Duci (Federagenti): “La riforma portuale è al palo”

“Ci sono voluti dieci anni per farla, ora speriamo che non ne siano necessari altrettanti per renderla esecutiva e applicarla compiutamente”. Per Gian Enzo Duci, gli ultimi e ormai quasi quotidiani segnali che arrivano dalla portualità nazionale giustificano oggi un forte allarme sugli esiti e l’efficacia della riforma portuale varata ormai più di sei mesi fa dal governo ed eufemisticamente ancora oggi “in mezzo al guado”. Secondo il presidente di Federagenti i ritardi riguardano l’intera impalcatura della riforma che segna il passo su diversi fronti. Con 6/7 porti ancora in ricerca di un presidente, sembrano riemergere drammaticamente logiche di carattere puramente politico per posizioni che richiederebbe oggi soggetti dotati – come la riforma prevede – di professionalità ed esperienza incontestabili. Ciò riguarda i vertici delle Autorità portuali di sistema, ma anche i Comitati di gestione che, salvo rare eccezioni (e fra queste registriamo con piacere quella di Umberto Masucci che ha rinunciato ai suoi incarichi di imprenditore privato per partecipare al difficile sforzo di rilancio del porto di Napoli), propongono scelte qualitativamente discutibili. Da un punto di vista formale lo spostamento delle categorie produttive dall’organo decisionale, il Comitato Portuale, ad uno consultivo, il Tavolo di partenariato, sembrerebbe una riduzione del peso del “privato” rispetto al “pubblico” nella governance portuale; tuttavia io credo che questa sia una partita ancora tutta da giocare. In linea teorica i tavoli di partenariato, se gestiti in maniera corretta,  potrebbero garantire un peso specifico notevole agli imprenditori privati, un peso forse maggiore di quello di sostanziali testimoni che avevano nei Comitati portuali di cui, non si dimentichi, incarnavano la minoranza di voto (rispetto a soggetti pubblici e sindacati). Ma il partenariato, applicato per anni in Francia e oggetto oggi proprio oltre frontiera di una profonda revisione critica,  richiede una sperimentazione complessa e un’applicazione rigorosa. E di certo – sottolinea Duci – non si è partiti con il piede giusto; lo stesso vale per il tanto enfatizzato tavolo nazionale di coordinamento delle scelte”. Secondo Federagenti questo tavolo, finora inesistente, del quale non si conoscono neppure i nomi dei componenti ministeriali, sta già diventando il terreno per una rissa fra categorie alla ricerca di poltrone e ruoli. E tutto ciò – conclude Duci – accade in un momento a dir poco complesso della portualità mondiale e italiana, travolte dal fenomeno delle concentrazioni, dall’ingresso in forza di Fondi di investimento e da una rivoluzione di mercato i cui effetti andrebbero come minimo gestiti dalle Autorità di sistema portuale.

Ancona, accordo per il collegamento “porto-grande viabilità”

Firmato ad Ancona un protocollo di intesa tra M.I.T., Regione Marche, Comune di Ancona, Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico centrale, ANAS e Rete Ferroviaria Italiana per una serie di interventi necessari per la  realizzazione del collegamento “porto – grande viabilità”. “Il collegamento porto-grande viabilità – ha spiegato il sindaco Valeria Mancinelli –  è un’opera  improcrastinabile per lo scalo dorico, che conosce una fase di sviluppo molto interessante con la crescita del traffico merci, del movimento passeggeri e come polo crocieristico riconosciuto, ma è altrettanto importante per alleggerire il quartiere di Torrette dalla storica morsa del traffico che da troppo tempo sta sopportando e per agevolare i flussi che provengono dall’area a nord”. Nel ringraziare i firmatari dell’accordo il ministro Delrio ha sottolineato le aspettative sullo sviluppo del porto. “Ci aspettiamo anche una dimensione sempre più green. Dobbiamo dare subito seguito ad una progettazione che sia sostenibile,  che veda gli interventi sulla  ferrovia, che sblocchi la viabilità, che dia soluzioni funzionali al porto.   Le risorse per escavi e ferrovia sono già definite. Per la strada si valuterà una volta definito il progetto”. “Sono le opere utili quelle che vanno finanziate- ha ribadito Rodolfo Giampieri, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico centrale.  Il porto sta crescendo nei numeri, nelle dimensioni, nello scacchiere dei  rapporti strategici dell’Italia del Mare.  L’essere a capo del Sistema dei porti dell’Adriatico centrale, che interessa 216 chilometri di costa, è motivo di grande orgoglio ma anche di grande responsabilità.  Sono due i fattori di cui tenere conto: i tempi, che vanno accorciati, sia in favore delle imprese, sia dei cittadini e la necessità improrogabile di avere l’infrastruttura che ci colleghi alla grande viabilità.  Un sistema intermodale è importante ma non può sostituire completamente il trasporto su gomma: ferro e gomma devono viaggiare insieme”.

Palumbo, lavori a pieno ritmo nel cantiere di Ancona

Tre imbarcazioni sulla rampa di lancio, anticipo delle assunzioni previste dall’accordo sindacale, nuovi investimenti infrastrutturali. L’attività della Palumbo Ancona Shipyard Isa, compagine nata ufficilamente lo scorso 3 agosto con l’acquisizione da parte del Gruppo Palumbo dello storico marchio Isa Yacht di Ancona, procede senza esitazioni. Nel cantiere dorico, infatti, fervono i lavori per la realizzazione di due unità da 36,5 e 80 metri, con data di consegna a giugno-luglio 2017 e nel 2018, e di uno scafo di un superyacht da 66 metri. Non solo. Anticipando i tempi dell’accordo sottoscritto con i sindacati il cantierie ha assunto 50 dipendenti in 4 mesi mentre dal 9 gennaio è stata attivata la rotazione dei lavoratori in cassa integrazione in funzione delle esigenze tecnico-organizzative dell’azienda. Previsto anche un ulteriore investimento per la costruzione di un nuovo capannone a doppia campata necessario per ospitare contemporaneamente due imbarcazioni di dimensione superiore agli 80 metri per consolidarsi nel mercato dei mega-yacht. “Crediamo fortemente in questo nuovo asset – spiega l’amministratore unico Giuseppe Palumbo – abbiamo lavorato mesi all’acquisizione dell’azienda, convinti che un marchio storico come Isa Yachts meritasse un futuro degno della sua storia. Siamo molto soddisfatti del traguardo raggiunto perché il brand Isa è sinonimo di eccellenza a livello internazionale nel settore del lusso galleggiante e le sue maestranze sono conosciute per l’esperienza, la professionalità e la grande qualità del lavoro svolto”.

Porto di Salerno: documento congiunto Comune – Assotutela – organizzazioni sindacali

Un documento congiunto in merito ad una piattaforma programmatica da sottoporre al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Tirreno Centrale, Pietro Spirito. E’ quello siglato a Palazzo di Città dal Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, il presidente di Assotutela Agostino Gallozzi e le rappresentanze provinciali di FILT Cgil, FIT CISL, UIL Trasporti. “La comunità portuale salernitana – Istituzioni, lavoratori ed imprese – si legge nel documento – sarà estremamente vigile sulle decisioni che saranno assunte in questo periodo: ne va del futuro dello scalo non solo dal punto di vista del traffico merci, ma anche dal punto di vista del movimento delle crociere e di tutte le altre attività presenti. Va altresì evidenziato che il porto di Salerno è cresciuto in questi anni a ritmi inimmaginabili grazie alla capacità delle imprese e dei lavoratori di attrarre con la loro professionalità le maggiori compagnie globali che non a caso hanno scelto il nostro scalo. Se oggi da Salerno le imprese del territorio possono esportare i propri prodotti in qualsiasi destinazione al mondo lo si deve a questo grande sforzo profuso che ha portato i suoi frutti e prodotto valore aggiunto in termini di redditività per il territorio e per i livelli occupazionali. Non si comprende – si evidenzia ancora nel testo firmato questa mattina – per quale ragione non sia stato ancora possibile conoscere il contenuto del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il quale dovranno essere chiariti i termini temporali e la governance del Porto di Salerno nel periodo transitorio che intercorre rispetto alla piena integrazione. Va evidenziato, altresì, che attualmente il porto di Salerno vive una fase di stallo amministrativo proprio a causa dell’incertezza che si è venuta a determinare. E’ appena il caso di ribadire come sia assolutamente indispensabile assicurare la presenza – nel pieno delle sue funzioni – all’interno del Comitato di Gestione dell’Autorità Portuale di Sistema del rappresentante del Comune di Salerno, in modo da rendere completo e formato l’organo di governo dell’Adsp. Comune di Salerno, Assotutela ed Organizzazioni Sindacali – certi che il Presidente Spirito condividerà questo tipo di impostazione rispettosa dei ruoli e delle competenze – saranno determinati nel difendere il lavoro fino ad oggi svolto con enormi sacrifici, ma pronti a collaborare pienamente e proficuamente con l’Autorità Portuale di Sistema nella consapevolezza che si apre una nuova e positiva stagione di competizione tra le imprese portuali sui liberi mercati internazionali”.
 

Autorità di Sistema Portuale: in crescita i porti Napoli e Salerno

Il sistema portuale della Campania cresce. In risposta alle polemiche mai sopite sull’accorpamento dei porti di Napoli e Salerno basterebbe un rapido sguardo ai dati resi noti dall’AdSP del Tirreno Centrale. I due principali scali regionali, infatti, registrano trend positivi. A dimostrazione che, in un’ottica unitaria, potrebbero aumentare ulteriormente le occasioni per giocare un ruolo di primo piano sul mercato. Nel 2016, in particolare, Napoli e Salerno hanno registrato nel settore container un aumento pari al  9,3% rispetto al 2015, passando da 797.608  a 872.053 teu movimentati. Nelle crociere, dove però vanno fatti i conti con le perturbazioni politiche della sponda sud del Mediterraneo che rallentano il settore, il traffico consolidato passa da 1.459.116 croceristi nel 2015 a 1.417.546 nel 2016 ( – 2,8%). Il traffico passeggeri aumenta da 6.689.108 passeggeri a 7.001.905 ( + 4,7%). Dati, nel complesso, che registrano una inversione di tendenza positiva per lo scalo partenopeo e la crescita costante di Salerno. “Questo andamento – spiega il presidente Pietro Spirito in una nota–  induce a ritenere ancor più necessari interventi di potenziamento e ammodernamento delle infrastrutture e dei servizi”. Una direttrice di sviluppo che troverà il suo strumento in un nuovo Piano Operativo che “punta, partendo dai risultati raggiunti, a definire le linee di sviluppo in un’ottica di integrazione tra Interporti e sistema campano della portualità”.  “Stiamo definendo – continua Spirito – un piano che superi l’ambito strettamente portuale per creare, così come richiesto dal Piano Nazionale della Logistica, un sistema campano competitivo nel Mediterraneo. L’integrazione tra traffici marittimi e terrestri costituisce la sfida logistica dei prossimi anni”.
I dati nello specifico Il 2016 è stato un anno più che positivo per lo scalo partenopeo. Tutti i segmenti di traffico del porto di Napoli registrano risultati in incremento: dal traffico crocieristico, alle merci varie, ai contenitori. Il settore delle crociere registra il massimo storico, con 1 milione e 300 mila croceristi ( + 2,9% rispetto al 2015), mentre i passeggeri per i collegamenti con le isole sono stati 6.562.325 ( +3,8% rispetto al 2015). Il totale delle merci movimentate nello scalo nel 2016 sono state 22.396.568 tonnellate, + 6,7% rispetto al 2015. Di queste, le rinfuse liquide sono state 5.224.316 (+ 8,7% rispetto al 2015), le rinfuse solide 6.103,835 ( +1,9% rispetto al 2015), le merci varie 11.068,417 ( + 8,5% rispetto al 2015). Il settore del traffico contenitori registra l’incremento più elevato, con 483.481 contenitori in teu movimentati, il 10,3% in più rispetto al 2015. l porto di Salerno mantiene nel 2016 il trend di crescita nel settore del traffico commerciale con 13 milioni di merci movimentate nello scalo ( + 1,6% rispetto al 2015). Nel settore container, in particolare, si registra un incremento del + 8%,  pari a 388.572  teu movimentati nel 2016. Il traffico degli autoveicoli è stabile, con una crescita dello 0,6%. In calo il traffico crocieristico con un decremento del -41,2% rispetto al 2015, passando da 189.545 croceristi a 111.395 nel 2016. I passeggeri, invece, sono stati 439.580, + 20,5% rispetto al 2015 ( 364.916).

Venezia, firma per la progettazione definitiva del porto offshore

Firmato a Ca’ Farsetti il contratto di progettazione definitiva del sistema portuale offshore-onshore di Venezia, che comprende la realizzazione di una piattaforma d’altura a 8 miglia da Malamocco e di terminal container in area Montesyndial a Porto Marghera. L’atto è stato sottoscritto, alla presenza del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, dal presidente dell’Autorità portuale di Venezia, Paolo Costa, e dal “general manager” dell’Overseas Marketing Development for Europe and Middle East di CCCG, Song Debin, in rappresentanza del raggruppamento di imprese italo-cinese 4C3 che si è aggiudicato l’appalto da 4 milioni di euro. “Siamo particolarmente contenti che ad aggiudicarsi la progettazione definitiva del porto offshore sia stato il consorzio 4C3, perché la China Communications che lo guida si relazionerà ai massimi livelli mondiali e certificherà quanto stiamo facendo,” ha spiegato il primo cittadino. “Nell’era della globalizzazione era necessario un nostro efficientamento, per entrare nella rete dei porti mondiali e ricominciare a ragionare in termini di libero mercato. E’ così che creiamo lavoro per i nostri ragazzi e diamo un futuro alla città e ai suoi cittadini”. Per il presidnete Costa il porto offshore rappresenta “un nuovo modo di fare porto”. “Con questo progetto facciamo un regalo a Venezia, perché la sua economia potrà ancora contare sulla portualità, affiancando e riequilibrando il settore turistico, ma d’altra parte, consentiamo a Venezia di fare un regalo all’Italia e all’Europa, perché il sistema offshore-onshore sarà in grado di inserirsi nel sistema navale e logistico del traffico merci globale. Entro sei mesi la progettazione definitiva sarà realizzata e presentata al Governo, per poter decidere definitivamente sull’opera”. Debin ha infine inquadrato il progetto di Venezia nella più ampia politica proposta dalla Cina “One belt one road”, che prevede lo sviluppo e l’implementazione di una nuova via della seta, che migliori la rete dei collegamenti commerciali mondiali e che, per ragioni anche storiche, non poteva non includere Venezia.

In Sardegna il prossimo G7 dei Trasporti

Si terrà in Sardegna il prossimo G7 dei Trasporti previsto nei giorni 21 e 22 giugno. Un incontro esplorativo in Sardegna ha individuato infatti nel capoluogo di regione il contesto adeguato per accoglienza e sicurezza delle delegazioni. Saranno presenti la Commissaria Europea Violeta Bulc e i Ministri dei Trasporti di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Usa. Come anticipato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, al vertice G7 Trasporti di Karuizawa in Giappone, i temi affrontati saranno il valore sociale delle infrastrutture e il proseguimento del lavoro della presidenza giapponese sulle tecnologie avanzate per strade e guida. La sostenibilità sociale delle politiche e degli investimenti pubblici è vista come terzo pilastro dello Sviluppo Sostenibile sia economico, ambientale e sociale. Nel settore dei trasporti e delle infrastrutture i temi sociali, sono legati all’accessibilità, all’equità e alla coesione sociale e possono essere sviluppati su più dimensioni. Nel porsi il problema dell’integrazione di questi futuri cittadini, i trasporti possono giocare un ruolo fondamentale non solo per garantire l’accessibilità a tutti, ma soprattutto per contribuire a ridurre il rischio di esclusione sociale. L’accessibilità va declinata non solo in termini di collegamenti e opportunità di spostamento, di accesso alle infrastrutture per utenze diversamente abili e di servizi di trasporto accessibili a fasce di reddito meno abbienti, ma anche in termini di sicurezza per segmenti sociali più vulnerabili. In questo senso le infrastrutture di trasporto che generano accessibilità, sono uno strumento per l’integrazione, quindi, anche per recuperare il senso di appartenenza ad una comunità attraverso quelle forme di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini nelle decisioni pubbliche che possono contribuire a creare una coscienza civica (“civicness”), a considerare le infrastrutture un bene collettivo. Si collega a questo tema la necessità di una cultura della progettazione e della pianificazione delle infrastrutture che responsabilizzi tecnici e amministratori anche verso i temi sociali. Nel caso delle infrastrutture stradali, il tema della sicurezza è prioritario ed investe anche gli sviluppi tecnologici sui veicoli che promettono di essere anche i motori di un nuovo sviluppo economico. Al riguardo, i Ministri dei Trasporti del G7, riuniti in Giappone lo scorso mese di settembre, hanno concordato che le tecnologie avanzate per i veicoli e le strade debbano far parte integrante dei concetti di mobilità sostenibile poiché esse rivestono un ruolo significativo nell’innovare e trasformare il traffico su strada, la mobilità, l’industria e la società in generale. Nell’evidenziare la particolare importanza dei temi della ricerca nei settori dell’ interfaccia uomo-macchina, delle infrastrutture e dell’accettazione sociale di tali innovazioni tecnologiche, i Ministri hanno deciso di istituire un gruppo di lavoro per approfondire ulteriormente queste tematiche. La prossima riunione del G7 costituirà pertanto una occasione per informare i Ministri sullo stato delle attività avviate su questo specifico tema e dei progressi compiuti a livello internazionale

Demolizioni illegali, il 2016 annus horribilis

Undici le unità italiane demolite con pratiche non sostenibili
“L’industria navale non é capace di assicurare pratiche sostenibili di riciclaggio. L’anno passato abbiamo  assistito  non  solo  ad  un  aumento  sul  mercato  di  pratiche  di  smantellamento  pericolose  e inquinanti, ma abbiamo visto addirittura un numero record di vascelli di proprietà europea (UE) sulle spiagge dell’Asia meridionale : uno stupefacente 84% di tutti i vascelli  ‘end-of-life’ è finito in India, Pakistan, Bangladesh. I loro cantieri sulle spiagge sono ben noti, non solo per non rispettare le norme internazionali  di  protezione  ambientale,  ma  anche  per  non  rispettare  i  diritti  fondamentali  dei lavoratori  e  le  norme  del  diritto  internazionale  sul  commercio  dei  rifiuti”. È quanto denuncia Patrizia Heidegger, direttore esecutivo della ong di Bruxelless Shipbreaking Platform, in occasione della presentazione dell’elenco delle navi smantellate nel mondo nel 2016 curato dall’organizzazione. Con ben 668 unità, l’87% di  tutta  la  stazza  lorda  smantellata globalmente, dirottata sulle spiagge asiatiche meridionali il 2016 emerge come annus horribilis. Solo il primo novembre sono morti almeno 28 operai, e più di 50 sono stati feriti  in  seguito  ad  una  esplosione  e  successivo  incendio  scoppiato  su  una  petrolifera  spiaggiata  a Gadani  in  Pakistan. Bilancio tragico cui si aggiungono il  decesso  di  22  operai  nei  cantieri  del Bangaladesh, più altri 29 lavoratori gravemente feriti, e le incertezze sugli incidenti indiani, il cui numero è probabilmente superiore ai due decessi ufficialmente registrati ad Alang. A capeggiare la lista dei Paesi responsabili “delle peggiori pratiche di demolizione e smaltimento illegale tra tutte le nazioni aventi un’industria navale” è la Germania. I  proprietari tedeschi hanno dirottato 98 vascelli sulle spiagge dell’Asia meridionale, su un totale di 100 navi vendute per essere demolite: il 98% di tutte le navi tedesche obsolete. “E come se non bastasse,  il  40  %  è  finito  in  Bangladesh,  dove  é  noto  ci  siano  i  cantieri  con  le  peggiori  condizioni  di lavoro  e  di  smaltimento”.  Tra  gli  armatori  più  irresponsabili  :  Hansa  Mare  con  12  navi,  Alpha  Ship, F.Laeisz e Peter Doehle con 7 navi , e Dr Peters, Köning &Cie, Norddeutsche Vermöge e Rickmers con 6.  “Non  é  la  prima  volta che  gli  operai  nei  cantieri  di  demolizione  pagano  con  la  loro  vita  gli  errori commerciali  dei  proprietari  di  nave  tedeschi.  A  causa  di  numerosi  fallimenti  dovuti  a  investimenti sbagliati e ad alto rischio, gli esecutori fallimentari nominati dai tribunali vendono in tutta fretta ai siti sulle spiagge dell’Asia meridionale le navi che non apportano più profitto e il conto dell’avidità dell’industria navale viene pagato dai lavoratori e dall’ambiente”, commenta Patrizia Heidegger. La  Grecia,  responsabile  in assoluto  del maggior numero  di  navi  vendute ai  cantieri  dell’Asia meridionale,  ha  mandato  104  navi  in  tutto.  Da  quando,  nel  2009,  Shipbreaking  Platform  ha  cominciato  a raccogliere  dati,  le  società  navali  greche  sono  sempre  state  al  top  nella  lista  dei  proprietari  che scelgono uno smantellamento antiecologico e rischioso. Appoggiati dal governo greco, continuano a rifiutare ogni responsabilità per i danni procurati agli operai e all’ambiente. A gennaio, una nave lasciata su una spiaggia del Pakistan nel dicembre del 2016 ha causato la morte di 5 lavoratori a causa di un incendio: la nave era la Gaz Fountain, di proprietà della Naftomar, con sede ad Atene. Nel 2016 persino Maersk ha deciso di smentire la sua politica di riciclaggio, fino a quel momento progressiva: il gigante danese delle navi container  é ritornato sulle spiagge indiane, dove per le sue navi non più utilizzate viene offerto un prezzo più alto per il loro riciclaggio. Essendo una delle società più fortemente responsabili per l’enorme capacità in eccesso di navi sul mercato dell’industria dei trasporti sul mare,  Maersk  dovrà  sbarazzarsi  di  75-100  navi  nei  prossimi  anni.  “Questo nuovo atteggiamento, rivolto esclusivamente ad un aumento del profitto, non solo avvalora e legittima  il  metodo  di  smantellamento  sulle  spiagge,  ma  purtroppo  frena  anche  il  progresso ed  il rinnovamento in India che dovrebbero portare verso una nuova, migliore politica di riciclaggio, via dalle spiagge e con impianti e attrezzature più moderne e sicure”, dice Heidegger. Come ogni anno, tra i Paesi che contribuiscono all’inquinamento del sub-continente indiano vi è l’Italia. Nel 2016, undici navi appartenenti ad armatori italiani sono state smantellate nel mondo. Gli armatori Finaval  S.p.A.  di  Navigazione,  Novamar  Limited  S.N.C. e Siremar  Compagnia Delle  Isole  S.p.A. hanno optato per le strutture di riciclaggio di Aliaga, in terra turca, a cui hanno venduto complessivamente tre navi.  Al  contrario,  le  aziende Vittorio  Bogazzi, SAIPEM e Cafiero  Mattioli  hanno  arenato  cinque imbarcazioni sulle spiagge asiatiche meridionali. Grimaldi Group, in chiara violazione del Regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 giugno 2006 relativo alle spedizioni di rifiuti, ha fatto demolire due imbarcazioni in India. Solo la nave ‘Sorrento’, appartenente al gruppo, é  stata  smantellata  in  Turchia  su  iniziativa  della  società assicuratrice. Nell’aprile 2015 la ‘Sorrento’, assicurata dalla società Norwegian Hull Club, subì infatti ingenti danni a causa di un incendio divampato a bordo al largo dell’isola di Maiorca (Spagna). Le informazioni  raccolte  dalla  Platform  dimostrano  come  i  proprietari  continuino  a  rifiutare  ogni responsabilità, nascondendosi dietro ai ‘cash buyers’. Questi trafficanti di rottami procurano alle navi da rottamare, per il loro ultimo viaggio, una nuova bandiera di comodo, per esempio di Palau, Comora, Tuvalu e poi rivendono le navi a chi offre il prezzo migliore per l’accaio, anche se sono i cantieri peggiori. “Osservando i tipi di bandiera usati dai vascelli ‘end-of-life’, è chiaro che l’attuale legislazione basata sulla giurisdizione di bandiera non puo’ apportare modifiche sostanziali alle pratiche correnti: chi puo’ credere che una bandiera di comodo, che non rispetta nessun obbligo, o un ‘cash buyer’, che trae beneficio  dalle  peggiori  condizioni  lavorative,  vorrebbero  apportare  miglioramenti  nei  cantieri  di demolizione?”, dice Ingvild Jenssen, Direttore Politico e Fondatrice della Platform. “La  crisi  globale dello smaltimento delle imbarcazioni puo’ essere risolta solo con misure che vanno al di là della giurisdizione di bandiera. Ecco perché chiediamo all’UE che pretenda una licenza per il riciclaggio da tutti i vascelli che attraccano in un porto dell’Unione”. Nel 2017 l’UE pubblicherà un elenco di cantieri in tutto il mondo dotati di attrezzature per il riciclaggio, che seguono standard elevati per la protezione dell’ambiente e la sicurezza dei lavoratori. Questo elenco é una novità assoluta  nel suo genere e  sarà un punto di riferimento per un riciclaggio   delle imbarcazioni  sostenibile.  La  linea  di  container  tedesca  Hapag-Lloyd  si  é  già  impegnata  per  una demolizione  non  più  sulle  spiagge  ed  ha  annunciato  che  userà  solo  impianti presenti nell’elenco dell’UE. Comunque,  sono  necessari  incentivi  finanziari  se  si  vuole  esser  certi  che  i  proprietari irresponsabili si rivolgano ai cantieri e agli impianti approvati dall’UE. Ora si discute di un meccanismo finanziario sotto forma di‘licenza per il riciclaggio delle imbarcazioni’. I  numerosi  scandali  che  hanno  implicato  alcune  compagnie  navali  europee  sono  anche  il  motivo  al grande interesse dimostrato per il riciclaggio delle navi da variistituti finanziari: per assicurare pratiche commerciali responsabili alcuni istituti stabiliscono per le compagnie navali da loro finanziate  criteri basati sul Regolamento (UE) n. 1257/2013.

Fincantieri, nuova classe di unità per Norwegian Cruise

Fincantieri ha ricevuto dal gruppo Norwegian Cruise Line Holdings Ltd. un ordine per la realizzazione di 4 navi da crociera di nuova concezione, con l’opzione per ulteriori 2 unità, destinate al brand Norwegian Cruise Line (NCL). Le unità hanno un valore di circa 800 milioni di euro ciascuna e saranno consegnate a un anno l’una dall’altra a partire dal 2022 fino al 2025, e in caso di esercizio dell’opzione fino al 2027. Con circa 140.000 tonnellate di stazza lorda, quasi 300 metri di lunghezza e una capacità di ospitare 3.300 passeggeri, queste unità costituiranno la spina dorsale della flotta del futuro di NCL. L’ordine si basa su un progetto prototipale sviluppato da Fincantieri. Inoltre, particolare attenzione è stata posta all’efficienza energetica, con il duplice obiettivo di contenere i consumi in esercizio e minimizzare l’impatto ambientale, in linea con le più recenti normative in materia. Determinante per il buon fine della commessa e per la scelta da parte dell’armatore è stato l’apporto di Cdp e di Sace, insieme a quello degli altri soggetti dell’export credit, che ha permesso a Fincantieri di proporre un pacchetto tecnico-commerciale e finanziario attraente, peraltro soggetto ad alcune condizioni. “Al raggiungimento di questo obiettivo hanno contribuito in maniera determinante diversi attori della filiera dell’export, ai quali va il nostro riconoscimento,” spiega l’Amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono. “A questi fattori, tutti fondamentali, ovviamente va aggiunto il valore di un ordine di tale portata, del quale il Gruppo beneficerà in termini economici e di carico di lavoro, prolungando ulteriormente l’orizzonte occupazionale dei nostri cantieri, che non è comparabile con nessun altro settore industriale. Infine, siamo anche fieri di dare un contributo sostanziale alla crescita economica del nostro Paese che, come tutti sappiamo, richiede uno sforzo corale per recuperare le proprie quote sul mercato mondiale”. Norwegian Cruise Line Holdings è fra i primi gruppi crocieristici al mondo. Ne fanno parte, oltre a NCL, i brand Regent Seven Seas Cruises, per il quale Fincantieri ha consegnato a Sestri Ponente (Genova) l’unità extra-lusso “Seven Seas Explorer” nel 2016 e sta ora realizzando un’unità gemella con consegna prevista nel 2020 ad Ancona, e Oceania Cruises, per cui il gruppo ha costruito “Marina” e “Riviera” rispettivamente nel 2011 e nel 2012 presso il cantiere di Sestri.  “Questo risultato eccezionale – sottolinea Bono –  ci permette di annoverare un nuovo prestigioso brand nel nostro portafoglio clienti, a conferma della capacità di Fincantieri di sviluppare in modo flessibile soluzioni all’avanguardia al servizio di ogni segmento ed esigenza della crocieristica moderna. Siamo molto orgogliosi del progetto per queste navi: lo abbiamo messo a punto al nostro interno e presentato all’armatore, che lo ha apprezzato al punto tale da ordinarne una classe intera”.

Napoli, ripristinato il servizioo navetta gratuito in porto

Marcia indietro sul servizio navetta nel porto di Napoli. Regione Campania e AdSP hanno raggiunto un accordo per ripristinare i collegamenti gratuiti tra il molo Beverello e Calata Porta Massa. È quanto deciso al termine dell’audizione congiunta sulle “Problematiche Trasporti Portuali connesse alle attività Turistiche” svoltasi in Consiglio regionale tra i presidenti delle commissioni Attività Produttive e Trasporti, Nicola Marrazzo e Luca Cascone, e il presidente dell’ente portuale Pietro Spirito. “Il servizio sarà ripristinato grazie al cofinanziamento di Porto e Regione – spiega una nota – che metteranno in campo una prima tranche di finanziamenti, circa 160 mila euro, per permettere agli autobus di garantire il servizio di trasporto-navetta nei porti della terraferma e delle isole, coinvolgendo le maggiori compagnie di trasporto pubblico locale”. La sospensione del collegamento gratuito tra le due aree portuali dedicate al traffico passeggeri era stata sostituita, a partire dallo scorso 16 gennaio, dall’estensione del servizio a pagamento Alibus. Presentata come un primo passo verso un innovativo sistema di collegamento pubblico tra porto e città è stata contestata fin dall’inizio dai sindaci di Ischia e Capri come penalizzante per la mobilità delle comunità isolane. “Adesso – ha sottolineato Cascone –  sarà necessario istituire un tavolo tecnico dove siederanno i rappresentati della Regione, dell’autorità portuale e soprattutto delle amministrazioni locali per trovare una soluzione a lungo termine sul tema del servizio navetta nei porti e nei collegamenti extra-portuali, poiché le nostre isole e le nostre città dovranno garantire un trasporto pubblico efficiente per rispondere a un sempre maggior numero di turisti provenienti da ogni parte del mondo”. In attesa dell’accordo tra AdSP e compagnie di trasporto i sindaci delle isole del Golfo hanno proposto un servizio temporaneo effettuato da EAV.

AdSP Tirreno Centrale, Comitato di Gestione al completo

Si è svolta la prima riunione del Comitato di gestione dell’AdSP del mar Tirreno centrale al completo. L’organo, infatti, ha preso atto della delibera del Presidente, Pietro Spirito, con la quale Nino Criscuolo, designato dal sindaco di Salerno, è stato nominato componente del Comitato stesso. Si completa, in questo modo, a ranghi compatti la governance dell’Autorità. Il Presidente ha riferito sui confronti in corso con il Comune di Napoli e con la Sovrintendenza per giungere alla progettazione definitiva della prima fase funzionale del waterfront, che comprende la realizzazione della nuova Stazione Marittima al Beverello e la ristrutturazione degli ex Magazzini generali, nei quali saranno collocati gli spazi per l’attività accademica dell’Università Parthenope e il museo del mare e dell’emigrazione. E’ stato, inoltre, sottolineato che diventa necessario mettere a disposizione del porto di Salerno tutte le energie e le competenze dell’Autorità di sistema per garantire una continuità operativa adeguata, in attesa della formalizzazione del decreto sulla autonomia amministrativa, per dare impulso agli investimenti prioritari per la competitività. Il Comitato ha proseguito la discussione sul Piano Operativo, che sarà presentato alle forze economico-sociali e dopo, un passaggio con i soggetti istituzionali, sarà approvato nella prossima seduta del Comitato, fissata per il 3 marzo prossimo. Sono state infine analizzate le situazioni creditorie, per tenere sotto monitoraggio il rispetto degli impegni da parte dei soggetti concessionari, e sono state infine approvati i primi due atti concessori, con la decisione da parte del Comitato di inquadrare il percorso decisionale delle procedure in corso da lungo periodo per condurle a deliberazione conclusiva. Tale inquadramento di carattere strategico sarà affrontato nella prossima riunione del Comitato. “Prosegue- ha sottolineato Pietro Spirito- il lavoro dell’AdSP per dare impulso da un lato alle decisioni per il proto di Napoli, fermo da troppo tempo e per consentire dall’altro al porto di Salerno di non perdere quel vantaggio competitivo che è stato acquisito dal buon lavoro svolto negli anni passati. Entro le prossime due settimane completeremo il lavoro di approfondimento e di perfezionamento del Piano Operativo, per disporre di quel quadro di indirizzo strategico necessario a definire le priorità lungo le quali ci muoveremo nei prossimi anni.”