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Fincantieri. Accordo per il dimezzamento di Sestri Ponente

DiVincenzo Bustelli

Feb 16, 2012

Attesa per Castellammare. Nel 2011 ricavi per 2,4 miliardi

 

“Eccedenze congiunturali” anziché “esuberi strutturali”. Le dieci ore di confronto tra sindacati e Fincantieri sul futuro del cantiere di Sestri Ponente si sono giocate anche sul filo dell’interpretazione semantica. Alla fine si è deciso per il quasi dimezzamento della forza lavoro (da 741 a 411 unità), confermando le anticipazione di questi giorni sul destino “polifunzionale” del sito.

Il documento, approvato da tutte le sigle e votato stamane all’unanimità dai lavoratori stabilisce, così, in 330 le unità in uscita, attraverso il ricorso a prepensionamenti e cassa integrazione straordinaria (alla scadenza sono previsti altri tavoli di confronto), e in 60 quelle interessate a mobilità volontaria.

Sulle future attività del cantiere è ribadita invece la funzione di “supporto” agli stabilimenti adriatici. In pratica, in Liguria si lavorerà su navi da crociera, o meglio, su pezzi di queste, solo in presenza di “esuberanza” di lavori negli altri siti del gruppo. La nuova missione di Sestri, che è riuscito comunque a scongiurare la chiusura, sarà incentrata su produzioni alternative: impianti off-shore, navi mangia-rifiuti, carceri galleggianti, nel caso il governo si decidesse in questa direzione, pezzi per grandi infrastrutture.

In un quadro in cui si conferma la strategia dell’azienda, peraltro avallata dal ministro Profumo, di non continuare con otto stabilimenti impegnati esclusivamente nella cantieristica navale rimane sempre in bilico il destino di Castellammare di Stabia. Il problema qui riguarda non solo la missione produttiva ma la capacità infrastrutturale che dovrebbe sostenerla. Nei mesi passati si era avanzata l’ipotesi di concentrare nello stabilimento campano la costruzione di piattaforme per la ricezione di rifiuti solidi urbani (progetto Plasmare): si dovrà attendere, prima di discutere qualsiasi ipotesi, le risultanze del Rina per la messa a punto del bacino di carenaggio. In un territorio, già in sofferenza, dove Fincantieri rappresenta, anche per il notevole indotto che genera, la principale fonte di ricchezza.

Il gruppo, ieri, ha intanto presentato il bilancio 2011 chiuso registrando ricavi per 2,4 miliardi, con una quota di export che supera l’80% e con ordini acquisiti nell’esercizio per oltre euro 1,8 miliardi. “La società – ha affermato l’Ad Giuseppe Bono – conferma la sua posizione di leadership, grazie anche alla forte struttura finanziaria e patrimoniale. Con l’accordo sindacale concluso alla fine dello scorso anno, volto ad adeguare la capacità produttiva alla domanda, siamo più competitivi in un mercato che è ancora estremamente depresso”. L’anno scorso il gruppo ha acquisito ordini per 1.863 milioni, in leggero decremento rispetto al dato del 2010 pari a euro 1.912 milioni. In particolare, sono stati ottenute commesse per la costruzione di due navi da crociera di grandi dimensioni per il Gruppo Carnival (una per il brand inglese P&O Cruises e una per il brand Costa Crociere) e di una nave da crociera extra-lusso di piccole dimensioni per l’armatore francese Compagnie du Ponant. Nel settore militare si segnala l’acquisizione, attraverso la controllata Orizzonte Sistemi Navali, dell’ordine per la realizzazione di un’unità da sbarco e supporto logistico destinata alla Marina Nazionale della Repubblica Democratica e Popolare Algerina e, attraverso la controllata americana Fincantieri Marine Group, dell’ordine per la costruzione di un’ulteriore unità LCS (Littoral Combat Ship) per la US Navy e di altre 21 unità minori per la US Coast Guard. Presso i cantieri americani verranno costruite anche le due navi ordinate da Tidewater, il più importante operatore al mondo nel settore dei servizi per l’industria offshore. Infine, sono stati acquisiti ordini per euro 62 milioni nel business riparazioni e trasformazioni e per euro 136 milioni in quello dei sistemi e componenti.

“Mai come in questo momento – ha spiegato Bono – è indispensabile che tutta l’azienda, dal management a tutti i dipendenti, sia unita per perseguire quegli obiettivi di crescita che, seppure difficili, possono essere raggiunti anche in questo momento di grave crisi”.