• 11 Agosto 2026 16:02

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Riforma portuale e scalo di Trieste, il Partito Democratico deposita due emendamenti per blindare i punti franchi e sfida il centrodestra alla coerenza

Le deputate Serracchiani e Ghio firmano le proposte per escludere la zona franca dal territorio doganale dell’Unione Europea e dare piena attuazione al Trattato di Parigi

Roma – Il Partito Democratico lancia una controffensiva parlamentare sulla riforma della governance portuale, mettendo al centro del dibattito la specificità dello scalo giuliano e sfidando la maggioranza di centrodestra sul terreno della coerenza territoriale. Le deputate Debora Serracchiani e Valentina Ghio, d’intesa con la senatrice Tatjana Rojc, hanno annunciato il deposito di due emendamenti mirati al disegno di legge sul riordino della legge 84/94, con l’obiettivo dichiarato di blindare lo status internazionale di Trieste e scongiurare il rischio che i nuovi investimenti infrastrutturali vengano depotenziati da una centralizzazione della gestione.

La mossa del Nazareno punta a tradurre in norma i vantaggi competitivi dello scalo, puntando i riflettori sul regime di “porto franco internazionale”. Secondo le parlamentari dem, per dare reale efficacia alle risorse stanziate per lo sviluppo portuale è imprescindibile dare piena attuazione alle tutele internazionali che garantiscono alle merci il transito, la lavorazione e il deposito in totale esenzione doganale e fiscale.

Il primo degli emendamenti proposti recepisce l’indirizzo politico già espresso all’unanimità dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Il testo mira a inserire nella riforma nazionale la garanzia della storica extraterritorialità doganale di Trieste, istituita dall’Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947, blindando così l’operatività dei punti franchi.

La seconda proposta punta invece a un salto di livello nei rapporti con Bruxelles. Il dispositivo impegna infatti il Governo a presentare alla Commissione Europea una formale richiesta di modifica del Codice Doganale dell’Unione, finalizzata a escludere ufficialmente la zona franca giuliana dal territorio doganale comunitario. Una specificità unica in Europa che, secondo Debora Serracchiani, è stata finora ostacolata dai partiti di governo, compreso quello della premier Giorgia Meloni. Con il deposito di questi testi, l’opposizione intende forzare la mano alla maggioranza, chiedendo di passare dalle dichiarazioni d’intenti ai voti in commissione per blindare il futuro dello scalo adriatico.