La direttiva NIS2 non rappresenta una protezione adeguata: l’esperto evidenzia l’inefficacia delle normative europee di fronte agli attacchi informatici I sistemi di check-in compromessi dimostrano come anche le infrastrutture critiche risultino vulnerabili Il recente attacco informatico che ha compromesso i sistemi di check-in di alcuni tra i principali scali aeroportuali europei, tra cui Heathrow a Londra, Bruxelles e Berlino, ha evidenziato una vulnerabilità sistemica che minaccia l’intero comparto del trasporto aereo.
L’attacco rivolto a Collins Aerospace, fornitore di servizi per sistemi di check-in e imbarco, ha determinato la cancellazione di decine di voli e ritardi considerevoli, obbligando il personale aeroportuale a ricorrere a procedure manuali di check-in, con conseguenti disagi per migliaia di passeggeri.
Questo episodio si colloca in un contesto preoccupante: secondo un rapporto recente, il 97% dei principali scali internazionali non supera i test di sicurezza informatica, evidenziando una vulnerabilità diffusa che espone milioni di viaggiatori a potenziali rischi.
Giuseppe Izzo, esperto di cybersecurity, Direttore Generale Dipartimento Cybersecurity del CURIF, fondatore di GuardianSoc nonché Ceo di Uese Italia Spa, analizzando l’accaduto ha affermato: ‘Se riescono ad attaccare queste aziende con successo, generando tanti disagi e danni economici rilevanti, immaginiamo le PMI. Queste sono aziende che dovrebbero risultare super blindate e sono riuscite ad attaccarle con successo’.
La gravità della situazione emerge con chiarezza considerando che gli scali colpiti rientrano tra le infrastrutture critiche tutelate dalla direttiva europea NIS2, che dovrebbe assicurare i più elevati standard di sicurezza informatica. La problematica principale risiede nella sottovalutazione dei sistemi apparentemente secondari quale punto di accesso per gli attacchi informatici. ‘Le aree di check-in generalmente si collocano in aree di accesso reti segmentate, perché praticamente è l’operatrice che dovrebbe controllare i biglietti e farti passare. Ma quell’apparecchio che legge il QR code risulta collegato ad una delle reti dell’aeroporto’, chiarisce Izzo, evidenziando come questi dispositivi possano trasformarsi nel cavallo di Troia per infiltrarsi a reti e livelli superiori.
La tecnica impiegata dagli hacker dimostra una sofisticazione allarmante. Gli attaccanti, con ogni probabilità, hanno sfruttato le vulnerabilità dei lettori di biglietteria attraverso attacchi DDoS mirati, bombardando i sistemi con pacchetti di dati fino a determinare sovraccarichi con conseguenti malfunzionamenti.
Izzo descrive il meccanismo: ‘Lanciano i pacchetti DDoS su 100 lettori del QR Code, fino a quando la rete si satura e il computer inizia a comprendere che gli serve più energia. Due risultano gli effetti: o si spengono (down), o abbassando la tensione diminuiscono le difese’. L’inefficacia delle misure di sicurezza attualmente implementate solleva interrogativi fondamentali sull’approccio alla cybersecurity nei settori critici previsti da NIS2.
La segmentazione delle reti, frequentemente proposta come soluzione definitiva, si è dimostrata insufficiente. ‘La segmentazione della rete è dimostrato che non serve a niente’, afferma categoricamente Izzo, aggiungendo che ‘quello che vanno a proporre diversi operatori TLC, sostenendo che segmentando la rete, si isolano i problemi, non corrisponde al vero’.
La problematica si estende oltre la mera implementazione tecnica delle misure di sicurezza. La normativa NIS2, che dovrebbe assicurare standard elevati di protezione per le infrastrutture critiche, rischia di trasformarsi in un esercizio burocratico privo di reale efficacia operativa.
‘Il problema della NIS2 è che sta diventando un carrozzone che genera solamente manuali e procedure, ma non una protezione effettiva’, denuncia Izzo, paragonando la situazione a quanto verificatosi con il GDPR nel campo della privacy. Le conseguenze di questi attacchi superano ampiamente i disagi immediati per i passeggeri. I danni economici possono protrarsi per settimane o mesi, con ripercussioni sull’intero sistema del trasporto aereo europeo.
L’episodio di Stansted dello scorso anno ha dimostrato come il recupero da un attacco informatico possa richiedere tempi prolungati, con costi che si quantificano in milioni di euro. La vulnerabilità dei sistemi aeroportuali costituisce una minaccia alla sicurezza nazionale ed europea.
Gli scali rappresentano nodi cruciali non solo per il trasporto civile, ma anche per la logistica commerciale e militare. Un attacco coordinato su vasta scala potrebbe paralizzare l’economia di interi paesi e compromettere la capacità di risposta in situazioni di emergenza.
Le soluzioni proposte dagli esperti richiedono un ripensamento radicale dell’approccio alla cybersecurity aeroportuale. Non risulta sufficiente implementare misure di sicurezza standard o affidarsi a soluzioni preconfezionate.
Risulta necessario un approccio olistico che consideri ogni dispositivo connesso quale potenziale punto di vulnerabilità, investendo in formazione del personale, monitoraggio continuo e sistemi di risposta rapida agli incidenti. Il futuro della sicurezza aeroportuale dipenderà dalla capacità del comparto di evolversi rapidamente per contrastare minacce sempre più sofisticate.
L’integrazione di intelligenza artificiale per il rilevamento delle anomalie, l’implementazione di sistemi di autenticazione multi-fattore per tutti gli accessi ai sistemi critici e lo sviluppo di protocolli di emergenza che consentano operazioni manuali sicure rappresentano solo alcune delle misure necessarie. L’industria aeronautica si trova di fronte a una sfida epocale.
Con il traffico aereo previsto in crescita nei prossimi anni e la digitalizzazione sempre più spinta di tutti i processi aeroportuali, la superficie di attacco per i cybercriminali continuerà ad ampliarsi. Senza un cambio di paradigma nella gestione della sicurezza informatica, episodi come quello di Collins Aerospace rischiano di diventare la norma piuttosto che l’eccezione.
Gli esperti del settore concordano sulla necessità di un coordinamento internazionale più efficace nella risposta alle minacce cyber. La natura transnazionale del trasporto aereo richiede standard di sicurezza uniformi e meccanismi di condivisione delle informazioni sulle minacce in tempo reale.
Solo attraverso una collaborazione stretta tra autorità nazionali, operatori aeroportuali e fornitori di servizi risulterà possibile costruire un sistema resiliente agli attacchi informatici. Il caso Collins Aerospace deve fungere da campanello d’allarme per l’intero comparto.
La sicurezza informatica non può più essere considerata un costo accessorio ma deve diventare parte integrante della strategia operativa di ogni scalo. Il prezzo dell’inazione potrebbe risultare catastrofico, non solo in termini economici ma anche per la fiducia del pubblico nel trasporto aereo quale modalità di viaggio sicura e affidabile.
