• 11 Agosto 2026 17:14

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Transport and Environment boccia la revisione dell’ETS aviazione della Commissione UE

L’organizzazione ambientalista critica l’esenzione dei voli a lungo raggio e l’indebolimento del mercato delle quote di emissione

La proposta della Commissione europea per la revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) nel settore dell’aviazione non convince gli ambientalisti. Per Transport & Environment (T&E), la principale organizzazione continentale per la decarbonizzazione dei trasporti, le nuove misure non sono sufficienti a promuovere l’azione climatica incisiva richiesta dal comparto.

Pur introducendo per la prima volta un prezzo del carbonio sui voli in partenza dall’Unione europea, il meccanismo si applicherà solo entro un raggio di 5.000 chilometri e a partire dal 2029. Di conseguenza, una tratta come Parigi-Dubai rientrerà nel mercato del carbonio, mentre un volo transatlantico Parigi-New York rimarrà escluso. Questo impianto normativo lascia scoperto il 47% dell’aviazione europea. Tasselli positivi si registrano sul fronte del supporto industriale ai carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF), ma l’assegnazione di oltre 100 milioni di quote gratuite rischia di alleggerire l’impatto finanziario sulle compagnie aeree, indebolendo il segnale di prezzo. Secondo le stime dell’organizzazione, l’esenzione dei voli a lungo raggio costerà all’UE circa 4,2 miliardi di euro di mancate entrate.

In parallelo, la valutazione pubblicata da Bruxelles sul CORSIA – il sistema internazionale di compensazione per i voli globali – definisce tale strumento non credibile e bisognoso di modifiche strutturali. Ciononostante, la Commissione europea ha esteso l’esenzione stop the clock sui voli internazionali in partenza dall’UE almeno fino al 2032. Una scelta di compromesso che, secondo T&E, ignora le raccomandazioni degli stessi scienziati dell’esecutivo europeo. Diane Vitry, direttrice del settore aviazione di T&E, ha evidenziato come le pressioni industriali abbiano limitato la portata della norma, lasciando esenti i voli più lunghi e inquinanti. L’auspicio degli ambientalisti è che siano gli Stati membri a spingere per includere gradualmente tutte le tratte prima della prossima revisione.

Il testo introduce comunque alcune novità di rilievo, come la tassazione legata all’impatto climatico dei jet privati, finora esentati dall’ETS, e l’assegnazione di quote gratuite ai vettori che evitano la formazione delle scie di condensazione, responsabili del riscaldamento globale non legato alle sole emissioni di anidride carbonica.

Critiche severe vengono sollevate sulla traiettoria generale della riduzione delle emissioni. L’abbassamento del fattore di riduzione lineare (LRF) al 3,7% per il quinquennio 2031-2035 e all’1,7% dal 2036 rischia di generare un eccesso di quote sul mercato, deprimendo i prezzi e scoraggiando gli investimenti nelle tecnologie pulite. T&E giudica inoltre irrealistica la proposta di inserire nell’ETS fino a 250 milioni di tonnellate di crediti di rimozione del carbonio (CDR) entro la fine degli anni ’30, vista l’assenza attuale di progetti certificati su tale scala. Il rischio concreto è un abbassamento degli standard per favorire crediti economici e poco sostenibili, permettendo alle aziende di comprare certificati anziché ridurre l’inquinamento alla fonte. L’apertura all’uso di crediti internazionali fino al 2% tra il 2036 e il 2040 potrebbe infine minare la credibilità climatica dell’Unione.

Sul piano nazionale, il direttore di T&E Italia, Andrea Boraschi, ha avvertito che l’indebolimento del sistema ETS allontanerà il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’UE per il 2040, scaricando lo sforzo di riduzione delle emissioni su altri comparti economici. Secondo l’esponente dell’organizzazione, il provvedimento rischia di prolungare la dipendenza europea dai combustibili fossili, privando al contempo governi e imprese delle risorse necessarie a finanziare l’innovazione tecnologica.