• 2 Ottobre 2026 00:34

Seareporter.it

Quotidiano specializzato in politica dei trasporti marittimi

L’Italia sotto mazzetta: 38 inchieste nei primi mesi del 2026 tra appalti, alta velocità e corruzione sistemica

Un sistema tentacolare che attraversa il Paese dal nord al sud, alimentato da favori e infiltrazioni mafiose. È l’allarme lanciato da Libera Campania all’indomani del blitz sulla Napoli-Bari

 Una corruzione sempre più dilagante, silenziosa e invisibile, capace di generare enormi costi sociali, politici, economici e ambientali a carico dei cittadini. È questo il quadro tracciato da Libera Campania a seguito dell’operazione della Guardia di Finanza di Napoli, che ha portato alla notifica di venti misure cautelari nei confronti di imprenditori e pubblici ufficiali coinvolti nell’inchiesta sui lavori per la linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari, dove i reati contestati vanno dalla corruzione al caporalato e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Secondo l’associazione, il Paese si muove sotto una fitta rete di mazzette che spaziano dalle false attestazioni di residenza per la cittadinanza iure sanguinis e dai certificati di morte fittizi fino alle tangenti per gli appalti nella sanità, nella gestione dei rifiuti, nelle opere pubbliche e nelle licenze edilizie, senza tralasciare concorsi universitari truccati, scambi politico-elettorali e infiltrazioni dei clan mafiosi nelle grandi opere.

L’allarme si inserisce nel bilancio tracciato dalla campagna nazionale Fame di verità e giustizia, attraverso cui Libera ha monitorato le principali inchieste giudiziarie avviate nel primo semestre del 2026. Dal primo gennaio al primo giugno, l’associazione ha censito trentotto inchieste su corruzione e concussione, che hanno visto l’attivazione di vent.itré Procure distribuite in dieci regioni italiane, per un totale di trecentottantasei persone indagate.

La geografia giudiziaria vede al primo posto la Sicilia con centosette indagati in nove inchieste e tre Procure attive, seguita dal Lazio con ottantacinque persone coinvolte in nove inchieste e tre Procure, mentre la Campania chiude il podio con sei inchieste, sessantacinque indagati e due Procure impegnate. Ampliando l’orizzonte temporale al periodo compreso tra il primo gennaio 2025 e il primo giugno 2026, la Campania registra venticinque inchieste e duecentottantacinque indagati, un numero che comprende anche diciotto esponenti politici tra sindaci, assessori e consiglieri comunali o regionali. I dati, per i quali vige la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, derivano da una ricerca incrociata su agenzie di stampa, quotidiani, bollettini istituzionali e comunicati delle forze dell’ordine e delle Procure.

Di fronte a un contesto di crescente fragilità della legalità, caratterizzato dall’indebolimento degli strumenti di contrasto e dalla conseguente erosione della fiducia nelle istituzioni, Libera Campania evidenzia la necessità di cambiare radicalmente la prospettiva di lettura del fenomeno corruttivo. L’associazione sottolinea come non sia sufficiente invocare pene più aspre o attendere l’esito di inchieste giudiziarie spesso destinate a rallentare, ma diventi indispensabile costruire un patto lungimirante tra istituzioni responsabili e cittadinanza attiva.

Da un lato, le pubbliche amministrazioni sono chiamate a consolidare i presidi di prevenzione e a dotarsi di strumenti efficaci, evitando di indebolire i meccanismi di controllo già esistenti. Dall’altro, i cittadini devono fare la propria parte investendo sulla cultura della segnalazione, sul monitoraggio civico e sulla difesa condivisa dei beni comuni e dell’interesse pubblico. L’appello si chiude con la richiesta di un quadro normativo organico e rigoroso in grado di garantire la massima trasparenza nei rapporti tra pubblico e privato, dalla gestione dei conflitti d’interesse alla regolamentazione delle attività di lobby, fino al controllo dei finanziamenti e alla tracciabilità della proprietà d’impresa.