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America’s Cup, dopo Bagnoli a rischio anche Via Caracciolo

DiCatello Scotto Pagliara

Gen 18, 2012

Corsa ad ostacoli dopo il no della Soprintendenza

 

Napoli. De Magistris non demorde. “Le regate – ripete perentorio – si faranno a Via Caracciolo”. Nonostante la ferrea convinzione del sindaco, però, l’appuntamento napoletano dell’America’s Cup si sta trasformando sempre più in una corsa ad ostacoli. Dopo il flop Bagnoli, il parere negativo della Soprintendenza sul progetto relativo al lungomare (definito “carente e incompleto”) rischia di consegnare alla città l’ennesima delusione.

Strutturato sulle richieste avanzate dagli stessi organizzatori delle regate, il piano presentato dal Provveditorato alle opere pubbliche, prevede un prolungamento della scogliera antistante la Rotonda Diaz, rispettivamente di 95 e 75 metri. Opere che violerebbe il vincolo paesaggistico in vigore dal 2005 sull’area di via Caracciolo. Le scogliere, alte tre metri, “occludono completamente – come spiegato da Stefano Gizzi, soprintendente ai Beni architettonici – la visuale dei monumenti per 170 metri”.“Chiudere del tutto quella parte è impensabile”.

Della questione è stato investito l’ufficio giuridico dei Beni Culturali, alla ricerca di una deroga alla norma, mentre il sindaco, in trasferta a Roma, ha sollecitato il ministro dell’Interno a supportare l’amminstrazione comunale nell’organizzazione della kermesse. A rendere più difficile una missione già complicata anche la questione tempi. Il bando per l’assegnazione dei lavori prevede tempi ristretti: 4 febbraio per la presentazione delle offerte e 25 marzo per la messa a punto definitiva del campo di regata.

Intanto, interviene sulla questione anche il presidente degli industriali. “È dal G7 del 1994 – ha spiegato Paolo Graziano – che Napoli non ospita un grande evento internazionale di questa portata. In una città con il reddito procapite tra i più bassi d’Italia, e dopo il disastro mondiale dei rifiuti in strada, c’è la volontà di rialzare la testa e mostrare al mondo i gioielli che abbiamo e ciò che facciamo e sappiamo fare”.

Nei nove giorni di regata, secondo Graziano, sono previste 150 mila presenze per un impatto economico, al di là della inestimabile promozione d’immagine, di quasi 50 milioni di euro. “Soluzioni alternative a Via Caracciolo – ha sottolineato – non ce ne sono. Il problema non sono gli specchi d’acqua per le regate, ma le aree a terra a ridosso di queste: occorrono circa 30 mila metri quadrati fronte mare, per collocare gli hangar dove i catamarani vanno in manutenzione dopo le regate e per sistemare le grandi gru per sollevarli dall’acqua e metterli a riposo. E poi occorrono altri 10 mila metri quadrati per realizzare il Villaggio Pubblico dell’evento”.