Il segretario generale Maurizio Longo boccia l’intesa che ha portato alla sospensione della protesta, definendo insoddisfacenti le misure su accise e contributi e parlando di “presa in giro” per la mancata risoluzione dei nodi strutturali
La recente fumata bianca che ha portato alla sospensione dello stato di agitazione nel settore dell’autotrasporto continua a far discutere e solleva dure reazioni all’interno della categoria. Giudizio nettamente negativo è arrivato da Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, che ha stroncato l’intesa raggiunta lo scorso 22 maggio tra le principali sigle associative e il Governo, definendola senza mezzi termini come “uno dei peggiori accordi storicamente conseguiti per il settore”.
Il leader sindacale, che aveva già manifestato una forte posizione critica a margine dell’incontro ministeriale, ritiene i punti chiave del documento del tutto insoddisfacenti e non sufficienti a giustificare lo stop alle mobilitazioni. Nel mirino di Trasportounito ci sono soprattutto le misure economiche e fiscali concordate: il rinvio di appena un mese dei versamenti contributivi viene considerato privo di reali effetti benefici per le casse delle imprese, mentre la riduzione di 30 giorni per il recupero delle accise sui veicoli industriali euro 5 ed euro 6, secondo Longo, si sarebbe potuta ottenere in modo molto più snello attraverso l’emanazione di una semplice circolare amministrativa.
Le critiche si fanno ancora più serrate sul fronte dei nodi strutturali rimasti irrisolti. Longo ha definito “una presa in giro” la decisione di istituire una nuova consulta burocratica anziché procedere all’immediata semplificazione delle norme vigenti. Restano così congelati temi considerati vitali per la categoria, come l’applicazione dei costi minimi di sicurezza e l’obbligatorietà dei contratti in forma scritta. Bocciatura piena, infine, anche sul fronte dei fondi stanziati: i tanto sbandierati 200 milioni di euro aggiuntivi per i crediti d’imposta, che si sommano ai 100 milioni già precedentemente stanziati, vengono ridimensionati dal sindacato come “una ben povera cosa”, dal momento che le risorse dovranno essere ripartite su una platea vastissima di oltre 350.000 mezzi pesanti, escludendo peraltro la metà del parco circolante poiché considerato meno ecologico.
