Il segretario generale Maurizio Longo critica l’ipotesi di una protesta mirata a ottenere semplici sussidi e invia un messaggio chiaro al Governo alla vigilia del tavolo cruciale a Palazzo Chigi
Roma – Trasportounito ha espresso una netta e totale contrarietà all’ipotesi di un nuovo fermo nazionale dell’autotrasporto che riduca la protesta e le rivendicazioni di categoria all’ottenimento di poche risorse economiche. L’associazione bolla come una semplice elemosina l’erogazione di aiuti temporanei per affrontare l’attuale emergenza del comparto. Secondo Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, che ha voluto anticipare la posizione della sigla rispetto all’incontro fissato per il prossimo 22 maggio a Palazzo Chigi, le gravi difficoltà che stanno piegando il settore, comprese quelle derivanti dall’escalation senza sosta del prezzo del carburante, devono invece trasformarsi in una spinta decisiva per sbloccare e cambiare radicalmente l’intero quadro normativo di riferimento.
L’obiettivo dell’associazione resta quindi di natura strutturale e non puramente assistenziale. Le passate azioni di protesta, incluso il blocco dei servizi che era stato sospeso in segno di rispetto per la tragica morte di un autotrasportatore coinvolto nelle manifestazioni, avevano e continuano ad avere come scopo principale l’approvazione di leggi capaci di garantire alle imprese di autotrasporto una reale forza contrattuale sul mercato.
Longo ha espresso forte perplessità sulla gestione della crisi da parte delle istituzioni, sottolineando come rimanga incomprensibile il motivo per cui, di fronte all’emergenza legata al caro gasolio, debba essere lo Stato a erogare rimborsi economici, tra l’altro ritenuti irrilevanti per i bilanci aziendali, anziché varare riforme strutturali in grado di ripristinare un corretto equilibrio nelle dinamiche tra la domanda e l’offerta all’interno del mercato dei trasporti.
