• 19 Maggio 2026 02:41

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Auto blu, il Fisco preme l’acceleratore sullo smog: lo Stato viola le sue stesse leggi

Diredazione City

Apr 21, 2026

Mentre il governo impone la svolta green ai cittadini, la Pubblica Amministrazione boccia l’elettrico e torna a puntare su modelli inquinanti. Con la nuova stretta scattata il 1° gennaio scorso, l’Italia è ufficialmente fuorilegge: acquistate vetture che superano i limiti di CO₂, con i Ministeri maglia nera dell’ambiente.

Milano – La transizione ecologica delle auto blu italiane ha innestato la retromarcia. Dopo un timido miglioramento, i dati consolidati del 2025 e i primi riscontri del 2026 fotografano un ritorno al passato: emissioni medie in crescita, crollo delle elettriche e un numero sempre maggiore di vetture che violano i limiti di legge. È quanto emerge dall’indagine di T&E (Transport & Environment), realizzata da Withub con il supporto dei ricercatori Paolo Maranzano (Università di Milano-Bicocca) e Gianluca Monturano (Università di Bari). Lo studio, basato su un database inedito di 12.000 immatricolazioni, rivela che la Pubblica Amministrazione sta ignorando le norme ambientali che essa stessa ha varato.

Il cuore del problema risiede nel mancato rispetto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM). Sebbene la norma imponesse che almeno il 38,5% dei nuovi acquisti fosse a basse emissioni, nel 2025 questa quota è precipitata al 14%. Di riflesso, l’intensità inquinante è esplosa: se nel 2022 si era toccato il minimo di 89 g/km, la media è risalita a 124 g/km, un valore paradossalmente più alto di quello del mercato dei privati. Ad aggravare il quadro è il tetto massimo di 160 g/km, che per legge non dovrebbe mai essere superato: ben un’auto su tre tra quelle acquistate dagli enti pubblici viola questo limite. I peggiori? I Ministeri (con il 96% di auto fuori norma) e gli Enti regionali e provinciali (76%).

L’Italia è finita nel “vicolo cieco” dell’ibrido. Sebbene queste auto rappresentino il 64% delle immatricolazioni della PA, la maggior parte inquina quasi quanto i modelli tradizionali. Al contrario, l’elettrico puro, l’unica tecnologia che garantisce il rispetto dei parametri, è crollato. Nella “top five” dei modelli più acquistati svetta la Fiat Panda ibrida, seguita dalla Subaru Forester, un modello che con i suoi 185 g/km di CO₂ supera i limiti legali.

Il tempo è ormai scaduto: dal 1° gennaio 2026, le regole sono diventate ancora più severe. Oggi, per rientrare nella quota minima del 38,5% di immatricolato “green”, i veicoli devono avere obbligatoriamente emissioni pari a zero (0 g/km). Solo le auto elettriche pure soddisfano questo requisito, ma la PA si è fatta trovare all’appuntamento con una base di partenza insufficiente.

«La Pubblica Amministrazione non dà il buon esempio, anzi fa peggio dei privati», denuncia Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia. «Emerge una normativa confusa e una scarsissima propensione a rispettarla. Viene da chiedersi: chi controlla i controllori?». Il parco auto complessivo resta inoltre vetusto: circa un veicolo su cinque ha più di vent’anni e sono ancora 6.000 le vetture in servizio con classi ambientali Euro 0–3, altamente inquinanti.

«Scegliere l’elettrico significherebbe risparmiare soldi pubblici e ridurre lo smog in un Paese che ha già il primato europeo per mortalità da aria inquinata», conclude Marchetti. Con l’entrata in vigore della stretta del 2026, senza una svolta immediata, lo Stato rischia di operare in una condizione di totale illegalità rispetto ai propri obiettivi climatici.