Presidi davanti ai palazzi di giustizia per denunciare lo sfruttamento nei magazzini e chiedere il reintegro dei corrieri GLS allontanati per aver rifiutato ritmi di lavoro insostenibili.
La mobilitazione sindacale si sposta dalle linee di produzione alle aule di giustizia. Il prossimo giovedì 30 aprile, l’Unione Sindacale di Base (USB) darà vita a un presidio davanti ai tribunali del lavoro delle principali città italiane per denunciare quello che definisce un uso intimidatorio del licenziamento all’interno delle relazioni industriali. Al centro della protesta c’è il settore della logistica, un comparto che negli ultimi anni è finito ripetutamente nel mirino delle autorità giudiziarie per pratiche opache legate alla gestione della manodopera.
Secondo l’organizzazione sindacale, molte multinazionali del settore si sarebbero avvalse nel tempo di aziende d’appalto coinvolte in fenomeni di evasione fiscale, contributiva e infiltrazioni della malavita organizzata. Un quadro confermato dalle numerose inchieste delle Procure, con quella di Milano in prima linea, che hanno portato al sequestro di centinaia di milioni di euro e all’imposizione di processi di internalizzazione dei lavoratori. Tuttavia, la reazione dei giganti della distribuzione alla rinnovata legalità imposta dai magistrati si sarebbe tradotta, denuncia l’USB, in un tentativo di scaricare i nuovi costi operativi direttamente sui dipendenti, intensificando ritmi e carichi di lavoro a parità di retribuzione.
Il caso simbolo della vertenza riguarda i magazzini GLS, dove lo scorso mese sono stati licenziati diciassette corrieri nell’area milanese e uno a Verona. Secondo la ricostruzione sindacale, i lavoratori sarebbero stati allontanati per essersi rifiutati di assecondare ritmi di consegna ritenuti insostenibili e pericolosi, in aperto contrasto con le norme sulla sicurezza stradale. Per il sindacato si tratta di un vero e proprio “strumento intimidatorio” volto a stroncare sul nascere ogni forma di resistenza a modelli di sfruttamento considerati anacronistici.
La denuncia approderà dunque nei palazzi di giustizia con l’obiettivo di ottenere il reintegro immediato del personale licenziato e il riconoscimento della dignità professionale. La mobilitazione del 30 aprile funge inoltre da tappa di avvicinamento verso la manifestazione nazionale operaia indetta per il prossimo 23 maggio a Roma. In quell’occasione, le rivendicazioni si allargheranno al piano politico ed economico generale, con la richiesta di un aumento dei salari, il taglio della spesa militare e la garanzia di un lavoro che rispetti la salute e la sicurezza dei cittadini.
