• 24 Febbraio 2024 03:39

Genova. Antitrust scopre il cartello degli agenti marittimi

DiAntonio Scotto Pagliara

Mar 19, 2012

Coinvolte 15 società e due associazioni di categoria. Multe per 4 milioni

 

Sanzioni per oltre 4 milioni di euro per un cartello segreto messo in atto dagli agenti marittimi e dalle associazioni di categoria del settore e durato oltre 5 anni. Le ha deliberate l’Antitrust multando 15 società attive nel settore dei servizi di agenzia marittima e le due associazioni di categoria Assagenti e Spediporto, che costituiscono, rispettivamente, la principale associazione di categoria degli agenti marittimi e la più rappresentativa associazione di categoria degli spedizionieri sul territorio nazionale.

Nessun provvedimento, invece, nei confronti di Maersk Italia, che ha permesso all’Autorità di scoprire il cartello, e dimezzamento della multa per Hapag Lloyd Italy che, “seconda in ordine di tempo nel presentare la domanda di clemenza, ha fornito all’Autorità ulteriori documenti utili all’istruttoria”.

L’intesa, nella ricostruzione dell’ente guidato da Giovanni Pitruzzella, è partita “quantomeno dal febbraio 2004 fino a tutto il dicembre 2009” e  “ha riguardato la fissazione dei corrispettivi dei servizi agenziali (predisposizione ed emissione di documenti quali, ad esempio, le polizze di carico per le merci in esportazione ed i cd. buoni di consegna per le merci in importazione), i cd. “diritti fissi”, in violazione dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea”.

Grazie alla collaborazione delle due società “pentite” l’Antitrust ha potuto effettuare ispezioni mirate che hanno portato alla scoperta di un’intesa “unica e complessa”. “Da un lato, nel corso di una serie riunioni nell’ambito della Commissione Portuale le imprese coinvolte si sono coordinate per fissare i corrispettivi per diritti fissi e, dal 2008, il connesso sconto di fidelizzazione da applicare agli spedizionieri (profilo orizzontale dell’intesa); dall’altro, Assagenti e Spediporto si sono fatte carico di trasfondere negli accordi del 2004 e del 2007 l’intesa stabilita tra le società, ‘raccomandando’ con una serie di circolari, il rispetto degli accordi stessi (profilo verticale dell’intesa)”.

Il cartello sanzionato – spiega l’agenzia – ha avuto un impatto di rilievo sul mercato del trasporto marittimo pur essendo attivo per lo più nel porto di Genova. I documenti acquisiti hanno permesso di individuare un “sistema di riferimento” dei prezzi bloccati anche a Gioia Tauro e La Spezia. “Il cartello – conclude l’Antitrust – ha inoltre consentito la definizione di prezzi dei diritti fissi più elevati di quelli che avrebbero potuto scaturire da un contesto realmente competitivo, procurando evidenti vantaggi sia alla categoria degli agenti che a quella degli spedizionieri, che hanno ‘incamerato’ lo sconto di fidelizzazione senza riversarlo ai clienti finali, ai quali hanno anche ‘girato’ gli incrementi delle tariffe”.

Non ci sta Giovanni Cerruti, Presidente di Assagenti, secondo cui “la decisione dell’Autorità dimostra la totale mancanza di comprensione dei tecnicismi del nostro settore”.

“Nelle difese prodotte e nelle audizioni svolte – ha commentato Roberta Oliaro Presidente di Spediporto – abbiamo dimostrato, dati alla mano, la totale irrilevanza dell’accordo sia sotto il profilo della concorrenza che dell’eventuale danno al mercato. Un accordo noto a tutto il mondo dello shipping e anche alla committenza, di segreto non c’era proprio nulla”.

Rispetto al costo del trasporto – sottolineano le due associazioni –  il diritto fisso è una parte residuale che non è in grado di provocare distorsioni di mercato. La decisione dell’Antitrust inoltre, non tiene conto che l’accordo in questione era stato reso manifesto in più occasioni pubbliche e quindi non soddisfa i requisiti di segretezza relativi ad atteggiamenti accusabili. La decisione dell’Antitrust arriva in un momento di profonda crisi per tutto il comparto marittimo e l’ammenda, sommata alle spese legali già sostenute per la difesa delle proprie posizioni, potrebbe portare alcune aziende al collasso, con una conseguente prevedibile necessità di riduzione degli organici.

“Siamo consapevoli – ha ribadito Cerruti – che l’entità delle ammende dipende dalla pressione esercitata dell’Autorità Garante a Bruxelles nei confronti di quella italiana per adeguarsi agli standard europei. Resta il fatto che la violazione che ci viene imputata non è paragonabile ad altre recenti sanzioni comminate per fatti simili (nel nostro caso ben 10 volte superiore), o casi ben più gravi in settori molto vicini al nostro”.

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