Linea Messina annuncia aumento dei noli

La Ignazio Messina & C. S.p.A. ha deciso di applicare dei GRI (General Rate Increase), ossia un aumento dei noli marittimi, su alcuni servizi di linea gestiti, nella convinzione che questa rappresenti l’unica seria misura per riequilibrare il mercato, in attesa che le strategie di riduzione sempre più spinta dei costi possano produrre effetti concreti. Pur senza traguardare un rialzo sino ai livelli pre-crisi del 2008, la Linea Messina ha annunciato alla propria clientela, dalla partenza della M/V Jolly Diamante voy. 461 da Genova il 1/10/2016, un aumento di $ 450/teu dai porti del West Med (Barcellona, Castellon, Marsiglia, Genova e Salerno) per i porti di Mombasa, Dar Es Salaam e Mogadiscio; per gli stessi porti di destino, dal Portogallo (Leixoes e Setubal) l’aumento sarà di $ 250/teu. Sul trade dal Sud Africa all’East Africa, a partire dalla M/V Jolly Cristallo voy. 462, prevista partire da Durban il 16/10/2016, l’aumento dei noli sarà di $ 300/teu. A partire dalla M/V Jolly Vanadio, voy. 445, un aumento di $ 300/teu dai porti del Golfo Arabo e India/Pakistan per i porti del West Africa, mentre per tutte le destinazioni del West Africa dai porti del West Med, East Med e Nord Africa l’aumento sarà di € 450/teu dalla partenza della M/V Corcovado, voy. 510 del 10/10/2016. Nei prossimi giorni verranno annunciati degli aumenti di nolo anche per i servizi che collegano i porti del West Med a quelli del Mar Rosso, Golfo Arabo e India/Pakistan. Una revisione delle politiche sui noli è stata decisa in considerazione del deterioramento costante del mercato mondiale del trasporto container e del segnale forte e chiaro lanciato a tutta la comunità dello shipping dal caso Hanjin. La costruzione di navi di sempre maggiore capacità, con l’ardua speranza di poter sfruttare sempre maggiori economie di scala, legata al rallentamento generalizzato dell’economia internazionale ha spinto i noli marittimi a livelli insostenibili per qualsiasi armatore, non solo sulle rotte dove sono impiegate le navi da 18/20.000 teu di capacità ma a livello generalizzato su tutte le rotte marittime. Livelli di nolo in alcuni casi negativi (vengono coperte le solo le spese d’imbarco/sbarco e/o le spese accessorie); il costo del bunker aumentato più dell’80% dall’inizio dell’anno; il commercio internazionale stagnante; la diminuzione degli investimenti, specie nelle grandi infrastrutture, dell’economie che fondano le proprie entrate sull’Oil & Gas; la crisi socio-politica di alcuni Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, impongono strategie sempre più aggressive di riduzione dei costi che, anche se non completamente risolutive, ogni compagnia di navigazione sta portando avanti ormai da numerosi anni. Il caso dell’Hanjin è esemplare della situazione del mercato del settore containerizzato che sta vivendo in assoluto il suo peggiore momento dall’inizio (agosto 2008) della crisi economico-finanziaria internazionale: settore caratterizzato, sì, da grandi indebitamenti – necessari però per crescere e rinnovare la flotta in una industria fortemente capital intensive – ma soprattutto caratterizzato dalla caduta a picco dei noli a partire dalla primavera 2015 e che sembra non avere una fine. Le ingenti perdite registrate da tutte le principali compagnie di navigazione ancora in questi ultimi mesi, alcune delle quali anche superiori in valore assoluto a quelle della stessa Hanjin, forniscono la conferma di un punto di svolta: ovvero che non è più possibile andare avanti senza un intervento sui noli e quindi sul fronte dei ricavi. Nel comunicare la decisione di aumentare i noli, la Messina esprime la propria fiducia sulla capacità della clientela di comprendere che oggi il prezzo delle incertezze in un mercato profondamente malato, potrebbe essere ben maggiore di un rincaro sui noli destinato a garantire qualità e affidabilità dei servizi di linea.

300 milioni di dollari di merci italiane bloccate nei containers della Hanjin

Più di 5000 container contenenti merci “italiane”, per la maggior parte prodotti finiti e componentistica in importazione, per un valore complessivo quantificabile fra i 300 e i 350 milioni di dollari, bloccati sulle banchine dei porti o nelle stive delle navi. Il crack della compagnia coreana di trasporto container Hanijn Line “non è più, e non è mai stato, un problema solo per il mondo che ruota sui porti e sulle rotte del trasporto marittimo”. A sottolinearlo con forza, lanciando un nuovo allarme sull’effetto domino che il collasso finanziario della settima compagnia mondiale potrebbe innescare, è Alessandro Laghezza, presidente di Ligurian Logistic System, nonché consigliere nazionale di Fedespedi e di Confetra. “E’un problema serissimo per l’economia italiana che, come quella dei maggiori paesi europei, lega il suo funzionamento a un regolare flusso di approvvigionamenti e che ora si trova a fare i conti con la “merce prigioniera” e con due rischi incombenti. Da un lato, quello della paralisi di alcune importanti catene produttive di primarie industrie italiane comunque con un aggravio dei costi a carico della merce; dall’altro, un rinvio a tempo indeterminato delle importazione dei beni di consumo (in primis prodotti elettronici) provenienti dai paesi asiatici e destinati alla grande distribuzione italiana”. “Benchè in tempi stretti tutti gli operatori italiani e la Federazione nazionale spedizionieri (Fedespedi) – sottolinea Laghezz a– si siano attivati per accelerare lo sblocco di queste merci e la prosecuzione a destino, anche attraverso l’assunzione diretta di responsabilità e la sottoscrizione di fideiussioni, la situazione è ben lontana dalla normalità”. Secondo Laghezza dai 2000 ai 2500 container sono stati sbarcati sulle banchine, ma almeno altrettanti sono ancora bordo di navi in mare aperto. Navi che, in alcuni casi, evitano di entrare nei porti per il timore fondato di essere poste subito sotto sequestro. “Tre –conclude Laghezza– sono le navi che attualmente risultano avere a bordo merce e prodotti destinate a La Spezia: la “Hanjin Italy” e la “Hanjin Tabul” ferme in rada davanti a Jeddah, mentre la “Hanjin Korea” è in navigazione verso Yantian. A queste si aggiunge la “Hanjin Spain” che dopo aver scaricato la quota di carico per La Spezia, ha saltato lo scalo di Genova e attualmente è in attesa di operare presso il porto di Valencia dove dovrebbe scaricare anche i container destinati a Genova”. Attualmente, delle 98 navi censite nel sito Hanjin, 15 risultano sequestrate o bloccate in banchina, 7 navi noleggiate sono rientrate in possesso dei proprietari e 10 sono alla fonda in prossimità delle rade di vari porti nel mondo, mentre 18 sono ancora operative nel porto coreano di Busan. Il resto della flotta risulta prevalentemente alla fonda in acque internazionali o in attesa di autorizzazioni e garanzie per entrare in porti nelle quali il rischio sequestro è altissimo. “Una situazione che già oggi minaccia più di cento posti di lavoro, ma che potrebbe aggravarsi; una situazione che richiede –conclude Alessandro Laghezza– un immediato sforzo diplomatico del governo italiano su quello coreano, ma anche l’adozione di misure straordinarie e l’adozione di tutti gli strumenti possibili per ridurre l’impatto sia sul comparto portuale e logistico sia sull’intera filiera produttiva”.

Gnl, base logistica a Gela?

Lettera d’intenti per uno studio di fattibilità tra Mise, Eni e istituzioni locali
E’ stata firmata , presso il Ministero dello Sviluppo Economico, una Lettera di Intenti per condurre uno studio congiunto di fattibilità per la realizzazione di una base logistica di Gas Naturale Liquefatto (GNL) a Gela tra MiSE, Regione Sicilia, Amministrazione Comunale di Gela ed Eni, come proseguimento delle attività incluse nel Protocollo di Intesa per l’Area di Gela. Nell’ambito delle iniziative indicate nel Protocollo del 2014, Eni ha completato una prima analisi di fattibilità nel Dicembre scorso e, in seguito ai risultati emersi, è stata concordata l’apertura di un Tavolo di lavoro congiunto della durata di 6 mesi con le istituzioni nazionali, regionali e locali, volto a condurre una verifica più approfondita dell’opportunità progettuale, articolata sulle questioni commerciali, tecniche, logistiche e regolatorie. Il tavolo si concluderà con la redazione di un testo congiunto che conterrà uno o più “business model”, oltre alla valutazione della sussistenza dei presupposti per la realizzazione del progetto: “Se sarà verificata la fattibilità del progetto, allora avrà inizio la fase operativa che potrà contribuire al rilancio di questa importante realtà produttiva” ha affermato la Viceministro Teresa Bellanova. L’intesa rientra nell’ottica dello sviluppo del mercato del “gas-as-a-fuel” (gas come carburante), principalmente per quanto riguarda il trasporto terrestre pesante e marittimo. Nell’ambito del tavolo saranno vagliate anche le due opzioni ritenute interessanti per lo sviluppo dell’attività produttiva: il mini-liquefattore e il mini-terminale di importazione e ridistribuzione del Gnl. “La partecipazione del Mise al tavolo – spiega il ministero –  garantirà l’aggiornamento riguardo il quadro regolatorio di riferimento e il coordinamento del lavoro di individuazione del percorso autorizzativo per la realizzazione del progetto. Saranno inoltre valutate possibili agevolazioni e strumenti di finanziamento disponibili a sostegno dell’eventuale fase esecutiva del progetto, coinvolgendo direttamente le istituzioni finanziarie nazionali ed europee. Le attività, grazie al ruolo attivo delle istituzioni regionali e comunali, potranno vedere il possibile coinvolgimento di soggetti terzi interessati allo sviluppo del settore quali, ad esempio, associazioni di categoria e eventuali investitori interessati a partecipare all’iniziativa”.

Nuovi approcci alla gestione crocieristica per i porti italiani

Presentato un innovativo progetto realizzato da RT con Assoporti
Si intitola “Da una crescita maggiore a una crescita migliore: nuovi approcci alla gestione della crocieristica per i porti italiani” il progetto di ricerca realizzato da Risposte Turismo in collaborazione con Assoporti presentato a Roma. “Il quinquennio in corso – spiega una nota –  ha mostrato come non sempre la crescita della crocieristica (quantomeno quella in termini di numeri di navi e passeggeri) possa essere data per scontata. Le oscillazioni che stanno caratterizzando i volumi di traffico in Italia (e nel Mediterraneo tutto) negli ultimi anni hanno rappresentato un invito a riflettere sul fenomeno e sulla sua lettura e gestione attraverso filtri e strumenti che non siano unicamente riferiti ai numeri di navi e passeggeri”. Il progetto sviluppato vuole suggerire un nuovo approccio al settore, “capace di suggerire una visione diversa, più ampia, più responsabile, per inquadrare il fenomeno in una nuova ottica riconoscendo una serie di fronti, quali-quantitativi, cui dare pari dignità ed attenzione nella definizione degli obiettivi (pre) e nel giudizio sulle performance (post)”. Si è proceduto così all’identificazione di quante più possibili tematiche di cui tener conto. In particolare 9 temi: gli investimenti per la crocieristica; la crocieristica e le altre attività portuali; la relazione porto-compagnie; i diversi passeggeri della crocieristica; la catena del valore attivata dalla crocieristica: intensità ed estensione; crocieristica e lavoro; impatti ed esternalità; dal crocierista al turista; crocieristica occasione “interna”. “Nell’affrontare il lavoro si è proceduto, per ognuno dei nove temi così che per il fenomeno nel suo complesso, ad analizzare l’esistente, raccogliere ulteriori informazioni e produrre nuove elaborazioni così da contestualizzare le riflessioni e le considerazioni. Lo si è fatto anche ascoltando, direttamente o indirettamente, numerosi soggetti coinvolti nella portualità crocieristica, a partire dai referenti dei porti crocieristici italiani integrate con testimonianze europee. L’auspicio è che questi elementi possano innanzitutto migliorare la consapevolezza sul presente e possibile futuro del fenomeno inseguendo una crescita sostenibile e capace di generare vantaggi non solo in termini di aumento del traffico. I porti potrebbero dunque diventare i sostenitori di questo nuovo modo di guardare al fenomeno e di intervenire in esso, gestendolo e facendosi interpreti di una migliore crescita dei territori cui appartengono. La sfida sarà quella di essere consapevoli di tutte le questioni e riuscire, nel rispetto delle peculiarità delle singole realtà portuali, a trovare il migliore equilibrio nell’affrontarle nel tentativo di assicurare una crescita migliore”. Tale composizione e scomposizione di elementi “è uno dei primi passaggi nella creazione di indicatori capaci di misurare performance nei più diversi settori (dalla qualità della vita alla competitività turistica), indicazioni e misure che eventualmente diventeranno protagonisti in una seconda fase di lavoro in questo percorso di approfondimento”.

Crocieristica a Palermo, nel 2015 oltre 16 i milioni di euro attivati in città

Si è svolta a Palermo la presentazione dei principali risultati emersi dallo studio realizzato da Risposte Turismo su incarico dell’Autorità Portuale di Palermo “La rilevanza e gli impatti economici dell’attività crocieristica per il territorio palermitano”. Assieme al presidente dell’Autorità Portuale di Palermo, Vincenzo Cannatella, sono intervenuti Renato Coroneo, segretario generale dell’Autorità Portuale e Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo. Il lavoro realizzato da Risposte Turismo ha fatto emergere la rilevanza e gli impatti economici nel territorio palermitano generati a partire dalla presenza del fenomeno crocieristico, con il 2015 come anno di riferimento. Ammonta a 16,6 milioni di euro la ricaduta economica diretta totale per il territorio palermitano, frutto di spese dei crocieristi, dei membri dell’equipaggio e delle compagnie di crociera in fase di accosto ed operatività nel porto. Un valore che sale ad oltre 53 milioni di euro se si considerano gli effetti indiretti ed indotti generati a livello locale e nazionale a partire dalla presenza delle navi bianche a Palermo. “Gli oltre 40 interlocutori locali ascoltati in questi mesi – ha spiegato Francesco di Cesare di RT – hanno fatto emergere come, oltre ai risultati appena citati, la crocieristica sia inserita nel tessuto economico locale ed abbia favorito opportunità occupazionali e di promozione turistica del territorio dando nuovi impulsi alla destinazione che si aggiungono alle già rilevanti ricadute economiche oggi illustrate”. Palermo – si legge nel report – si colloca da ormai 15 anni tra i primi dieci porti nazionali per traffico crocieristico (ottava nel 2015 e primo porto siciliano). Il confronto nell’arco temporale 2001-2015 del movimento crocieristico mostra la solidità del business con un andamento in crescita fino al 2008, seguito da un trend oscillante proseguito fino ad oggi. Nel primo periodo si è passati da poco più di 180.000 crocieristi nel 2001 a quasi 540.000 nel 2008 ed a seguire si è registrato il picco di oltre 560.000 nel 2011, avvicinato nel 2015 con 550.000 passeggeri movimentati grazie a 200 accosti di navi da crociera. Ponendo a confronto il traffico crocieristico con quello degli arrivi turistici in senso lato (registrati presso le strutture ricettive), tanto nel comune e nella provincia di Palermo che nel totale regionale e in tutta Italia, emerge come questi ultimi siano cresciuti di poco – di fatto stabili – in tutte le aree prese in considerazione. La variazione 2014 rispetto al 2010 indica come il +35% di crocieristi sia decisamente maggiore rispetto alle altre componenti di domanda turistica e – nonostante le già citate oscillazioni – complessivamente più marcato anche rispetto all’andamento della crocieristica nazionale nel quinquennio preso in considerazione (+7% la variazione nazionale).

Assoagenti Campania chiede incontro con le istituzioni

L’estate si conclude con una grande preoccupazione per gli agenti marittimi della Campania: il Futuro. L’entrata in vigore del D.L. di riforma del Sistema Portuale, la delibera della Giunta Regionale della Campania per l’assegnazione all’Autorità Portuale dei fondi per la realizzazione di interventi infrastrutturali, l’imminente nomina del Presidente dell’AdSP sono solo alcune delle novità che caratterizzeranno a breve termine il quadro di insieme.”Abbiamo registrato da tempo, e con gradimento, una maggiore attenzione da parte degli organi di governo nazionale al contesto portuale napoletano, che – unita alla diffusa consapevolezza da parte di tutti della gravità della situazione – ha generato la necessità di azioni concrete ed immediate – commenta Stefano Sorrentini, Presidente di ASSOAGENTI Campania – sono certo che l’imminente nomina del Presidente dell’AdSP sarà indirizzata verso una figura che risponderà ai requisiti di alto profilo richiesti dalla circostanza; potremo, quindi, sperare di approssimarci alla stagione del rilancio della portualità locale. Auspico, tuttavia, che in parallelo agli ormai acquisiti interventi normativi e di bilancio, gli operatori del sistema napoletano rispondano con azioni rivolte al miglioramento della produttività e dell’efficienza, nonché alla rimodulazione dei costi e delle tariffe, elementi questi altrettanto essenziali per il recupero del nostro deficit competitivo”.  Al centro delle preoccupazioni la perdita di traffico prevista per il 2017, con una netta riduzione degli approdi di navi da crociera. “Assistiamo in maniera passiva all’ennesima perdita di traffico e alle conseguenti ricadute negative sull’economia del porto e dell’indotto; sarà opportuno, per il futuro, tentare di prevenire i cali di natura non fisiologica – continua Sorrentini – operando con programmazioni più adeguate e, soprattutto, adottate in tempo utile. I dati degli ultimi anni, infatti, dimostrano che le politiche attendiste egli interventi correttivi posti in essere solo in maniera tardiva e inefficace, hanno manifestato tutti i propri limiti: il trend del traffico portuale napoletano è ormai orientato stabilmente in terreno negativo e deve essere ben chiaro che il processo involutivo che si è determinato diventerà irreversibile in tempi brevi”.  Da questa valutazione è nato il nuovo consiglio direttivo di ASSOAGENTI, che rappresenta tutti i settori in ambito marittimo della Campania, con aziende storiche del territorio e agenti marittimi espressione seria e professionale della categoria in questione. Agenti marittimi con deleghe ben precise, per rafforzare il dialogo con le istituzioni, i media e tutti gli operatori portuali. Da qui sono già partire richieste di incontri e summit con Direzione Marittima, Autorità Portuale e Comuni per affrontare quei temi, che continuano ad essere un limite per lo sviluppo dei porti commerciali e turistici della Campania e per l’economia del territorio, che passa inevitabilmente attraverso il mare.
Le nomine di Assoagenti
Presidente: Stefano Sorrentini
Vicepresidenti: Vittorio Spizuoco Elisabetta Masucci
Segretario Generale: Gaetano Artimagnella
Tesoriere: Dionisio Arvanitis
Consiglieri: Andrea Cerruti Emanuele di Liello Giuseppe Genovese Carlo Greco Lars Klingeberg Francesco Luise Aniello Mazzella Roberto Romano
Past President: Andrea Mastellone

Nuovo record per i porti del Nord Sardegna con 1 milione e 300 mila passeggeri ad agosto

Un altro 15 per cento di crescita per gli scali di Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres
Tre milioni e 410 mila passeggeri in otto mesi, per una crescita globale del 21,4 per cento. È il bilancio aggiornato del periodo gennaio – agosto per la portualità del Nord Sardegna.  Un dato che riporta il sistema portuale ai numeri degli anni d’oro e conferma il trend di ripresa avviato nel 2014.    Al 31 agosto, sono 600 mila i passeggeri in più in arrivo e partenza sui tre porti del Nord, che si confermano, ancora una volta, la porta principale d’accesso alla Sardegna.  Nello specifico, sempre nel periodo gennaio – agosto, al porto di Olbia i movimenti nave sono aumentati di 1.060 unità, passando da 3.323 del 2015 a 4.383 dell’anno in corso (+31,9 %); crescita che influisce sul numero passeggeri, che passa da 1.882.398 del periodo gennaio – agosto 2015, a 2.287.977 del 2016 (+ 21,55 per cento in otto mesi). Crescono del 26,71 per cento anche le auto e i camper al seguito (da 598.760 del 2015 passano a 758.675 del 2016). Ma il dato più significativo è, sicuramente, quello del solo mese di agosto, con 859.707 passeggeri (circa 30 mila al giorno) e 276.912 veicoli al seguito, rispettivamente il 15,5 e 17,7 per cento in più rispetto allo stesso periodo 2015.  Incremento dei traffici confermato anche su Golfo Aranci. Sale del 13 per cento il numero delle corse nave (da 683 dello scorso anno a 772 di quello in corso); stessa percentuale (+ 13 %) anche per i passeggeri: da 392.763 dello scorso anno a 442.943 del 2016. Aumentano del 9,9 per cento anche auto e camper al seguito (da 127.065 a 139.599 dello stesso periodo gennaio – agosto 2016).     Consistente anche la crescita degli otto mesi per lo scalo di Porto Torres, con il numero dei movimenti nave che sale del 29,35 per cento (da 954 a 1.234). Crescita del 27,4 per cento, invece, per il numero dei passeggeri in arrivo e partenza, che passano da 533.138 del 2015 a 679.406 dell’anno in corso. Stessa percentuale di incremento anche per le auto al seguito, che passano da 170.476 dello scorso anno a 221.239 del 2016.  “Quello di agosto – spiega Pietro Preziosi, Commissario Straordinario dell’Autorità Portuale del Nord Sardegna – è il dato più significativo dell’anno, sul quale si può azzardare una previsione globale per i tre porti di competenza. Ed è una previsione di crescita importante che stimiamo attorno al 25 per cento e che riporta il sistema del Nord isolano ai vertici della portualità italiana, con quasi tre milioni e mezzo di passeggeri in otto mesi, 2 milioni e 300 mila dei quali nel solo porto di Olbia – Isola Bianca”. Un mese, quello di agosto, che ha portato a pieno regime i tre porti, comunque già collaudati per numeri così alti di traffico.  “Con una media di circa 30 mila passeggeri al giorno solo ad Olbia – prosegue Preziosi – ed un livello di allerta due, l’operatività del sistema portuale ha ripreso a viaggiare a regimi altissimi, senza creare disagi e particolari ritardi all’utenza. Un modello virtuoso che ha visto impegnati, in piena sinergia, Autorità Portuale, Autorità Marittima, forze di Polizia, servizi tecnico – nautici (piloti, ormeggiatori e rimorchiatori) e imprese portuali ed operatori della società Sinergest. Il risultato è stato più che positivo, ma attendiamo la fine di settembre per tirare le somme, considerato che anche questo, con una media alta di passeggeri al giorno, si preannuncia da record”.

Seatrade Med, Autorità di Sistema Portuale di Napoli insieme al Terminal Napoli

Anche quest’anno l’Autorità di Sistema Portuale di Napoli insieme al Terminal Napoli e l’Assessorato al Turismo del Comune di Napoli, è stata presente all’evento con un proprio stand dove sono stati proiettati video del porto e della città di Napoli.  Presenti per l’Autorità Portuale il Segretario Generale Dr. Emilio Squillante, delegato dal Commissario Antonio Basile, Il Dr. Tomaso Cognolato, Amministratore Delegato del Terminal Napoli, numerosi agenti e cruise operators del Porto tra cui il Dr. Maurizio Maddaloni Amministratore della CIMA Viaggi. Numerosi gli incontri di lavoro con i principali rappresentanti delle Compagnie crocieristiche anche per discutere della flessione prevista del numero di approdi per la stagione 2017. Si conferma che la flessione è dovuta essenzialmente alla situazione geopolitica dell’area del Mediterraneo ed al conseguente risposizionamento delle navi di ciascuna flotta. In tale ottica l’Autorità di Sistema Portuale  insieme al Terminal ha messo in campo alcune iniziative finalizzate a ricondurre, come negli anni precedenti, la normalità degli accosti, sopratutto ad incentivare non solo il ripristino della normalità ma anche ad implementare il numero degli approdi sia delle compagnie abituali sia di nuove compagnie. Dall’evento emerge che il Porto di Napoli continua a ricoprire un ruolo di forte attrazione per le navi da crociera e per tutti gli operatori del settore, confermato dalla crescita costante degli ultimi anni fino a raggiungere nel 2016 la cifra di 1.300.000 passeggeri, cifra significativa nel panorama del mercato crocieristico del mediterraneo.  Gli incontri hanno avuto come oggetto principale il contenimento della flessione e sono state impostate le basi per i prossimi incontri che si terranno entro la fine dell’anno volti a riequilibrare il numero degli approdi programmati. Tra gli altri la Delegazione ha tenuto incontri con i principali esponenti delle maggiori compagnie di crociera tra cui: MSC, Costa, Royal Caribbean Cruise Line, TUI, Holland America, Princess, Aida, Disney, Cunard e P&O, e ognuno di loro ha confermato che il riposizionamento su Napoli e breve e medio termine e che Napoli resta sempre comunque una meta di riferimento.

Il welfare day di Fincantieri

Con l’avvio del welfare aziendale assume piena operatività quanto previsto in materia dal Contratto Integrativo firmato il  24 giugno da Fincantieri e unitariamente dalle organizzazioni sindacali. In tutti gli stabilimenti del Gruppo, si è celebrato il “Welfare Day”, giornata di incontri con lo scopo di illustrare a tutti i dipendenti le potenzialità e il funzionamento del Welfare Aziendale. Il sistema delineato assicura l’accesso ai dipendenti di Fincantieri e delle società controllate (oltre 7.500 risorse totali) a un ampio ventaglio di beni, prestazioni e servizi. In particolare:  Istruzione (scuole di ogni ordine; testi scolastici; mensa scolastica; pre-dopo scuola; centri estivi ed invernali); Mutui e Prestiti (interessi su mutui per ristrutturazione e acquisto prima o seconda casa); Previdenza Integrativa (versamenti volontari integrativi a fondi pensione chiusi o aperti); Fringe Benefit (beni e servizi in natura, dall’abbonamento al trasporto pubblico a carte prepagate). Il credito welfare a disposizione dei lavoratori è riconosciuto sulla base degli istituti dell’una tantum welfare (500 euro) e del Premio Sociale (827 euro annui riparametrati per categoria).  Dal 2017 sarà inoltre possibile – su scelta del lavoratore – convertire in beni e servizi una quota parte del premio variabile (1208,58 euro annui), in linea con le previsioni e le agevolazioni fiscali previste dalla legge di stabilità per il 2016. L’intesa prevede anche un rafforzamento dell’assistenza sanitaria integrativa, con un contributo annuale pro capite a carico azienda che salirà a 280 euro a partire dal 2017. I dipendenti, inoltre, potranno acquistare ulteriori pacchetti sanitari integrativi tramite i servizi messi a disposizione dalla piattaforma welfare. Il pacchetto welfare integra la parte salariale prevista dall’accordo, che si caratterizza anche per la variabilità del premio di risultato e per il nuovo modello che innova profondamente le relazioni industriali, essendo basato sulla piena partecipazione dei lavoratori all’attività dell’azienda.

Quanto inquina il porto di Napoli?

Presentati i risulatti di un’indagine sulla qualità dell’aria
Ad un certo punto il Vice Sindaco di Napoli, Raffaele Del Giudice, ha voluto ribadire il concetto. “Il tavolo tecnico tra Comune, Ap e Capitaneria è un’inversione di tendenza da registrare”. Non risolutiva, certo. Ad ogni modo, “una buona pratica di collaborazione verso la tutela ambientale”. D’altro canto, la conferenza stampa convocata per la presentazione dei risultati sulla campagna di monitoraggio dei livelli di inquinamento atmosferico nel porto di Napoli, ha rispecchiato il clima tipico delle recenti vicende che riguardano lo scalo partenopeo. Un’oscillazione, non sempre disinteressata,  tra le (molte) criticità che frenano il “motore economico della regione” e le iniziative concrete intraprese per contrastarne il declino. Cominciamo, allora, dalla parte piena del bicchiere. Intanto, il Commissario straordinario Antonio Basile ha annunciato la firma della delibera (n.308/2016) per il bando di gara per i lavori di dragaggio. “Finalizziamo un percorso condotto in questi anni non senza difficoltà e polemiche. Siamo il primo porto in area SIN (Sito di interesse Nazionale, ndr) che centra l’obiettivo. Entro il marzo 2017 dovrebbero partire i lavori per i quali sono a disposizione finanziamenti per 37 milioni di euro”. I risultati, poi, della campagna sulla qualità dell’aria in area portuale condotta nel periodo gennaio-maggio dalla società Orion. Iniziativa che fa il paio con una prima indagine condotta nel 2012 in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale della Federico II e ripresa con l’estensione anche al Dipartimento di ingegneria Chimica del Politecnico di Napoli. Ne emerge, ad una prima lettura, un quadro abbastanza rassicurante. I livelli di Pm10 sono risultati in linea con le rilevazioni condotte su altre zone cittadine. Stesso discorso per Benzene, No2 e So2, “in generale al di sotto dei limiti annuali”. “In particolare – questi i risultati della ricerca – per il  benzene in 36 dei 40 punti monitorati i valori risultano inferiori al limite annuale, nei restanti 4 il valore massimo è stato rilevato nei pressi di via Marina”. Illustrate anche modalità e obiettivi delle misurazioni sperimentali condotte per determinare l’impatto del rumore sull’area portuale e zone limitrofe. Dati raccolti nei pressi della Stazione Marittima e negli ex Magazzini Generali che contribuiranno in futuro alla creazione di un “modello numerico previsionale”. Basta per chiudere le polemiche sul porto come “principale responsabile” dell’inquinamento in città? Non proprio. In realtà, considerando il bicchiere mezzo vuoto, i dati prodotti, non possono quantificare l’impatto delle attività marittime sull’inquinamento della città. Si limitano al periodo invernale e come emerge dalla stessa indagine condotta dai dipartimenti universitari le misure effettuate in giugno indicano un aumento delle concentrazioni di polveri associato all’aumento del livello di traffico delle navi. Per ottenere risposte soddisfacenti, ha spiegato Del Giudice, servirebbe uno “studio di impatto ambientale del porto”. Con costi, sembra, al momento non sostenibili. “Nell’ambito delle iniziative promosse dal ministero dell’Ambiente il Comune ha chiesto misure per aumentare le capacità di analisi ma ad oggi non sono arrivati i segnali auspicati”, denuncia il Vice Sindaco. Lo stesso coinvolgimento dell’Arpac, che potrebbe mettere a disposizione i propri mezzi di rilevamento, appare di difficile realizzazione. Resta, a dispetto dell’incompletezza delle indicazioni scientifiche e delle difficoltà burocratiche, la stretta cooperazione tra Comune e Ap. Una comunità d’intenti non scontata, considerate le frizioni del passato. “Non basta la nostra azione,” sottolinea Basile che sollecita una stretta collaborazione tra i diversi enti. “Quello che sin qui abbiamo fatto ci consente di affermare che il percorso è avviato, che abbiamo individuato le metodologie e gli strumenti. Il nostro obiettivo è estendere l’arco di tempo in cui effettuare le indagini per ottenere dati completi e che ci possano aiutare a definire una strategia di interventi efficace”. Tra queste rientra senz’altro l’ordinanza emanata lo scorso gennaio che obbliga tutte le navi a ridurre la presenza di zolfo nei motori prima di entrare nello scalo. Per i progetti futuri – piano ambientale del porto, efficientamento energetico, sviluppo dei traffici ferroviari – bisogna ancora spettare.