• 18 Giugno 2024 05:36

Seareporter.it

Quotidiano specializzato in politica dei trasporti marittimi

Da Trieste a Gioia Tauro, il fascino della zona franca

Free tax zone al convegno Global Connectivity with the Mediterranean Basin

 

“Un moderno approccio alle zone franche garantirebbe all’Italia grandi opportunità sulle rotte di transhipment dei container e deposito merci”. Così la vicepresidente della Regione Calabria, Antonella Stasi, che al Convegno “Global Connectivity with the Mediterranean Basin”, fa suo l’appello lanciato a Mario Monti dal presidente dell’Ap di Trieste, Marina Monassi, su un uso più “flessibile” di questo strumento.

Un inedito asse Trieste – Gioia Tauro che spinge per “l’inserimento all’interno dei provvedimenti dedicati alla crescita, di misure adeguate per poter meglio sfruttare le opportunità offerte dai grandi porti Italiani considerandoli porta d’accesso per attirare nuovi investitori in Italia ed in Europa”.

“Abbiamo chiesto al Governo che la gestione dei punti franchi del porto di Trieste – ha spiegato la Monassi – possa avvenire secondo quanto previsto dal Trattato di Parigi del 1947. Questo trattato sancisce che l’Autorità Portuale può mettere in pratica incentivi e agevolazioni molto più estese rispetto a quelle che stiamo applicando, ma la mancanza di chiarezza rispetto a leggi e regolamenti fa fuggire tanti imprenditori che sarebbero interessati ad insediarsi in queste aree”.

Esigenza analoga anche per Gioia Tauro dove il punto franco, come denunciato dalla Stasi, è  “una grande occasione di sviluppo sprecata”, una leva per attirare investimenti “assolutamente sottoutilizzata”.

Prima e unica zona franca non interclusa in Italia – ha sottolineato la vicepresidente regionale – quella di Gioia Tauro (istituita dall’Agenzia delle Dogane il 1 agosto 2003) rappresenta una tipologia particolare: “più integrata col territorio e connessa al tessuto sociale e imprenditoriale locale, concepita in modo da non essere gravata da recinzioni e punti di accesso posti dallo Stato, dalle formalità e dai controlli tipici delle zone franche tradizionali, con formalità e obbligazione doganali semplificate e applicabili secondo le modalità del regime del deposito doganale”.

“Le aziende che decidono di utilizzare i benefici della zona franca aperta del Porto di Gioia – ha concluso – avranno la possibilità di poter importare da paesi extra Unione Europea a Unione Europea (e quindi estero su nazionale) senza pagare i dazi ed in sospensione di imposta. Il vantaggio offerto oggi da Gioia Tauro, dunque, è quello di importare la materia prima dall’estero, sospendere momentaneamente il pagamento dei relativi diritti doganali, ossia imposte equivalenti (pari a circa il 35%) e solo successivamente alla trasformazione o all’assemblaggio poter riesportare senza pagare dazi”.

Graham Mather, presidente della World Free Zone Convention, l’organismo che ha organizzato l’evento assieme all’Autorità Portuale e con il supporto Simest Spa, ha evidenziato che con le “free zone” “vi è la concreta possibilità di attirare investimenti e promuovere cooperazione transfrontaliera. È un momento favorevole – secondo Mather – per coinvolgere il presidente Mario Monti perché il mondo, anche grazie alle sue azioni, sta guardando all’Italia con grande interesse. Trieste – ha aggiunto – ha un ruolo importante nel mondo delle zone franche e lo avrà ulteriormente: è questa la via da seguire come hanno recentemente dimostrato le conferenze in Cina (a Shanghai) e in India, con i due Paesi che hanno dimostrato il grande interesse verso le zone franche. Lo stesso stanno facendo Polonia, Grecia e altri Paesi perché sono crocevia dinamico della finanza, dell’economia e della comunicazione”.