Emergenza Covid-19. Sospesi canoni demaniali alle aziende dei porti di Venezia e di Chioggia

Venezia, 30 marzo 2020L’Autorità di Sistema Portuale ha provveduto ad emanare una circolare rivolta a tutte le aziende concessionarie dei porti di Venezia e di Chioggia al fine di comunicare la possibilità di sospendere il pagamento dei canoni demaniali fino al 30 settembre, come previsto dall’art. 92 co. 2 del D.L 18/2020.
Il presidente AdSP MAS Pino Musolino dichiara in proposito: “In questo periodo di emergenza, gli amministratori pubblici sono chiamati a fare uno sforzo in più per alleviare le difficoltà di lavoratori e aziende e per sostenere il sistema produttivo nel suo complesso. Il provvedimento rappresenta una delle prime azioni messe in pratica per concedere un sostegno alle imprese, che si trovano in queste settimane a dover far fronte ai costi addizionali delle misure di sicurezza per il personale e a una flessione dei traffici e degli ordinativi, e, conseguentemente, per salvaguardare i posti di lavoro”.
“Nonostante le difficoltà, ­– aggiunge il presidente Musolino – i porti veneti non hanno, fino ad ora, mai smesso di operare garantendo l’approvvigionamento di prodotti e materie prime per la nostra economia e per le esigenze dello sforzo sanitario nazionale. Ringrazio tutte le oltre 1.200 aziende insediate a Venezia e a Chioggia e gli oltre 21.000 lavoratori che gravitano attorno ai nostri scali per la professionalità e lo spirito di sacrificio che dimostrano quotidianamente.
Avremo bisogno di tutte le nostre risorse quando, al termine del lockdown, dovremo contribuire a rimettere sulle sue gambe e poi far correre il sistema industriale italiano”.

Assarmatori, Stefano Messina rilancia l’allarme al Governo

Roma, 30 marzo 2020 – “Tirrenia è la prima compagnia di navigazione ad aver dovuto sospendere i servizi di collegamento tra le isole maggiori e minori e la terraferma, tra poco potrebbero seguire anche altre società, visto che nonostante la lettera inviata al Governo il 25 marzo scorso nessuna misura è stata presa per sostenere le imprese che in questo mese hanno perso oltre il 90% dei ricavi pur continuando a sostenere tutti i costi operativi. Anzi, per la verità, questi sono addirittura aumentati”. A far scattare nuovamente l’allarme è il Presidente di Assarmatori, Stefano Messina, che oggi è tornato a scrivere alla Ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli.
“Tirrenia – ricorda Messina – ha dovuto prendere la sua decisione dopo che i commissari liquidatori della vecchia bad company hanno chiesto il sequestro conservativo dei conti correnti di Tirrenia-CIN nonostante fosse stata data loro disponibilità a fornire garanzie di pagamento di quanto ancora dovuto alla società in amministrazione straordinaria. Ma al di là del merito delle questioni giuridiche, è evidente che bloccare i conti societari in questo momento di gravissima crisi di liquidità per il settore significa rendere impossibile ogni operatività e di conseguenza bloccare i collegamenti con la Sicilia, la Sardegna e le Tremiti ed impedire il flusso di merci vitali non solo per le popolazioni interessate ma per l’intero Paese”.
“La drammatica situazione in cui si sono trovati oggi gli amministratori di Tirrenia potrebbe a brevissima scadenza riguardare tutti gli altri armatori impegnati nella gestione dei trasporti passeggeri e merci sulle rotte italiane”. Nella sua lettera alla Ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Messina ricorda infatti che le “comprensibili misure di contenimento del contagio virologico” hanno comportato per chi gestisce i servizi di collegamento con le isole maggiori e minori, “un calo degli incassi per il trasporto dei passeggeri pari ad oltre il 90% nel mese di marzo sul corrispondente periodo dell’anno scorso” e l’azzeramento completo delle prenotazioni per il periodo estivo, facendo mancare “quel flusso di liquidità che permetteva alle compagnie di mantenere le linee operative nella bassa stagione, un periodo tradizionalmente connotato dall’assenza di clientela turistica e pertanto retto sostanzialmente sulla sola mobilità dei residenti sulle isole e sulle prenotazioni dei turisti”.
Tutto ciò ha messo le imprese del settore “in enorme difficoltà poiché, se da una parte v’è l’esigenza di mantenere il regolare, anche se ridotto, servizio di continuità territoriale per merci e passeggeri oltre che per far fronte alle situazioni di emergenza, dall’altra, le
imprese, in assenza dell’assunzione di idonee misure di sostegno da parte dello Stato, non sono più in grado di affrontare gli impegni assunti verso il mercato ovvero verso lo Stato e le regioni interessate laddove esistano rapporti di convenzione in essere”.
Nonostante questa situazione fosse stata chiaramente esposta al Governo nel precedente messaggio – rimarca Messina nella sua lettera – la mancanza di misure compensative o comunque di sostegno al settore è stata “confermata dalla lettura degli emendamenti proposti dal Governo al testo di conversione al Decreto Cura Italia ancora oggi privi di alcun sostegno a un settore ancor più strategico, in queste drammatiche circostanze, di quello aereo che ha già beneficiato di misure finanziarie a compensazione dei danni subiti dalle imprese impegnate nei servizi di interesse generale”, la conseguenza è una sola: il mantenimento dei servizi di collegamento non può essere più garantito. Eppure “esistono strumenti già attuati (vedi l’articolo 79 del DL 17 marzo 2020, n. 18) a cui abbiamo chiesto urgente accesso nell’attesa che si concretizzino gli strumenti previsti dal dall’art. 57 dello stesso Decreto”, ma quel che conta “è il tempismo poiché il settore non è in grado di mantenere le navi e le linee operative”. Di qui la richiesta alla Ministra De Micheli “di attivare con assoluta urgenza i suoi poteri e quelli del suo Governo per garantirci quel supporto di cui il Paese e le nostre aziende hanno indefettibile bisogno per scongiurare il blocco delle operazioni di trasporto, blocco che potrebbe avvenire anche a breve e senza preavviso aggravando la crisi in cui il settore già versa anche a cagione della debolezza strutturale di alcuni dei suoi più grandi operatori che già oggi sono impossibilitati a continuare le attività”.

Msc Crociere estende lo stop delle crociere fino al 29 maggio

Ginevra, 30 marzo 2020 - Alla luce delle circostanze straordinarie che il mondo sta affrontando in relazione all’emergenza sanitaria globale causata dal Covid-19, MSC Crociere ha deciso di prolungare ulteriormente lo stop delle crociere a bordo della propria flotta fino al 29 maggio.
La Compagnia aveva precedentemente annunciato l’interruzione temporanea di tutte le proprie crociere a livello globale fino al 30 aprile. Poiché i governi di tutto il mondo hanno ulteriormente rafforzato le misure di sicurezza e di salute pubblica a terra per proteggere i cittadini e contenere la diffusione del virus, MSC Crociere ha deciso di estendere ulteriormente questa straordinaria misura implementando i propri sforzi.
MSC Crociere è a completa disposizione di tutti gli ospiti e degli agenti di viaggio coinvolti, per supportarli ad affrontare l’impatto di questa misura sulle prenotazioni che riguardano le navi in partenza fino al 29 maggio, consapevole degli inconvenienti che tale decisione potrà causare a livello organizzativo. La Compagnia ha deciso di annunciare già oggi la proroga dello stop alle crociere in programma, proprio per fornire agli agenti di viaggio e agli ospiti coinvolti ​​più tempo possibile per spostare la prenotazione su una futura crociera.
MSC Crociere offrirà, infatti, agli ospiti interessati da questa misura la possibilità di trasferire l’intero importo della vacanza annullata, aggiungendo anche un credito a bordo, su un’altra crociera a loro scelta in qualsiasi periodo entro la fine del 2021.

Tirrenia: il Cluster Alis in prima linea per continuare a garantire continuità territoriale con Sardegna e Sicilia

Marcello Di Caterina: “Specialmente in questa fase emergenziale da Coranavirus ALIS opererà al fianco del Governo, delle Isole e dell’Italia intera potenziando da subito tutti i collegamenti da e verso la Sardegna e la Sicilia attraverso l’impiego di ulteriori navi e l’avvio di nuove linee”.
“In riferimento alla triste vicenda che ha determinato il blocco ai collegamenti marittimi operati dalla Tirrenia CIN, l’intero cluster ALIS e, in particolare, tutti gli armatori ed i trasportatori associati, continueranno ad operare in prima linea al fine di garantire la continuità territoriale con la Sicilia e la Sardegna e ad assicurare il costante e quotidiano approvvigionamento delle merci e dei beni di prima necessità, in primis prodotti alimentari e farmaceutici”.
Così il Direttore Generale di Alis dr Marcello Di Caterina commenta la notizia del sequestro conservativo sui conti correnti di Tirrenia CIN da parte di Tirrenia in AS.
“Specialmente in una fase emergenziale come quella attuale causata dalla pandemia da Coronavirus, il cluster ALIS intende agire ed operare al fianco del Governo, delle Isole e dell’Italia intera, accogliendo favorevolmente quanto comunicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha precisato in una nota ufficiale come attraverso l’operatività di altri armatori non ci saranno problemi di trasferimento delle merci, in particolare alimentari e farmaceutiche, e di collegamenti con la Sicilia, la Sardegna”, -aggiunge il Direttore Di Caterina a seguito della nota ufficiale diramata dal MIT.
Infatti, il cluster ALIS, che nelle scorse settimane aveva già registrato una quota di mercato pari al 70% delle merci in ingresso e in uscita dalla Sardegna, si impegna quindi a garantire immediatamente, con massima operatività e senso di responsabilità, un potenziamento delle linee già esistenti e dell’avvio nelle prossime ore di nuove linee in maniera tale da poter garantire il trasporto anche alla restante quota di mercato attraverso l’impiego di ulteriori navi da e per la Sicilia e la Sardegna.
Alis esprime vicinanza e supporto al Governo ed a tutta la popolazione insulare in questione e si adopererà al massimo come ha sempre fatto per assicurare, in questo difficile momento, la continuità territoriale e il regolare approvvigionamento delle Isole.

Alis al Ministro De Micheli: misure urgenti a tutela e garanzia alle aziende del trasporto merci e della logistica

Guido Grimaldi: “Le nostre istanze sono il risultato di un costante confronto tra gli associati per proporre interventi concreti destinati al mondo delle imprese e del lavoro”
“L’emergenza epidemiologica legata alla diffusione del Coronavirus in Italia, in Europa ed in tutto il mondo sta provocando un forte impatto sulla salute e sulla vita della popolazione, con ricadute inevitabili anche sul ciclo economico delle imprese e dell’intero sistema Paese. ALIS, in previsione del prossimo provvedimento governativo atteso entro metà aprile e volto a potenziare le disposizioni di sostegno alle imprese contenute nel DL Cura Italia, ha sottoposto all’attenzione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti On. Paola De Micheli un documento contenente misure urgenti a tutela e garanzia dei settori del trasporto merci e della logistica”.
Il Presidente di ALIS Guido Grimaldi commenta con queste parole l’invio di una nuova lettera indirizzata alla Ministra De Micheli, alla quale è stato allegato il documento “Transport&Logisticssolutions” che riporta le proposte dell’Associazione in ambito finanziario e fiscale, così come a sostegno del lavoro e dell’occupazione.
Gli operatori dell’intera filiera logistica svolgono, e stanno svolgendo ancora di più in questa fase emergenziale con impegno e coraggio, un ruolo essenziale per la continuità economica del Paese, come è stato più volte riconosciuto e sottolineato ormai da tutti, Istituzioni e cittadini. Siamo consapevoli - aggiunge il Presidente di ALIS – che la crisi sanitaria corre il rischio di provocare anche una crisi economica e sociale connotata da gravi ripercussioni sull’occupazione e sull’approvvigionamento di beni anche di prima necessità”.
“Siamo altrettanto convinti che sia opportunoaffrontare in modo proattivo i prossimi mesi ed il futuro post-pandemia. Proprio per questo, le soluzioni proposte da ALIS nel documento presentato alla Ministra, che siamo certi saranno prese nella giusta considerazione, -prosegue Guido Grimaldi- si pongono l’obiettivo di offrire misure concrete a sostegno dell’intero comparto e del mondo delle imprese e del lavoro, al fine di mantenere alti i livelli occupazionali in questo momento così delicato e, soprattutto, di garantire la continuità dei servizi di trasporto e logistica, evitando un blocco totale del Paese”.                       
“Per risolvere infatti il problema della liquidità del settore e per sostenere quindi la tenuta finanziaria delle imprese del trasporto e della logistica- dichiara Guido Grimaldi - riteniamo fondamentale, oltre al rispetto dei termini legali massimi di pagamento del costo del trasporto, adottare alcune misure specifiche come ad esempio: la proroga della sospensione di tutti i versamenti fiscali e contributivi fino alla fine del 2020; la possibilità per le grandi imprese del comparto di fruire di moratorie sul rimborso della quota capitale dell’indebitamento bancario e di accedere a nuovi finanziamenti con la messa a disposizione di garanzie statali al fine di finanziare il circolante e di garantire continuità economica e sociale; l’istituzione di un credito d’imposta dedicato da calcolarsi in percentuale su un determinato paniere di costi considerati strategici per l’intera filiera; la totale decontribuzione del costo del lavoro con sospensione immediata del pagamento dei contributi sociali del personale dipendente”.
“Le nostre istanze rappresentano il risultato di un costante confronto tra gli associati che, più di tutti, affrontano quotidianamente e conoscono direttamente le concrete problematiche del settore. Queste proposte rappresentano un ulteriore contributo che ALIS, in rappresentanza delle oltre 1500 imprese associate e dei 172.000 uomini e donne che quotidianamente operano in prima linea, - conclude il Presidente Grimaldi – intende fornire a supporto delle Istituzioni e di tutti coloro che, direttamente o indirettamente, lavorano nella catena logistica mantenendo ben salda la filiera della distribuzione, in particolare dei generi alimentari, dei medicinali e delle attrezzature sanitarie”.

Il presidente di Confetra Liguria Alessandro Laghezza: “Subito una maxi operazione di credito per le imprese di logistica e di autotrasporto”

L’imprenditore ligure propone un prestito ponte con una quota in conto capitale
La Spezia, 1 aprile 2020 – In questi giorni il Paese sta avendo forse per la prima volta la consapevolezza del ruolo essenziale che logistica e trasporto svolgono per il funzionamento e la tenuta del sistema Italia. Se è paradossale che ciò avvenga solo a causa di un’emergenza così drammatica, tuttavia scaturisce una constatazione inoppugnabile: senza logistica e senza autotrasporto il sistema Paese, la sua economia, i suoi rifornimenti, la distribuzione anche dei beni essenziali, collassano. E per queste imprese va somministrata immediatamente una terapia d’urto finanziaria.
A sottolinearlo fornendo una chiave di lettura del tutto innovativa, è Alessandro Laghezza, uno dei più noti imprenditori italiani del settore logistico e spedizionieristico e presidente di Confetra Liguria e della sezione logistica di Confindustria La Spezia.
“Proprio la consapevolezza del ruolo e di funzioni strategiche – afferma Laghezza – stanno mettendo a nudo la fragilità strutturale di un settore, che specie per quanto attiene l’autotrasporto e la miriade di imprese che lo caratterizzano, è sottocapitalizzato e non in grado di sostenere un’emergenza come è quella che incombe sul Paese”.
“Se crolla la catena logistica – sottolinea Laghezza – collassa l’intero apparato produttivo e distributivo del Paese, compromettendo in anticipo qualsiasi anche ipotetica prospettiva di ripresa post emergenza virus”.
Non è quindi urgente; è inderogabile trovare una soluzione per decine di migliaia di imprese di trasporto, quasi tutte medio-piccole e familiari, ma anche per le migliaia di imprese del settore delle spedizioni e della logistica. Per queste imprese, alle prese oggi con notevoli difficoltà operative e con un forte calo di attività, che arriva in questo momento al 70 per cento, la liquidità promessa dal Governo attraverso il Decreto Cura Italia rischia di arrivare troppo tardi o di non arrivare proprio, visto il margine di discrezionalità lasciato al sistema bancario. Ma soprattutto il paracetamolo finanziario non potrà comunque curare la malattia, ossia bilanci 2020 in forte perdita, con conseguente erosione del capitale sociale e chiusura dell’attività. Un potenziale tsunami economico in arrivo subito dopo quello sanitario. È necessario quindi muoversi in varie direzioni, da quella immediata di supporto finanziario ed economico a quella altrettanto urgente di riduzione del costo del lavoro (agendo sul cuneo fiscale) per arrivare ad un progetto strategico di medio lungo termine che ponga logistica ed infrastrutture al centro di un grande piano di ricostruzione e rilancio del nostro Paese. In questa direzione vanno le proposte di Confetra al Governo, proposte che mi sento di sottoscrivere, sottolineando la necessità di procedure snelle e basate su autocertificazioni e controlli a posteriori piuttosto che sui soliti infiniti filtri burocratici.
Come primo intervento occorre quindi pensare ad un meccanismo di finanziamento e supporto alle imprese innovativo, che ad un prestito erogato automaticamente sulla base di semplici parametri affianchi necessariamente una componente a fondo perduto o in conto capitale. Il meccanismo che propongo per le imprese della logistica è il seguente: anticipo immediato senza oneri del 50% delle fatture non pagate tramite CDP (proposta Confetra) o, in alternativa e per le PMI, prestito automatico immediato erogato o garantito dallo Stato pari al 10 per cento del fatturato dell’anno 2019, con una componente a fondo perduto variabile fra il 10 ed il 20 per cento del prestito stesso in base alle dimensioni e alla tipologia dell’impresa. Un’azienda con 10 milioni di fatturato si troverebbe quindi a ricevere liquidità immediata per un milione, del quali dovrebbe restituire nella migliore delle ipotesi, in un tempo non inferiore a un anno e con rate triennali, l’80 per cento, ossia 800.000 euro. La differenza, ossia 200.000 euro, resterebbe come contributo in conto capitale, a copertura almeno parziale delle perdite maturate nell’anno, fatta salva la possibilità di un maggior ristoro per le imprese più colpite, sulla base dell’effettivo calo di fatturato riscontrato a fine 2020. È chiaro che un meccanismo del genere non può essere affidato al solo sistema bancario, che ne può essere veicolo, ma l’intervento deve essere diretto dello Stato, o delle sue emanazioni CDP/Invitalia. Per una volta si tratta di invertire la direzione del rubinetto che normalmente trasferisce danaro dalle imprese allo Stato e indirizzarlo dallo Stato direttamente alle imprese. Per le imprese di autotrasporto l’erogazione del contributo dovrebbe essere accompagnata da ulteriori meccanismi di stimolo, atte ad incentivare la capitalizzazione delle imprese ed i processi di aggregazione societaria o operativa. Un’operazione dal costo di alcuni miliardi ma assolutamente necessaria per la sopravvivenza ed il rilancio di un settore che vale nel suo complesso il 9 per cento del PIL italiano ed è strumento essenziale per altri 30 punti di PIL, quanto ne vale l’export made in Italy.
 

Vard: ordine per un’unita’ di nuova generazione per Akraberg

La controllata di Fincantieri sta inoltre finalizzando un altro contratto che segnerà l’ingresso della società in un nuovo promettente segmento di mercato
Trieste, 1 aprile 2020 – VARD, società del gruppo Fincantieri fra le principali al mondo per la progettazione e costruzione di navi speciali, ha firmato un importante contratto per il design e la realizzazione di una sofisticata unità per la società P/F Akraberg del gruppo Framherji, leader tra i più innovativi nel campo dell’itticoltura attivo nelle isole Faroe. La costruzione dello scafo avverrà presso il cantiere rumeno del gruppo a Braila, mentre l’allestimento finale e la consegna dell’unità, prevista nel primo semestre del 2022, avverranno nel cantiere norvegese di Brattvaag. Il contratto, del valore di circa 50 milioni di euro, si inquadra nella strategia di diversificazione implementata da Vard nel corso degli ultimi anni a fronte della crisi del settore Oil&Gas. In questo contesto Vard sta finalizzando un altro importante contratto che segnerà l’ingresso della società in un nuovo e promettente segmento di mercato. 
L’unità per Akraberg sarà la prima operativa nelle isole Faroe il cui design è stato progettato interamente da Vard, sarà lunga 84 metri, larga 16,7 metri e ospiterà a bordo 25 persone in cabine singole. Già in passato, gli stabilimenti norvegesi del gruppo hanno realizzato numerose unità similari per gli armatori di queste isole, considerati a quel tempo altamente innovativi e che hanno contribuito così ad un considerevole generale progresso tecnico per l’intero settore. Il progetto della nuova nave, sviluppato da Vard in stretta collaborazione con la società armatrice Framherji, è basato su un modello di nuova generazione che recepisce le più recenti e avanzate tecnologie in tema di efficienza e di protezione ambientale dei mari, dei pesci e delle persone. La nave sarà inoltre equipaggiata con le più avanzate e sofisticate tecnologie ecologiche per consentire il minimo impatto possibile sulla qualità delle operazioni di pesca e con un’attenzione particolare alle operazioni sostenibili. Per garantire l’alta qualità del pesce, infatti, tutto il pescato verrà trasformato direttamente a bordo, imballato e conservato in congelatori o frigoriferi grazie anche all’utilizzo della biomassa. A bordo l’unità sarà dotata di un acquario vivo per mantenere il pesce sano e fresco fino alla trasformazione, di un’avanzata fabbrica di lavorazione del pesce, e di un’alta capacità di carico per il pesce refrigerato e congelato. Il sistema di propulsione sarà ibrido, diesel-meccanico e diesel-elettrico, comprese le batterie e consentirà operazioni senza fumo all’ancora, nei porti e nelle aree sensibili sotto il profilo ambientale.

Fincantieri: bilancio consolidato e progetto di bilancio di esercizio 2019

Ricavi record a euro 5,8 miliardi, ordini per euro 8,7 miliardi e carico di lavoro complessivo di euro 33 miliardi
Roma, 1 aprile 2020 – Il Consiglio di Amministrazione di Fincantieri S.p.A., riunitosi sotto la presidenza di Giampiero Massolo, ha approvato il Bilancio consolidato al 31 dicembre 2019 e il progetto di Bilancio di esercizio al 31 dicembre 2019, redatti in conformità ai principi contabili internazionali (IFRS), nonché la Dichiarazione non Finanziaria al 31 dicembre 2019, redatta ai sensi del D. Lgs. del 30 dicembre 2016, n. 254.
A margine della riunione del Consiglio Giuseppe Bono, Amministratore Delegato di Fincantieri, ha commentato: “Abbiamo confermato una visione strategica di lungo termine che va oltre la gestione aziendale e ci permette di coniugare gli interessi del Gruppo e dei suoi principali stakeholder con quelli del Paese. Una prova concreta di ciò è stato il nostro ingresso nel settore delle grandi infrastrutture, nel quale un tempo l’Italia primeggiava, un patrimonio però che andava dissolvendosi. Per questo abbiamo messo l’eccellenza del nostro saper fare al servizio dell’Italia per un progetto altamente complesso che stiamo portando avanti in tempi record e con successo: la costruzione del nuovo ponte di Genova, seppure in un frangente storico che vive un’emergenza senza precedenti. Per questo motivo, una volta ancora, voglio manifestare il mio apprezzamento ai nostri dipendenti e a quelli dell’indotto che stanno completando una realizzazione così importante.  Al termine di essa ancora una volta Fincantieri metterà a disposizione le proprie competenze e le proprie risorse per contribuire, nel più breve tempo possibile, alla creazione del nuovo modello di sviluppo economico nazionale. Infatti, la nostra società, uno dei punti di riferimento e dei capisaldi del tessuto industriale italiano, ha il dovere morale di svolgere un ruolo da protagonista, accanto al Governo, per supportare la ripresa del Paese, contribuendo a trainarla con la protezione dei posti di lavoro e della capacità produttiva nazionale. Pure il lavoro che portiamo avanti con Cdp ed Eni va nella stessa direzione, quella di generare un impatto positivo a livello socio-economico ed ambientale su tutto il territorio italiano. Il comune impegno per lo sviluppo di progetti all’avanguardia legati alla transizione energetica e alla sostenibilità ambientale, unito alla nostra dedizione alla ricerca e innovazione per creare le navi del futuro, ci permetteranno di dare un’importante spinta al percorso che il Paese deve compiere verso la decarbonizzazione e l’economia circolare”.
Bono ha poi concluso: “Per questa enorme responsabilità e per il contributo che ognuno di noi sarà chiamato a dare voglio fin d’ora ringraziare i nostri lavoratori e quelli della nostra vastissima rete di fornitori”.

“Non perdere la speranza”. lettera della Stella Maris alle compagnie da Crociere

In una lettera inviata alle compagnie Costa Crociere, MSC Crociere e Grandi Navi Veloci, il Direttore della Stella Maris di Genova, Diacono Massimo Franzi, ha voluto esprimere la sua vicinanza ai marittimi: “Non sei solo…non sei abbandonato. Non perdere la speranza.”
“In questo periodo difficile, pieno di paura ed incertezza, ti ricordiamo che anche se ti senti prigioniero non devi perdere la speranza. Anche se la tua vita difficile è diventata ancora più difficile, anche se sei preoccupato per i colleghi malati…non sei solo “, ha scritto il Diacono Franzi nella sua lettera.
Si stima che almeno nove navi da crociera con quasi 8.000 passeggeri e migliaia di membri di equipaggio siano bloccate in mare poiché i porti negano l’accesso in questo momento di emergenza epidemiologica del Coronavirus.
Diverse compagnie di crociera hanno anche temporaneamente sospeso le partenze, lasciando i marittimi a bordo delle loro navi. Le navi da crociera più grandi normalmente hanno circa 1.000 membri di equipaggio che vivono spesso in spazi ristretti sottocoperta.
Oltre alla loro sicurezza fisica, il Diacono Franzi ha anche espresso preoccupazione per il loro benessere mentale ed emotivo.
“Molti marittimi e molte navi nel mondo stanno vivendo un momento di difficoltà. Hai visto la tua nave, la tua casa (il tuo intero mondo, quando sei a bordo) “chiudersi”, isolandoti ancora più dalla tua famiglia, non sapendo quando finirà questo difficile periodo “, ha detto.
Il Diacono Franzi ha affermato che, sebbene i cappellani di Stella Maris non siano attualmente in grado di visitare le navi da crociera e di occuparsi di persona dei membri dell’equipaggio a causa delle misure di allontanamento sociale, “i nostri cuori sono con te”.
“Anche se non è possibile alleviare il dolore che provi mentre stai lontano da chi ami…vogliamo ricordarti che hai una famiglia in ogni centro Stella Maris nel mondo”.
“Ti abbracciamo e ti ricordiamo che avrai sempre una “casa lontano da casa”. Questo è un momento di prova, tuttavia Maria, Stella del Mare, condurrà te e la tua famiglia in un porto sicuro quando la tempesta sarà finita ”, ha aggiunto.
 

“Cigno nero” Covid-19: Mansutti propone un check aziendale gratuito

Lo storico broker assicurativo avvia una nuova iniziativa per supportare gratuitamente le imprese nel verificare la correttezza delle azioni da loro messe in campo per fronteggiare l’emergenza, i piani di gestione aziendali attuati e le aree di intervento da migliorare o modificare per superare le criticità. Obiettivo: favorire continuità aziendale, supply chain, corretta gestione dei rischi e resilienza organizzativa.
Milano, 3 aprile 2020 – Quanto sono preparate le aziende a gestire le difficoltà generate dalla pandemia in corso? Sono dotate di piani specifici capaci di favorire la continuità aziendale? Hanno mai eseguito una mappatura sulla supply chain per prevenire problematiche legate a emergenze che possono causare interruzioni di attività per scarsità di scorte in magazzino? Sono alcuni dei temi che Mansutti, storico broker assicurativo indipendente, ha deciso di indagare attraverso BCA Business Continuity Assessment.
Si tratta di un’iniziativa che permette alle aziende, indipendentemente dalla tipologia e dal settore economico, dal numero di dipendenti e dal fatturato, di ricevere un’immediata valutazione gratuita sulle modalità attivate per fronteggiare l’emergenza. É necessario rispondere alle domande di un questionario diviso in tre macroaree: le misure intraprese per arginare il rischio di contagio tra i dipendenti; le azioni messe in campo per garantire business continuity, e i piani di gestione adottati per favorire la continuità delle forniture.
Per rendere l’idea di come il coronavirus abbia messo a dura prova le aziende di fronte all’imprevisto e all’imprevedibilità, Mansutti ha scelto il “Cigno nero” come metafora per indicare il verificarsi di qualcosa di inatteso, in grado di cambiare lo scenario in modo irreversebile. Attraverso il questionario, articolato in 20 domande, l’azienda ha modo di interrogarsi e capire se stia percorrendo la strada giusta o se debba necessariamente correggere il tiro per mantenere un livello di rating e di posizionamento alto, che gli consenta di superare i contraccolpi legati ad uno scenario imprevisto.
Tra gli aspetti su cui Mansutti pone particolare attenzione vi sono: l’ambito legato alle misure di sicurezza adottate in azienda per ridurre il rischio di contagio; l’utilizzo corretto dei dispositivi di sicurezza da parte dei dipendenti; la corretta comprensione dei protocolli emanati dalle pubblica autorità; le azioni necessarie per superare le criticità che impattano sulla supply chain; l’importanza di realizzare una mappatura dei propri fornitori e delle scorte in magazzino; la capacità di prevedere per quanto tempo si sia in grado di operare in caso di scarsità di forniture; in che modo il valore aziendale creato negli anni possa essere mantenuto all’interno di un’organizzazione e come diventare più resilienti agli incidenti capaci di determinare l’interruzione delle attività aziendali o, addirittura, minacciarne l’esistenza.
Il servizio è accessibile su https://bca.mansutti.it/ Tra le figure aziendali più indicate a rispondere al questionario vi sono risk manager, ceo, direttori finanziari e amministativi. Oltre ad ottenere un punteggio complessivo, che indica il rating di posizionamento definito sulla base delle modalità e dei piani di gestione aziendale intrapresi per far fronte all’emergenza, l’impresa riceverà anche un feedback riferito ad ogni macroarea di cui si compone il questionario, utile per consentirgli di valutare se ci sono o meno dei piani che è necessario attivare o delle aree in cui è necessario migliorare.
“Attraverso BCA Business Continuity Assessment, il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare le aziende a rivedere, rendendoli più efficienti, i piani di gestione di business continuity e supply chain, in modo particolare per quelle realtà che costituiscono gran parte del tessuto economico nazionale, ovvero le piccole e medie imprese. É necessario orientare i propri modelli di business abbandonando una gestione del rischio passiva per una gestione proattiva, prevedendo dei possibili scenari – spiega Tomaso Mansutti, amministratore delegato di Mansutti S.p.A. – L’iniziativa che abbiamo messo in campo vuole, inoltre, amplificare l’importanza del concetto di responsabilità sociale, la capacità delle imprese di farsi carico della sicurezza e del benessere dei dipendenti che, insieme a quella di saper affrontare eventi incidentali, costituisce la base di un ‘nuovo agire di impresa’, mantenendo, anche in momenti anticiclici, gli impegni presi con tutti gli stakeholders e la posizione acquisita sul mercato”.

Il contributo dei porti : “elettrificazione”, molte le navi a ricevere l’energia da terra

di Felice Magarelli -Secondo Luigi Merlo, Presidente di Federlogistica-Conftrasporto, l’articolo inserito nel decreto “Milleproroghe”, volto ad incentivare la pratica dell’elettrificazione delle banchine portuali, è un provvedimento che offre un notevole contributo alla riduzione delle emissioni nocive generate dall’elevate concentrazioni di zolfo e anidride carbonica nell’atmosfera.
Per il manager spezzino, si tratta di un segnale importante anche in termini di miglioramento della coesistenza tra porti e città, come d’altra parte lo è il percorso di sostenibilità ambientale che alcune compagnie di navigazione stanno meritoriamente perseguendo mediante l’impiego di ingenti somme di denaro.
Sono infatti molte le navi da crociera già predisposte a ricevere l’energia da terra a fronte però di pochissimi scali attrezzati per il “Cold Ironing”.
L’auspicio è che il Governo riesca, in tempi celeri, ad ottenere da Bruxelles, l’autorizzazione per l’attuazione della norma, creando allo stesso tempo i presupposti per mettere le Autorità Portuali nelle condizioni di assicurare la realizzazione degli impianti, attraverso una necessaria e forte accelerazione delle relative procedure burocratiche.
Le ipotesi che alcuni scienziati avanzano, circa la possibile correlazione tra epidemie virali e inquinamento, rilevano ancora una volta, l’assoluta centralità che assume il tema della prevenzione, unica vera strategia in grado di fronteggiare al meglio le emergenze e le sfide che ci vengono poste.
Sotto questo profilo anche il settore marittimo portuale, insieme alle altre categorie produttive del Paese, è inevitabilmente chiamato a fare la propria parte.

Turismo al collasso. Mario Malerba: a rischio il 13% del pil e il 20% della forza lavoro

L’appello alle Istituzioni di Mario Malerba, Imprenditore del Turismo: “C’è bisogno di sostegno immediato alle Persone, asset strategico e cuore pulsante del nostro settore, un popolo di 7.880.000 elettori!”
“Apprezzo gli interventi e le lettere aperte dei più importanti imprenditori e delle associazioni di categoria del turismo: le nostre aziende stanno affrontando l’inimmaginabile. Rispetto ad altri settori merceologici, le imprese turistiche sono poco capitalizzate, a causa della bassa marginalità, dell’alto livello di concorrenza e della struttura verticale del mercato di intermediazione: non hanno patrimonializzato e non sono strutturalmente predisposte a superare una crisi pandemica come quella che stiamo vivendo.
Il mercato italiano del turismo, salvo poche e conosciute Società, è costituito da microimprese che spesso non hanno voce: nel solo comparto delle agenzie di viaggi si contano 40.000 addetti polverizzati in circa 9.000 realtà tra agenzie di viaggi con singole partite IVA, network con sedi centrali e filiali e, ultima tendenza, Personal Travel Agents, ovvero professionisti che prestano i loro servizi di consulenza in smart working. Anche tra i tour operator c’è molta dispersione, con circa 120 aziende per un totale di 8.500 lavoratori. Alberghi e ristoranti sono per la maggior parte a gestione famigliare: i ristoranti, ad esempio, sono 40.000 per un totale di 400.000 addetti. La situazione non cambia sul fronte delle imprese specializzate in eventi, incentive e business travel, che nel 2018 hanno realizzato un totale di 421.503 eventi e spesso sono società di persone con pochi dipendenti. Persino nel settore dell’incoming, che fino all’anno scorso ha convogliato in Italia milioni di stranieri, si osservano centinaia di piccole aziende.
L’intento di questa lettera aperta è sottolineare che tutte le persone, gli imprenditori e i lavoratori che operano nel settore turistico, in base alle statistiche, rappresentano una variabile compresa tra il 15% e il 20% della forza lavoro italiana e producono un giro d’affari che rappresenta il 13% del PIL. Queste persone hanno bisogno di un sostegno immediato: giorni e mesi di inattività porteranno a chiusure, licenziamenti, fallimenti. Il Governo non può limitarsi a cure palliative: la cassa integrazione e gli altri interventi adottati nei DL emanati sino ad oggi rappresentano dei piccoli passi, ma adesso si deve immettere immediatamente liquidità a lungo termine a tasso zero, prorogando il pagamento di tasse, contributi, mutui e altre spese almeno di un anno, come suggeriscono le proiezioni elaborate dagli analisti economici. La politica tutta deve muoversi per sostenere il turismo: serve un tavolo tecnico con i ministeri interessati, i rappresentanti di tutte le categorie e le banche.
Se si lasciano alla deriva tutte queste persone, non si rischia solo il collasso di un comparto economico, si rischia il collasso del Paese: il turismo, infatti, ha forti ripercussioni sull’immagine e sulla tenuta stessa del Sistema Italia. Gli operatori che si occupano di incoming, portando gli stranieri in Italia agevolano e promuovono il Made in Italy nel mondo, così come gli addetti del business travel sono la chiave strategica delle nostre esportazioni. Anche chi opera nell’outgoing gioca un ruolo di primo piano, perché permette ai cittadini del mondo di incontrare gli Italiani e di scoprire la loro innata empatia che, mi sento di dire, è il motore di tutto il nostro sistema import/export!
Aggiungo che i professionisti del turismo sono prima di tutto persone che una domenica di un certo giorno, mese, anno si recheranno alle urne … un popolo stimato di 7.880.000 elettori, considerando anche l’indotto, su 50 milioni di aventi diritto al voto!
La mia lunga esperienza nel turismo mi ha insegnato a combattere soprattutto per le giuste cause. Non chiedo niente per me, ma porto avanti con forza e attraverso ogni canale possibile il mio messaggio, che è comune a quello di tanti imprenditori del settore: se non si salva subito la filiera produttiva del turismo, che è una delle più importanti in Italia come numeri e come immagine, il Paese intero non ce la farà”.
Mario Malerba da trentotto anni è alla guida di catene alberghiere, reti di agenzie di viaggi e altri marchi di successo del turismo che hanno accompagnato più volte le vacanze e le trasferte di lavoro degli Italiani. Oggi coordina Team Valore, un gruppo di 200 agenzie di viaggi distribuite sul territorio nazionale, ma, soprattutto, è una voce autorevole e priva di ogni vincolo o legame istituzionale, pronta a lanciare un grido di dolore per il comparto, che da qualche settimana si trova a fronteggiare una crisi senza precedenti.

Le proposte di Assologistica al Governo dopo il Covid-19

L’associazione prevede poche, ma sostanziali misure per consentire al settore di fronteggiare le sfide che lo attendono a emergenza conclusa. Eccole in sintesi.
Milano, 3 aprile 2020 – Sebbene l’impegno (per non dire lotta) per contenere e risolvere l’emergenza sanitaria generata dal coronavirus sia ancora in atto, tuttavia occorre iniziare a pensare a come affrontare concretamente il dopo-evento, che – come tutti sappiamo – metterà a dura prova la tenuta economica del nostro Paese e, conseguentemente, anche del settore della Logistica e del Trasporto merci.
Un settore il cui valore supera i 110 miliardi di euro, con un’occupazione che sfiora 1 milione di addetti e che svolge un ruolo strategico per lo sviluppo industriale e commerciale, garantendo consumi, distribuzione, approvvigionamento, import ed export e producendo benefici a consumatori, cittadini e famiglie, e al sistema imprenditoriale nel suo complesso. Di questa strategicità, del resto, hanno finalmente tutti preso atto nel corso di questa pandemia.
Dal primo istante in cui le autorità di Governo hanno impartito le direttive a tutela della salute pubblica e di quella dei lavoratori, Assologistica ha informato e aggiornato i propri associati mediante un puntuale servizio di domande e risposte per affrontare in presa diretta l’adozione delle misure governative, compresa la raccomandazione di adozione del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, firmato dalle parti sociali sotto l’egida del Governo.
Il settore sta affrontando un aggravio di costi, oltre a un calo dei volumi dalle proporzioni allarmanti e che si prevede debba crescere ancora, anche a seguito del prolungamento nel tempo delle misure di contenimento del contagio. La continuità aziendale di moltissime imprese è in grave pericolo e con essa la relativa base occupazionale.
Assologistica vuole dare il proprio contributo per il bene del Paese e del settore: per questo intende presentare a Governo e Parlamento alcune proposte valide per il settore (rappresentato dai codici Ateco 49-50-51-52-53-89.92). Il tutto nella consapevolezza che occorra una terapia d’urto forte e prolungata nel tempo, anche se basata su pochi essenziali interventi, qui sotto riassunti.
DECONTRIBUZIONE STRAORDINARIA PER ABBATTERE IL COSTO DEL LAVORO E MANTENERE L’OCCUPAZIONE: Assologistica chiede una riduzione straordinaria del 40% dell’aliquota contributiva IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti) a carico dell’azienda con decorrenza dal 1/4/2020 fino a tutto il 31/12/2021 a condizione che l’impresa mantenga fino a tale data almeno l’80% dei livelli occupazionali in forza alla data dell’1/2/2020, intendendo per tali i lavoratori non in prova a tempo indeterminato ed esclusi gli apprendisti. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. CREDITO DI IMPOSTA SUGLI ACQUISTI DI DPI (dispositivi per la protezione individuale): Assologistica chiede il riconoscimento di un credito di imposta del 50% sul costo di acquisto sostenuto e documentabile da parte dell’azienda dei DPI necessari ai lavoratori, in applicazione delle misure previste dal protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro. I costi ammessi al credito di imposta sono quelli sostenuti con decorrenza 1/3/2020 e fino al 31/12/2021. RICONOSCIMENTO IMMEDIATO PER LA LOGISTICA DELLO STATUS DI “SERVIZIO PUBBLICO ESSENZIALE” con relativa applicazione delle norme della Legge n. 146/90 e successive modificazioni per tutta la durata di permanenza dello stato di emergenza, così come da delibera del Consiglio dei ministri del 31/1/2020. Una norma di questo tipo (a onere zero per lo Stato) potrebbe generare un effetto mediatico molto positivo: sarebbe chiaro a tutti che chi lavora in logistica sta contribuendo al sostegno del Paese. Tale status viene richiesto limitatamente al periodo di permanenza dello stato di emergenza. Assologistica richiede poi l’adozione di misure destinate al sostegno finanziario delle imprese. E in particolare chiede che quanto già disposto all’art. 56 del D.L. 17/3/2020 n. 18 (Cura Italia) venga esteso anche alle grandi imprese, così da meglio supportare le forme di tutela occupazionale. Tale norma, se adottata, non produce oneri per lo Stato. E ancora l’Associazione chiede lo sblocco immediato dei crediti fiscali vantati dalle imprese (IVA, IRES, IRAP) in forma di liquidazione oppure, se non fosse possibile, in forma di smobilizzo del credito verso il settore bancario, con copertura di garanzia da parte dello Stato. E ancora Assologistica chiede la soppressione per il 2020 dell’aumento IRES per i concessionari di demanio pubblico, di cui all’articolo 1 comma 716 della Legge 27/12/2019 n. 160, una norma recentemente introdotta con l’ultima Legge di Bilancio e che ora non risulta sostenibile, rischiando pure di apparire beffarda.
Un’ultima richiesta concerne le misure a sostegno delle imprese che esportano e per le quali si chiede la sospensione delle restrizioni previste dal DPCM del 22/3/2020 per le sole attività svolte dalle imprese del settore logistico a favore di clienti esteri. Pertanto, qualunque attività di servizio resa a favore esclusivamente di clienti esteri viene consentita. L’Associazione comprende e condivide la ratio dei provvedimenti presi dal DPCM del 22/3/2020, ma l’esperienza concreta di questi giorni sta facendo emergere il grave rischio che i committenti esteri delle nostre imprese, per i quali non vige alcuna restrizione all’attività, possano decidere di approvvigionarsi altrove. Quando l’emergenza sarà passata, il cliente estero sarà difficilmente recuperabile, con tutte le conseguenze del caso.
“In questo difficile momento e nei momenti che seguiranno nel dopo-emergenza al nostro Paese e a tutte le sue componenti produttive sarà chiesto uno sforzo importante. Le imprese, anche del nostro settore, non possono essere lasciate sole ad affrontare quello che le aspetta, nella consapevolezza che la nostra Economia deve continuare a essere una delle maggiori economie del Vecchio Continente (e non solo). Noi logistici faremo la nostra parte, come abbiamo sempre fatto (e dimostrato anche in questi giorni), ma lo Stato deve fare la sua, stando al nostro fianco in quella che si sta configurando come una sorta di ricostruzione del Paese”, commenta il presidente di Assologistica Andrea Gentile.
 

La Guardia Costiera a supporto dell’emergenza sanitaria nazionale

In questi giorni di emergenza sanitaria nazionale, la Guardia Costiera non ha diminuito il proprio impegno nell’assolvimento dei propri compiti istituzionali, al fine di continuare a garantire l’operatività dei porti, la sicurezza e la regolarità dei trasporti marittimi, oltre alla salvaguardia della vita umana in mare.
L’attuale situazione di emergenza legata al Covid19 ha comportato la necessità di rimodulare molti dei servizi legati al settore marittimo. Il Corpo ha così introdotto adeguate semplificazioni nella gestione della sicurezza della navigazione delle navi mercantili e dei relativi equipaggi. La Guardia Costiera ha assunto, altresì, il ruolo di raccordo tra Ministero delle politiche agricole e forestali e imprese di pesca, al fine di permettere a quest’ultime di accedere alla corresponsione dei contributi previsti dal Decreto “Cura Italia”.
I Comandanti di porto, in queste settimane, sono stati anche chiamati a svolgere il proprio ruolo in situazioni complesse e inedite. In diverse occasioni, secondo le direttive della Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, hanno garantito alle navi da crociera battenti bandiera italiana, di ritorno nei porti nazionali, approdi idonei per lo sbarco in sicurezza degli equipaggi e dei passeggeri ancora presenti a bordo, in piena sintonia con le Autorità di sistema portuali e con le Autorità locali.
Ma non solo. A seguito delle misure messe in atto dal Governo per il contenimento del contagio da Coronavirus, in numerose realtà territoriali, uomini e donne del Corpo sono stati inseriti nei dispositivi di ordine pubblico, lavorando quotidianamente al fianco delle Forze di Polizia per il rispetto delle disposizioni che limitano gli spostamenti, in particolare da e per le isole, e in molte realtà portuali quali ad esempio: Reggio Calabria, Messina, Milazzo, Salerno, Cagliari, Livorno, Termoli, Portoferraio, Viareggio, Piombino, Capraia, Carloforte, Portoscuso e Calasetta.
Nel porto di Ancona, poi, grazie alla stipula di un protocollo d’intesa con l’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico centrale e l’Ufficio di sanità marittima aerea e di frontiera, il Corpo si è reso parte attiva per la stesura di procedure standard d’intervento per la gestione di eventuali casi sospetti di coronavirus a bordo dei vettori marittimi.
Molti, inoltre, gli interventi operativi sul territorio italiano nel quadro del dispositivo di Protezione Civile nazionale. Nei giorni scorsi, tramite il Dipartimento della Protezione Civile e su richiesta dell’Ufficio del dott. Arcuri, Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, un aereo “Manta” ATR 42 della Guardia Costiera è decollato dalla Base Aeromobili di Pescara, per assicurare il trasporto urgente di dispositivi di protezione individuale (DPI) in diverse località delle regioni meridionali e delle isole maggiori. Il Manta, dopo uno scalo all’aeroporto di Fiumicino per imbarcare il materiale necessario, ha raggiunto le destinazioni di Cagliari, Palermo, Lamezia Terme e Bari, dove i DPI sono stati consegnati alle autorità regionali di Protezione Civile, per la successiva distribuzione sul territorio.
Non manca il costante supporto alle comunità isolane, pochi giorni fa, la Motovedetta CP 324 di Lampedusa ha permesso al direttore del poliambulatorio locale e a due sanitari dell’A.S.P. di Palermo, di raggiungere l’isola di Linosa per effettuare delle visite mediche finalizzate al contenimento dell’attuale emergenza epidemiologica.
Lo sforzo del Corpo non diminuisce, oggi più che mai. Come l’impegno di tutti gli uomini e le donne della Guardia Costiera che può ben riassumersi nelle parole del Comandante Generale, l’Ammiraglio Ispettore Capo (CP) Giovanni Pettorino: “È un momento particolarmente difficile, nel quale siamo tutti chiamati a compiere un grande sforzo. Grazie agli uomini e alle donne del Corpo, che in questi giorni, oltre ad assicurare i compiti istituzionali, stanno dando il loro contributo al Paese per affrontare questa emergenza eccezionale”.

La Brigata Marina San Marco prepara un posto medico avanzato presso l’ospedale di Carlo Urbani

Jesi (Ancona)  2 aprile 2020 – Nell’ambito delle attività di contrasto al COVID 19 volute dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, la Brigata Marina San Marco della Marina Militare, su specifica richiesta dello Stato Maggiore della Difesa, da oggi rende disponibile un Posto Medico Avanzato (P.M.A.) presso l’ospedale di Carlo Urbani di Jesi.
I fucilieri della Brigata sono partiti da Brindisi ieri, 1° aprile 2020, intorno alle 5 del mattino, arrivando a Jesi nel primo pomeriggio, iniziando contestualmente le operazioni di allestimento delle strutture.
Il P.M.A. è una struttura mobile, caratterizzata da elevata flessibilità d’impiego e composta da shelter sanitari, che possono essere imbarcati oppure anche trasportati via terra tramite autocolonna. All’interno vi operano normalmente medici e infermieri della Brigata Marina San Marco per garantire le operazioni di triage, primo soccorso, visite ambulatoriali e all’occorrenza degenza. 
La capacità medico-sanitaria della Brigata Marina San Marco è uno degli elementi cruciali di supporto al complesso operativo della forza da sbarco della Marina, essenziale per operazioni anfibie di proiezione dal mare, secondo il cosiddetto concetto “sea basing”.
Il complesso sanitario è elettricamente autonomo grazie ad uno shelter con generatore elettrico che asserve anche le tende a struttura rigida deputate alla degenza.
Di seguito i dati numerici relativi al personale di previsto impiego:
n. 60 uomini per l’approntamento della struttura; 5 Ufficiali medici; 1 Ufficiale (RS) infermiere (coordinatore infermieristico); 15 Sottufficiali Infermieri; 1 Biologo; 1 Tecnico di radiologia; 1 Fisioterapista; 10 Operatori tecnico sanitari. La struttura del P.M.A. prevede:
2 Shelter, ognuno dei quali allestito con: 1 Ventilatore; 1 Monitor multiparametrico; 1 pompa infusionale; Sistema di erogazione di O2. 1 Shelter ambulatorio per visite mediche dotato di: Elettrocardiografo Ecografo 1 Shelter Farmacia 1 Shelter con generatore elettrico Complesso di tende per la degenza breve. In caso di necessità, la struttura può essere ampliata fino a 30 tende per degenza.
La struttura, per la quale si prevede il termine del suo allestimento nella serata di oggi, fornirà supporto al Servizio Sanitario Nazionale, mediante una capacità di ricovero per totali 40 pazienti, in modo da alleggerire gli ospedali civili, e quindi rendere nuovamente disponibili preziosi posti letto presso i nosocomi nazionali.

Costa Crociere dona alla Caritas beni alimentari

Genova, 3 aprile 2020 – Costa Crociere annuncia il suo sostegno a Caritas diocesana La Spezia-Sarzana-Brugnato nella sua opera di assistenza alle persone più bisognose. La compagnia italiana donerà infatti oltre 10 tonnellate di beni alimentari in eccedenza provenienti da Costa Pacifica, nave attualmente ormeggiata al Molo Garibaldi del porto della Spezia con soli membri d’equipaggio a bordo.
La donazione comprende generi di prima necessità come pasta, riso, zucchero, olio, pomodori pelati, affettati, miele, marmellate, zucchero e altri prodotti che verranno utilizzati dalla Caritas per preparare i pasti agli ospiti della tensostruttura approntata al Campo Montagna e per dare un sostegno alle persone in maggiore difficoltà del territorio. L’iniziativa ha visto la collaborazione e il contributo decisivo anche di Capitaneria di Porto, Sanità Marittima, Agenzia delle Dogane e della comunità marittima spezzina. La struttura al Campo Montagna, realizzata da Caritas con il sostegno di Fondazione Carispezia, in collaborazione con il Comune della Spezia, la Protezione Civile e la Marina Militare Italiana, funziona a pieno regime nel rispetto delle distanze di sicurezza, dando ospitalità a 80 senza tetto e fornendo loro pasti caldi a colazione, pranzo e cena, grazie anche al contributo dei volontari della mensa del convento francescano di Gaggiola, delle suore di San Vincenzo, di Colazioni col Sorriso e di tante altre realtà locali.
L’emergenza sanitaria in corso ha colpito tutti, ma i suoi effetti sono ancora più amplificati e duri per tutte quelle persone che purtroppo vivono in una situazione di bisogno. Le nostre navi sono un veicolo di ricchezza e occupazione per il territorio, ma possono essere anche di aiuto ai più deboli, come dimostrano le iniziative che abbiamo realizzato in vari porti del mondo in collaborazione con il Banco Alimentare, parte integrante del progetto 4GOODFOOD, e i progetti portati avanti dalla nostra Costa Crociere Foundation. Grazie alla presenza di Costa Pacifica abbiamo deciso quindi di sostenere la Caritas diocesana di La Spezia-Sarzana-Brugnato, che non ha mai smesso di offrire assistenza e conforto sul territorio, nonostante le difficoltà di questo periodo” – ha dichiarato Neil Palomba, Direttore Generale di Costa Crociere.
Costa Pacifica, un nome che richiama serenità e pace, da tutti cercate e sognate in questa pagina di vita. Mi piace immaginare che questo grande gesto di solidarietà e carità accenda come una scia di luce dal ponte della nave e raggiunga tutta l’umanità, facendo riscoprire a ciascuno forza e speranza. Dare si fonde con amare, in un’unica strada, questo dice Pacifica a tutti…”Il mare in musica” è il motto della nostra nave buona: allora sia buon vento, perché soffi sulle vele e le gonfi di vita nuova. Buona crociera anche a chi è ultimo di questo mondo…” ha dichiarato don Luca Palei, direttore di Caritas diocesana La Spezia-Sarzana-Brugnato.

Esercitazione Antipirateria nel Golfo di Guinea.
Marina Militare e Guardia Costiera in sinergia con Confitarma e Gruppo Grimaldi

Roma, 4 aprile 2020 - La mattina del 3 aprile, nelle acque del Golfo di Guinea, si è svolta un’esercitazione antipirateria che ha coinvolto la motonave “Grande Dakar”, del Gruppo Grimaldi, la Confederazione Italiana Armatori, la Centrale Operativa della Marina Militare, la Centrale Operativa del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e la fregata “Luigi Rizzo”.
Il Golfo di Guinea è un’area particolarmente rilevante per il nostro Paese, in considerazione degli ingenti interessi nazionali che insistono nella regione e che necessitano di fruire del libero uso del mare per potersi sviluppare.
Attualmente, sono presenti nell’area ben 25 navi mercantili di bandiera italiana, che assicurano il commercio marittimo nazionale e supportano le attività estrattive di petrolio e gas nella regione, dove ENI è tra le principali compagnie operanti.
In uno scenario estremamente realistico, a largo delle coste Ghanesi, è stato simulato un tentativo di abbordaggio della motonave “Grande Dakar” da parte di un gruppo di pirati.
L’esercitazione è iniziata con l’attivazione del sistema di allarme di sicurezza (SSAS – Ship Security Alert System) da parte della nave mercantile, che ha inoltrato il previsto segnale al Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo (Maritime Rescue Coordination Center – MRCC), presso il Comando Generale delle Capitanerie di Porto.
Ricevuto l’allarme, in coordinamento con l’armatore e con CONFITARMA, MRCC lo ha immediatamente rilanciato al Centro Operativo della Marina Militare, che ha così potuto attivare l’intervento della fregata “Luigi Rizzo” e avvisare le Marine dei Paesi partner e Alleati presenti nell’area, avviando così le necessarie azioni di cooperazione per la gestione dell’evento. Subito dopo, per mezzo dei sistemi di monitoraggio satellitari, il Centro della Guardia Costiera ha individuato tutte le navi mercantili presenti nella zona dell’attacco pirata, procedendo così ad allertare le rispettive compagnie di navigazione nazionali del potenziale pericolo, nonché le locali Guardie costiere, per aumentare il livello della cornice di sicurezza nell’area.
Nel frattempo, a bordo della “Grande Dakar”, il Comandante avviava le procedure previste dal piano di sicurezza, disponendo inizialmente il ricovero dell’equipaggio all’interno della Cittadella di bordo, mentre lui stesso e il timoniere rimanevano sul Ponte per assicurare il governo dell’unità.
Successivamente alla simulazione dell’abbordaggio dei pirati, il Comandante ed il timoniere, prima di fermare le macchine, si riunivano al resto dell’equipaggio nella Cittadella da dove, oltre al controllo del mercantile, sono state assicurate, e realisticamente provate, le comunicazioni con la nave della Marina Militare.
La fregata “Luigi Rizzo” – da giorni impegnata nell’area del Golfo di Guinea in un’operazione di presenza e sorveglianza per contribuire alla libertà di navigazione, alla sicurezza e alla protezione dei mercantili lungo le principali linee di comunicazione marittima (Sea Lines Of Communication SLOC) – come avverrebbe nella realtà, appena ricevute le disposizioni operative da parte del Comando in Capo della Squadra Navale, ha rapidamente serrato le distanze e, in vista della “Grande Dakar”, ha disposto il decollo del proprio elicottero e messo a mare i propri gommoni veloci con il team di sicurezza composto dai Fucilieri della Brigata Marina San Marco per il successivo abbordaggio a protezione della nave.
L’esercitazione ha confermato la consolidata sinergia raggiunta fra il Comando in Capo della Squadra Navale, la Guardia Costiera, CONFITARMA e un’importante società armatoriale italiana quale il Gruppo Grimaldi, per un efficace contrasto ad attacchi di pirateria. In particolare, si sottolinea la performance del Comandante e dell’equipaggio della “Grande Dakar”: professionalità e competenza espresse in questo evento sono il risultato degli ingenti investimenti fatti dall’armamento italiano in termini di addestramento degli equipaggi onde essere pronti ad affrontare situazioni estreme.
L’obiettivo dell’esercitazione è stato, infatti, quello di mettere alla prova le procedure di comunicazione e coordinamento in caso di un attacco di pirati tra la Centrale Operativa della Marina Militare, quella della Guardia Costiera, CONFITARMA e le compagnie di navigazione interessate, nonché di verificare i piani di sicurezza interni messi in atto dall’unità mercantile coinvolta e le modalità d’intervento con un’unità militare a protezione di un mercantile vittima di attacchi. L’esercitazione ha, inoltre, confermato la necessità di un costante scambio di informazioni e di sinergica collaborazione tra l’industria armatoriale e le istituzioni, che comprende oltre le regolari attività svolte dall’Autorità Marittima nazionale verso lo shipping nazionale, l’importante ruolo di “advisory” svolto dalla stessa Marina Militare attraverso una continua e costante condivisione di informazioni utili alla sicurezza della navigazione; attività quest’ultima condotta dalla cellula Naval Cooperation and Giuidance for Shipping (NCAGS) – operante in Italia presso il Comando in Capo della Squadra Navale – a supporto degli stessi Company Security Officers (CSO) delle compagnie nazionali che operano nell’area.

Emergenza Covid -19. ASSOCOSTIERI: le richieste al Governo per la logistica energetica

Roma, 6 aprile 2020 – In considerazione dell’emergenza sanitaria, senza precedenti, che sta destabilizzando profondamente anche il settore della logistica energetica rappresentato da ASSOCOSTIERI, l’Associazione, in ambito Conftrasporto, ha chiesto ancora ieri al Governo, in attesa del Consiglio dei Ministri odierno, di mettere in campo una serie di azioni per le imprese del trasporto e della logistica energetica.
Ecco le principali misure.
Liquidità alle imprese e fondi di garanzia
ASSOCOSTIERI ritiene assolutamente prioritario intervenire con decisione e soprattutto tempestività per garantire alle imprese di settore la liquidità necessaria per poter continuare ad operare, posto che la crisi, per molte di esse, ha generato un sostanziale crollo di ricavi ed incassi.
E’ necessario rafforzare le garanzie sui prestiti bancari attraverso il Fondo Centrale di Garanzia e la Cassa Depositi e Prestiti ed individuare strumenti innovativi per far superare la fase di crisi di liquidità che rischia di mettere fuori mercato interi comparti di attività.
Le disposizioni relative alle garanzie di cui agli articoli 49 (fondo di garanzia) e 57 (garanzia CdP) del DL Cura Italia devono essere estese a tutte le imprese con non più di 500 dipendenti, potenziando conseguentemente le risorse disponibili.
La garanzia deve essere prevista nella misura del 100% dell’importo per evitare lungaggini e analisi del merito creditizio valutative ed arbitrarie da parte delle banche. La società destinataria del prestito garantito dovrà rendicontare a consuntivo di aver utilizzato l’importo garantito per il pagamento dei debiti commerciali o per investimenti attinenti all’attività produttiva.
Per quanto riguarda in particolar modo il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti, andrebbe potenziata l’attività di garanzia dei finanziamenti concessi alle imprese prevedendola per le operazioni di sconto/anticipo delle fatture da parte delle imprese di ogni dimensione.
Moratoria fiscale e contributiva
ASSOCOSTIERI ha segnalato l’urgente esigenza, per le imprese del settore della logistica energetica, di giungere ad una compiuta moratoria fiscale e contributiva che si estenda ai mesi di aprile e maggio. Tale moratoria dovrebbe comprendere anche, per quanto riguarda nello specifico il settore del trasporto e della logistica energetica, il pagamento di accise ed Iva da parte delle imprese, senza alcun limite di fatturato.
La sospensione delle imposte darebbe vita ad una sorta di ravvedimento operoso, (figura oggi già prevista per l’iva per un mese di dilazione), senza interessi e sanzioni. I pagamenti riprenderebbero al termine della sospensione, con possibilità di pagare gli importi sospesi, con rate sino a 5 mesi in aggiunta al carico tributario mensile.
Rilevante poi la proposta ASSOCOSTIERI di intervenire sui gravosi costi di esercizio che si manifesteranno nel 2020 sui bilanci degli operatori del settore della logistica energetica in termini di costi fissi incomprimibili nonostante la pesante riduzione di fatturato, la svalutazione dei magazzini (merci e prodotti finiti) e la svalutazione dei crediti. La proposta avanzata è di intervenire capitalizzando in tutto o in parte i costi di esercizio che non potranno essere recuperati nell’esercizio in corso o in quelli successivi attraverso un “onere pluriennale Covid-19” da ammortizzare in cinque esercizi. Ciò al fine di evitare difficoltà per le aziende nelle interlocuzioni con le società di revisione e l’insorgenza di problemi per le aziende quotate a causa dell’inevitabile peggioramento dei rating economico – finanziari delle aziende e dell’erosione del patrimonio netto.
 

Assicurazione Covid-19 per tutti i dipendenti delle Agenzie Marittime e Brokeraggio

L’Ente Bilaterale Nazionale tra la Federagenti e le Organizzazioni Sindacali, ha sottoscritto venerdì scorso la polizza assicurativa Covid-19 con Unisalute per la copertura di tutti i dipendenti delle agenzie marittime e degli uffici di brokeraggio aderenti a Federagenti e iscritti regolarmente all’Ente.
La copertura assicurativa prevede una diaria di 100 euro al giorno in caso di ricovero, una quota una tantum di 3000 euro all’atto delle dimissioni dall’ospedale e una serie di servizi di assistenza post ricovero per il dipendente e per la sua famiglia.
Il Presidente Massimo Proglio ha fatto presente che i dipendenti di queste categorie godono già di un’assistenza sanitaria prevista dal contratto di lavoro attraverso al Cassa Mutua, che copre parte delle necessità sanitarie dei dipendenti comprese una quota delle cure dentali, con questa assicurazione si va ad aggiungere un importante tassello in un momento di grave difficoltà.
Il Vice Presidente Filippo Gallo ricorda che l’Ente Bilaterale fornisce ormai da anni formazione continua ai dipendenti delle aziende del nostro settore consentendone una costante crescita professionale, oltre a ciò con il fondo di solidarietà che annualmente viene accantonato è stato possibile negli anni venire incontro alle esigenze  di ricollocazione dei dipendenti travolti da crisi aziendali e quest’anno si è ritenuto opportuno dare una copertura assicurativa per poter far eventualmente fronte al contagio di questa tremenda epidemia.
L’assicurazione ha decorrenza retroattiva dal 15 marzo ed avrà valore fino al 31 dicembre 2020.

Federagenti: “Il rispetto delle leggi deve valere anche per navi e porti”

Roma, 6 aprile 2020 – Il Paese si sta faticosamente abituando a ottemperare anche a norme che violano la libertà personale. Ma pretendere anche di violare quelle norme eccezionali che sono state messe a punto proprio per affrontare l’emergenza virus anche in settori delicati come quello marittimo, va davvero oltre ogni anche pur vaga concezione dello Stato di diritto”.
A intervenire direttamente sul tema delle navi da crociera battenti bandiera italiana alle quali diverse istituzioni locali, per altro non competenti sulle tematiche marittime, vorrebbero vietare l’attracco nei porti italiani, è il presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci, che fa eco al recente appello alla solidarietà lanciato dall’ammiraglio comandante del Corpo delle Capitanerie di porto, Giovanni Pettorino, e alla ribadita necessità di riportare a casa i marittimi e i passeggeri italiani imbarcati sulle navi da crociera italiane.
“Il decreto della Presidenza del Consiglio – ricorda Duci – varato il 19 marzo scorso, fa esplicitamente riferimento alle navi da crociera che battono bandiera italiana e all’obbligo di garantire il loro attracco nei porti italiani. E’ ovvio che ció debba avvenire ponendo in essere tutte le misure possibili a tutela della salute pubblica, ma pensare di rimettere in discussione a ogni occasione pratica quanto previsto dalla legge è davvero troppo”.
Apprezziamo la diplomazia del Comandante Generale e le azioni di coordinamento della Ministra De Micheli, ma mi chiedo perché un cittadino che violi l’obbligo di restare a casa introdotto dal Governo venga giustamente sanzionato, mentre qualsiasi amministratore locale, che fino a qualche settimana fa declamava l’importanza del turismo croceristico sul proprio territorio, possa impedire impunemente l’applicazione di una legge nata nello stesso contesto.
“Evitando pure di citare le Convenzioni internazionali – conclude il Presidente di Federagenti – che coralmente riconoscono il diritto delle navi ad attraccare nei porti per affrontare situazioni di emergenza, invitiamo le Istituzioni, siano esse Regioni, Sindaci o ancor di più singoli parlamentari, a consentire agli uomini che operano nei porti e che sono responsabili in campo marittimo a svolgere il loro lavoro che in questi giorni è già abbastanza difficile e complesso. Di tutto, questi uomini hanno bisogno, meno che di discussioni e conflitti di competenze”.

Trasportounito, tir: 1 motivo per continuare, 24 per fermarsi

Trasportounito scrive al Ministro e denuncia l’incapacità a rimuovere gli ostacoli che impediscono la missione e la sopravvivenza delle imprese del trasporto su gomma
Roma, 6 aprile 2020 -Ventiquattro buoni motivi perché le imprese di autotrasporto dovrebbero fermare i loro mezzi seguendo quelle che sono già state costrette a farlo, a fronte di un solo motivo che li spinge ancora a essere sulle strade: la coscienza di svolgere un ruolo essenziale e importante per assicurare alle famiglie, alle comunità, agli ospedali, l’approvvigionamento quotidiano di generi alimentari e di prodotti farmaceutici e sanitari.
“Ma a monte di tutto – come sottolinea il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo – un interrogativo sempre più pressante e opprimente: se l’imprevedibilità dell’emergenza è stata superata dalla tragica consapevolezza, perché lo Stato non impone il superamento di tutti gli ostacoli di natura tecnico-amministrativa e quelli artificialmente imposti da apparati di interesse?”.
“Non vorremmo trovarci nella condizione di accettare passivamente lo spegnimento – ha concluso Longo – anche di generazioni di imprese per la sola assenza di competenze e di tempestività dei provvedimenti”.
Ecco l’elenco dei problemi pratici delle imprese di autotrasporto – aggiornato al 2 aprile 2020
1. Le imprese di autotrasporto non riescono a fornirsi di mascherine e dei dispositivi di sicurezza per i propri dipendenti (sul mercato non esistono oppure i costi sono esorbitanti: chirurgiche a 3,90 euro, ffp2 a euro 10,00);
2. Le aree di servizio, lungo le principali infrastrutture viarie, quando sono aperte, non eseguono attività di ristorazione. Laddove sono aperti i costi sono moltiplicati;
3. Moltissime aree di servizio, essendo chiuse, non consentono ai conducenti di accedere ai necessari servizi igienici;
4. Sulle tratte marittime, anche in quelle in cui la navigazione dura 20 ore, la ristorazione è chiusa per cui niente pasti, caffè e acqua;
5. Sindaci di numerosi comuni, soprattutto in Sicilia, hanno ordinato la chiusura totale delle strade per cui non fanno passare neanche i mezzi che devono scaricare merce alimentare;
6. Negli scali portuali regna l’improduttività fra riduzione del lavoro, la scarsa programmazione e le infinite attese;
7. Ai magazzini degli ingrossi dei supermercati le attese allo scarico durano mediamente dalle 7 alle 9 ore;
8. La necessaria flessibilità sui tempi di guida, necessaria più che altro per gestire al meglio le attese e i rientri, non è stata concessa contrariamente a quanto fatto dagli altri Paesi comunitari;
9. I conducenti impegnati sulle lunghe tratte manifestano disagi e disertano il lavoro con l’invio costante di certificati medici;
10. Le pratiche inerenti l’uso degli ammortizzatori sociali allo stato attuale non offrono certezze sia per la mancanza di risposte immediate sia per le complicazioni inerenti le procedure;
11. I trasporti eccezionali, le cui autorizzazioni godono della proroga di validità, sono impediti a operare perché è necessaria la conferma del Mit senza la quale Polizia stradale, Aiscat e Anas non ritengono sia applicabile la disposizione;
12. Gli uffici provinciali delle motorizzazioni non stanno procedendo alle immatricolazioni dei nuovi veicoli, nè tanto meno effettuano le procedure amministrative;
13. Sull’annullamento dei divieti di circolazione si procede con provvedimenti settimanali con il contagocce;
14. La chiusura dei magazzini per le merci non essenziali, o miste, genera una impossibilità di procedere alle programmazioni triangolari per rendere produttiva l’attività di trasporto.
15. Non risultano notificate alla Commissione UE le proroghe inerenti i documenti personali dell’autista (patente, Cqc, carta tachigrafica, Cfp, Adr ecc..) e dei veicoli (revisioni per i veicoli all’estero);
16. La committenza nel 50% dei casi ha notificato alle imprese di autotrasporto il differimento ulteriore dei tempi per il saldo delle fatture, anche di quelle lavorate prima dell’emergenza sanitaria, profilandosi il rischio di un effetto domino fallimentare; i committenti per non pagare hanno coniato la frase: causa covid-19 sospensione pagamento fatture;
17. Non solo non è stato dato corso all’attivazione del Fondo di rotazione richiesto per risolvere il problema della liquidità, ma non sembra neanche che ci sia la volontà di accelerare le risorse già stanziate per la categoria nei precedenti anni 2016, 2017, 2018 e 2019, fra incentivi agli investimenti e altre misure;
18. L’accesso al credito per le imprese di autotrasporto, almeno per quelle di media e ridotta dimensione, risulta complicato e comunque i tempi sono tutt’altro che brevi;
19. Le banche non applicano, o si rifiutano di applicare, la disposizione afferente la sospensione dei leasing in presenza, sul conto corrente dell’impresa, delle risorse economiche a copertura del canone;
20. Le banche dichiarano che per la sospensione dei leasing non hanno ancora i moduli e che in ogni caso sospendono solo la quota capitale inserendo due clausole: 1) si avvalgono del diritto a cambiare il tasso interessi alla ripresa pagamenti; 2) addebiteranno il costo (€120/160€ per ogni mezzo per costi motorizzazione per nuovi tagliandini da applicare ai libretti per lo spostamento della data del riscatto);
21. In caso di prorogabilità del leasing non è stato chiarito dal Mit il caso dell’aggiornamento della carta di circolazione, e tra l’altro non è stata ancora chiarita la funzione del superammortamento;
22. Le società di leasing non danno autorizzazione per bloccare le polizze assicurative di mezzi ormai fermi, anche se in aree private e sorvegliate aggravando i costi per l’impresa inattiva;
23. Per le richieste del blocco dei mutui, o per nuovi prestiti, i tassi sono da brivido; non rispondono al telefono e i referenti rispondono via mail a distanza di giorni;
24. Si registra un’inconsueta presenza sulle infrastrutture stradali di una massiccia quantità di veicoli esteri che qualcuno ha stimato pari al 50% dei veicoli nazionali, conseguenza evidente di un’assenza dei controlli su strada.

Da Bureau Veritas il primo protocollo per sanificare microbiologicamente

Nebulizzatori di prodotti anti virus e anti batterici, istruzioni comportamentali, verifica della qualità dell’aria… fra le misure di un nuovo Codice di sicurezza per uffici, fabbriche, esercizi commerciali e di ricezione.
Milano, 6 aprile 2020 -L’attuale emergenza e la gestione del post emergenza costringeranno tutti, dalle fabbriche ai negozi, dagli uffici agli outlet, sino alle strutture pubbliche e alle banche, a cambiare rotta e ad adottare un Codice di comportamento che consenta di governare crisi ed emergenze analoghe a quella in atto, di fornire a tutti indicazioni sul come agire, di mettere a punto piani di sanificazione basati su evidenze scientifiche e non su soluzioni “fai da te” e a gestire nella continuità livelli di controllo, verifica e prevenzione, di situazioni a rischio.
Il Gruppo Bureau Veritas Italia si pone all’avanguardia offrendo a tutti i soggetti di mercato un protocollo integrato che affronta tutti questi aspetti e che traguarda la prossima ripresa delle attività produttive e di servizio: attraverso Bureau Veritas Nexta e Partner operativi qualificati, propone infatti un programma di verifiche, controlli e interventi finalizzati all’innalzamento dei livelli di sicurezza contro il rischio biologico entrato prepotentemente a far parte delle emergenze di tutte le comunità.
Il Protocollo “Rischio Biologico” non si pone solo come strumento di gestione della crisi, ma anche come chiave di lettura per anticipare successive emergenze. In prima battuta si articola su un dettagliato piano di verifica delle procedure esistenti con eventuali integrazioni o aggiornamenti, fino a definire i piani di prevenzione e sanificazione degli ambienti, che prevedano l’utilizzo di prodotti testati ed efficaci che non vadano a impattare con la salute umana, ma neanche con la piena operatività di hardware e impianti tecnologici elettrici.
Nel protocollo sono riportate tutte le buone pratiche operative che devono essere incluse nel normale esercizio d’impresa, arrivando alla verifica delle procedure di gestione delle emergenze e infine la sanificazione stessa, attraverso le migliori tecnologie e partner oggi disponibili sul mercato.
Come l’esperienza di questi mesi ha drammaticamente insegnato, il comportamento di ogni singola persona può incidere in maniera significativa. In tal senso il protocollo comprende anche la definizione di ruoli, responsabilità e modalità operative di ogni singola funzione aziendale, compresi gli eventuali ospiti o clienti presenti. Un focus specifico viene fatto anche sulla gestione dei flussi delle persone e delle loro postazioni di lavoro, che, cessata l’emergenza, non potranno certo più affidarsi a code in strada con distanze di sicurezza, ma dovranno basarsi su criteri scientifici e su procedure standardizzate di utilizzo e verifica.
La attività proposte da Bureau Veritas Nexta possono prevedere anche una valutazione di tutti gli impianti da quelli di condizionamento e riscaldamento agli impianti idrici. Ciò consente di definire le modalità e i tempi della loro manutenzione e pulizia, verificandoli attraverso un successivo piano di monitoraggio e controllo, finalizzato alla riduzione dei rischi derivanti da presenza di batteri, spore o virus.
Il protocollo contempla anche un piano formativo dedicato sia ai lavoratori che ai dirigenti, finalizzato a gestire correttamente le condizioni, anche psicologiche, di sicurezza post Corona Virus.

Coronavirus: Serracchiani-Rojc, evitare stop autotrasporto

Mancati pagamenti mettono in crisi catena logistica
“È necessario intervenire con urgenza sul mancato o dilazionato pagamento alle imprese di autotrasporto da parte della committenza. Un blocco forzato dei trasporti merci su gomma causerebbe danni irreparabili al sistema-Italia”. Lo scrivono la deputata Debora Serracchiani e la senatrice Tatjana Rojc, entrambe del Pd, al ministro dei Trasporti Paola De Micheli.
Pur nella crisi da coronavirus, spiegano le parlamentari “anche in queste settimane ci sono settori che stanno ampliando operatività e margini grazie a una catena logistica che sta funzionando e letteralmente permette al Paese di vivere. In questa catena l’autotrasporto è anello cruciale. Appare quindi inaccettabile che i servizi di autorrasporto continuino ad esser resi ma non sempre pagati, almeno da chi può”.
Le parlamentari indicano che “nel Dl di aprile troverebbe possibile collocazione l’implementazione della norma sui termini di pagamento, già prevista per il settore agroalimentare con sanzione certa ed autorità di controllo chiaramente individuata. E poiché ci vengono già segnalate comunicazioni di dilazione dei pagamenti sarebbe utile – aggiungono – anche un’applicazione delle norme esistenti, demandata a organi dotati di capacità di intervento rapida ed efficace”.
Inoltre per Rojc e Serracchiani “occorre senz’altro permettere l’utilizzazione certa e più ampia possibile del Fondo centrale di garanzia PMI, così da consentire alle imprese di autotrasporto di accedere effettivamente ai finanziamenti, per disporre di un flusso di liquidità idoneo a sopperire ai ritardati o mancati pagamenti per i servizi di trasporto effettuati”.
 

l’11 aprile Giornata del Mare e della cultura marinara 2020

Per la sua speciale collocazione al centro del Mediterraneo, l’Italia da sempre beneficia di una risorsa di inestimabile valore: il Mare, un privilegio da difendere, da valorizzare e da trasmettere alle nuove generazioni. Per questo motivo, la Repubblica italiana riconosce l’11 aprile di ogni anno la Giornata del mare e della cultura marinara, allo scopo di promuovere e sviluppare presso gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, la cultura del mare. Con l’entrata in vigore del D. Lgs. 229/2017 recante la revisione ed integrazione del Codice della nautica da diporto è stata istituita la giornata nazionale del mare e della cultura marina, al fine di accrescere la sensibilità nei confronti del mare inteso come risorsa di grande valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico. La promozione della giornata è volta a valorizzare il mare quale elemento di sviluppo sociale, costruendo nell’opinione pubblica e nelle giovani generazioni la cultura e la conoscenza del mare, a tutela del quale il Corpo delle Capitanerie di porto si adopera quotidianamente. Infatti questi valori di riferimento si configurano tra gli obiettivi e i compiti della Guardia Costiera, impegnata nella ricerca e soccorso, nella tutela della sicurezza della navigazione, nella difesa dell’ambiente, nella tutela del patrimonio ittico e dell’habitat marino e costiero, nonché in tutto ciò che riguarda gli usi civili e produttivi del mare. Quest’anno a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 non potranno avere luogo le dimostrazioni pratiche e teoriche, a favore delle scolaresche, delle principali attività operative degli uomini, le donne, dei mezzi aerei e navali del Corpo, ma non per questo è venuta meno la volontà di ricordare questo importante giorno e i valori fondamentali su cui si basa !

Covid-19 e M&A nei mercati energetici: come tutelare la propria posizione negoziale

A cura di Avv. Lorenzo Parola, Partner dello Studio legale internazionale Herbert Smith Freehills
I mercati azionari di tutto il mondo hanno registrato movimenti significativi da metà febbraio 2020 a causa dell’impatto di Covid-19 e del calo dei prezzi del petrolio. A marzo 2020, in particolare, i mercati dei capitali hanno registrato livelli molto elevati di volatilità e subito i cali quotidiani peggiori dal 1987, nonostante le azioni intraprese dalle banche centrali. Anche in Italia, il principale indice della borsa di Milano, il FTSE MIB, lo scorso 12 marzo ha perso il 17 per cento del suo valore, il peggior calo giornaliero mai avvenuto nella sua storia.
Una recessione economica generalizzata viene ormai data per scontata e appare sempre più evidente che le aziende debbano agire rapidamente per tutelare il proprio business da possibili interruzioni della catena di fornitura, da chiusure forzate, da restrizioni alla circolazione e dalla possibilità che parte della forza lavoro si ammali o venga messa in quarantena. Per quanto riguarda, in particolare, le aziende del comparto energetico, il leverage e il rischio default delle società statunitensi produttrici di shale oil hanno innescato un sell off sui bond high yield e dei mercati emergenti, in particolare nel settore energy.
Il crollo del prezzo del petrolio aumenta il rischio che le compagnie petrolifere e del gas non siano in grado di portare a compimento iniziative già pianificate di gestione e dismissione del portafoglio – aggravato dall’impatto del Covid-19 sull’organizzazione e sulla gestione dei processi di vendita. Inoltre, le società oil & gas potrebbero anche riscontrare maggiori difficoltà a finanziare anche gli investimenti programmati in energie rinnovabili così ritardando i propri piani di energy transition.
In questo scenario le società di exploration and production soffriranno, in quanto la diminuzione dei ricavi in un ambiente ad alta intensità di costi mette a dura prova i profitti. Le società con una base di costo più elevata (ad esempio scisto, artico, acque profonde) ne risentiranno più significativamente e potrebbe non essere possibile deliberare alcuni nuovi progetti a prezzi correnti. La rideterminazione dei finanziamenti basati sulle riserve (Reserves Based Lending - RBL) può anche comportare una riduzione della capacità di indebitamento. Anche le società di servizi petroliferi (come le società di drilling e gli appaltatori di piattaforme petrolifere) subiranno un forte calo delle entrate.
Gli acquirenti di private equity con disponibilità di dry powder possono già intravedere opportunità di investimento, mentre gli importatori di gas (shipper) e i produttori di energia elettrica beneficeranno, nel breve, di prezzi gas più bassi.
Attuare una riduzione immediata dei costi, attingere i propri finanziamenti, ripensare la propria strategia di investimento, valutare le opzioni di M&A: questi sono solo alcuni degli strumenti che le aziende metteranno in campo per mitigare gli effetti della crisi sul proprio business.
In ambito contrattuale è lecito attendersi impatti significativi in fase di esecuzione, tra cui il ricorso al rimedio della eccessiva onerosità sopravvenuta e la necessità di fornire garanzie aggiuntive. Liti di origine contrattuale particolarmente aggressive sono spesso un tentativo di cercare una giustificazione come base per la revisione dell’accordo commerciale. In presenza di clausole di cross default le conseguenze dell’inadempimento possono avere effetti più ampi. Nei contratti commerciali conclusi o modificati in questo periodo, è necessario valutare la previsione di clausole volte a determinare l’impatto dell’emergenza Covid-19.
Le difficoltà delle operazioni di M&A in questo contesto
Nel contesto dell’attuale pandemia, gli operatori di mercato stanno incontrando diversi ostacoli nella conduzione di operazioni di M&A in corso.
Tali difficoltà hanno, innanzitutto, una natura organizzativa, posto che il management delle società è, a buona ragione, impegnato ad analizzare e cercare di contenere l’impatto del virus sulle proprie aziende, con un conseguente passaggio in secondo piano delle operazioni di M&A.
Vi sono anche ostacoli logistici, dovuti all’impossibilità di prendere parte a riunioni, sia nell’ambito dell’attività di due diligence (come, ad esempio, site visit e management presentation), sia nel corso delle negoziazioni e, in particolare, nelle fasi finali delle medesime, quando incontri di persona dei key decision maker risultano imprescindibili per risolvere i punti più critici del deal.
Tutto ciò porterà inevitabilmente ad una dilatazione dei tempi delle operazioni, se non addirittura ad una loro interruzione; in questo secondo caso, è di cruciale importanza per le parti tutelarsi da eventuali responsabilità pre-contrattuali, argomentando per iscritto l’impossibilità di portare avanti (anche se solo temporaneamente) le negoziazioni.
L’impatto del virus sull’attività della target e sul mercato di riferimento (con conseguente difficoltà di applicare i normali modelli valutativi) e la difficile reperibilità di equity e debito necessari per finanziare un’acquisizione costituiscono altrettanti ostacoli all’approvazione di un deal da parte di un board.
Anche in fase di closing, pur ammettendo la reperibilità di notai in base alla legge notarile  del 1913, si riscontrano comunque difficoltà pratiche a causa dell’accesso limitato agli uffici preposti all’espletamento delle formalità necessarie per il perfezionamento delle cessioni di partecipazioni societarie.
Di seguito riportiamo alcune best practice tese a consentire alle parti di operazioni di M&A di tutelare al meglio la propria posizione negoziale dalle conseguenze negative derivanti dall’emergenza sanitaria.
Due diligence
Il venditore dovrebbe vagliare attentamente la possibilità di rendere disponibili all’acquirente informazioni sul possibile impatto del virus sulla target (ad esempio, in termini di efficacia e corretto adempimento di contratti essenziali per il business), alla luce di obblighi contrattuali di fair disclosure. L’acquirente, d’altro canto, dovrebbe valutare l’opportunità di condurre la propria due diligence sui rischi legati agli effetti dell’emergenza sanitaria (anche a prescindere dalla disponibilità di documenti e informazioni specifiche).
In ogni caso, l’attuale contesto economico normativo impone alle parti di tenere in considerazione alcuni elementi che attengono in primo luogo, all’impatto dei cambiamenti di legge (come, ad esempio, in relazione alle restrizioni alla libertà di movimento e al lock down di molte attività) e delle altre iniziative governative. Si pensi, soprattutto, ai provvedimenti in fase di studio – in Italia, in altri paesi europei – relativi alla disciplina golden power.
Devono anche essere valutati attentamente i risvolti contrattuali che potrebbero essere causati dal Covid-19, individuando previsioni contrattuali (ad esempio, clausole di forza maggiore) e norme che possano giustificare l’inadempimento contrattuale o consentire la risoluzione del contratto (ad esempio, quelle sulla impossibilità sopravvenuta – articoli 1218, 1256, 1463, 1464 c.c. – o sulla eccessiva onerosità sopravvenuta ex art. 1467 c.c.).
Devono, infine, essere ponderate tutte le criticità in materia di sicurezza, comprese quelle derivanti dall’attuazione delle misure precauzionali previste dal “protocollo Governo sindacati imprese” per limitare il contagio negli ambienti di lavoro.
Contratto di acquisizione
Per quanto riguarda le cautele contrattuali buy side, si deve valutare la previsione di condizioni sospensive (condition precedent) che sottendano la piena risoluzione di criticità legate al Covid-19 individuate nel processo di due diligence. Questo può risultare necessario soprattutto quando specifiche circostanze richiedano alle parti un’accelerazione della firma del contratto.
Devono, inoltre, essere valutate attentamente clausole che consentano alle parti di svincolarsi dal contratto in caso di peggioramento del business della target (clausole conosciute con l’acronimo di “no-MAC”). E’, infatti, necessario un giudizio prognostico su possibili ulteriori conseguenze negative della crisi sanitaria sul business della target. In molti casi, è ben possibile che il virus non abbia un impatto di lungo termine sull’avviamento complessivo e, quindi una clausola di no-MAC formulata in termini generici potrebbe rivelarsi poco protettiva in relazione a impatti di breve periodo. D’altro canto, la parte venditrice insisterà per un carve-out espresso degli effetti Covid-19 dal testo delle clausole di no-MAC e, anzi, difficilmente concederà clausole di no-MAC correlate a un generico impatto del virus, salvo che si tratti di rischi ben individuati che si possano materializzare nel periodo tra signing e closing (per esempio, perdita di clienti importanti o grave deterioramento della situazione finanziaria).
Per quanto concerne gli usuali obblighi in capo al venditore di gestire correttamente il business nel periodo compreso tra la stipula del contratto di acquisizione e il closing, quest’ultimo dovrebbe verificare se l’impatto del Covid-19 sulla target e la normativa emergenziale gli consentano di rispettare le restrizioni contrattualmente previste e valutare con il buyer l’opportunità di ampliare la lista delle attività che possono essere attuate senza una preventiva approvazione di quest’ultimo.
In materia di dichiarazioni di garanzia (representation and warranties), nelle circostanze attuali la parte acquirente valuterà la richiesta di garanzie specifiche legate al Covid-19 (per esempio, l’ottemperanza alla normativa emergenziale con particolare riguardo al rispetto delle prescrizioni in materia di health & safety a presidio della salute di lavoratori e appaltatori). D’altro canto, nella normale dialettica negoziale la parte venditrice chiederà  che la violazione di tali garanzie – per poter innescare un obbligo di indennizzo – debba essere rilevante, evitando formulazioni vaghe o soggettive. Il venditore, di converso, potrebbe richiedere una generale esclusione di responsabilità per fatti afferenti al Covid-19 o l’inserimento di specifiche limitazioni. Per esempio, in un momento di alta volatilità regolatoria, le garanzie, dovrebbero essere concesse solo avuto riguardo alla normativa vigente al tempo del signing.
Può essere, infine, opportuno per l’acquirente prevedere indennizzi speciali (cd. “euro per euro”) per rischi specifici, legati alla pandemia, identificati in sede di due diligence. Come sempre, in tali circostanze, l’ampiezza di tali previsioni dipenderà dal potere negoziale delle parti.
 
 

Petrolio: dove e quando raggiungerà la costa? Le risposte della scienza per prevenirne gli impatti ambientali

Quando si verifica un incidente con sversamento di idrocarburi, prevedere il comportamento della chiazza di petrolio e il suo arrivo sui litorali è fondamentale per organizzare in modo efficiente gli interventi di emergenza in grado di limitare il suo danno ambientale ed economico. Uno studio condotto dai ricercatori della Fondazione CMCC, basato sul caso concreto dello sversamento avvenuto nel 2018 al largo della Corsica, dimostra l’efficacia del modello di dispersione degli inquinanti MEDSLIK-II per prevedere luoghi e tempi dell’impatto del greggio sulla costa.
Nell’ottobre 2018, il battello tunisino “Ulysse” speronò lo scafo della portacontainer cipriota “Virginia”, che era ancorata in acque internazionali al largo della punta settentrionale della Corsica, un’area nota per le sue spiagge e per le sue acque incontaminate. 530 m3 di carburante fuoriuscirono dai serbatoi della nave Virginia attraverso una breccia di diversi metri, minacciando l’ambiente marino e le aree costiere interessate. In 36 ore, la chiazza di petrolio si era allungata a circa 35 km.
Prevedere la deriva delle macchie di petrolio sulla superficie dell’acqua, così come il loro raggiungimento dei litorali, è fondamentale per rispondere con prontezza agli eventi di sversamento di idrocarburi nel mare e mitigarne così gli impatti sull’ambiente, consentendo delle risposte all’emergenza più veloci ed efficienti.
Un recente articolo scientifico descrive la collaborazione a tale scopo, nata immediatamente dopo la collisione delle due navi al largo della Corsica, tra i ricercatori della Fondazione CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e REMPEC, il Centro regionale di coordinamento e controllo per la prevenzione e la lotta all’inquinamento nel Mediterraneo, con sede a Malta.
“Grazie ad un efficiente e tempestivo scambio di informazioni, abbiamo ricevuto da REMPEC dati di osservazione e potuto utilizzare dati reali come condizioni iniziali del nostro modello di previsione”, spiega Svitlana Liubartseva, ricercatrice presso la Fondazione CMCC e primo autore dello studio. “Abbiamo lavorato giorno e notte per fornire 5 bollettini di previsione durante le operazioni di tracciamento e di recupero delle fuoriuscite di petrolio”.
Le previsioni di correnti, vento, onde e temperatura della superficie marina sono essenziali per predire lo spostamento e il destino della chiazza di petrolio. Scopo dello studio è dimostrare la capacità di prevedere realisticamente i tempi e i luoghi in cui il greggio avrebbe raggiunto le coste grazie al modello di dispersione degli inquinanti MEDSLIK-II, sviluppato dalla Fondazione CMCC. I risultati del modello sono stati verificati tramite un confronto con i dati osservativi disponibili.
“Utilizzando i set di dati oceanografici e atmosferici forniti dal Copernicus Marine Environment Monitoring Service (CMEMS) e dallo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), siamo in grado di realizzare previsioni della dispersione degli inquinanti in mare. L’alta risoluzione dei dati CMEMS, che arriva a circa 4 km, ci ha permesso di prevedere con buona approssimazione il dove e il quando il greggio avrebbe raggiunto il litorale”, specifica la Dr. Liubartseva.
Per i primi 16 giorni dopo l’incidente, il modello ha generato previsioni affidabili, consentendo di prevedere i movimenti del petrolio con almeno 7 giorni di anticipo. I ricercatori furono in grado di individuare con buona approssimazione il luogo e il momento in cui il petrolio raggiunse la costa per la prima volta vicino a Saint-Tropez (Francia) dopo più di 9 giorni alla deriva in mare. Successivamente, a causa della mancanza di dati osservativi e per il prolungarsi della deriva del petrolio per circa un mese, la capacità previsionale del modello perse precisione. Tuttavia, la ricerca dimostra che l’utilizzo del modello della Fondazione CMCC può consentire l’ottimizzazione dello spiegamento di risorse anti-inquinamento e velocizzare la prontezza nella risposta costiera in caso di incidenti con sversamento di inquinanti.
I ricercatori della Fondazione sono ora al lavoro per migliorare ulteriormente la capacità predittiva dei processi di trasformazione e dispersione dell’olio in mare. Da un lato, è necessario migliorare la risoluzione dei modelli, rendendo la loro griglia sempre più fine. Dall’altra parte, è necessario studiare un maggior numero di eventi reali di sversamento per ottenere previsioni migliori.
 

Trasporto Marittimo Lacuale e Fluviale:
Salvatore Gambardella presidente di AIATP, lancia un “mayday” alle istituzioni

Rapallo, 7 aprile 2020 -L’Associazione Italiana Armatori Trasporto Passeggeri lancia un “mayday” alle istituzioni per la salvaguardia delle attività di categoria. Il momento di difficoltà che vive tutto il paese a causa della pandemia da Coronavirus rischia di travolgere l’intero settore, fortemente dipendente dall’andamento di una stagione turistica che appare già ampiamente compromessa.
Con una flotta di oltre 1.450 unità, più di 13.500 lavoratori tra marittimi e personale di terra, il cluster trasporta annualmente circa 38milioni di passeggeri per un fatturato di 342 milioni di euro. Numeri di tutto rispetto che gravitano attorno al trasporto di passeggeri in linea e non, alle escursioni turistiche tra le più rinomate località italiane, ai servizi di navigazione in acque interne. Un microcosmo fortemente specializzato che manifesta la propria preoccupazione soprattutto per i lavoratori annuali e stagionali che rischiano da una parte di non poter lavorare, dall’altra di non poter usufruire dei sostegni economici perché non rientranti nelle categorie identificate dai Decreti emessi dal Governo dall’inizio dell’emergenza ad oggi.
“Ci sentiamo abbandonati dai provvedimenti Cura Italia che il governo italiano ha decretato nei giorni scorsi,” sottolinea il presidente di AIATP, Salvatore Gambardella. “Le misure prese finore non tengono minimamente conto del blocco del turismo a livello nazionale e internazionale che rappresenta la principale fonte di reddito delle nostre aziende. La nostra attività è prettamente stagionale, svolgendosi da aprile ad ottobre, e non possiamo aspettare la prossima stagione per riprendere la piena operatività”. “Noi trasportiamo passeggeri – continua Gambardella – ma rappresentiamo quel valore aggiunto e un ramo del sistema turistico nazionale che non può essere dimenticato o ignorato. Noi navighiamo per consentire ai turisti di ammirare e di raggiungere via mare i luoghi più suggestivi e incantevoli che il nostro Paese ci ha messo a disposizione e lo facciamo con professionalità, con notevoli sforzi, ma ora abbiamo bisogno di quell’aiuto da parte delle istituzioni senza le quali rischiamo di fallire”.
Oltre alle misure urgenti che si stanno adottando in questo periodo AIATP chiede, in particolare, anche un piano di rilancio degli investimenti che permetta al settore di superare il periodo di emergenza per affrontare nella maniera più adeguata la prossima stagione. “Sicuramente il 2020 si può considerare già archiviato. Proprio in virtù di questo occorre ribadire che le aziende non potranno far fronte agli obblighi contributivi e fiscali per evidente mancanza di fondi”.
Preoccupa, soprattutto, il destino dei lavoratori stagionali sia  marittimi sia di terra. “Ad oggi – denuncia il presidente dell’associazione – non possono beneficiare del bonus di 600 euro previsto dall’art. 29 del decreto 17 Marzo 2020 e della circolare INPS n° 49 del 31 Marzo 2020 poichè il trasporto passeggeri è inserito in un ramo del comparto industriale e non in quello turistico. Chiediamo concreti aiuti anche per la nostra categoria e le nostre famiglie, come già fatto per le altre realtà legate al turismo e alle compagnie aeree private”.