• 13 Luglio 2026 08:50

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Le rottamazioni fiscali falliscono e i pignoramenti triplicano

La proposta dell’Osservatorio Imprese e Fisco per riammettere i contribuenti decaduti e salvare il tessuto produttivo

Un bilancio fallimentare quello delle rottamazioni fiscali dell’ultimo decennio, nate con l’obiettivo di snellire il magazzino degli arretrati e che invece hanno finito per ingolfare il sistema. Dei 93 miliardi di debiti censiti nelle prime quattro sanatorie, nelle casse dello Stato ne è arrivata meno della metà. Nel frattempo, i pignoramenti sono quasi triplicati in tre anni. Per invertire la rotta, l’Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco ha avanzato una proposta concreta: una norma di riammissione che consenta a chi decade da una rateizzazione di pagare le rate arretrate, rientrare nel piano originario e sospendere le azioni esecutive. Nessuno sconto sul tavolo – sanzioni e interessi rimarrebbero invariati – ma una correzione normativa per impedire che una difficoltà temporanea si trasformi in una crisi irreversibile.

Un paradosso che Carlo Carmine, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, descrive senza giri di parole: «Uno strumento concepito per facilitare il recupero del credito pubblico ha finito per produrre un esercito di decaduti, contribuenti che hanno provato a mettersi in regola, non ce l’hanno fatta, e che oggi si trovano esposti all’azione esecutiva più aggressiva. Il problema non è la severità delle regole, ma la loro inflessibilità. Il meccanismo attuale non prevede distinzioni: blocca la liquidità, espone all’azione esecutiva e spesso porta alla chiusura dell’attività. Così lo Stato perde sia l’impresa che il credito».

I dati del 2025 confermano la gravità della traiettoria. Nel corso dell’anno sono saltati quasi un milione di piani di rateizzazione, con un incremento dell’11,2% rispetto all’anno precedente, per un carico complessivo di quasi 189 miliardi di euro. I pignoramenti hanno raggiunto quota 772.653, il 25% in più rispetto al 2024 e il triplo di quanto si registrava nel 2022. Un’impennata che si spiega non solo con la crescita del debito fiscale complessivo, ma anche con il travaso dei decaduti dalle rottamazioni precedenti direttamente nelle liste dei destinatari delle misure coercitive più incisive.

Il dato strutturale, d’altronde, evidenzia come la riscossione coattiva presenti rendimenti storicamente contenuti. Il pignoramento presso terzi va a buon fine solo nel 22% dei casi, mentre quello immobiliare si ferma a un esiguo 3,8%. Nei 25 anni di storia delle cartelle esattoriali, lo Stato ha recuperato meno del 15% dei crediti affidati all’agente della riscossione. L’intensificazione delle azioni esecutive, in assenza di una correzione normativa, rischia quindi di aumentare la pressione sulle imprese senza produrre reali incassi per l’erario.

La norma di riammissione proposta dall’Osservatorio punta a coprire anche chi decade dalla Rottamazione quinquies, ovvero quando viene perso il beneficio agevolativo. «Il contribuente a quel punto dovrebbe poter richiedere una nuova rateizzazione ordinaria sul debito residuo, al lordo di sanzioni e interessi – continua il presidente dell’Osservatorio – nessun trattamento di favore, nessuna sanatoria ulteriore. Solo la possibilità concreta di onorare il debito, invece di essere travolti da un sistema che, nell’inseguire chi non può pagare, finisce per far chiudere chi potrebbe farcela».

La sfida per il futuro della riscossione resta dunque aperta. «Lo Stato deve scegliere – conclude Carlo Carmine – se vuole incassare, deve rendere possibile pagare. Chi chiede di rientrare in un piano di rateizzazione non chiede un favore, chiede di continuare a onorare i propri impegni. In un momento in cui le rateizzazioni valgono oltre la metà della riscossione ordinaria, irrigidire il sistema significa creare più decaduti, più pignoramenti e meno entrate reali».