• 11 Agosto 2026 15:55

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La trappola del “green” europeo: tassa da 32 milioni sui traghetti per la Sicilia

Un dossier svela il paradosso delle norme UE: i costi delle emissioni affondano la continuità territoriale e bloccano gli investimenti per rinnovare le flotte. L’AdSP lancia l’allarme a Bruxelles: «Deroghe subito o pagheranno i cittadini».

Palermo – L’introduzione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) rischia di tradursi in una vera e propria stangata sui collegamenti marittimi da e per la Sicilia. Si parla di quasi 20 milioni di euro l’anno di costi aggiuntivi sulla rotta Genova-Palermo, oltre 11 milioni sulla Napoli-Palermo e, qualora non fosse rinnovata la deroga per le isole minori, più di un milione sulla Porto Empedocle-Lampedusa. L’allarme, supportato da dati oggettivi, arriva dallo studio commissionato dall’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale e realizzato dalla società TiM10. L’analisi, intitolata “L’EU ETS e il costo dell’insularità”, è stata presentata sotto la supervisione scientifica di Giovanni Satta, professore associato di Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Economia (DIEC) e membro del Consiglio del CIELI dell’Università degli Studi di Genova, e introdotta dal presidente dell’AdSP, Annalisa Tardino.

Per una regione come la Sicilia, la continuità territoriale non è un lusso ma una componente strutturale dell’accesso alla terraferma. In molti casi, la nave costituisce l’unica alternativa reale al trasporto aereo, specialmente per i territori e le utenze più periferiche. Un aumento del costo del biglietto, di conseguenza, finirebbe per ridurre l’accessibilità effettiva ai mercati nazionali ed europei, accentuando pesantemente l’isolamento economico dell’isola.

A pochi giorni dalla proposta di revisione della Direttiva europea, attesa per il 17 luglio, la ricerca va oltre la semplice stima dei maggiori oneri a carico delle compagnie di navigazione. Emerge infatti un paradosso: gli oneri legati all’ETS potrebbero assorbire ogni anno fino all’11% del valore di una nuova nave a basse emissioni, a seconda della tratta. Questa dinamica finisce per sottrarre liquidità preziosa agli armatori, riducendo drasticamente la loro capacità di compiere investimenti strategici per il rinnovo “verde” delle flotte. Perfino il ricorso al GNL (gas naturale liquefatto), pur riducendo l’impatto del meccanismo, non sarebbe sufficiente a eliminare le pesanti ripercussioni economiche. In questo modo, il sistema rischia di rallentare proprio quella transizione energetica che l’Europa dichiara di voler favorire.

Davanti a questo scenario, l’Autorità di Sistema portuale ha deciso di rilanciare una proposta concreta da portare sui tavoli di Bruxelles: esentare dall’applicazione del sistema i collegamenti con le isole maggiori e prorogare fino al 2032 la deroga già prevista per le isole minori. L’obiettivo dichiarato è impedire che le politiche ecologiche dell’Unione si trasformino in un ingiusto aggravio per i cittadini isolani.

Fin dal suo insediamento, il presidente Annalisa Tardino ha spinto per rafforzare la presenza dell’Ente in sede europea, partecipando attivamente alle consultazioni della Commissione, come la Strategia per le isole. Secondo la presidente, l’attuale impianto della normativa rischia di colpire i residenti, penalizzando gli spostamenti quotidiani per motivi di lavoro, studio e salute. Lo studio appena presentato viene quindi messo a disposizione sia dei vertici europei sia del governo italiano, in particolare del ministro Matteo Salvini, con l’auspicio che possa orientare il processo decisionale verso un equilibrio più sostenibile tra tutela dell’ambiente, competitività dei trasporti e diritto alla mobilità delle comunità insulari.