Convegno di Assologistica sulla Supply Chain 4.0

 Si è svolto a Milano, promosso ed organizzato da Assologistica Cultura e Formazione, di fronte ad un folto uditorio in sala, il Convegno “SUPPLY CHAIN 4.0: SOGNO …E SON DESTO”, in cui per la prima volta si sono affrontati pubblicamente sfide e cambiamenti principali che lo sviluppo industriale 4.0 sta determinando nel sistema complessivo della logistica ed in particolare nelle supply chains in Italia e nel mondo. Come ha sottolineato Pietro Pedone, che ha moderato i lavori, Consulente Senior Expert di Assologistica Cultura e Formazione, è necessario prendere atto che l’era del digitale non riguarda l’avvenire ma è già nel pieno della sua evoluzione, che segna la quarta rivoluzione industriale, dopo quelle delle macchine tessili, delle catene di montaggio, e più recentemente dell’elettronica e dei robot. I cambiamenti “epocali” che la tecnologia digitale permette già oggi di realizzare (come la smaterializzazione del cartaceo in digitale e la materializzazione in 3D dei prodotti presso i luoghi di destinazione) rivoluzionano la supply chain. Cambiano ruoli e funzioni e sono necessari nuovi modelli di business e nuove discipline: il mondo del lavoro cambia profondamente e completamente. C’è l’esigenza di una completa interconnettività e fare Sistema è diventato indispensabile. L’analisi del prof. Alessandro Perego, Ordinario presso il Politecnico di Milano e Direttore Osservatori Digital Innovation, si è soffermata sulla convergenza dei due fenomeni che hanno dato vita al paradigma della Supply Chain 4.0, che finalmente mette a terra molti modelli di supply chain management di cui per anni si è parlato solo astrattamente. Essi sono la supply chain con la sua crescente incertezza – caratterizzante i contesti di domanda e offerta, che richiedono un approccio strategico agile, orientato ad aumentare visibilità, capacità di gestione del rischio, integrazione – e la disponibilità pervasiva ed a costi accessibili di un insieme di tecnologie che abilitano i modelli cosiddetti di Industria 4.0: cloud, IoT, advanced robotics, big data, additive manufacturing, etc. Ha proseguito Giuseppe Luscia, Project Manager di GS1 Italy, che si è concentrato sui flussi informativi e sulla necessità di utilizzare standard di comunicazione diffusi, giungendo alla descrizione di un caso reale in cui si evidenzia il forte potere di integrazione garantito dall’applicazione degli standard GS1 in un caso di logistica intermodale. Teresa Alvaro, Direttore della Direzione centrale Tecnologie per l’Innovazione dell’Agenzia delle Dogane, ha evidenziato che oggi la dogana ha come interlocutori imprese che puntano sul rinnovamento digitale della propria filiera e sulla sincronizzazione della supply chain con i ritmi imposti dal mercato globale. Da qui il nuovo ruolo dell’Agenzia come driver di crescita, indirizzando la sua attività di ente regolatore alla creazione di valore nella catena logistica. In questa direzione vanno le innovazioni già introdotte – sdoganamento in mare e in volo, fast corridor, sportello unico, emanifest – che, a costo zero, hanno anticipato le innovazioni non ancora ricomprese nei piani di sviluppo della dogana elettronica transeuropea. Guardando all’intera catena logistica multimodale, per ottenere la completa tracciabilità delle merci e rispondere alle istanze di trasparenza e di adeguata informazione al cittadino/consumatore, l’Agenzia sta lavorando nel campo “l’Internet delle cose” per trasformare gli adempimenti doganali in passaggi informativi da assumere direttamente dalla filiera produttiva e distributiva delle merci. Angelo Aulicino, Sales And Operations Manager dell’Interporto Bologna, ha affrontato il tema del manifesto del Physical Internet, pubblicato nel 2012 e di fatto divenuto il facilitatore della realizzazione di un sistema innovativo per movimentare, immagazzinare, produrre e fornire le merci. Grazie alle potenzialità offerte dalle tecnologie informatiche per la trasmissione di pacchetti di dati formattati in modo standardizzato attraverso mezzi eterogenei, diventa raggiungibile il fine ultimo di rendere operativa una rete infrastrutturale aperta e costituita da oggetti interconnessi. Il Physical Internet applicato a vari campi della logistica (e.g. routing, pianificazione, distribuzione) consente di ottenere impatti positivi anche dal punto di vista sociale ed ambientale. Augusto Bandera, Head Of Corporate Sales di Vodafone ha invece focalizzato l’attenzione sul mercato IOT (Internet of Things o Internet delle cose), che non solo ha trasformato i sistemi di programmazione e controllo dei trasporti e della logistica, ma mostra un potenziale dirompente, con sensibili risparmi economici. Dotato di un sistema basato sulla centralità della piattaforma, la digitalizzazione IOT è in grado di gestire una grande varietà di oggetti, interazioni, modalità di comunicazione, analizzando una vastissima quantità di dati. In termini logistici, ciò consente il controllo completo di efficienza delle flotte, inclusi la catena del freddo e il tracciamento, mentre sul piano della sicurezza garantisce quella dei lavoratori, beni e aree. Infine, controlla e ottimizza i consumi energetici. I lavori sono poi proseguiti con l’intervento di Carlo Rosa, Group Logistics Director di Luxottica Group, che sull’evoluzione del servizio per i differenti canali distributivi – dal retail, al wholesale, ai negozi di proprietà ed a tutte le declinazioni del ‘.com’ – ha  sottolineato la necessità di ricercare soluzioni customizzate nelle tecnologie applicate ai magazzini per garantire la miglior soluzione coerente con il contesto e  l’ottimizzazione della velocità della resa aumentandone l’affidabilità. Ha preso poi la parola Angelika Fischer, Finance Director di Deufol Italia, che ha esposto l’Additive Manufacturing, una tecnologia «disruptive» che rivoluziona il concetto della produzione tradizionale, contraddice il principio dell’economia di scala e accorcia la supply chain permettendo di riprodurre a distanza il pezzo, materializzandolo a partire dal disegno.Siamo agli inizi e ad applicazioni poco più che pioneristiche, alcuni componenti (costi, materiali utilizzabili, ecc) dovranno migliorare con la progressiva diffusione, ma la strada è aperta è tracciata.   Marco Henry, Transport Director di CEVA Logistics Italia, ha portato all’attenzione una recente innovazione sviluppata da CEVA per i suoi clienti basata sull’utilizzo ormai diffusissimo dello smart-phone. Con un’App di facile e intuitivo utilizzo, ha realizzato “la logistica in un touch”, che mette tutto   tempestivamente sotto controllo, dal prelievo alla movimentazione fino alla consegna del bene all’utente finale. Tale tecnologia è in grado di implementare e sostenere una Fleet management «smart». Altri spunti concreti per realizzare una logistica innovativa basata sull’integrazione dei dati e dei processi sono poi stati offerti da Nicola Borghi, Operation Director di Due Torri Spa, che ha considerato il ruolo del provider nella gestione del QR Code, la tracciabilità dei prodotti, la gestione documentale, ed alcune applicazioni per l’imminente futuro. Infine, Gianluca Godi, Supply Chain Projects di Logistica Uno Europe Srl ha illustrato eONE, sviluppato da Logistica Uno per consentire ai propri clienti di affrontare la sfida della multicanalità dell’e-commerce con un unico partner dal portale alla consegna a destino. Il nuovo modello di business di «digital supply chain» permette di perseguire i nuovi canali digitali di vendita in full service.

Alla conquista del Nord Europa, Venezia punta sulla ferrovia

Siglato accordo per il collegamento tra i Balcani, Venezia e il porto di Rostock per servire i mercati che si affacciano sul Baltico
L’Autorità Portuale di Venezia ha siglato con il Porto di Rostock (Germania)  e con il Gruppo Grimaldi un accordo per la creazione di un collegamento intermodale (nave+ferrovia+nave) tra il mar Adriatico e il mar Baltico. Le merci che dai Balcani arriveranno allo scalo via nave, verranno infatti caricate su treno dirette al porto di Rostock per poi ripartire da qui alla volta dei paesi scandinavi. Una soluzione che rende operativo uno dei primi collegamenti lungo il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo. Il nuovo ponte tra Venezia e Rostock si aggiunge a quello già attivato a novembre scorso tra Venezia e Francoforte (via Brennero) a partire sempre dal servizio ro/ro operato da Grimaldi Lines, raddoppiato da metà giugno 2016, consentendo di portare sul mercato tedesco le merci provenienti via mare dalla Grecia ed altri paesi balcanici in soli tre giorni e viceversa. Il Porto di Venezia continua così la sua “cura del ferro” che fa segnare numeri da record, +31% nei primi 4 mesi del 2016. Risultati resi possibili dall’ampliamento del terminal ferroviario Marghera Scalo (9+7 binari per treni da 700 metri) nonché dal raddoppio del binario in via dell’Elettronica a sostegno del Terminal Autostrade del Mare. “Ulteriori sviluppi del trasporto ferroviario – spiega l’Ap –  conseguiranno dagli altri investimenti in corso di realizzazione e relativi all’elettrificazione del secondo binario in entrata alla stazione di Venezia-Mestre; alla realizzazione di un nuovo collegamento diretto fra Fusina e la linea Venezia-Milano, per bypassare il nodo di Mestre e ad un parco ferroviario a servizio del nuovo terminal container e del Distripark che sorgeranno nell’area ex-Montefibre. A partire dagli oltre 200 km di rete ferroviaria interna di cui è dotato il porto di Venezia oltre a un proprio scalo merci (Marghera Scalo), questi sviluppi ferroviari a supporto dei traffici portuali consentiranno allo scalo lagunare di espandere la propria catchment area, raggiungendo i mercati quindi più lontani, quelli non serviti già via camion nel raggio di 150 chilometri”.

Allarme da La Spezia: “Tunnel alpini, per l’Italia solo rischi”

L’effetto aspirapolvere su merci e container attirati verso il nord potrebbe decretare, prima con il Gottardo, poi con il Brennero, la totale dipendenza dell’Italia da sistemi logistici e portuali stranieri
Qualcuno lo ha battezzato “effetto-aspirapolvere”, denunciando quello che – al di là delle cerimonie e degli slogan – potrebbe essere in tempi brevi la principale conseguenza dell’entrata in servizio della nuova galleria del Gottardo, quindi di quella del Ceneri e del nuovo tracciato di Alptransit che attraversa longitudinalmente la Svizzera, fornendo l’asse principale per il corridoio Genova-Rotterdam.  E proprio l’ ”effetto-aspirapolvere” che La Spezia Port Service, ovvero la community degli operatori portuali di La Spezia, paventa non tanto per il Gottardo (forse influente in modo meno marcato per La Spezia rispetto ad esempio al porto di Genova), ma per tutte le grandi opere transalpine destinate a unire mercati logisticamente avanzati con un mercato fragile e indifeso come è quello italiano. “Queste gallerie transalpine rischiano di funzionare per il traffico delle merci solo in una direzione che è quella verso il nord, collegando i grandi porti del Northern Range a un’area di influenza sempre più estesa che già oggi comprende gran parte della pianura Padana piemontese e lombarda.” “E’ necessario per una volta – afferma Alessandro Laghezza, che è presidente degli spedizionieri di La Spezia e anche consigliere di Confetra e Fedespedi – dire la verità: il Gottardo oggi, il Brennero domani (e i nove anni che lo separano dalla sua entrata in servizio nel 2025 vòlano) potrebbero determinare una marcata dipendenza del sistema produttivo del Nord Italia da sistemi logistici e portuali a mille km di distanza. Già oggi dalla Svizzera, che tanto si è impegnata nella realizzazione del più importante asse ferroviario europeo, non arriva un grammo di merce da e per i porti liguri. In compenso si è consolidato un flusso costante di treni che dagli interporti piemontesi e lombardi raggiungono il mare del Nord con merci italiane”. “Con il terzo valico Genova-Milano in ritardo e con la linea Pontremolese di fatto sparita dall’orizzonte temporale delle grandi opere – prosegue Laghezza – ma specialmente con un sistema logistico che denuncia un forte gap organizzativo rispetto ad esempio alla Germania, dove la logistica è asset strategico da oltre trent’anni, il Gottardo è destinato a drenare in Italia quantitativi crescenti di merce e di container”. Da qui la richiesta della Community spezzina, rivolta alle principali associazioni del settore, di rompere gli indugi e di compiere un esame approfondito sull’effetto tunnel alpini. Effetto straordinario dal punto di vista della tutela dell’ambiente, potenzialmente molto negativo  non solo per il comparto della logistica italiana ma anche per quelle aziende produttive che verrebbero private del  loro diritto a disporre di logistica e di porti vicini alle aree di produzione (come il mercato mondiale dei container imporrebbe), diventando in modo ancora più accentuato dipendenti da sistemi logistici esteri”. “E’ per questo che oggi gli operatori privati e le loro associazioni di rappresentanza devono affiancare con decisione il governo nello sforzo in atto per l’attuazione rapida di un serio piano della logistica e dei porti. Ciò significa – è la posizione della Community di La Spezia – compiere subito le scelte di priorità strategica delle opere sulle quali concentrare risorse e investimenti; favorire con misure concrete quella concentrazione e razionalizzazione dei flussi che nei maggiori paesi europei è stata attuata; prestare attenzione alle necessità e non attuare decisioni avulse da ciò che il mercato, specie quello dell’interscambio via mare, richiede”.

Avantida lancia l’applicazione per il riutilizzo dei contenitori

Arriva anche in Italia reUse, la piattaforma informatica per la riutilizzazione dei container sviluppata da Avantida, startup belga nata nel 2012. Dopo Belgio, Olanda, Francia, Germania, Spagna e Portogallo, il 7 giugno è stata lanciata anche in Italia ed è a disposizione degli operatori dell’autotrasporto. Attraverso la applicazione reUse, una volta consegnato il carico in importazione, i trasportatori possono chiedere in via diretta alle compagnie di navigazione di riutilizzare il contenitore vuoto per ritirare una spedizione da esportare, evitando il passaggio attraverso un deposito o terminal interno e garantendo una ottimizzazione dei tempi e dei costi legati alla logistica terrestre. «Ad oggi – spiega Luc De Clerck, CEO di Avantida – le società di trasporti e gli operatori logistici europei che usano la nostra piattaforma sono oltre 2.000 e sono 16 le compagnie di navigazione che hanno aderito al sistema, superando quota 200 mila richieste di reUse andate a buon fine. Siamo sicuri che l’applicazione rappresenti un valore aggiunto anche per la logistica italiana, che vanta un’alta movimentazione di container tra i suoi porti e l’inland sia in importazione sia in esportazione». Il sistema presentato da Avantida, disponibile su tutti i dispositivi mobili, prevede applicazioni e assistenza in lingua italiana di facile accesso. Attraverso il portale https://reuse.avantida.com il trasportatore accede alla piattaforma e, una volta registrato, può gestire la riutilizzazione dei contenitori inserendo nel sistema le informazioni del container vuoto disponibile e chiedendo la possibilità di usarlo per un nuovo servizio. La compagnia di navigazione verrà quindi allertata dall’applicazione e potrà accettare o declinare la richiesta dell’autotrasportatore. «Con le compagnie marittime che mettono a disposizione i loro container per essere riutilizzati attraverso reUse – dice Luc De Clerck, CEO di Avantida – gli autotrasportatori italiani hanno la possibilità di ridurre i chilometri percorsi e di conseguenza i costi legati al combustibile e all’usura del mezzo. Senza mettere in secondo piano la diminuzione dei costi ambientali che deriva da minori emissioni di CO2 e minore congestione di strade, terminal e depositi». La piattaforma reUse è stata lanciata per la prima volta in Belgio a metà novembre 2013 ed è attualmente utilizzata in 6 Paesi europei da 16 tra le più importanti compagnie di navigazione a livello globale. In Italia, a partire dal 7 giugno, APL, CMA CGM, Hamburg Süd, MOL, NYK, OOCL e ZIM inizieranno a offrire il servizio di riutilizzo. «L’applicazione reUse – spiega Stefano Pieri, di APL Italia – crediamo che ci consentirà di coordinare al meglio i trasporti in merchant (gestiti dal cliente), interfacciandoci con un unico interlocutore per l’ottimizzazione della flotta dei container vuoti, dei tempi del trasporto e dei rapporti con i depositi. È un altro tassello che si aggiunge ad una logistica sempre più intelligente ed efficiente e che già stiamo utilizzando con buoni risultati in altri paesi Europei, per esempio in Belgio e Olanda».

I Piloti festeggiano 150 anni della loro storia nel Porto di Napoli

Storia, sicurezza, innovazione tecnologica. Sono i tre assi del convegno “Il ruolo dei Piloti nei 150 anni delle loro storia” tenutosi alla Stazione Marittima nell’ambito delle celebrazioni per il secolo e mezzo di attività del servizio nel porto di Napoli. Una ricorrenza che cade in un momento particolare per il Corpo che dal 1 gennaio di quest’anno ha esteso le proprie competenze anche al traffico marittimo dei porti di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, assumendo così la denominazione di Corpo Piloti del Golfo di Napoli. Un maggior raggio di azione, dunque, per questi “controllori del mare” che da qualche mese affrontano nuove sfide e nuove responsabilità. Folto il parterre dei partecipanti che ha contribuito a delineare prospettive e futuro di questo nuovo assetto organizzativo e territoriale. “Un forte sentimento di stima e rispetto – si legge nella nota inviata dal ministro Galletti – lega me personalmente e il mio Dicastero al lavoro di chi è impegnato quotidianamente a preservare lo straordinario valore ambientale e culturale rappresentato dal mare. Il Golfo di Napoli è un luogo dal fascino unico: a renderlo tale è anche la vostra qualificatissima opera al servizio, ormai da 150 anni, della sicurezza degli specchi acquei oltre che delle persone. Il mio augurio per il vostro anniversario è allora proprio questo: restate fedeli alla vostra storia accettando le sfide della modernità con la solita passione, dedizione e impegno che vi contraddistinguono”. Il Capo Pilota, Luigi Lucenteforte, nel corso del suo intervento, si è soffermato soprattutto sul tema della sicurezza, ponendo “l’attenzione su uno stralcio di una recente sentenza, in virtù della quale si mettono in rilievo gli aspetti fondamentali del pilotaggio. Come affermato dalla recente giurisprudenza, il servizio [di pilotaggio] va inteso come attività espletata a beneficio della sicurezza del Porto nel suo complesso, oltre che come ausilio alle attività di conduzione e manovra del singolo comandante di imbarcazione. E’ evidente che il comandante esperto e l’equipaggio che lo coadiuva possono essere perfettamente in grado di condurre nel porto l’imbarcazione, specie quando si tratta di rotte e manovre che vengono eseguite continuativamente, anche più volte al giorno.  Tuttavia, non può essere sottaciuto il rilievo secondo il quale le esigenze di sicura navigazione ed approdo sorgano non solo (e non tanto) per effetto della possibile inesperienza o insufficiente conoscenza dei luoghi da parte del comandante, quanto in ragione del fatto che nella ristretta area marittima interessata sono contestualmente presenti diverse imbarcazioni in manovra, con rotte incrociate, i cui movimenti e posizioni devono essere necessariamente coordinati dalla stazione dei piloti, onde evitare il verificarsi di quelle accidentali collisioni che recenti fatti di cronaca hanno dimostrato essere sempre possibili. Alla luce di tale primaria esigenza ovvero quella inerente alla sicurezza, il servizio di pilotaggio non potrebbe essere svolto in proprio da ogni armatore, a beneficio esclusivo delle sue navi, in quanto i singoli conducenti, ancorché tecnicamente capaci ed esperti, non potrebbero avere quella visione d’insieme del traffico portuale necessaria a gestire le operazioni in totale sicurezza.  Sicurezza che, per contro, viene garantita solo da una regìa unitaria che coordini gli interventi dei vari piloti presenti, in un determinato momento, nel porto”. Il Vice Capo Pilota Giovanni Gargiulo ha focalizzato, invece, l’attenzione in particolar modo sull’innovazione tecnologica che ha interessato la Corporazione dei Piloti. “Il Porto di Napoli – racconta – rimane ancora oggi uno dei principali porti del Mezzogiorno e fra i primi tre a funzioni multiple sul piano nazionale. La più grande opera di recente costruzione, nell’ambito del Porto di Napoli, è la Torre di controllo dei Piloti, dotata di una sala di avvistamento ad una altezza di 35 metri sul livello del mare e situata in una posizione strategica all’interno del porto, dalla quale è possibile allargare la visione a tutto il Golfo di Napoli. Dal 1 gennaio, – sottolinea ancora Gargiulo – la Corporazione dei Piloti del Golfo di Napoli, ha posto in essere una serie di interventi migliorativi, primo fra tutti quello di digitalizzazione del sistema di gestione. Come è ben noto a tutti, digitalizzare processi e documenti è una condizione ormai indispensabile, in grado di offrire vantaggi in termini di efficienza e sviluppo. Attraverso questo sistema, i Piloti potranno verificare la movimentazione delle navi su uno schermo di grandi dimensioni, dove saranno riportati in forma tabellare, le navi, la tipologia, gli orari di arrivo e di uscita; si potranno prelevare, nei tempi e nei modi stabiliti, le firme del comandante della nave in transito con l’utilizzo a bordo di specifici tablet e tutte le informazioni saranno riportate automaticamente nei registri. Un processo, questo, completamente informatizzato, che porterà un incremento della produttività, riducendo i tempi delle trascrizioni a mano e dei passaggi cartacei, e aumentando il livello della sicurezza”. Per il direttore Fedepiloti, Fiorenzo Milani: “I centocinquanta anni del Corpo Piloti del Golfo di Napoli, chiamano a raccolta tutta la comunità portuale Partenopea, per un momento di comunione e di festa. La data è puramente simbolica, non rappresenta la vera storia del pilotaggio a Napoli, ma sancisce solo la costituzione del Corpo Piloti con Regio Decreto. Le radici di questo mestiere  sono ben più antiche e profonde. I moderni piloti devono trarre insegnamento dalla propria storia, raccogliendo la sfida di tramandare questa professione, adeguandola e plasmandola alle moderne tecnologie, per garantire quella sicurezza produttiva, parte fondante dell’economia di uno scalo marittimo”. “Fino dal 1968, – aggiunge l’Ammiraglio Cristiano Aliperta – a livello mondiale è stata riconosciuta l’esigenza di impiegare nel servizio di pilotaggio , la cui nascita realmente si perde nella notte dei tempi, personale altamente qualificato con specializzazione locale. L’International Maritime Organization, agenzia delle nazioni Unite specializzata nella sicurezza della navigazione con la Risoluzione A 159 proprio del 1968 raccomandava agli stati membri di organizzare un servizio di pilotaggio adeguato alle esigenze. Da allora diverse risoluzione si sono susseguite da parte dell’IMO a favore degli stati membri, che oggi sono 171, sempre riconoscendo e riaffermando la solita importanza del pilotaggio  per la navigazione marittima internazionale e per la sicurezza della navigazione nella sua ampia accessione. I piloti assicurano insieme ai Comandanti della navi e agli altri indispensabili servizi portuali una navigazione sicura fino all’arrivo in banchina giocando, insieme ai già citati servizi nautici di assistenza alla nave, un ruolo essenziale e determinante. Questo vale per ogni  porto del mondo”. “L’innovazione tecnologica che garantisce sempre migliori performance sia per il fornitore di servizio tecnico-nautico che per l’armatore delle navi utente – prosegue Stefania Visco, presidente Federimorchiatori – deve essere utilizzata come strumento di innalzamento dei livelli di sicurezza e affidabilità, in modo da rendere i nostri porti sempre più efficienti e le manovre interne sempre più sicure. Esiste nei nostri porti un rischio intrinseco connesso alle manovre in acque ristrette e spesso con condimeteo avverse che può essere minimizzato con le nuove tecnologie adottate sulle navi moderne ma mai eliminato e dunque supporto fondamentale alla sicurezza portuale sono proprio il concetto di presidio e universalità dei servizi tecnico nautici. Le innovazioni tecnologiche favoriscono e concorrono alla richiesta di sempre maggiore affidabilità e velocità nelle operazioni che in termini portuali si traducono in certezza di approdo in sicurezza, realizzabile solo con efficienti servizi tecnico-nautici”. “Le leggi che regolano la vostra professione ed il servizio di pilotaggio – illustra, invece, Andrea Mastellone  Presidente Assoagenti – devono essere adeguate alla realtà  attuale e quindi una forte azione a tale riguardo deve essere programmata: gli art. 62 ed 86 e successivi del codice della navigazione risalgono al 1942, la legge 84 risale a 22 anni fa e nel frattempo nel campo del trasporto marittimo abbiamo assistito ad un cambiamento radicale dello scenario con l’affermarsi sempre più massiccio del gigantismo navale. Anche gli agenti marittimi, che rappresento questa mattina, stanno iniziando un percorso simile di rivisitazione della legge che regola la loro attività e che risale al 1977 e che anch’essa era stata scritta quando di gigantismo navale non se ne parlava proprio, quando il settore crocieristico non esisteva affatto ed analogamente le autostrade del mare. La strada della rivisitazione delle leggi e  delle norme che regolano la vostra attività mi sembra percorribile. Anche la nuova legge di riforma che dovrebbe a breve tempo essere implementata, sicuramente nel futuro prossimo contribuirà al miglioramento delle vostre condizioni di lavoro nel sistema portuale nazionale”. Parole di soddisfazione per questo importante anniversario da parte del presidente Angopi, Cesare Guidi che dice: “Sono queste storie, storie come la vostra, che fanno la Storia, quella con la “S” maiuscola. Onorarne quindi la vostra ricorrenza non è un mero esercizio retorico, ma un’occasione per far pulsare il cuore della vostra identità di marinai, e quindi di piloti del porto di Napoli, d’Italia e d’Europa Unita. Riflettendo a consuntivo su questo passato secolo e mezzo, – rimarca Guidi – potete con orgoglio affermare che quando si tratta di appartenenza autentica non ci sia alcun dubbio nel riconoscervi nella vostra straordinaria categoria: quella di piloti del porto. E lo diciamo noi ormeggiatori con cognizione di causa, che orgogliosamente possiamo dire di essere parte integrante di questa grande “famiglia”, e che da tempo immemore siamo sempre al vostro fianco nel servizio, attenti esecutori al vostro coordinamento. E a noi operatori del comparto tecnico-nautico il pilota, offre la consapevolezza di una visione e una competenza che contribuisce a determinare le azioni di una gestione sicura della manovra, anche quando occorre svolgerla senza “punti di riferimento”, diciamolo così sotto metafora, “perché semisepolti come in una notte senza stelle””. Gli indirizzi di saluto sono stati affidati a Mario Calabrese, assessore comunale alle Infrastrutture, Lavori Pubblici e Mobilità, Antonio Basile,  Contrammiraglio e Commissario Straordinario Autorità Portuale di Napoli, Arturo Faraone,  Direttore marittimo della Campania e Comandante del Porto di Napoli, Luca Cascone, presidente della Commissione Trasporti e Viabilità della Regione Campania. Sono intervenuti: Gioacchino Longobardo  Presidente Associazione di Studi, ricerche e documentazione della Marineria della Penisola Sorrentina e Umberto Masucci  Vice Presidente Federazione del Mare e Presidente Propeller Clubs che hanno discusso sulla Storia dei Piloti di Napoli. Il presidente Longobardo  ha incentrato il suo intervento su “Brevi note storico-giuridiche sull’attività dei piloti, ed i traffici marittimi dal Regno delle due Sicilie all’Unità D’Italia”. Hanno parlato, invece, de Il pilotaggio marittimo: sicurezza e innovazione tecnologica: il Comandante Gennaro Esposito, responsabile Safety&Security  Fedarlinea, Giovanni De Tullio Ammiraglio Ispettore Comando Generale Guardia Costiera. La giornata di celebrazioni si è chiusa con la  benedizione della Torre dei Piloti, insieme a Sua Eccellenza Monsignor Francesco Alfano promotore dell’apostolato del Mare (Ufficio CEI). La Benedizione è stata preceduta dal Recital Spettacolo “Chi tene ‘o mare”, a cura di Gaetano Stella, Elena Parmense, Fabio Notari e Tommaso Fichella.

Manfredonia, giornata nazionale della sicurezza in mare

Nella giornata di sabato 28 maggio, presso la sede della locale Sezione della Lega Navale di Manfredonia, il personale della Capitaneria di Porto di Manfredonia e la presidenza della Lega Navale hanno svolto una conferenza rivolta a scolaresche, Associazioni, Circoli nautici e cittadinanza concernente la “Giornata nazionale L.N.I. della sicurezza in mare”, il tutto nell’imminenza dei grandi flussi balneari e diportistici della stagione estiva. La Lega Navale è da sempre impegnata nella diffusione dell’educazione marinara nell’ambito di un sempre più sentito bisogno di sicurezza degli utenti del mare, stimolando con idonee iniziative propositive lo sviluppo dello spirito marinaresco, la cognizione di tematiche marittime, l’impegno per la tutela dell’ambiente. Per tali finalità il Corpo delle Capitanerie di Porto e la Lega Navale operano in un’ottica di perfetta sintesi di impegno,  professionalità e amore per il mare. La Capitaneria di Porto di Manfredonia, nella persona del Comandante C.F. (CP) Nicola LATINISTA, ha saputo immediatamente cogliere tale peculiarità del sodalizio nautico sipontino, e, con spirito sinergico, ha dato la sua disponibilità per rendere tale giornata ricca di suggerimenti e spunti utili per coloro i quali si rapportino con la balneazione, e con il mare in generale. In tale occasione sono state illustrate le principali dotazioni di sicurezza delle unità da diporto nonché sono state svolte delle esercitazioni in mare con l’ausilio della dipendente M/V CP 717.

Porto offshore di Venezia, la conca e i “piani b”

La posizione dell’Ap
Il VOOPS, il Venice Offshore Onshore Port System, non ha alternative. Solo l’accoppiata conca di Malamocco, messa finalmente in condizione di operare, e piattaforma d’altura, oggi pensata per traffici container e petroliferi, sono in grado  di restituire al porto di Venezia l’accessibilità nautica attualmente sacrificata sull’altare della salvaguardia e del sistema di paratie mobili del MoSE.  Oggi che la soluzione è al vaglio finale del Governo c’è chi prova a proporre una soluzione B, con una strana alleanza tra chi teme che la soluzione A passi (e sa che il miglior modo di bloccarla è quello di produrre alternative B) e chi teme, al contrario, che non passi (e cerca di accontentarsi del meno peggio). Errori simmetrici. Evidenti appena si ricordi che la cosiddetta soluzione B si fonda sull’idea del rifacimento della conca di navigazione a Malamocco messa in grado di far passare le navi new Panamax contando sul fatto che il canale Malamocco-Marghera nel suo primo tratto, fino all’attuale porto petroli  di San Leonardo, ha profondità utili attorno ai 14 m. E fin qui sembra facile, ma solo se si trascura il completamento dello scenario.  È evidente che se le navi new Panamax dovessero poter entrare in laguna occorrerebbe poi costruire attorno a San Leonardo un nuovo porto, di dimensioni sufficienti ad accogliere i mega carichi delle mega navi, imbonendo parte della laguna con nuove casse di colmata e costruendovi strade e/o ferrovie di collegamento translagunare. Immaginare di voler ottener il via libera ambientale per un tale intervento sulla laguna  contrario a tutta la filosofia della legislazione speciale a salvaguardia di Venezia e della sua laguna è un controsenso storico e culturale che potrebbe raggiungere  il solo scopo di distruggere il “piano A”: la piena restituzione dell’accessibilità nautica al porto di Venezia grazie al VOOPS (sistema portuale offshore-onshore). Non illudiamoci quindi che basti allargare una conca, con un investimento statale non inferiore a quello necessario per la piattaforma d’altura, per risolvere i problemi di accessibilità nautica di Venezia. Il vero “piano B” si tradurrebbe nella rinuncia, in prospettiva, allo sviluppo portuale di Venezia gettando alle ortiche centinaia di ettari oggi convertibili in un futuro portuale , portuale industriale e logistico, all’enorme dotazione infrastrutturale che a Porto Marghera si è accumulata in oltre cent’anni di storia (solo le infrastrutture pubbliche oggi funzionanti hanno un valore di ricostruzione non inferiore ai 3 miliardi di euro), alla facilità di collegamenti stradali ferroviari e, esclusivi, di navigazione interna dei quali Venezia è già dotata nonché alla oggettiva maggior vicinanza ai mercati manifatturieri italiani ed europei. La riconversione industriale di Porto Marghera perderebbe poi senza porto efficiente il suo maggior asset localizzativi. E se la Cina con la strategia OBOR – One Belt One Road  ha indicato Venezia come terminale occidentale della Via della seta marittima, non è per un omaggio storico a Marco Polo, ma una scientifica valutazione del team di esperti che ha preparato la strategia cinese. Per l’oriente, Venezia è la porta d’ingresso europea che minimizza i costi oggettivi della catena logistica Estremo oriente-Europa, loro ne sono certi e sono pronti ad investire e noi?

Federagenti: “Ricompattare il cluster marittimo, portuale e logistico”

Il neo presidente candida la Federazione agenti marittimi ad assumere un ruolo di raccordo e conciliazione dei conflitti fra i diversi soggetti associativi del settore.
“Uniti e non conflittuali per costruire un’Italia logistica in grado di affrontare davvero e non solo a parole le sfide e le opportunità del futuro”. L’appello è di Gian Enzo Duci neo-presidente di Federagenti, che, come primo atto del suo mandato, candida la Federazione che presiede a svolgere un ruolo di cerniera fra le principali associazioni rappresentative del cluster marittimo, portuale e logistico. “Il nostro settore è posto di fronte a una duplice sfida; da un lato – precisa – quella posta in essere da una crisi prolungata e quindi da trasformazioni mai così rapide come oggi; dall’altro, quella generata da una sovrapposizione sul mercato di ruoli e di funzioni che rischiano pressoché quotidianamente di generare conflitti di competenza fra gli operatori del settore”.  “Il risultato che sta emergendo è quello di profonde crepe all’interno di quello che veniva chiamato il cluster marittimo e portuale e contrapposizioni conflittuali fra Associazioni che per altro non hanno trovato in questi anni, al di là di dichiarazioni e occasioni più di forma che di sostanza, un comune denominatore e una sede effettiva nella quale risolvere i loro conflitti e remare nella stessa direzione”. Secondo il neo-presidente degli agenti marittimi italiani, Federagenti ha oggi, e in parte le ha conquistate sul campo, tutte le caratteristiche inclusa una credibilità istituzionale per fungere da cerniera e da raccordo fra soggetti come Confitarma, Confetra e Confcommercio.  “Non cerchiamo leadership. E’ anzi l’esatto contrario: ci poniamo in una posizione di servizio – prosegue Duci – sia perché non possiamo permetterci di assistere passivamente a un inasprimento dei contrasti in atto, sia perché difronte all’ impegno, del tutto nuovo e anomalo rispetto al passato,  che caratterizza questo governo nei settori della logistica e della portualità, non possiamo certo assistere passivamente al cambiamento, buttando a mare il contributo che le nostre esperienze e le nostra professionalità potrebbero fornire e  sacrificandole invece sull’altare di singoli interessi di area o categoria.” Ferme restando le competenze di tutti i soggetti associativi, inclusa e quella della Federazione del mare, che negli anni ha assunto caratteristiche più riflessive e teoriche, Federagenti intende promuovere un tavolo di confronto a porte chiuse e – sottolinea Duci – “a riflettori spenti”, dove svolgere un’opera di conciliazione e dove affrontare uniti le vere problematiche che il mercato internazionale impone oggi come emergenze”

Intesa tra Autorità Portuale di Venezia e Ance per contrastare il massimo ribasso

L’Autorità Portuale di Venezia e Ance Venezia hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la disciplina delle future gare di appalto per la realizzazione di opere pubbliche. L’accordo, le cui previsioni sono perfettamente conformi al nuovo Codice degli Appalti, si pone l’obiettivo di rafforzare il libero e regolare accesso al mercato dei lavori in ambito portuale, contrastando le offerte anomale, favorendo certezza e rapidità di esecuzione, un maggiore coinvolgimento delle Pmi e la tutela dei diritti economici delle imprese subappaltatrici. Per prevenire la possibilità che gli appalti vengano affidati a imprese che abbiano presentato offerte insostenibili, l’Autorità Portuale utilizzerà, in fase di progettazione, esclusivamente i prezziari ufficiali aggiornati (Comune di Venezia, Regione Veneto, Veneto Strade, RFI), con adattamenti solo in relazione alle attività tipiche, come le banchine, studiati da un gruppo di lavoro apposito formato pariteticamente da rappresentanti dell’Autorità e di Ance Venezia. L’adozione esclusiva dei prezzari regionali nella progettazione rappresenta una attesa novità. L’Ance chiede da tempo l’estensione dei prezzari a tutte le gare di appalto di interesse regionale proprio per avere un chiaro punto di riferimento dei costi ed evitare offerte che si discostano da un livello di effettiva praticabilità. L’intesa prevede inoltre novità a tutela delle piccole imprese subappaltatrici, che potranno essere pagate direttamente dalla stazione appaltante, senza doversi rivolgere all’impresa contractor vincitrice della gara. Per favorire un maggior coinvolgimento delle Pmi, coerentemente con le più recenti disposizioni normative nazionali ed europee, l’accordo prevede la suddivisione delle gare in stralci e lotti funzionali. Le parti contraenti si riserveranno nei prossimi mesi di verificare congiuntamente l’efficacia del protocollo appena sottoscritto. «Il mercato dei lavori pubblici – commenta Ugo Cavallin, presidente di Ance Venezia – è stretto nella morsa della crisi economica e di una riforma di legge che le stazioni appaltanti stanno recependo con difficoltà e lentezza. Tutto questo determina un preoccupante rallentamento delle gare. L’accordo raggiunto con l’Autorità portuale rappresenta un modello da estendere presto ad altre realtà provinciali e regionali. Mi auguro anche che la progettualità che l’Autorità Portuale di Venezia ha messo in campo sia sulla piattaforma d’altura che sul terminal Montesyndial a Marghera sia al più presto avviata con il benestare del Governo liberando così risorse economiche capaci di valorizzare il territorio veneziano». «Siamo il porto delle buone pratiche, con questo accordo volgiamo tutelare non solo tutte le imprese che sanno garantire una efficiente e puntuale esecuzione dei lavori ma in particolare le PMI nelle quali sappiamo possono trovarsi grandi risorse e professionalità da valorizzare. Il porto è, e vuole continuare ad essere, un luogo capace di dare grande sviluppo all’economia e alle aziende del territorio in primis garantendo parità di accesso agli appalti e certezza nei pagamenti», ha dichiarato Paolo Costa Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia.

Riforma, Assoporti propone quattro integrazioni

Assoporti, nel ribadire il pieno appoggio alla riforma portuale, ha proposto in Commissione Senato quattro modifiche/integrazioni per “migliorare  l’intero impianto legislativo e renderlo efficace rispetto agli obiettivi indicati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con particolare riferimento al Piano nazionale dei porti della logistica”. In particolare, l’Associazione ha formulato le seguenti  proposte tecniche: salvaguardia della natura operativa specifica delle AP, recependo certo i principi generali del DM 165 / 2001, ma evitando di trasformare le future Autorità di sistema portuale (AdSP)  in semplici uffici pubblici decentrati; distinzione con chiarezza e trasparenza  fra i ruoli e le diverse funzioni tra le istituende Autorità di sistema portuale e l’Autorità Marittima, soprattutto in tema di sicurezza portuale complessiva e della navigazione nello specifico; salvaguardia della possibilità per le future AdSP di conservare partecipazioni in società strumentali alle attività logistiche e ai servizi di interesse generale, ovviamente laddove questi non avessero riscontri di mercato nell’immediato, e fermo restando i vincoli già oggi imposti dalle varie normative vigenti in termini di contenimento della spesa pubblica e riordino delle società partecipate / controllate; riflessione su una norma transitoria che – non rallentando né l’istituzione delle nuove AdSP né la nomina dei nuovi organismi di governance – possa accompagnare dal punto di vista amministrativo il processo di accorpamento delle attuali AP.
“L’Associazione dei porti italiani – ha ribadito Pasqualino Monti – è favorevole alla riforma per quanto riguarda gli accorpamenti che superino l’attuale assetto di 24 “city port”, in chiave di un forte recupero di competitività; è favorevole altresì alle innovazioni introdotte per snellire organismi di governance e iter dei processi decisionali ed è specialmente favorevole a una solida politica nazionale per la portualità, con indirizzi strategici e coordinamento del governo”. In questa ottica, l’associazione ha espresso apprezzamento rispetto a tutte le misure di semplificazione previste dal Decreto, da quelle delle procedure di controllo e sdoganamento delle merci alle innovazioni introdotte in tema di adozione dei Piani Regolatori Portuali. “E’, per altro, molto positivo – ha sottolineato Monti -  che il Decreto sulla riforma rappresenti solo uno dei numerosi provvedimenti adottati in attuazione del Piano nazionale della logistica e dei porti: dalla riforma della normativa su escavi e dragaggi alla reintroduzione di marebonus e ferrobonus, dall’emanando Regolamento Concessioni alle risorse appostate nel Contratto di Programma RFI sul capitolo “ultimo miglio” e connessione ferroviaria dei porti core alla rete nazionale. Assoporti ha anche ribadito il sostegno all’impegno concreto del Governo – attraverso risorse sia nazionali che europee – per diffondere e rendere strutturali azioni per l’innovazione e la digitalizzazione, a partire dall’estensione del pre-clearing e dei fast-corridor.