• 12 Settembre 2026 15:41

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Via libera del Senato al Ddl Mare, soddisfazione degli armatori e ora il passaggio alla Camera

Messina: avanti su semplificazione e digitalizzazione, ma restano nodi aperti su fiscalità e formazione

Roma – Disco verde del Senato al Disegno di legge per la valorizzazione della risorsa mare. Un provvedimento atteso dal comparto marittimo, che introduce una serie di semplificazioni e innovazioni volte a rendere più competitivo il settore e a rafforzare l’attrattività della bandiera italiana. Soddisfazione è stata espressa da Assarmatori, che da tempo sollecitava interventi in questa direzione.

Senza entrare nei tecnicismi – commenta il presidente Stefano Messina – accogliamo con favore questa notizia perché nel testo del decreto finalmente vengono superate, a costo zero per le casse dello Stato, alcune regole ormai non più attuali e viene previsto un più ampio ricorso alla digitalizzazione, mettendo così il settore nelle condizioni migliori per esprimere il suo potenziale a servizio dell’economia italiana”.

Tra le novità più rilevanti, anche l’aggiornamento delle norme sull’arruolamento dei marittimi extracomunitari residenti in Italia, con il superamento di un limite del Codice della Navigazione che finora consentiva l’iscrizione alla Gente di Mare esclusivamente ai cittadini italiani e comunitari. Un passaggio che, secondo Assarmatori, contribuisce a rendere il sistema più moderno e inclusivo.

Il presidente Stefano Messina ha inoltre sottolineato il percorso condiviso che ha portato all’approvazione del testo a Palazzo Madama, nato nell’ambito del Piano del Mare elaborato dal Comitato Interministeriale per le Politiche del Mare, ringraziando il ministro Nello Musumeci, la senatrice Simona Petrucci e le forze politiche di maggioranza e opposizione.

Ora l’attenzione si sposta sulla Camera. “Ci auguriamo che il Ddl, che contiene anche importanti chiarimenti sulla distinzione fra trasporto marittimo e noleggio di unità da diporto, venga approvato anche dall’altro ramo del Parlamento in tempi stretti – conclude Stefano Messina”.

Restano tuttavia alcuni dossier aperti: dalla mancata ratifica della Convenzione di Londra del 1976 sui limiti della responsabilità dell’armatore, alla necessità di estendere ai marittimi imbarcati su navi battenti bandiera Ue o dello Spazio economico europeo lo stesso trattamento fiscale previsto per quelli su navi italiane, fino al miglioramento dei criteri di assegnazione dei contributi per la formazione iniziale del personale marittimo. Un’agenda che, secondo Assarmatori, dovrà essere affrontata nei prossimi passaggi normativi.