• 15 Luglio 2024 15:36

Seareporter.it

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Nautica, cantieristica, off-shore in cerca di opportunità di crescita

 

La recente “missione di sistema italiana” (21-24 maggio) guidata dal sottosegretario Marta Dassù in Brasile (15 regioni e 200 imprese presenti) testimonia la fase di rilancio delle relazioni tra i due Paesi che poggia sulle affinità esistenti tra i due popoli (circa 30 milioni di brasiliani hanno una discendenza italiana) ma anche, e soprattutto, su interessi economici di grande concretezza.

Con tassi di crescita del Pil sconosciuti all’Europa (+7,6% nel 2010), il mercato del Paese sudamericano, in virtù della conseguente espansione dei consumi interni, rappresenta senza dubbio un’occasione ghiotta per le aziende italiane e per il brand “made in Italy”.

Nonostante le difficoltà create dalle forti imposizioni fiscali sull’import di prodotti finiti, la presenza delle nostre società è comunque cresciuta nel corso degli ultimi anni, con un protagonismo sempre più spiccato per le attività nautiche, testimoniato, tra l’altro, dall’accordo sottoscritto tra Ucina e Acobar per la valorizzazione dei rispettivi poli produttivi.

Attualmente è Azimuth Benetti l’azienda di punta sul mercato verde-oro. Il Gruppo – dopo un accordo del 2010 con Yacht Marine, dealer con 18 punti vendita per la distribuzione – ha identificato nell’area di Itajaì, nello stato di Santa Catarina (secondo polo nautico del Paese), il sito per il suo nuovo insediamento industriale. Attirato da benefici fiscali e dall’ammodernamento delle infrastrutture, costruirà un cantiere navale coperto, il più grande del mondo, da 200 mila metri quadrati: 80 i milioni investiti nei prossimi cinque anni, con l’obiettivo di produrre 100 barche l’anno entro un biennio (6 modelli diversi, 4 sotto gli 80 piedi e 2 sopra i 100).

Sarà inaugurata a novembre, invece, la nuova fabbrica di Sessa Marine Brasil, società nata dall’accordo tra Sessa Marine e la caterinense Intech Boating Ltda. I cantieri sorgeranno in un’area industriale  di 9.500 metri quadri nel municipio do Palhoça, nella Florianopolis: con un’area produttiva iniziale di 5.200 metri quadri vareranno imbarcazioni da 27 a 40 piedi.

La colonia italiana si arricchisce, inoltre, della presenza di Overmarine, che ha chiuso un intesa con Le Mon Group do Brazil (riferimento di primo piano per la nautica di lusso) e di Aicon, gruppo messinese, che ha siglato un contratto di partnership con Brava Iates per la commercializzazione in Brasile di motoryachts e megayachts a marchio Aicon.

Ferrettigroup Brasil, società del gruppo Ferretti, ha inaugurato, infine, lo showroom “Tool & Toys” all’interno del più lussuoso shopping center della città di San Paolo.

Ma le opportunità non si fermano solo al diporto.

In attesa di un’importante gara per la fornitura di traghetti da utilizzare nella baia di Rio, al fine di decongestionare il traffico su gomma, si registrano gli interessi di Fincantieri e Finmeccanica per commesse legate a fregate e pattugliatori da utilizzare nella marina brasiliana e sistemi satellitari ad alta tecnologia per il controllo delle coste e dei giacimenti petroliferi.

Ed è proprio dallo sfruttamento delle risorse fuori costa che potrebbero arrivare le migliori opportunità.

Un recente studio commissionato dall’Associazione delle industrie petrolifere brasiliane (ONIP) ha stimato in 400 miliardi di dollari il volume di affari indotto dallo sfruttamento degli enormi giacimenti petroliferi del “pre-sal” nei prossimi dieci anni, che necessiterà di petroliere, piattaforme, navi appoggio, sicurezza, tubi, valvole e quant’altro.

“La sfida per la debole industria cantieristica e manifatturiera locale – sottolinea un rapporto del nostro Ministero dello Sviluppo Economico – è immensa, così come per il sistema infrastrutturale e dei trasporti brasiliano, ritenuto del tutto insufficiente a sostenere un tale livello di crescita economica. É evidente come emergano da tutto ciò straordinarie opportunità per le nostre aziende fornitrici di beni e servizi all’industria del petrolio, che per essere colte richiedono anche di investire sul posto e di allacciare legami di collaborazione con l’industria brasiliana”.

Ne è un esempio il Piano di Ammodernamento e Rinnovamento della Flotta (Promef) lanciato da Petrobras, attraverso la Transpetro, la propria filiale per le attività di trasporto e le gare d’appalto per la costruzione di imbarcazioni in due fasi.

Questo processo, relativo all’acquisizione di 49 navi, si è concluso con la gara di marzo 2011. Con il Promef ci si aspetta che la flotta della Transpetro superi le 110 unità nel 2014.

In quello che potrebbe sembrare un Eden di opportunità rimangono off-limits le altre attività legate ai traffici marittimi. In un sistema portuale come quello brasiliano, monopolizzato dai traffici con la Cina, a fronte di un interesse sempre maggiore da parte di Confitarma, permangono una serie di restrizioni allo shipping, tra cui imposte discriminatorie e l’impossibilità per gli operatori marittimi dell’Ue di essere attivi.