• 19 Aprile 2024 13:30

Seareporter.it

Quotidiano specializzato in politica dei trasporti marittimi

Prima giornata di Port&ShippingTech: il fattore umano chiave per il futuro dello shipping

Genova – Sicurezza, welfare, formazione: questi i temi al centro del convegno “Human Factors” nella giornata di apertura della XV edizione di Port&ShippingTech in programma l’11, 12 e 13 ottobre a Palazzo San Giorgio a Genova.

In particolare la giornata di lavori si è aperta con Francesco Maresca, assessore al Porto, Mare e Pesca del Comune di Genova che ha evidenziato come il lavoro nei porti stia cambiando le skill richieste oggi  non siano solo tecniche ma anche psicologiche e  attitudinali.

Sulla sicurezza si è concentrato l’intervento di Roberto Bunicci, presidente di Fedepiloti che afferma: “Abbiamo attivato un processo di analisi del rischio identificando ben 25 cause di incidenti, dalla mancanza di lavoro di squadra alla scarsa comunicazione e pianificazione tra comandante e pilota. Bisogna considerare che la manovra è la prima emergenza di bordo”. Fedepiloti ha sviluppato una guida per le cosiddette azioni di mitigazione del rischio: il pilota non può permettersi distrazioni perché le conseguenze sono terribili.

La formazione resta un aspetto strategico nello sviluppo del settore. Lo spiega Rosario Trapanese, fondatore di Imat- Italian Maritime Academy Technologies che evidenzia in particolare l’impatto dell’innovazione tecnologica sulla qualità del personale sulle navi. “Noi abbiamo dai 50 ai 70 corsi settimanali su 154 paesi, con una media di 500 allievi al giorno e centinaia di ufficiali donne, vera eccellenza”. La “fuga di cervelli” riguarda anche il settore marittimo dove “all’estero e i nostri ragazzi hanno anche paghe da 24 a 32 mila dollari al mese. Il mercato nazionale perde risorse a scapito di quello internazionale”- conclude Trapanese.

Infine, Giovanni Consoli, dirigente Politica Marittima di Assarmatori Shipowners Association evidenzia che sono circa tremila le persone che potrebbero trovare immediatamente lavoro sulle navi, occorre dunque rivedere le politiche del lavoro partendo dalla creazione di un sistema di welfare per i marittimi”.

La giornata è proseguita con il convegno dal titolo “Nella testa dei marittimi: un’analisi psicologica dei bisogni”, organizzato dal sindacato dei lavoratori marittimi USCLAC-UNCDIM-SMACD che ha presentato la prima Survey sulla valutazione dei fattori di rischio psico-sociale e dei fattori protettivi dal disagio psico-sociale nel contesto marittimo, frutto della collaborazione fra il sindacato e “Psicologia del mare“, il gruppo di ricerca guidato da Francesco Buscema dell’Università di Torino e Clarissa Cricenti dell’Università La Sapienza di Roma.

Lo Studio ha evidenziato una notevole capacità di resilienza dei marittimi italiani efficienti sul lavoro e con un forte senso di responsabilità: di contro però collaborano poco fra di loro e devono fare i conti con fattori negativi come ripetitività e stress. Sono significative però le differenze nelle loro percezioni, che variano a seconda della collocazione del marittimo all’interno della gerarchia lavorativa.

In parallelo a Port&ShippingTech si sono affrontati altri due temi cruciali per lo sviluppo del settore logistico-portuale: la navigazione a breve-medio raggio con la sessione “Short sea: passengers and RO-RO” e il ruolo dei porti come snodo centrale della supply chain per tutti i settori produttivi nazionali con la sessione “Ports & supply chains”.

La navigazione a breve-medio raggio è un settore in cui il cluster marittimo italiano è leader a livello europeo. Lo sviluppo delle Autostrade del Mare con il sostegno finanziario del marebonus è cresciuto e si tratta ora di rendere strutturale lo shift intermodale su tratte costiere e di bacini come l’Adriatico, anche per il ruolo importante che lo short sea shipping dovrà rivestire nella decarbonizzazione. Lo sviluppo logistico è fondamentale per quello dei settori produttivi italiani, in cui i porti rappresentano uno snodo d’entrata e d’uscita strategico. È necessario quindi considerare l’intera supply chain in modo integrato tra produzione, logistica di terra e porti con una forte componente tecnologica per rendere fluida la gestione dei dati e la movimentazione delle merci.