• 1 Marzo 2024 02:01

Industria nautica europea, persi 46 mila posti di lavoro

Albertoni: “necessaria una normalizzazione fiscale”

 

L’industria nautica europea comprende 37 mila aziende (di cui oltre il 90% medio-piccole), con 234 mila addetti diretti e un fatturato 2001 pari a 20 miliardi di euro.

Alan Morgan, vice presidente di EBI – European Boating Industry – ha presentato il quadro del settore continentale all’audizione pubblica del CESE – Comitato Economico e Sociale Europeo – (l’organo consultivo della Commissione Economica Europea che esprime pareri indipendenti sulle problematiche di settori industriali strategici in trasformazione), tenutasi al Salone Nautico Internazionale di Genova.

Il settore si contraddistingue – ha continuato Morgan – per una forte vocazione all’innovazione grazie alla quale la nautica europea è leader mondiale in tutti i segmenti di prodotto. L’Europa inoltre è la destinazione principale dei diportisti di tutto il mondo, con una massima concentrazione nell’area del Mediterraneo, scelta dal 70% degli appassionati. Dal punto di vista infrastrutturale l’Europa offre 4.500 marina per un totale di 1,75 milioni di posti barca.

La crisi che ha colpito il comparto a partire dal 2008 ha causato, a livello europeo, una contrazione delle vendite del 40 – 60% e una conseguente perdita di ben 46.000 posti di lavoro.

Nel suo intervento Anton Francesco Albertoni, Presidente di Ucina, ha sottolineato come, ad oggi, manchi una regolamentazione unica a livello europeo in merito alle dotazioni di sicurezza per la navigazione e quanto sia necessaria la normalizzazione delle politiche fiscali dei diversi Paesi dell’Unione al fine di mitigare le distorsioni presenti sul mercato.

A questo riguardo Albertoni ha citato, come esempio, il caso dell’IVA applicata all’affitto del posti barca nelle marine che in Italia, a differenza di quanto accade in altri Paesi, non sono equiparate ad altre strutture ricettive quali, alberghi, camping, etc.

Questa disparità comporta l’applicazione nel nostro Paese di aliquote IVA differenti (21% vs 11%) a svantaggio della nautica, senza contare il fatto che in altri Paesi dell’Unione l’aliquota è più bassa (es. in Francia è fissata al 9%, in Spagna al 6%).

Tra le altre tematiche trattate nel corso dell’audizione la difficoltà nell’accesso al credito da parte sia delle imprese sia del cliente finale e gli investimenti in ricerca e sviluppo per realizzare prodotti che, per qualità e performance, consentano all’industria europea di mantenere la propria leadership a livello globale.

Inoltre è stata sottolineata la necessità di tutelare maggiormente il prodotto europeo dalle forme protezionistiche di alcuni Paesi extra UE.

Infine è stato sottolineato il tema della crescente sensibilità da parte dei diportisti rispetto alla sostenibilità ambientale del prodotto nautico, un trend che può essere utilizzato come leva strategica per ridare slancio al settore.