Legge sui porti, procedura d’urgenza al Senato

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Iniziativa del PD per superare lo stallo

Qualcosa si muove. E riguarda la riforma della legge sui porti, approvata dal Senato al termine della scorsa legislatura. Il senatore Marco Filippi (PD) – indicando un metodo concreto per superare l’attuale stato di stallo –  ha raccolto le firme necessarie per attivare l’art.81 del regolamento di Palazzo Madama che permette l’utilizzo di una procedura d’urgenza per i disegni di legge già approvati nella legislatura precedente. L’obiettivo è quello di mandare un messaggio chiaro “ad una delle realtà economiche più importanti per lo sviluppo e la crescita futura del nostro Paese”. “Con la nuova legge si farebbero passi avanti per il raggiungimento dell’autonomia finanziaria, sfruttando le risorse generate dagli stessi porti; sarebbe rafforzato il ruolo dell’Autorità portuale ed i poteri manageriali del Presidente; verrebbe messo un termine temporale preciso per la definizione del Piano Regolatore Portuale per superare l’attuale stato di cose che arrivava a prevedere anche oltre 10 anni per l’approvazione, semplificando anche alcune norme relative alla realizzazione; verrebbe anche sancito che i servizi tecnico nautici sono finalizzati essenzialmente alla sicurezza della navigabilità e dell’approdo nei porti e pertanto servizi d’interesse generale e necessariamente esclusi da forme di concorrenza di mercato che poterebbero pregiudicarne standard qualitativi e prestazionali”.

Nel nuovo progetto di legge spazio anche all’emergenza occupazionale, al fine di evitare una “guerra” tra porti per accaparrarsi i pochi traffici a disposizione. Filippi infatti annuncia che sono state introdotte nuove norme sulle concessioni “per favorire investimenti infrastrutturali che si rendessero necessari per il mantenimento o l’incremento dei traffici e norme a tutela della manodopera portuale che rischia, con l’attuale fase di recessione economica, di pagare il prezzo più alto di una competizione implosiva”.  “Una concorrenza – conclude – tutta improntata non all’ acquisizione dei nuovi traffici ma alla contesa di quelli esistenti secondo le logiche della compressione dei costi”.