Le nuove generazioni scelgono le vacanze all’insegna dell’enogastronomia locale e delle esperienze autentiche spingendo il mercato verso i milleduecento miliardi di dollari
Il turismo estivo globale attraversa una profonda trasformazione sociologica ed economica, guidata dalle generazioni più giovani che orientano le proprie scelte d’acquisto verso la ricerca di esperienze culturali autentiche e non intermediate. Al centro di questo cambiamento, promosso principalmente da Millennial e Gen Z, si colloca il fenomeno dello “Snackpacking”, una modalità di viaggio in cui la scoperta del territorio avviene attraverso l’esplorazione dei suoi sapori più veraci, dai piccoli snack di strada alle specialità regionali. Questa tendenza valorizza le micro-attività commerciali e i produttori locali quali autentici custodi dell’identità territoriale.
I dati del Global Travel Trends Report, ripresi da Forbes International, confermano la rilevanza del fenomeno: l’89% dei viaggiatori appartenenti a Millennial e Gen Z considera l’enogastronomia locale un elemento imprescindibile del proprio itinerario. Più nel dettaglio, il 69% dei turisti si orienta verso lo street food, il 53% predilige i panifici storici e il 50% esplora i negozi di alimentari di prossimità alla ricerca di sapori tipici. Questo comportamento trova una forte cassa di risonanza sui canali digitali, dove oltre il 75% dei giovani dichiara di pianificare tappe specifiche del viaggio per rintracciare prodotti alimentari diventati virali sulle piattaforme social.
«I dati dimostrano che per le nuove generazioni la prima tappa del viaggio non è più l’attrazione turistica iconica, ma il luogo in cui batte il cuore quotidiano della comunità», spiega Rosa Giglio, Head of Brand Marketing and Communication di BWH Hotels Italy & South-East Europe. «Scegliere lo street food, il panificio storico o il mercato rionale significa cercare un’interazione sincera e non mediata. Il cibo diventa così la chiave per decodificare lo stile di vita di una destinazione, guidando una nuova economia del turismo che ridefinisce completamente i flussi di spesa e le priorità dei viaggiatori».
Questo scenario si inserisce in un quadro macroeconomico di forte espansione. Secondo il Culinary Tourism Market Report 2026, il valore globale del turismo enogastronomico è stimato a 1.230 miliardi di dollari entro la fine del 2026, rispetto ai 1.060 miliardi del 2025, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 15,6%, e proiezioni che indicano il raggiungimento di 2.190 miliardi di dollari entro il 2030. In Italia, i dati ENIT elaborati dal Ministero del Turismo evidenziano la centralità del comparto nei flussi internazionali, con una crescita del +176% dei soggiorni legati all’enogastronomia nell’ultimo decennio, pari a 2,4 milioni di presenze e una spesa internazionale di 395,5 milioni di euro (un incremento del +9% rispetto ai cicli precedenti). L’enogastronomia si consolida così come un fattore di attrazione primario per i mercati chiave, tra cui Regno Unito, Germania, Spagna e Stati Uniti.
«I dati descrivono un asset strategico da miliardi di dollari che trasforma il cibo nella principale leva di attrazione internazionale», aggiunge Rosa Giglio. «Questa spinta verso l’autenticità pop genera valore anche fuori dai circuiti di massa, spostando la spesa turistica verso mete secondarie e quartieri alternativi, in Italia come nel Sud-Est Europa. In questo scenario, l’hotel diventa l’hub strategico da cui partire alla scoperta di micro-esperienze gastronomiche sul territorio».
Nell’ambito di questa nuova geografia dei flussi turistici, BWH Hotels Italy & South-East Europe ha selezionato dieci mete imperdibili tra l’Italia e il Sud-Est Europa che incarnano perfettamente la filosofia dello Snackpacking.
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Lecce (Puglia)
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I custodi dell’identità: Il mercato di Porta Rudiae e le storiche botteghe barocche.
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L’assaggio iconico: Il pasticciotto leccese caldo e il rustico leccese.
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Catania (Sicilia)
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I custodi dell’identità: Lo storico mercato della Pescheria (‘A Piscaria).
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L’assaggio iconico: La tipica tavola calda catanese (cartocciate, cipolline) e i seltz dei chioschi storici.
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Verona (Veneto)
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I custodi dell’identità: I mercati locali e le storiche osterie e botteghe del territorio.
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L’assaggio iconico: Il risino veronese, i cicchetti con salumi della Lessinia e la pastissada de caval da passeggio.
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Genova (Liguria)
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I custodi dell’identità: I mercati coperti, come il Mercato Orientale, e i caruggi del centro storico.
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L’assaggio iconico: La focaccia classica e di Recco, la farinata calda e i frisceu (frittelle di baccalà o erbe).
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Bologna (Emilia-Romagna)
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I custodi dell’identità: Le storiche botteghe del Quadrilatero e il Mercato delle Erbe.
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L’assaggio iconico: La mortadella a cubetti da passeggio, le crescentine calde e i tranci di pizza in teglia alla bolognese.
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Viterbo (Lazio)
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I custodi dell’identità: Le storiche botteghe del quartiere medievale di San Pellegrino e i banchi dei produttori a Km0 nei mercati della Tuscia.
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L’assaggio iconico: La celebre porchetta di Viterbo in un panino fragrante, i fagioli con le cotiche in versione street food e i tradizionali tozzetti alle nocciole dei Monti Cimini.
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Perugia (Umbria)
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I custodi dell’identità: I forni storici e i piccoli alimentari custoditi tra i vicoli medievali e le storiche botteghe artigiane di Corso Vannucci.
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L’assaggio iconico: La torta al testo umbra (farcita con prosciutto di Norcia e caciotta, o con salsiccia e verdure), i baci di Perugia artigianali e il cioccolato locale da passeggio.
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Salonicco (Grecia)
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I custodi dell’identità: I mercati storici di Modiano e Kapani.
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L’assaggio iconico: La bougatsa (sfoglia dolce o salata), i souvlaki tradizionali e i koulouri (ciambelle al sesamo).
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Yerevan (Armenia)
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I custodi dell’identità: Lo storico mercato coperto GUM (Gumi Shuka), centro di eccellenza per spezie e prodotti tipici.
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L’assaggio iconico: Il pane lavash cotto nei forni sotterranei tradizionali (tonir), i lamadjo (sottili focacce speziate con carne) e la frutta secca ripiena di noci.
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Tirana (Albania)
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I custodi dell’identità: Il Pazari i Ri (Nuovo Mercato), fulcro commerciale e sociale della città.
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L’assaggio iconico: Il byrek tradizionale al formaggio o agli spinaci acquistato caldo nei forni di quartiere (furrë buke) e gli spiedini tipici qofte.
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