• 22 Maggio 2024 16:01

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Deiulemar, rischio crac tra finanza creativa e crisi dei noli

Torre del Greco trema, obbligazioni irregolari

 

Una città intera sull’orlo di una crisi di nervi. Oltre 13 mila famiglie sospese, dall’inizio dell’anno, tra il timore di perdere i risparmi di una vita e la fiducia nel punto di riferimento economico della comunità. Tra un’iniziale reticenza e un susseguirsi di notizie sempre più allarmanti.

Torre del Greco e Deiulemar, connubio inscindibile tra un territorio e la sua azienda più prestigiosa, al centro dell’attenzione internazionale. Esempio di capitalismo casereccio dove s’intrecciano finanza creativa e insufficienza nei controlli.  

Tutto comincia all’inizio del 2012 quando si diffondono le prime notizie sulla volontà di Deiulemar, società marittima fondata nel 1969, una flotta gestita di 60 navi e centinaia di milioni di fatturato, di ricontrattare le rate dei noli stipulate nel 2008, epoca di grande espansione per un mercato (le rinfuse secche) che oggi ha raggiunto i minimi storici.

Da qui un tipico effetto domino: timore crescente per la stabilità dell’azienda, richiesta di rimborso delle obbligazioni, nonostante i tentativi reiterati di rassicurazione (ad una conferenza stampa è intervenuto direttamente l’ottantenne Michele Iuliano, tra i fondatori del gruppo), nervosismo montante, panico, chiusura degli uffici presi d’assalto dagli investitori. Fino alla comunicazione della stessa società di un “esposto all’autorità giudiziaria in merito alla circolazione di certificati irregolari”, con il conseguente interessamento della Consob e la nomina di un nuovo amministratore unico il 3 febbraio scorso.

Da allora, grazie all’opera dell’avvocato Roberto Maviglia, è possibile mettere nero su bianco alcuni punti.

Innanzitutto, l’attività di navigazione mercantile. Deiulemar ha confermato la rinegoziazione di dieci contratti, “divenuti esorbitanti rispetto ai correnti livelli dei noli”. “Ad oggi – fa sapere la società –  nessuna di tali iniziative è sfociata in una rideterminazione delle previsioni contrattuali ma per tre contratti, tra cui quello in essere con Paragon Shipping Inc., è stata invece comunicata, ad iniziativa della controparte, la risoluzione unilaterale del rapporto con conseguente preannuncio di azioni risarcitorie”.

C’è poi la questione più scottante. “La circolazione di certificati di tipo obbligazionario emessi nel corso degli anni al di fuori delle regolari procedure societarie e, pertanto, connotati da formale e sostanziale irregolarità”. Circostanza che ha indotto l’azienda a quantificare attraverso una ricognizione l’ammontare del debito non ufficiale, passo necessario “per impostare ed attuare iniziative di soddisfacimento dei creditori riconosciuti tali”.

“Sulla base dei primi riscontri – ha comunicato Maviglia –  i certificati in questione risulterebbero portare una scadenza al 2018, analoga a quella dei certificati emessi nell’ambito delle regolari procedure societarie”.  In pratica, con una riedizione della vecchia pratica marittima dei “carati” (un meccanismo di compartecipazione del rischio armatoriale), si sarebbe arrivati all’emanazione di obbligazioni “irregolari” assolutamente indistinguibili da quelle regolari per una cifra esorbitante.

Non escludendo il ricorso al “concordato preventivo”, garantendo solo una parte di quanto dovuto, la società, allo stato attuale considera tuttavia “fuorviante qualsiasi stima su possibili sacrifici percentuali a carico dei creditori, non essendo ancora chiaro, sulla base di dati ufficiali, l’entità dei creditori e riconoscibili tali e dei relativi importi, così come delle attività complessive su cui fare conto”.  

In attesa del “censimento” delle cedole bisognerà intanto fare chiarezza sulla natura di una serie di passaggi societari che potrebbero ingarbugliare ancora di più la situazione. Non ultimo quello del 29 dicembre scorso con cui Deiulemar Spa cedeva undici navi della sua flotta alla controllata Ledi Shipping Srl, proprietaria tra l’altro di due delle ultime unità della flotta.