• 18 Giugno 2024 05:43

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I Giganti del Golfo. Mostra fotografica di Giuseppe Farace

Alla Feltrinelli gli scatti dei capodogli al largo di Ischia

 

Napoli. La grande ricchezza biologica del Golfo indusse Anton Dohrn a scegliere Napoli come sede per una Stazione Zoologica. Una profusione di specie marine che da quel lontano 1872 non smette di riservare, almeno per i non addetti ai lavori, sorprese inconsuete. Come la possibilità di poter scorgere a poche miglia dalla città l’enorme pinna di un capodoglio che batte sulla superficie dell’acqua o lo sbuffo di una balenottera. I grandi cetacei, infatti, ancorchè rari, non disdegnano la frequentazione delle nostre acque.

A testimoniarlo la mostra fotografica “I Giganti del Golfo” di Giuseppe Farace (11 gennaio – 5 febbraio, Feltrinelli via S.Caterina a Chiaia), frutto di un reportage interamente realizzato al largo delle coste dell’isola d’Ischia. Le immagini, parte delle quali realizzate in immersione, nascono da un lungo lavoro svolto in collaborazione con l’associazione “Oceanomare Delphis” onlus, attiva nello studio dei cetacei, e ritraggono non solo la bellezza delle creature più grandi del pianeta ma rappresentano un contributo – come sottolineato dall’autore – per “stimolare i napoletani a riscoprire e amare il proprio mare”, a cominciare dalla consapevolezza dei pericoli che su di esso incombono.

Non è un caso dunque che nel corso della presentazione dell’iniziativa si sia parlato anche di pesca illegale e, in particolar modo, dell’uso delle reti “derivanti”, meglio conosciute come spadare, pericolo numero uno per l’incolumità dei “giganti del Golfo”.

Adoperato per la cattura di tonno e pescespada, questo tipo di attrezzo, la cui lunghezza può raggiungere anche i 30 chilometri (creando così un vero e proprio labirinto di maglie trascinato dalla corrente), non permette una pesca selettiva. Addirittura, l’85% del pescato ottenuto è inutilizzabile, motivo per cui l’Ue ha deciso di bandire nel 2002 questo tipo di attività tuttora praticata, in modo illegale, nel Mar Tirrenio.

“Non è facile individuare le reti derivanti, anche con pattugliamenti aerei – ha spiegato il Comandante Francesco Cammarota, caporeparto operativo della Capitaneria di porto di Napoli –  poichè vengono impiegate di notte in mare aperto a notevole distanza della costa, spesso in acque internazionali. In questi ultimi anni abbiamo comunque ottenuto buoni risultati e il fenomeno si sta riducendo, anche perchè oggi possiamo requisirle”.

A rendere più complicata la situazione, l’uso delle spadare da parte di molti paesi mediterranei extra – Ue. “E’ necessaria – ha denunciato il responsabile di Marevivo, Giovanni Capasso – un’azione internazionale ben coordinata. Si pensi solo al paradosso per cui, sulla scorta delle norme europee, la Spagna si è disfatta delle sue reti “derivanti” vendendole però al Marocco, il cui pescato finisce al 90% sul mercato italiano”.

Proiettato anche un filmato di una difficile operazione della Guardia Costiera di Napoli del 2004 in cui furono portati in salvo 5 capodogli. Avviluppati in un groviglio di reti erano stati abbandonati dai pescatori al loro destino. “I subacquei – ha ricordato il Comandante Cammarota – lavorarono ininterrottamente per due giorni tagliando le maglie pezzo a pezzo con le forbici. Non potrò mai dimenticare la tranquillità con cui quei giganti aspettarono la fine dell’operazione. Si allontanarono dai nostri mezzi solo quando anche l’ultimo di loro fu definitivamente libero”.

Parole di ammirazione condivise anche da Farace: “non è possibile descrivere l’emozione che si prova immergendosi accanto ad un enorme capodoglio e incrociando il suo sguardo curioso e mite. È stata sicuramente una delle esperienze più intense che abbia vissuto nel corso della mia carriera di reporter”.

Giovanni Grande