Brexit, timori per il settore Ro-ro

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BPA  teme la stretta doganale

La Brexit potrebbe risultare indigesta per i collegamenti ro-ro nei porti inglesi. Dopo la notifica dell’art.50 con il quale il governo ha ufficialmente avviato la pratica di “separazione” con l’Ue la British Ports Association esprime preoccupazione qualora non si stabilissero accordi di libero scambio con l’unione o, peggio ancora, venissero ristabiliti i controlli doganali tra Ue e Regno Unito. A farne le spese, in termini operativi, sarebbero le rotte servite da navi-traghetto adibite a trasporto merci e passeggeri. Ad oggi, ha ricordato l’Ad di BPA, Richard Ballantyne, i collegamenti ro-ro su rotte esclusivamente europee “non sono sottoposte a controlli sistematici alle frontiere e non necessitano di specifiche dichiarazioni alla dogana”. Situazione ottimale per la tipologia di scambi commerciali assicurati da questo tipo di attività che potrebbe tramutarsi in un incubo di ritardi, difficoltà di gestione e aumento dei costi. Qualora fallissero i negoziati che sul tema bisognerà intavolare, separatamente, con gli stati membri europei, denuncia Ballantyne, gli scali britannici rischierebbero l’effetto “collo di bottiglia”. “La Brexit non riguarda solo le questioni commerciali, essa potrebbe determinare grandi cambiamenti sul quadro normativo sotto cui operano i porti, i trasporti e altri settori contigui”. Su questo punto la BPA ha avviato una serie di interlocuzioni con le realtà portuali europee e con lo stesso governo britannico. A questo ha proposto una nuova definizione di “Port zone”, in cui gli scali marittimi sarebbe classificati come aree per la crescita economica, con modalità di pianificazione semplificate e ridotte condizioni restrittive. “Investimenti in infrastrutture e la connettività porti – hinterland saranno gli assi su cui dovranno essere impostate le scelte post-Brexit. L’industria portuale del Regno Unito è ben posizionata per fornire gateway internazionali per merci, passeggeri e crescita economica”.

G.G.