• 3 Marzo 2024 19:21

“Opportuna riflessione anche sull’autofinanziamento degli investimenti”

La spending review potrebbe riuscire lì dove hanno fallito le numerose proposte di riforma del sistema portuale italiano. Riduzione del numero delle Autorità portuali e loro riqualificazione sono tra le proposte individuate dal documento per la rivisitazione critica della spesa pubblica, l’analisi delle “situazioni di inefficienza nella produzione dei servizi pubblici e nella allocazione delle risorse”, cui è affidato il compito di reperire, tra luglio e dicembre prossimi, 4,2 miliardi di euro.

Il dossier, quasi riecheggiando situazione di stallo per la successione a Francesco Nerli al vertice di Assoporti, con la divisione degli scali per schieramenti variabili, a seconda dell’orientamento politico, geografico, economico, sottolinea impietosamente come “il numero e le caratteristiche delle autorità portuali appaiono legate alle scelte storiche ed alle pressioni localistiche”, più che “all’evoluzione dinamica del settore dei trasporti ed alla necessità di privilegiare le economie di scala negli investimenti e nella gestione”. “Al tempo stesso – è questa forse la notazione più interessante – appare opportuna una riflessione sull’incremento degli spazi di autonomia ed iniziativa imprenditoriale delle più importanti Autorità portuali nella prospettiva di consentire l’autofinanziamento degli investimenti”.

Il più recente rendiconto sui costi complessivi delle Ap è stato pubblicato dalla Corte dei Conti nel 2009 e si riferisce al biennio 2006-2007. All’epoca, l’ammontare dei trasferimenti pubblici, incluse le tasse portuali, era di 92.208.136 euro, di cui 6.373.418 provenienti da Regioni, Province, Comuni ed altri enti pubblici ed 85.834.718 dallo Stato.

Tra le criticità, “suscettibili di incidere negativamente sulla gestione economica”, furono individuate dal controllo, l’eccessivo ricorso alla gestione commissariale (anche per tempi superiori ai sei mesi fissati dalla legge); l’elevato numero dei componenti dei comitati portuali (incapaci di garantire una puntuale definizione delle problematiche, oltre ad essere spesso teatro di plateali conflitti d’interesse); la non precisa definizione giuridica dello strumento PRP; la gestione e le modalità di esposizione in bilancio dei fondi pubblici (il sistema dei limiti d’impegno).

Il documento sulla spending review individua anche altri capitoli legati al settore Trasporti e Infrastrutture: ridimensionamento delle funzioni di gestione diretta da parte del Ministero, attraverso lo snellimento della struttura centrale e la riorganizzazione di quella territoriale; riforma della Motorizzazione Civile (agenzia di servizi autofinanziati); riforma del Trasporto pubblico locale; dismissione e trasferimento alle Regione di servizi (Gestione della navigazione laghi – Garda, Como e Maggiore – Ferrovie della Calabria, Ferrovie Appulo-Lucane, Sud-Est e Circumetnea); nuove forme di sostegno all’autotrasporto. “Il settore – afferma il documento su quest’ultimo punto – è largamente sussidiato con risorse di parte corrente destinate alla riduzione dei contributi assicurativi ed i pedaggi, erogate con interventi di carattere annuale senza una prospettiva strutturale di riforma del settore che appare ineludibile”.