La sostenibilità smette di essere solo marketing e diventa una vera infrastruttura di dati certificati per guidare le scelte aziendali lungo tutta la filiera
A cura di Gabriele Bavera, Managing Director di Spring GDS Italia
Milano – Nelle presentazioni aziendali la sostenibilità ha ormai un posto fisso in prima fila; nelle decisioni operative di tutti i giorni, molto meno. Il motivo, tuttavia, non è la mancanza di buona volontà, ma un problema di “leggibilità”. Fino ad oggi la transizione ecologica della logistica è rimasta spesso confinata al linguaggio del marketing: dichiarazioni corrette, magari sincere, ma difficili da verificare, confrontare e soprattutto integrare nei processi aziendali. Ma lo scenario sta cambiando rapidamente: la comunicazione ha smesso di essere un semplice esercizio narrativo per diventare una vera e propria infrastruttura logistica, con l’obiettivo di rendere finalmente misurabile ciò che altrimenti rimarrebbe opinabile.
A confermare questa tendenza sono i numeri del mercato. Secondo il Customer Satisfaction Study 2025 di Spring GDS, per il 65% dei clienti è ormai fondamentale avere un partner logistico sostenibile. La sostenibilità non viene più percepita come un semplice “plus” reputazionale, ma come un requisito di procurement decisivo, in grado di orientare la scelta dei partner e le decisioni di business. Per concretizzarsi, tuttavia, questa domanda ha bisogno di essere supportata da dati, metodi e standard globali che la rendano leggibile per chi deve valutare e rendicontare.
Per rendere la sostenibilità realmente comprensibile non basta più raccontare le singole iniziative, ma serve chiarire dove si concentrano le emissioni e con quali strumenti vengono misurate. Il primo Impact Report di Spring GDS fotografa proprio questa necessità, mettendo in luce un dato strutturale tipico dei modelli asset-light, in cui la gestione logistica avviene senza una flotta propria: la stragrande maggioranza dell’impatto ambientale si concentra nello Scope 3, ovvero nel trasporto esternalizzato. Nel 2025, il trasporto e la distribuzione a monte hanno rappresentato circa il 75% delle emissioni complessive dell’azienda, pari a 14.383 tonnellate di CO₂ equivalente. Si tratta di un passaggio cruciale per il settore: quando l’impatto si genera fuori dal perimetro diretto, la credibilità di un brand dipende interamente dalla capacità di collaborare con i fornitori lungo tutta la catena del valore, adottando criteri condivisi.
Nel corso dell’ultimo anno la parola chiave non è stata solo “ridurre”, ma rendere le riduzioni attribuibili e verificabili, specialmente nei segmenti dove l’impatto è più difficile da governare. Nel trasporto aereo, ad esempio, l’adozione del SAF (Sustainable Aviation Fuel) può abbattere delle emissioni lungo il ciclo di vita fino all’80% rispetto al carburante tradizionale, ma il suo utilizzo su larga scala resta frenato da costi elevati e scarsa disponibilità. Per superare questo ostacolo è stato introdotto il modello Book & Claim: un sistema che consente ai clienti di finanziare l’utilizzo del carburante sostenibile anche senza legarlo fisicamente al singolo volo che trasporta la merce, ricevendo in cambio riduzioni certificate da inserire nel proprio bilancio Scope 3. Un approccio pragmatico che trasforma la sostenibilità in un meccanismo quantificabile e non in un concetto astratto.
La stessa logica si applica alla gestione dei dati, un ambito spesso sottovalutato. È stato implementato un nuovo strumento di misurazione che collega direttamente i dati di spedizione al motore di calcolo EcoTransIT, producendo reportistica basata su standard internazionali riconosciuti come la norma ISO 14083 e il GLEC Framework. Questo permette di superare le vecchie stime aggregate per fornire indicatori granulari e confrontabili nel tempo. I numeri confermano la domanda di trasparenza: nell’ultimo anno sono stati consegnati ai clienti oltre 400 report trimestrali sulle emissioni, trasformando i dati ambientali in un effettivo strumento di gestione aziendale.
La leggibilità, infine, passa anche attraverso la semplicità operativa dell’economia circolare. Il report evidenzia l’adozione di 8.000 pallet box riutilizzabili in polipropilene in sostituzione degli imballaggi monouso, una misura che consente di stimare un risparmio potenziale fino a 2.000 tonnellate di CO₂e evitate ogni anno. Questo tipo di interventi dimostra che anche le azioni concrete sulla supply chain possono generare benefici rilevanti e scalabili. Il filo conduttore del comparto logistico rimane lo stesso: quando la sostenibilità diventa misurabile, diventa anche più facile da discutere, confrontare e, soprattutto, scegliere.
