati e prodotti intermedi, per una successiva sequenza logistica a valore e quindi riesportazione via mare di prodotti finiti e intermedi che presentano un incremento di valore dovuto alle attività logistiche (assemblaggio, consolidamento, etichettamento, confezionamento)”.
L’associazione, in particolare, ha individuato all’interno del territorio meridionale, sette Aree vaste, che mostrano “potenzialità di sviluppo come Filiere Territoriali Logistiche rivolte all’internazionalizzazione delle produzioni e alla maggiore apertura ai mercati esteri”: Abruzzo meridionale (Pescara, Ortona, Vasto, Termoli); basso Lazio e alto casertano (Gaeta, Napoli); Area Torrese-Stabiese (Torre Annunziata, Napoli, Salerno); Bari-Taranto-Brindisi; piana di Sibari (Corigliano, Gioia Tauro); Area catanese (Sicilia orientale); Sardegna settentrionale (Olbia, Porto Torres, Golfo Aranci, Oristano). Tutte accomunate da elementi come  “presenza di porti, anche minori e meno congestionati, di aree retroportuali e di inland terminal; sufficiente dotazione infrastrutturale di trasporto multimodale terrestre; buona accessibilità interna e possibilità di inserimento in reti di trasporto internazionale (principalmente marittime); presenza di filiere produttive di eccellenza orientate all’esportazione; possibilità di fruire di agevolazioni speciali ed incentivi per l’insediamento di attività logistiche (Zone Franche Urbane, Programmazione negoziata, Fondi strutturali europei, Contratti di Sviluppo e di Rete, Progetti di filiera, ecc.); esistenza di contesti deindustrializzati da riqualificare (aree dismesse) in senso produttivo per incrementare l’occupazione”.
“Le iniziative di realizzazione delle Filiere Territoriali Logistiche – si conclude  – potrebbero inoltre rappresentare una valida opportunità di recupero di vaste aree industriali dismesse presenti nei principali porti del Mezzogiorno da destinare ad aree retroportuali di insediamento di imprese ed attività del settore della logistica prevalentemente rivolta all’import-export”.
G.Grande