• 19 Maggio 2026 03:33

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Tutela del Parco della Gaiola e continuità territoriale, il chiarimento della Capitaneria di Porto

Il nuovo provvedimento per la sicurezza della navigazione comporta un aumento dei tempi di percorrenza di appena un minuto e mezzo per i collegamenti marittimi verso le isole.

Napoli – Dopo i recenti dibattiti scaturiti sui social network a seguito dell’emanazione dell’ordinanza numero 43/2026, la Capitaneria di Porto di Napoli è intervenuta per fare chiarezza sul provvedimento, illustrando le motivazioni e il percorso che ha portato alla sua adozione. La misura è nata con il duplice obiettivo di tutelare l’Area Marina Protetta del “Parco sommerso di Gaiola” e, al contempo, garantire la sicurezza e la continuità dei collegamenti marittimi con le isole di Ischia e Procida.

Il provvedimento si inserisce nel quadro del Decreto Interministeriale del 2 marzo 2012, noto come Decreto Clini-Passera e varato all’indomani del naufragio della Costa Concordia. La norma nazionale stabilisce il divieto generale di navigazione, ancoraggio e sosta per le navi mercantili adibite al trasporto di merci e passeggeri di stazza superiore alle 500 tonnellate in una fascia di due miglia marine (circa 3,7 chilometri) al di fuori delle Aree Marine Protette. Lo stesso decreto, tuttavia, concede all’Autorità Marittima la facoltà di ridurre tale distanza tenendo conto delle caratteristiche morfologiche della costa, delle esigenze ambientali e della continuità territoriale.

È proprio in questo solco che si colloca l’ordinanza napoletana. Lungo il litorale del capoluogo campano si trova l’area protetta del “Parco sommerso di Gaiola”, istituita nell’agosto del 2012, le cui acque vengono regolarmente attraversate dalle rotte dei traghetti e delle unità navali veloci. La Capitaneria ha quindi dovuto bilanciare la salvaguardia del patrimonio ambientale e culturale del parco con l’esigenza di non interrompere i collegamenti per i pendolari e i residenti.

Gli sconfinamenti dei mezzi navali all’interno del perimetro dell’area protetta comportano infatti rischi significativi: da un lato, mettono in pericolo la tutela di un ecosistema di grande valore; dall’altro, creano potenziali pericoli per l’incolumità di passeggeri e personale di bordo, considerando la vicinanza alla costa e la presenza di secche.

Prima di emanare l’ordinanza, la Capitaneria di Porto ha condotto un’attenta istruttoria, partecipata anche dagli armatori maggiormente coinvolti dal traffico navale della zona. Durante questo confronto è stato condiviso come il rispetto delle nuove disposizioni comporti un allungamento del tragitto di sole 0,2 miglia nautiche, pari a circa 370 metri in più. Calcolando una velocità di navigazione di 14 nodi (circa 26 chilometri orari), l’impatto sui tempi di percorrenza tra la rada del porto di Napoli e il traverso di Capo Miseno si traduce in un aumento stimato di appena un minuto e trenta secondi.