• 19 Maggio 2026 02:59

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USB diffida il Governo: stop immediato all’invio di armi a Israele

USB scrive ai Ministeri chiedendo l’embargo totale sulle armi a Israele. Confermati gli scioperi nei porti e la mobilitazione per l’obiezione di coscienza.

L’Unione Sindacale di Base (USB) alza il tiro contro il coinvolgimento dell’Italia nei conflitti in corso, inviando una formale diffida al Governo e ai ministeri competenti. La richiesta è netta: il rispetto immediato delle normative nazionali e internazionali per interrompere l’esportazione e il transito di armamenti e tecnologie “dual use” verso Israele e altri scenari di guerra.

Secondo il sindacato, l’attuale postura della classe politica italiana configura una “complicità” con le politiche messe in atto da Tel Aviv e dagli USA, violando i principi della Costituzione Italiana e le leggi specifiche che regolano il commercio di materiali bellici.

Il richiamo alla legalità: dalla Legge 185 alle sanzioni UE

Al centro dell’offensiva legale di USB c’è la Legge 185/1990, che vieta esplicitamente l’esportazione di armi verso Paesi in conflitto armato o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Il sindacato cita inoltre il Regolamento UE 2021/821, volto a impedire che beni a duplice uso (civile e militare) finiscano in contesti di guerra.

«I dati delle inchieste giornalistiche e le nostre denunce sul campo, insieme a realtà come BDS, NHG e Weaponwatch, dimostrano che il transito non è mai cessato», denuncia il sindacato, portando come esempio i recenti carichi sospetti intercettati nei porti di Gioia Tauro e Cagliari e presso l’aeroporto di Brescia Montichiari.

Tensioni internazionali e pirateria

La nota di USB ripercorre i recenti episodi di cronaca internazionale, tra cui l’azione della marina israeliana contro la Global Sumud Flotilla del 29 aprile scorso. Un atto definito di “pirateria”, che ha portato al fermo di civili italiani e alla deportazione degli attivisti Thiago Avila e Saif Abukeshek, prelevati da un’imbarcazione battente bandiera italiana.

Tali eventi, uniti alle pronunce della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu e ai rilievi delle Nazioni Unite, impongono secondo il sindacato un atto di rottura immediato: «Non c’è più spazio per l’ambiguità».

Scioperi e obiezione di coscienza: la mobilitazione sindacale

In assenza di risposte istituzionali, USB conferma il piano di mobilitazione avviato nel giugno 2025, che prevede:

  • Lo sciopero dei lavoratori del settore logistico contro il carico e scarico di materiale bellico destinato a Israele.

  • L’avvio dei protocolli per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza per chi lavora su progetti “dual use” legati all’industria bellica.

Le richieste al Governo

Il sindacato sollecita il Consiglio dei Ministri a varare un decreto d’urgenza che garantisca:

  1. L’embargo totale sulle armi e componenti verso Israele.

  2. La costituzione di Osservatori permanenti in porti e aeroporti per il controllo delle merci.

  3. La totale trasparenza sulle autorizzazioni all’esportazione.

  4. Il riconoscimento formale dello Stato di Palestina, atto ritenuto indispensabile per avviare una reale de-escalation e cessare ogni forma di assistenza indiretta alle operazioni belliche.

«Tirare una riga di coerenza è necessario», conclude la nota sindacale. «Agire ora è l’unico modo per non essere complici di un’economia di guerra che ricade interamente sulle spalle delle classi popolari».