Dalle banchine di Genova e Trieste fino al presidio di Roma: USB e Orsa Porti incassano l’apertura del Governo sul riconoscimento del lavoro usurante e rilanciano la mobilitazione per il 18 maggio.
Roma -Si registra un’adesione massiccia nei principali scali italiani per lo sciopero nazionale dei portuali indetto da USB e Orsa Porti. Da Genova a Trieste, passando per Civitavecchia, Livorno, Ravenna, Ancona e Napoli, l’astensione dal lavoro ha paralizzato le attività dei terminal, portando centinaia di lavoratori a manifestare in un presidio partecipato davanti alla sede del Ministero del Lavoro a Roma.
Al centro della protesta, definita un successo dalle sigle sindacali — con una significativa delegazione giunta anche da Gioia Tauro — c’è la richiesta, non più rinviabile, di una riforma che riconosca il lavoro portuale come attività usurante ai fini pensionistici. Un messaggio che dalle banchine è arrivato direttamente ai palazzi del Governo attraverso un incontro ufficiale tra una delegazione di rappresentanti dei lavoratori e i vertici del Ministero.
Il tavolo, a cui hanno preso parte il Capo di Gabinetto Nori, il vice Sabatini e i responsabili della previdenza, si è concluso con un’apertura: è stata infatti accolta la richiesta sindacale di convocare in tempi brevi un tavolo tecnico dedicato proprio al tema dell’usura professionale. Resta però aperta la partita sul fondo di incentivo all’esodo, una misura che i sindacati considerano non risolutiva ma necessaria, chiedendo l’intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per sbloccare risorse che risulterebbero già in parte accantonate.
La giornata di mobilitazione si è chiusa con gli interventi dei delegati dei vari porti, affiancati dai rappresentanti dei ferrovieri e del comparto logistica, a sottolineare la trasversalità della protesta. Il presidio si è sciolto con lo sguardo già rivolto alle prossime tappe della mobilitazione: lo sciopero generale del 18 maggio e la manifestazione nazionale operaia in programma per il 23 maggio, appuntamenti che vedranno nuovamente i lavoratori dei porti in prima linea.
