Filt Cgil, no al “far west” portuale

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“Non siamo disponibili al confronto, chiediamo di partecipare”. E’ quanto ha dichiarato il segretario nazionale della Filt Cgil, Nino Cortorillo intervenendo agli Stati Generali della Portualità e della Logistica spiegando che “la scelta di escludere il sindacato dai lavori preparatori delle linee guida e poi di fornirle, dando 48 ore di tempo per esprimere una propria opinione e dover oggi sintetizzare in 5 minuti il nostro contributo, ha un segno negativo che ci ha convinti, insieme alla Fit Cisl, ad indire oggi assemblee in contemporanea in tutti i porti in Italia”. “Si tratta quindi di capire – ha sottolineato il dirigente sindacale della Filt – come si intende proseguire dopo oggi, con quale coinvolgimento di chi ad oggi è stato escluso, con quali tempi e modalità, con quale iter parlamentare, se e in che forma il disegno di legge sulla concorrenza proposto dal Mise agirà autonomamente su materie che sono proprie dell’assetto e delle regole dei porti”. Sui temi del lavoro nei porti “serve impedire – ha spiegato Cortorillo – che il porto divenga un Far West dove possano operare imprese senza qualità, competenze e esperienza riconosciuta. Dal 1994  nei porti non esiste di fatto conflitto e ciò è il risultato di tre fattori: la presenza delle rappresentanza del lavoro nei comitati portuali, l’applicazione a tutti i soggetti, pubblici e privati, del solo contratto nazionale delle attività portuali, la regolazione delle attività lavorative, continue o intermittenti. Se al contrario – ha concluso – si vuole importare nei porti non l’integrazione logistica ma la precarietà, i modelli fallimentari dei cambi di appalto, la deregolamentazione dei rapporti di lavoro noi siamo e saremo fermamente contrari”.