• 15 Aprile 2024 19:52

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Da 4 anni a 6 mesi. Firmata l’intesa per velocizzare le bonifiche

 

Partirà da porto Marghera la riqualificazione delle aree industriali italiane, i 57 siti di interesse nazionale (Sin) da disinquinare individuati dal ministero dell’Ambiente, che corrispondono a poco meno del 2% del territorio nazionale (500 mila ettari le aree a terra perimetrale, 90 mila a mare).

In particolare, l’intesa in 12 punti firmata da Ministero, Magistrato alle Acque, Regione del Veneto, Comune e Provincia di Venezia e Autorità Portuale veneziana, si basa sulla volontà di semplificare e sburocratizzare le procedure di risanamento e favorire il recupero con il reinserimento di attività industriali.  

Un modello che potrebbe essere applicato anche a Napoli, considerato che nella lista ministeriale rientra, tra l’altro, anche la zona di Bagnoli, eterna incompiuta della città e al centro di continue polemiche proprio per la questione bonifiche.

L’accordo, nello specifico, disciplina le iniziative di bonifica e regola le modalità di esecuzione degli interventi da parte di ciascuna Amministrazione firmataria, il loro controllo, la verifica del rispetto delle condizioni fissate, l’individuazione di eventuali ritardi o inadempienze, l’eventuale revoca totale o parziale dei finanziamenti e l’attivazione di procedure sostitutive, le modalità di promozione del reimpiego delle risorse di lavoro rimaste inoccupate.

Per il presidente della Regione, Luca Zaia, l’intesa permetterà di sbloccare tre miliardi di finanziamenti pubblici e 2,7 miliardi di finanziamenti privati.

“Con questa firma non serviranno 3 – 4 anni per avere l’autorizzazione per un adeguamento o per una attività nuova, ma 4 – 6 mesi; significa bonificare per davvero Porto Marghera e credere in questa sfida. Poi ci sarà la ‘fase 2’ e sarà importante la chiusura partita con ENI per i primi 108 ettari. Ma Porto Marghera – ha detto ancora il presidente della Regione – non sarà più un punto di debolezza del Veneto, bensì ne diventerà un punto di forza”.

Dal 2001 il ministero dell’Ambiente ha stanziato 2,2 miliardi di euro, somma destinata agli interventi pubblici o di interesse pubblico. Su circa 20 Sin il ministero ha concluso la sua parte di attività, ma l’attività non è finita. Anzi, spesso non è nemmeno cominciata. Difatti per legge (decreto 152 del 2006) la competenza è passata a Province e Arpa. E lì, spesso, tutto si è fermato.