Venezia, sensori lungo il Malamocco contro la nebbia

Sensori nel canale Malamocco per migliorare le condizioni di sicurezza della navigazione in caso di scarsa visibilità. È la soluzione trovata da Ap di Venezia, operatori portuali e Capitaneria di porto per limitare al minimo le chiusure del porto causa nebbia. La prima azione intrapresa in questa direzione è proprio l’installazione di 5 centraline, di cui una comprensiva di stazione meteorologica, lungo il Malamocco. “I sensori – spiega una nota dell’Ap – permetteranno di misurare con precisione del grado di visibilità (intensità nebbia e presenza di banchi lungo tutto il percorso) mentre la stazione meteo fornisce anche dati relativi a direzione e velocità del vento, temperatura dell’aria, umidità relativa e pressione dell’aria”. I dati raccolti saranno messi a disposizione degli utenti autorizzati tramite un’applicazione dedicata che consente di comunicare le informazioni tramite il segnale internazionale AIS in dotazione a tutte le flotte. “Proprio nel “web” sta la novità di Venezia, destinata a fare scuola anche negli altri porti italiani che devono confrontarsi con le restrizioni legate a condizioni meteo marine avverse,” sottolinea l’Ap. “L’intero progetto, per un investimento di circa 200 mila euro, è stato realizzato in stretta collaborazione con il Comando Generale delle Capitanerie di Porto e la CdP di Venezia, con le quali è stato implementato un protocollo di interscambio dati – compatibile con tutti gli standard nazionali e internazionali della navigazione – che consentirà alle navi (e alle compagnie), agli operatori e ai responsabili della sicurezza di sapere sempre e in tempo reale le condizioni meteomarine del porto di Venezia predisponendo l’ingresso in sicurezza”. Un lavoro che porterà, dopo la necessaria fase di sperimentazione, anche a valutare le possibili modifiche alle ordinanze di accesso al porto  in caso di nebbia per garantire sempre più efficienza allo scalo veneziano.

A Pietrarsa logistica e industria parlano di treni

Quale ruolo può rivestire il trasporto ferroviario per migliorare l’organizzazione logistica dell’industria e per sviluppare l’industria logistica nel nostro Paese? Su questo tema si sono confrontati rappresentanze e imprese industriali e ferroviarie, Governo, istituzioni politiche e autorità del settore nel corso del Forum “Logistica e industria in treno” che si è svolto a Pietrarsa, nella storica sede del Museo Nazionale Ferroviario. L’evento si è tenuto in un contesto, in cui il trasporto ferroviario, come l’industria, sta manifestando segnali di lenta ma evidente ripresa. Infatti, sia in Europa che in Italia, sono in fase di avvio o stanno maturando piani e programmi di investimento infrastrutturale e tecnologico, strumenti di incentivazione, politiche ambientali, industriali e dell’innovazione. Si tratta di azioni che, insieme ad una funzione sempre più efficace della regolazione economica e della regolamentazione tecnica, possono aprire nuove prospettive di sviluppo basate sulla collaborazione tra industria e trasporto ferroviario. “La cura del ferro che abbiamo impostato per il rilancio del trasporto merci – ha commentato il ministro delle infrastrutture e trasporti Graziano  Delrio – trova oggi molti strumenti nuovi per la sua attuazione. In particolare, una pianificazione e programmazione nazionale da Nord a Sud, dai valichi ai porti, sostenuta da forti risorse, il robusto piano industriale di Fs, e ora Mercitalia. Questo grazie a una profonda condivisione, tra Governo, operatori e territori, perché una logistica efficace, che connette l’Italia, rappresenta un vantaggio economico e sociale, per la crescita del Paese”. Il Ministro Delrio ha poi precisato come nella nuova legge di bilancio ci saranno ulteriori tre miliardi e mezzo per il rinnovo del parco autobus e del parco mezzi del trasporto pubblico locale, al fine di stimolare la politica industriale. Oltre alla ristrutturazione, da fare “In tempi più veloci possibili”, il Ministro ha parlato anche di digitalizzazione, dove verranno messi a disposizione quasi 200 milioni di euro per incrementarla ulteriormente: “Uno dei mezzi che abbiamo per vincere la sfida è digitalizzare il più possibile le procedure”. “Riconoscere l’indissolubile relazione tra industria e logistica e l’importanza di aggregare i flussi logistici nel nostro Paese, che ha infrastrutture abbondanti ma frammentate, è un fattore di sviluppo fondamentale -  ha affermato Guido Ottolenghi, presidente del Gruppo Tecnico Logistica, Trasporti ed Economia del Mare di Confindustria. Potremmo essere la porta di ingresso dell’Asia in Europa, mentre oggi molte merci transitano dal Nord Europa anche per venire in Italia. La logistica ferroviaria può svolgere un ruolo chiave per invertire questa tendenza e può diventare uno degli elementi di traino sia per la competitività che per la crescita economica e industriale del Paese”. Secondo Nereo Marcucci, presidente di Confetra “la cura del ferro, come la definisce il ministro Delrio, sarà un valido e indispensabile ricostituente non solo per la logistica ma in generale per l’economia del Paese. Forniremo al Ministro, insieme a Confindustria e alle Associazioni di rappresentanza del settore – ha assicurato Marcucci -  il nostro contributo concreto, attraverso la declinazione delle azioni da compiere sul breve e lungo periodo, sia sul piano infrastrutturale che su quello organizzativo”. “Storicamente la relazione tra industria e ferrovia è sempre andata ben oltre il canonico rapporto cliente/fornitore – ha dichiarato il presidente di Assoferr Guido Gazzola.  Infatti la ferrovia rappresenta la naturale estensione della filiera produttiva fino a quella distributiva. Il rilancio dell’Industria Italiana, quindi, non può che passare anche attraverso l’efficienza logistica, in particolare quella basata sulla ferrovia, dove oggi grazie alla “cura del ferro” messa in campo dal Governo ci sono condizioni di mercato ed infrastrutturali assolutamente favorevoli”.

Adeguamento certificazioni marittime, incontro al MIT

Analizzare le principali criticità dell’iter di adeguamento delle certificazioni dei lavoratori marittimi in conformità alla Convenzione STCW (Emendamenti Manila 2010). Con questo scopo si è svolto presso il MIT un incontro tra Confitarma e Fedarlinea e le Segreterie Nazionali di Filt-CGIL, Fit-CISL e Uiltrasporti. Successivamente si è tenuto un secondo incontro con USCLAC-UNCDIM, UGL Mare e altre organizzazioni sindacali autonome. Tra gli obiettivi dell’appuntamento “consentire a tutti i marittimi di ottenere l’adeguamento dei certificati di competenza nei tempi stabiliti, anche al fine di evitare problemi gestionali alle compagnie di navigazione, nonché all’importante problematica concernente l’obbligatorietà dei corsi direttivi”. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ogni soluzione dovrà essere conforme alla normativa internazionale tenendo conto dei rilievi evidenziati negli ultimi anni dalla Commissione Europea. A tal proposito sono stati forniti utili chiarimenti per la corretta applicazione delle ultime circolari ministeriali mentre è stata accolta da parte del Ministero e del Comando Generale la richiesta di potenziare ulteriormente le Capitanerie di porto più impegnate e di consentire ai centri di formazione di aumentare il numero dei corsi e dei partecipanti. “Riguardo all’obbligatorietà dei corsi per gli ufficiali di livello direttivo, Confitarma e Fedarlinea valutano positivamente la disponibilità del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di rimodulare, dopo il 1° gennaio 2017, i programmi e le ore di formazione attualmente previsti, tenendo nella debita considerazione la professionalità e le competenze possedute dai comandanti, direttori di macchina e primi ufficiali già abilitati”.  “Per l’ottenimento delle certificazioni e per facilitare per tutti i marittimi lo svolgimento dei corsi nei tempi previsti – spiegano unitariamente le tre Federazioni dei Trasporti – c’è bisogno della piena disponibilità di tutti a fornire informazioni e dati necessari a monitorare costantemente la situazione e, in particolare, il Ministero dovrà agire, se necessario, sulle stesse agenzie formative autorizzate, per snellire le procedure, attivandosi, inoltre, per ottenere un supporto economico dal Fondo Nazionale Marittimo”. Secondo quanto riferiscono Filt, Fit e Uilt “è stato inoltre assunto reciprocamente l’impegno di individuare, entro l’anno, un fitto calendario di incontri e scambi di informazioni ma resta comunque alta – sostengono infine le tre organizzazioni sindacali – la vigilanza sulla procedura concordata con il Mit e le associazioni datoriali e data l’importanza vitale della materia, non accetteremo nessun cambiamento unilaterale”.

Molo S. Vincenzo, si discute di integrazione con la città

“Molo S.Vincenzo: la possibile integrazione porto-città”. E’ il titolo del convegno organizzato nei giorni scorsi dall’associazione Vivoanapoli nella Sala della Loggia  al Maschio Angioino che rilancia la questione del “recupero” del molo borbonico. A introdurre il dibattito il presidente del propeller club Umberto Masucci da anni impegnato in un’opera di sensibilizzazione per l’apertura dell’infrastruttura alle attività cittadine, sfruttando il suo indubbio potenziale storico, paesaggistico e ludico. Non a caso Masucci replicherà all’inizio di dicembre la tradizionale “maratonina”, iniziativa volta a far scoprire il S. Vincenzo ai napoletani, così come l’inserimento dello stesso nel circuito del Maggio dei Monumenti nel 2014, operazione realizzata grazie all’intervento del Gruppo Ormeggiatori e Barcaioli del Porto di Napoli, impegnati a traghettare i visitatori dal Molo Beverello. Occasioni che hanno rafforzato ulteriormente il dialogo in atto con la Marina Militare che alla radice del molo insiste con il suo Comando Logistico. Al riguardo l’ammiraglio Caruso ha espresso la massima disponibilità al fine di giungere a una “condivisione” dei beni dello Stato gestiti dalle forze armate. “Nel caso del Molo San Vincenzo la Marina Militare non può che condividere ed assecondare il rilancio del Molo tenendo sempre sotto stretta osservazione la logistica militare e la sicurezza nazionale alla quale le forze armate sono dedicate”.
M.Esposito

Cascetta e Merlo, la “nuova stagione” dei trasporti

I due consiglieri del Mit parlano al forum di Cernobbio
“Serve una visione di lungo periodo cominciando con lo scegliere tra le infrastrutture di cui l’Italia dispone quelle giuste, che offrono il miglior rapporto tra costi e benefici”. È la posizione esposta da Ennio Cascetta – coordinatore della struttura tecnica di missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l’Alta sorveglianza del MIT – al forum Conftrasporto di Cernobbio. Una “nuova stagione” inaugurata dal ministro Delrio che mette fine a un passato di “pianificazione frammentata e inefficiente, mancanza di linee guida vincolanti, assenza di un quadro unitario di valutazione, norme tecniche troppo vincolanti, progetti non condivisi con i territori”. Cascetta ha  parlato anche di intermodalità ferroviaria, sottolineando che “il sistema di trasporto merci in Italia è sostanzialmente fallito, nonostante l’ingresso di molti operatori privati, visto che la ferrovia ha dimezzato i traffici nazionali del 50% tra il 2007 e il 2014”. “È il sistema delle infrastrutture ferroviarie che non è competitivo per il trasporto merci e, anche di caso di grandi investimenti, il treno potrà essere competitivo con l’autotrasporto soltanto sulle lunghe tratte. In ogni caso, il nostro obiettivo è quello di aumentare del 50% il traffico”. Di porti ha parlato invece Luigi Merlo, consigliere del ministro per la portualità e la logistica, evidenziando che con la riforma appena approvata “per la prima volta c’è un disegno organico e si va verso un’integrazione del sistema Italia in un settore altamente competitivo su scala mondiale”. “Siamo di fronte a una trasformazione epocale del trasporto marittimo – ha proseguito Merlo – con i porti che saranno sempre più porti-industria e con le Autorità di regolazione sempre più soltanto al servizio delle esigenze degli operatori”.

Infrastrutture inadeguate e logistica inefficiente, l’Italia si allontana dall’Europa

Le conclusioni di una ricerca Confcommercio
Crescita lenta e rischio marginalizzazione per i trasporti e la logistica italiana. Lo denuncia il Rapporto dell’Ufficio Studi di Confcommercio, realizzato in collaborazione con Isfort, presentato a Cernobbio in occasione del secondo forum internazionale di Conftrasporto-Cpnfcommercio. A penalizzare la penisola soprattutto la mancanza di investimenti in opere infrastrutturali negli ultimi anni, che ci fa perdere 34 miliardi di euro l’anno (2% in termini di Pil). Le cifre sono inequivocabili: tra il 2010 e il 2014 i volumi di merci trasportati sono scesi del 10% nel settore marittimo e del 37% in quello su gomma, la contrazione più rilevante tra i Paesi fondatori dell’Ue. Una performance che stride se confrontata con le crescite a due cifre di nazioni come  Bulgaria (+18% circa sia nel settore marittimo che in quello dell’autotrasporto). Un quadro generale da cui, in termini di accessibilità, emerge un’Italia divisa in due, con le regioni del Centro a fare da cuscinetto. Per quanto riguarda il trasporto merci ferroviario “la frattura è nettissima” rileva lo studio. Poco meno del 75% del traffico interno nazionale avviene tra le regioni a nord dell’Emilia Romagna, perché il materiale rotabile (vagoni e locomotori) è nella disponibilità di questa parte del Paese. Ma il rapporto si rovescia guardando alla distribuzione della rete: poco meno del 70% della rete ferroviaria si trova nelle regioni centrali, meridionali e nelle isole, solo il 30% al settentrione. Se si guarda invece alla rete di trasporto, ne emerge una cartina dell’Italia “a singhiozzo”, con strade nate vecchie, o mai nate, o incomplete. “31 anni per aprire i 40 km della Variante di Valico Barberino-Sasso Marconi,, autostrada Tirrenica ancora ridotta a due monconi, la nuova Romeo sempre un’ipotesi. Senza parlare della Tirreno-Brennero: 9 lustri per compiere 9 km, e ne mancano ancora 76″. Secondo Confcommercio, il completamento dei diversi interventi richiederebbe interventi per circa 18 miliardi, più altri 2 da destinare al trasporto merci su rotaia. “Si tratta – riconosce la ricerca – di una somma importante corrispondente al valore di un Legge di Stabilità di media portata”. Meno negativa la situazione per quanto riguarda i porti italiani. Confcommercio riconosce che la riforma varata dal Governo “è una grande opportunità di crescita”. Tra i porti che riescono a sfruttare le loro potenzialità, Genova, Ravenna, Trieste, La Spezia. Resta molto da fare per recuperare come sistema Paese il gap con il nord Europa, ma la riforma punta nella direzione giusta. Come porre rimedio a questa situazione? Cinque le proposte di Conftrasporto, improntate alla selezione e flessibilità degli interventi: Un Piano strategico che indichi le priorità della politica dei trasporti e, conseguentemente, gerarchizzi gli interventi in base alla domanda di mercato e ai Piani di sviluppo del Paese; Selezione delle opere secondo i seguenti criteri: a) costruire solo opere che servono, rispondono a una domanda reale, colmano un gap di offerta; b) opere senza servizi efficienti sono come un’auto senza benzina; c) le opere non come gioielli (per sempre): le infrastrutture vanno mantenute in qualità ed efficienza nel tempo, adeguate alle evoluzioni del mercato e abbattute se diventano inutili; Un comune campo da gioco per le imprese di autotrasporto italiane ed europee (dalle regole ai controlli, dal costo del lavoro alla burocrazia, al fisco); Un trasporto ferroviario di merci competitivo in tutto il Paese: macchinista unico, treni lunghi 750 metri (contro i 5-600 di oggi), peso trainabile di 2mila tonnellate (contro le attuali 1600), adeguamento delle sagome delle gallerie, utilizzo dell’Av nella notte;  Un cluster marittimo italiano ed europeo rafforzato con: la tempestiva attuazione della recente riforma della Governance portuale, l’attuazione delle azioni previste nel Piano Nazionale Strategico della Portualità e Logistica. Infine, misure specifiche per il trasporto marittimo a corto raggio (revisione disciplina IVA, contributi a rinnovo flotta, sviluppo progetti pilota impiego LNG), una cabina di regia nazionale per la promozione della Blue- Economy.

Il nuovo inizio di Interporto Sud Europa

Puntare sulle eccellenze logistiche della Campania per superare la grave crisi che sta attraversando tutto il meridione. È il messaggio emerso dall’incontro “Interporto Sud Europa, un nuovo inizio”, tenutosi stamani alla presenza del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, il sindaco di Marcianise, Antonio Velardi, il Commissario prefettizio del Comune di Maddaloni, Samuele De Lucia ed il Presidente dell’Interporto Sud Europa spa, Salvatore De Biasio. Ampia la partecipazione del mondo imprenditoriale, istituzionale e sindacale nella sua totalità, che prende sempre più consapevolezza del valore economico e strategico dell’Interporto Maddaloni-Marcianise, una realtà multimodale, come ricordato, dalle dimensioni e caratteristiche alla pari delle piattaforme logistiche europee. Un confronto tra le istituzioni territoriali e i vertici dell’infrastruttura logistica da cui sono emersi i possibili indirizzi per il futuro. “E’ il momento – ha spiegato De Luca – di trasformare in fatti concreti la retorica sulla piattaforma logistica rivolta al Mediterraneo. Il contesto è favorevole. L’impegno del governo e l’assoluta disponibilità della Regione possono contribuire al rilancio dell’economia della Campania e di tutto il Meridione”. Una possibilità a portata di mano che, secondo il Governatore De Luca, deve essere incentrata su un’idea chiave: lo sviluppo integrato tra le diverse realtà interportuali della Campania e del Mezzogiorno tutto. “Non siamo interessati – ha sottolineato – a creare contrapposizioni inutili ma ad un dialogo proficuo, capace di  valorizzare le specializzazioni e le eccellenze logistiche e industriali di un territorio che ha bisogno di più organizzazione”. L’evento nasce all’indomani del recente accordo tra l’Ise e il comune di Marcianise per la chiusura di una lunga vertenza che ha portato al congelamento, fino ad oggi, dei piani di sviluppo di un’ampia area dell’Interporto (circa due milioni di metri quadri) destinata alle attività di logistica e servizi. “Dopo tanti anni – ha ribadito Antonio Velardi – poniamo le basi per ripartire. Da oggi ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità per poter finalmente completare le opere strategiche per la nostra economia”. Anche da Maddaloni segnali positivi: “Siamo riusciti – ha affermato Samuele De Lucia – a ripristinare una relazione in grado di rilanciare il nostro territorio”. Un nuovo inizio evidenziato anche da Salvatore De Biasio. “Con grande soddisfazione possiamo sottolineare che si apre un nuovo capitolo legato a sviluppo ed occupazione proseguendo a lavorare nel solco di legalità e trasparenza che, seppur dopo alcuni anni, non poteva non portare ai risultati positivi di oggi”.

Shipping and the Law, crociere, big data e futuro del petrolio

Armatori, banchieri, produttori di tecnologie ed esperti di finanza riuniti a Napoli
L’uso dei big data nel trasporto marittimo, la situazione del mercato petrolifero, le potenzialità del mercato crocieristico sono state le novità della settima edizione di Shipping and the Law. Inserite nella formula consolidata della manifestazione organizzata ogni anno dallo Studio Legale Lauro: due giorni di dibattito ad alto livello, tra ospiti internazionali – oltre 200 tra armatori, avvocati marittimisti, banchieri, gestori di fondi d’investimento, broker – e ambientazioni suggestive (quest’anno il complesso monastico dell’università Sor Orsola Benincasa). Al centro della prima giornata di lavori le questioni normative del settore e le sfide ambientali. “Lo shipping è un business globale e quindi per non creare svantaggi competitivi per gli armatori le regole devono essere il più possibile armonizzate a livello internazionale,” ha spiegato Esben Poulsson, presidente dell’ICS (International Chamber of Shipping). “L’Italia, da questo punto di vista, sconta delle regole specifiche che rendono per gli italiani più difficile la competizione”. Sulle problematiche relative alle emissioni di CO2 è intervenuto il presidente di Confitarma, Emanuele Grimaldi: “Gli armatori sono gli imprenditori che hanno fatto di più per la riduzione delle emissioni di Co2. Basti pensare che il 90% di tutte le merci che si muovono nel mondo si muovono sulle navi tra container, bulker, tank, trasporti ro-ro, ma per emissioni di Co2 lo shipping pesa soltanto il 2,2%. Poi se nel mondo si decide di tassare le emissioni si faccia, ma questa tassazione deve avvenire per tutti i comparti del trasporto, non solamente per le navi”. Ampio spazio al settore crocieristico nella seconda giornata, con la partecipazione delle tre principali compagnie del Mediterraneo: MSC, Costa e Royal Caribbean.  “Il Mediterraneo – ha spiegato Leonardo Massa, country manager per l’Italia di Msc – è l’area di core business per noi e infatti la nuova ammiraglia Msc Meraviglia viaggerà proprio qui dal giugno 2017 con le sue crociere di sette giorni. Siamo sempre attenti agli eventi geopolitici che spesso ci costringono a variare le rotte, ma siamo anche pronti ad accettare nuove sfide, come quella che dal 2017 ci porterà a Saranda, in Albania”. Tra i temi emersi anche la correlazione diretta, espressa attraverso i dati di Banca d’Italia, tra dotazione infrastrutturale degli scali e movimentazione dei passeggeri delle crociere, un tema che ha spostato il confronto anche sul porto di Napoli che nel 2017 dovrebbe perdere 300.000 crocieristi: “L’Italia – ha sottolineato Karina Santini, manager per lo sviluppo dei porti del Med di Royal Carribean – è un asset strategico per la nostra compagnia, ma temiamo le dinamiche difficili della catena di soggetti coinvolti nei luoghi su cui investiamo. Nel Mediterraneo il settore cresce ma devono crescere anche le infrastrutture e i porti per poter accogliere i turisti, per questo abbiamo bisogno di un interlocutore valido e deciso che abbia iter sicuri, tempi certi”. Un’esigenza a cui ha risposto Ivano Russo, del Ministero delle infrastrutture: “Con la riforma che stiamo attuando – ha spiegato – non avremo più 24 porti che vanno in giro per il mondo a presentare offerte risibili agli occhi dei grandi operatori internazionali di merci e passeggeri, ma potremo competere meglio in un quadro di coordinamento nazionale.  Stiamo lavorando anche sulle infrastrutture, come a Palermo, dove dopo vent’anni abbiamo posto le precondizioni per costruire il terminal crociere, ma anche a Civitavecchia dove il mese prossimo partono i lavori per il nuovo terminal e lavoriamo anche per migliorare i porti di Livorno e La Spezia, senza dimenticare le nuove destinazioni: nel 2017 anche Taranto avrà i primi attracchi di crociere”. Una delle prospettive per Napoli potrebbe essere anche quella di “proseguire il lavoro iniziato alla fine degli anni ’90 – ha spiegato Francesco Saverio Lauro – quando da presidente dell’autorità portuale aprii la zona del Beverello alla città, aprimmo la darsena Borbonica e iniziammo i lavori sul molo San Vincenzo per creare un approdo per grandi yachts e piccole navi da crociera. Il lavoro che avviai doveva proseguire anche con le indicazioni di Stefano Boeri comprendeva anche attività ricreative e per il tempo libero che avrebbero vivacizzato l’area portuale turistico-passeggeri sita ad occidente del porto per 16 ore al giorno e che potrebbe essere ripreso perché lo scalo sia sempre più strettamente legato alla città”. E la necessità di un rapporto più stretto con le città-scalo è stato sottolineato anche da Massimo Brancaleoni, vicepresidente di Costa Crociere: “La misura del valore dell’impatto delle crociere su un territorio non si misura solo in scali, ci sono margini enormi da sfruttare su quanto spendono i turisti una volta sbarcati. Per questo abbiamo sviluppato partenership come quella di Napoli con il Museo di Capodimonte. Napoli deve però ancora arricchire il bouquet delle esperienze da proporre ai crocieristi”. Sul tema, l’assessore al mare del Comune di Napoli Daniela Villani ha lanciato l’idea di “un tavolo tra l’amministrazione comunale e gli operatori delle crociere e gli altri attori coinvolti per un’offerta sempre migliore. Penso allo scalo come una prima vetrina di Napoli, coinvolgendo le nostre eccellenze come ad esempio gli artigiani di San Gregorio Armeno, sia alla stazione Marittima che ai vicini giardini di Molosiglio”. “Shipping e Big Data in the Era of Digitalization” è stata la sezione in cui si è trattato del crescente uso della gestione di dati digitali e analisi delle prestazioni a distanza, con particolare riferimento alla sicurezza informatica e alla proprietà dei dati nello shipping. Presieduta dall’esperto del settore Philippe Holthof e dal presidente di ATENA-Associazione Italiana di Tecnica Navale Alberto Moroso, ha registrato gli interventi di Carmelo Cartalemi, Senior Engine Portfolio Manager di Winterthur Gas & Diesel, e Mikael Sandberg,  Wärtsilä Digitalization Team Member e, tra i panelist: il CEO LGR di Navigazione Leonardo Rondinella, il CEO di Perseveranza SpA di Navigazione Umberto D’Amato;Marcel van Haaren, Senior Sales Manager di Alfa Laval Exhaust Gas Cleaning; Luigi Abbruzzese, Innovation Manager IEMLab e Alessandro Pescetto, Sector Manager Marine Software Solutions and Ship Performance Monitoring di Rina SpA. “E’ un argomento recente ma di cui si parla molto – ha sottolineato Polsson – certo, siamo ancora agli inizi e ci sono problemi irrisolti. Ci sono navi, ad esempio, con duemila sensori a bordo che raccolgono migliaia di dati ma oltre alla raccolta è importante capire come si potranno usare al meglio queste informazioni”.

Relazioni Italia – Mediterraneo, presentato lo studio SRM

È stato presentato, presso la sede del Banco di Napoli, il  6° Rapporto Annuale di SRM su “Le Relazioni Economiche tra l’Italia e il Mediterraneo”. Il convegno è stato aperto dal presidente del Banco di Napoli, Maurizio Barracco e dal presidente di SRM, Paolo Scudieri. Successivamente Alessandro Panaro, responsabile degli Osservatori “Maritime and Mediterranean Economy” di SRM ha presentato i risultati del Rapporto. E’ seguita la relazione di Daniele Mazza, vicedirettore generale del Banco di Napoli, su “Il ruolo della banca a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese”. Il rapporto di quest’anno, oltre che alle relazioni commerciali ed alla presenza delle imprese italiane in questi mercati, punta ad analizzare anche le dinamiche dei traffici marittimi e degli investimenti in portualità e logistica che la Cina sta realizzando nel Mediterraneo con l’obiettivo di incrementare e facilitare i rapporti commerciali con i Paesi del Bacino. Uno spazio importante è stato dedicato all’analisi degli impatti economici che avrà la Silk Road (la Via della Seta), un ingente programma di investimenti, stimato in circa 1.000 miliardi di dollari, che la Cina stessa ha prefissato di effettuare lungo dei percorsi strategici – stradali, ferroviari, aerei e marittimi – che avranno effetti sulle dinamiche di interscambio che il Dragone ha in essere a livello globale e quindi anche in Europa ed in Italia. Per Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli, “gli scenari del commercio mondiale sono in rapido mutamento con diversi elementi di incertezza all’orizzonte, anche sul fronte atlantico”. “In questo contesto l’area del Sud Mediterraneo, nonostante l’instabilità, cresce economicamente ad un ritmo medio del 2,5% e rafforza la sua centralità anche grazie agli effetti del raddoppio di Suez e di Panama che favoriscono un crescente ruolo della Cina nel Mediterraneo. Il Mezzogiorno si trova nel centro geografico di questi cambiamenti, ma questo posizionamento favorevole non basta. Finiremo per fare i semplici spettatori o sapremo essere attori primari? Questo appuntamento annuale che il Banco di Napoli organizza con SRM serve a porre l’accento sulle sfide che abbiamo difronte e ricordare che noi – come partner bancario – siamo pronti a coglierle”. I temi e gli spunti emersi dal rapporto di SRM sono poi stati discussi nella tavola rotonda “La crescente presenza cinese nel Mediterraneo: opportunità per l’Italia e il Mezzogiorno” moderata da Massimo Deandreis, direttore generale di SRM, alla quale hanno partecipato: Angela Stefania Bergantino, professore di Economia Applicata, Università di Bari e presidente SIET (Società Italiana di Economia dei Trasporti e Logistica); Sergio Bertasi, responsabile Ufficio di Rappresentanza di Intesa Sanpaolo a Pechino e presidente Camera di Commercio Italiana in Cina; Pier Luigi d’Agata, direttore generale di Confindustria Assafrica & Mediterraneo; Ettore Greco, direttore IAI-Istituto Affari Internazionali. “L’Area Mena (Middle East and North Africa) rappresenta un’area di sbocco per le produzioni l’industria italiana in vari comparti produttivi, dalle costruzioni alle più tipiche produzioni del Made in Italy di alta gamma e/o di alta qualità  che hanno grande successo presso i consumatori dei paesi del Golfo. Il ruolo della banca è sempre più quello di consulente globale oltre che di finanziatore”, ha sottolineato Daniele Mazza, vicedirettore generale del Banco di Napoli. “Il nostro Gruppo è largamente presente nel Mediterraneo ma anche in Cina, paese che sta guidando la “riscoperta” commerciale del Mare Nostrum. Siamo quindi il soggetto bancario più idoneo e pronto ad accompagnare gli operatori economici lungo questa traiettoria “Mediterraneo-Oriente”. Una specifica sessione dei lavori dal titolo “Le imprese, la visione italiana, l’Europa” ha visto le relazioni di Stefan Pan, vicepresidente Confindustria per le Politiche Regionali e Gianni Pittella, già primo vicepresidente del Parlamento Europeo, presidente del Gruppo S&D del Parlamento Europeo. Massimo Deandreis, direttore generale SRM: “Quest’anno abbiamo voluto porre l’accento sul crescente ruolo della Cina nel Mediterraneo, Paese che con la sua strategia di penetrazione commerciale lungo la via della seta sta indirizzando numerosi investimenti nel settore marittimo portuale in tutto il bacino del Mediterraneo e nel Golfo. Il Rapporto, ricco di cifre e analisi, fa emergere questo fenomeno che rappresenta anche una delle principali ragioni dell’accresciuta centralità del Mediterraneo negli scambi mondiali. Riscoprire la rotta commerciale “Mediterraneo-Oriente” è la via per coniugare una più attiva presenza italiana nei Paesi del Nord Africa con il rafforzamento dell’interscambio commerciale con il gigante asiatico”.

Dieci miliardi di surplus commerciale persi nel settore dei trasporti

L’inefficienza del settore trasporti e logistica e la dipendenza da operatori stranieri costano all’Italia un quinto del surplus commerciale dell’industria. Dieci miliardi, stando a recentissimi dati elaborati dalle Nazioni Unite e presentati a Roma da Federagenti. “Nel 2005 esportava quasi 15 miliardi di Euro di servizi di trasporto e ne importava 21,5 miliardi. Nel 2015 le esportazioni e quindi la capacità degli operatori italiani di penetrare altri mercati è calata a 14,5 miliardi mentre le importazioni sono balzate a 24,3 miliardi. La forbice è, per l’appunto, di quasi 10 miliardi. L’Olanda, paese leader nella logistica, ha una bilancia commerciale dei trasporti attiva per 15 miliardi. La Germania paga un prezzo analogo al nostro con un squilibrio di 10 miliardi nella bilancia-trasporti ma in un quadro totalmente differente che vede la logistica generare almeno quattro volte il numero di posti di lavoro dell’Italia. E le cose rischiano di peggiorare rapidamente in un mercato dei trasporti container attraversato da fenomeni dirompenti; a fronte di una stasi del commercio mondiale via mare (+2,1% nel 2015 rispetto all’anno precedente) le grandi aggregazioni e concentrazioni stanno rivelando il loro reale significato: in molti casi dietro a esse si celano decisioni dirigistiche di governi che cambiano radicalmente gli assetti concorrenziali del mercato”. Il presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci ha ricordato, nei trasporti terrestri, il caso della Svizzera e di Alptransit (la rivoluzione del ferro in Europa), ma ancor di più (proprio per i trasporti marittimi) quello della Cina che con la strategia One belt One road, e con gli investimenti strategici punta a rafforzare quel 9,6 del Pil (970 miliardi di dollari) che è già generato dal solo settore marittimo e portuale. Casi che chiamano l’Italia a una riflessione profonda e strategica sul suo futuro. “L’Italia deve trovare campioni, ma specialmente deve essere in grado di presentarsi come sistema a un mercato che per l’ennesima volta – ha sottolineato Duci – propone opportunità irripetibili”. E il presidente di Federagenti ha citato uno studio presentato in questi giorni a Rotterdam, dal consulente internazionale MDS, da cui scaturiscono eccezionali opportunità per il Mediterraneo (sino a pochi anni fa la spedizione di un container via Trieste per il Far East costava 158 dollari in più rispetto alla spedizione via Rotterdam; con gli assetti e le alleanze previsti per il 2017,  Trieste sarebbe per la Baviera più conveniente di ben 380 dollari). Le conclusioni sono state tracciate da Ivano Russo, dirigente del Gabinetto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Russo ha ricordato i provvedimenti già tradotti in legge relativi alla riforma portuale e all’adozione di misure strutturali per il rilancio e la semplificazione del comparto logistico e portuale invitando gli operatori a collaborare fattivamente, ha rimarcato come non esista un’ora X per l’applicazione della riforma portuale bensì un work in progress; ciò in un paese che sconta comunque gli effetti di aver creato un’offerta portuale a macchia di leopardo, ad esempio favorendo la dilatazione sconsiderata dell’offerta di terminal container.