• 7 Settembre 2026 02:17

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Il 5×1000 sfonda quota 600 milioni nel 2025: TributIAmo dimostra che semplificare significa far partecipare

Diredazione City

Giu 17, 2026

Intervista a Luca Di Francesco, cofondatore di Passione Non Profit

 Il 5×1000 non è più una firma marginale nella dichiarazione dei redditi: è diventato un termometro della fiducia degli italiani. Secondo l’elaborazione pubblicata da Passione Non Profit (www.passionenoprofit.it)

sui dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, nel 2025 il totale ripartito raggiunge 602,47 milioni di euro, con una crescita del 15,2% rispetto al 2024, quasi 80 milioni in più in un anno. Gli enti ammessi sono 95.980, con 15,6 milioni di scelte dei contribuenti.

Di Francesco, quasi 80 milioni in più in un anno: che segnale è?
È un segnale enorme. Gli italiani stanno dicendo una cosa molto chiara: quando vedono valore, impatto e fiducia, scelgono di destinare una parte delle proprie imposte al Terzo Settore. Il 5×1000 non è beneficenza di facciata: è democrazia fiscale. È il cittadino che decide, dentro la dichiarazione dei redditi, quale pezzo di bene comune vuole sostenere.

Eppure molti contribuenti ancora non sanno davvero come funziona.
Ed è qui il paradosso italiano: abbiamo uno strumento potentissimo, ma spesso lo raccontiamo con il linguaggio della burocrazia. Se il cittadino non capisce, non sceglie. Se non sceglie, qualcun altro decide al posto suo. Il 5×1000 va spiegato meglio, senza tecnicismi, perché riguarda tutti: famiglie, associazioni, ricerca, sanità, sport, cultura, territori.

Passione Non Profit ha trasformato i dati in uno strumento consultabile. Perché è importante?
Perché la trasparenza non deve essere un PDF incomprensibile scaricato da pochi addetti ai lavori. I dati pubblici devono diventare conoscenza pubblica. Rendere consultabili beneficiari, importi, territori e categorie significa restituire ai cittadini il potere di controllare, capire e scegliere.

Ha scoperto TributIAmo, la piattaforma gratuita della Fondazione AIDR. Che impressione le ha fatto?
Mi sembra un progetto molto interessante perché intercetta un bisogno reale: portare educazione civica fiscale dove oggi c’è confusione. TributIAmo non parla solo ai cittadini, ma anche a commercialisti e CAF, cioè a chi ogni giorno accompagna milioni di persone dentro la macchina fiscale.

Perché educazione fiscale e Terzo Settore sono collegati?
Perché senza cultura fiscale non c’è cittadinanza piena. Pagare, dichiarare, destinare il 5×1000, conoscere i propri diritti e doveri: tutto questo è educazione civica. Il fisco non può essere percepito come un labirinto ostile. Deve diventare uno spazio di responsabilità, partecipazione e fiducia.

Quindi TributIAmo può aiutare anche la crescita del 5×1000?
Sì, perché semplificare significa avvicinare. Ogni strumento gratuito che aiuta cittadini, CAF e professionisti a orientarsi nella dichiarazione dei redditi può generare più consapevolezza. E più consapevolezza significa più firme, più scelte responsabili, più risorse al sociale.

Il messaggio finale?
Il 5×1000 cresce perché gli italiani vogliono contare. Ora la sfida è non sprecare questa fiducia. Chi rende il fisco comprensibile rende il Paese più democratico. Chi lo lascia complicato, invece, difende una barriera. E le barriere, soprattutto quando si parla di diritti e partecipazione, vanno abbattute.