• 11 Agosto 2026 16:06

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Editoria, al via la trattativa per il rinnovo del contratto giornalistico Figec-Uspi

Parte il confronto per il quadriennio 2026-2029: sul tavolo aumenti salariali, tutele contro il precariato e l’adeguamento alle nuove norme di legge

Roma – Il mondo dell’editoria muove i primi passi verso il futuro normativo ed economico dei prossimi quattro anni. È ufficialmente partita a Roma la trattativa tra la Figec (Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione) e l’Uspi (Unione Stampa Periodica Italiana) per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico (codice CNEL G02F) che coprirà il quadriennio 2026-2029. All’incontro hanno preso parte i vertici delle due organizzazioni: per il sindacato dei giornalisti il segretario generale Carlo Parisi e il presidente Lorenzo Del Boca, mentre per la parte datoriale erano presenti il segretario generale Francesco Saverio Vetere e la vice segretaria generale Sara Cipriani.

I primi confronti si sono concentrati sulle proposte di sviluppo del testo contrattuale. Tra i temi prioritari figurano gli adeguamenti dei minimi salariali, il potenziamento della parte normativa e un focus specifico sulle testate di informazione nazionale. Il percorso negoziale si preannuncia serrato, accelerato anche dalla necessità di recepire e coordinare le nuove disposizioni introdotte dalla Legge 25 giugno 2026, n. 112.

«Con questo rinnovo intendiamo consolidare gli obiettivi raggiunti fin dalla prima stesura del Protocollo nel 2020: certezza dei rapporti contrattuali, sostenibilità per le aziende e massima tutela dei diritti», ha dichiarato Francesco Saverio Vetere. Il segretario generale dell’Uspi ha rimarcato la natura elastica di questo strumento, definendolo un vero e proprio “unicum” nel panorama italiano: «La struttura del contratto permette di adeguarlo a tutte le tipologie di media, tradizionali e digitali, creando un sistema capace di durare nel tempo, oltre le crisi e le evoluzioni tecnologiche».

Una visione condivisa anche sul fronte sindacale, dove l’accento è stato posto sulla difesa della dignità professionale contro la piaga del precariato. «Il compito di un sindacato serio è non lasciare indietro nessuno, garantendo il miglior contratto possibile ma tenendo conto della sostenibilità aziendale», ha sottolineato Carlo Parisi. Secondo il segretario della Figec, dal 2023 a oggi questo specifico CCNL e l’accordo sul lavoro autonomo hanno offerto stabilità a migliaia di professionisti: «Senza questo strumento, molti colleghi sarebbero rimasti nella palude del lavoro autonomo fittizio, tra partite IVA e ritenute d’acconto. Nelle realtà editoriali più grandi, inoltre, i livelli retributivi vengono ulteriormente integrati grazie alla contrattazione di secondo livello e al welfare aziendale».

Il tavolo si è aperto in un clima dialogante e costruttivo. Il prossimo passo vedrà la presentazione ufficiale delle rispettive piattaforme di rinnovo da parte delle delegazioni, che passeranno poi al vaglio degli organismi interni.

La centralità della trattativa emerge in modo ancora più netto se inserita nel contesto storico degli ultimi decenni, segnati dal crollo degli organici redazionali e dal conseguente passaggio della gestione principale dell’Inpgi all’Inps nel 2022. In questo scenario fragile, le sigle firmatarie evidenziano un dato di stabilità virtuosa: nessuna delle aziende che applica il contratto Figec-Uspi ha mai fatto ricorso ad ammortizzatori sociali a carico dello Stato, né ha usufruito dei contributi pubblici stanziati dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria.